04/02/2016
RECUPERO E VALORIZZAZIONE DELLA
CITTADELLA MICAELICA A MONTE SANT’ANGELO
Il 2015 è stato un anno importante per la Cittadella micaelica: uno dei principali meeting-point del pellegrinaggio religioso non solo del Mezzogiorno d'Italia ma dell’Europa intera. È stato l’anno dei restauri e della messa in opera di strumenti in grado di consentire ai visitatori di andare oltre quello che l’occhio vede, di “esplorare” e di esperire il santuario di San Michele Arcangelo, la Tomba di Rotari, la ex chiesa di San Pietro, la chiesa di Santa Maria Maggiore e la chiesa della Madonna della Libera.
Organi periferici del MiBACT operanti nella Regione Puglia hanno bandito una gara per attuare un progetto di recupero, adeguamento funzionale e valorizzazione del santuario e dell’area monumentale, al fine di realizzare parallelamente una importante campagna di restauri e dotare i monumenti interessati dall'intervento di strumenti in grado di fornire ai visitatori una visione d'insieme e la possibilità di approfondimenti specifici.
Cuore della città di Monte Sant’Angelo e attrattore di primo piano nell’ambito del ricco e variegato panorama artistico e naturalistico del Gargano, la Cittadella, per il suo patrimonio storico, architettonico e religioso, è oggi un vero e proprio “museo di se stessa”.
Il complesso include il santuario intitolato all’Arcangelo e l’area monumentale, in un contesto di grande suggestione reso tale dalla stretta connessione del santuario alla compagine naturale del monte e dall’eccellenza artistica dei tre edifici vicini.
L’origine del sito, attorno al quale è cresciuto il nucleo urbano di Monte Sant’Angelo, è da ricercare nelle tre apparizioni dell’Arcangelo, avvenute, secondo la tradizione, in due cavità rocciose del monte Gargano sul finire del V secolo, a pochi anni di distanza l’una dall’altra: evento religioso da cui prese l’avvio la diffusione del culto micaelico nel mondo occidentale.
Sui luoghi delle prime apparizioni intervennero nel VII secolo i duchi longobardi di Benevento, che promossero la costruzione di una galleria e di due cripte, da cui si originò la progressiva chiusura delle caverne. Ma furono gli Angioini, nel XIII secolo, a fare del santuario un vero e proprio complesso monumentale con la costruzione del campanile, della scalinata che collega l’atrio superiore alla chiesa-grotta e dell’imponente navata addossata all’imbocco della stessa grotta.
Il 25 giugno 2011 il Comitato UNESCO ha iscritto il Santuario di San Michele nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità, nel ‘sito seriale’ denominato I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.), insieme ad altri sei centri italiani che vantano un passato longobardo storicamente e culturalmente significativo.
Una rampa di scale collega l’atrio superiore del santuario al quartiere Junno e all’area monumentale, dove si trovano, in stretta connessione architettonica, i resti della chiesa di San Pietro, il battistero di San Giovanni in Tumba o Tomba di Rotari e la chiesa di Santa Maria Maggiore.
Le vicende della chiesa di San Pietro presero le mosse nell’VIII secolo con l’edificazione di un impianto a tre navate, a cui seguì, nell’alto Medioevo, la costruzione ex novo di una seconda e più grande fabbrica. La chiesa primitiva divenne allora, probabilmente, il battistero annesso alla nuova chiesa di San Pietro. Dell’edificio altomedievale rimangono oggi l’abside e il pavimento originario a cielo aperto.
L’enigmatica costruzione passata alla storia come Tomba di Rotari - in relazione all’errata interpretazione di due parole incluse in un’iscrizione murata al suo interno - è un edificio dai connotati unici, tanto da essere stato definito “il monumento più misterioso dell’Italia meridionale” (E. Bertaux). L’affascinante miscellanea di modi borgognoni e garganici, intessuta di rimandi orientali, e la sua controversa destinazione l’hanno posto al centro di un dibattito che ne ha enfatizzato il fascino e il mistero.
A destra dell’abside di San Pietro si staglia la facciata della chiesa di Santa Maria Maggiore, ritenuta la cattedrale di Monte Sant'Angelo. Tradizionalmente riferita alla committenza di Leone, vescovo di Siponto, fu edificata nell’XI secolo, per poi essere ristrutturata nel secolo successivo - durante la reggenza di Costanza d’Altavilla - secondo il modello romanico-svevo di Capitanata.
I recenti interventi sulla Cittadella micaelica si inseriscono quale prosecuzione delle molteplici campagne di restauro intraprese nel corso del Novecento, possono considerarsi, anzi, i più importanti dopo quelli che ebbero come protagonista Giovanni Tancredi negli anni Quaranta, in quanto attuati all’insegna del duplice obiettivo del recupero e della valorizzazione.
Si è proceduto alla pulitura del portale, al restauro dei frammenti lapidei conservati nella Tomba di Rotari e al restauro dei dipinti murari al suo interno e della pavimentazione; alla pulitura del portale e degli elementi decorativi della facciata della chiesa di Santa Maria Maggiore e al restauro del ciclo di affreschi che essa conserva, vera antologia della pittura dell’Italia centro-meridionale dal XIII al XV secolo; alla messa in opera di una nuova pavimentazione della navata a cielo aperto della ex chiesa di San Pietro, alla riorganizzazione spaziale e funzionale dello spazio antistante Tomba di Rotari e Santa Maria Maggiore e al restauro dell’abside e della facciata che oggi segna l’accesso all’area monumentale. I lavori hanno riguardato anche la chiesa della Madonna della Libera, costruita nel 1879 nell’ambito dell’ampliamento dell’oratorio di Sant’Anna, poco distante dall’atrio superiore della Basilica, per la quale si è proceduto al consolidamento della volta, della cupola e degli archi della navata, alla revisione completa degli intonaci esterni e alla ripresentazione estetica degli interni.
Fra i vari interventi attuati sul santuario di San Michele merita una nota particolare quello su uno dei suoi pezzi di spicco per bellezza e pregio artistico: la porta bronzea donata da Pantaleone Amalfitano nel 1076, inquadrata dal portale romanico che segna l’ingresso alla grotta. Dallo smontaggio delle sue ante è stato possibile rilevare che ognuna delle 24 formelle che le compongono reca un’incisione che ne identifica la posizione esatta: un espediente acuto che sottolinea l’intento narrativo, perfettamente in linea con la raffinatezza artistica del momento e del luogo - la meravigliosa Rinascenza macedone di Costantinopoli - in cui la porta fu realizzata.
Sono stati messi a punto, inoltre, impianti di illuminazione volti a enfatizzare l’interno della Tomba di Rotari e l’area dell’ex chiesa di San Pietro, oltre che delle chiese di Santa Maria Maggiore e della Madonna della Libera. Con il medesimo intento di valorizzazione sono stati realizzati dispositivi hardware e software, sistemi interattivi e supporti multimediali attraverso i quali il visitatore potrà approfondire, manipolare immagini ed esplorare ambienti e reperti, con supporti fruibili in quattro lingue.
I prodotti tecnologici installati nel santuario e nell’area monumentale permettono di scegliere diverse modalità, dinamiche e ricche di suggestioni: video, totem e leggii touchscreen, sussidi audiovisivi multimediali, proiezioni murali su schermi olografici, ricostruzioni virtuali, ricostruzioni 3D, con un’attenzione particolare rivolta a sistemi immersivi che conducano il visitatore “dentro” il complesso e lo rendano protagonista attivo di una storia di fede e di arte che dura da quindici secoli.