Aconcagua Experience Team

Aconcagua Experience Team L’Aconcagua Experience Team Onlus nasce dall’idea di 5 “ex ragazzi” pronti a rimettersi in gioco cercando di aiutare il prossimo.

La Onlus è impegnata nel dare visibilità ed aiuto economico al più piccolo comune marchigiano colpito pesantemente dal sisma dell’ottobre del 2016: Montecavallo, in provincia di Macerata. A tal fine si sono intraprese già diverse iniziative di raccolta fondi da destinarsi direttamente al comune di Montecavallo, come eventi, cene di solidarietà, vendita di gadget ecc.. Sempre con l’obiettivo di ess

ere d’aiuto al piccolo comune di Montecavallo i membri della Onlus hanno progettato una vera e propria impresa, nata a seguito delle numerosissime telefonate di solidarietà ricevute dopo il sisma del 2016 da uno dei mebri della Onlus, un italo-argentino residente da decenni nelle Marche. Questa straordinaria solidarietà da parte di un popolo così lontano ha fatto riflettere ed è stata la scintilla che ha dato il via all’ impresa dell’Aconcagua. Un’impresa di altri tempi dove i 5 “ex ragazzi” fondatori della Onlus hanno deciso di mettersi direttamente in gioco, come? In modo inusuale e allo stesso tempo un pochino temerario, tentando l’ascesa del monte Aconcagua, la montagna più alta del mondo al di fuori della catena dell’himalaya con i suoi 6.962 mt, per piantare sulla vetta il vessillo del comune consegnato direttamente dal sindaco di Montecavallo, il Sig. Pietro Cecoli.

5 Persone normali, senza esperienza di alpinismo, hanno deciso di impegnarsi in questa impresa per dimostrare con volontà e spirito di sacrificio si possono raggiungere risultati davvero inaspettati. La Onlus vuole veicolare con questa impresa un messaggio di vicinanza e positività alle comunità colpite dalla catastrofe del terremoto. L’impresa verrà documentata da un fotoreporter ed un telecineoperatore che seguiranno la spedizione e i materiali prodotti serviranno per la realizzazione di un docufilm e di un libro fotografico. I proventi della vendita di queste testimonianze sarà poi interamente devoluto al Comune di Montecavallo. Chi volesse contribuire alla raccolta fondi per la spedizione potrà fare una donazione attraverso la piattaforma eppela, dove la Onlus sta per lanciare un crowdfunding per cofinanziare la spedizione.

05/02/2019

“Monte Cavallo mi ha interamente ‘preso dentro’: questo paese è nella mia anima” dice Marco Capodacqua, recanatese, vincitore di una Parigi-Dakar

05/02/2019

Il sindaco di Monte Cavallo Pietro Cecoli ha premiato con la cittadinanza onoraria i fondatori dell'associazione Aconcagua Experience Tea...

05/02/2019

IN ALTO PER RICOSTRUIRE - Marco Capodacqua, Giovanni Dall'Allarmellina e Roberto Pellegrini, i tre protagonisti della scalata ai 7 mila metri, hanno lasciato in Argentina il vessillo del più piccolo comune delle Marche. Il sindaco Pietro Cecoli li ha premiati: «Felici della loro energia e d’aver...

10/04/2018

Per venerdi 20 aprile organizziamo una cena presso l'agriturismo IL CASALE DELL'ACQUABONA di Montefano in via intriglione 2,la cena e' aperta a quanti vogliono passare una serata in allegria e curiosi di vedere e sapere tutti i dettagli della spedizione fatta sull'Aconcagua.
Il costo della serata e' di 30 euro e gran parte dell'incasso sara' devoluto come da prassi al comune di Montecavallo.
per prenotare tel 338 6575725 Marco.
Piu' siamo piu' ci divertiamo

resto dei giorni in Argentina.La mattina seguente all'arrivo in albergo abbiamo fatto un poco piu' tardi del solito,era ...
27/03/2018

resto dei giorni in Argentina.
La mattina seguente all'arrivo in albergo abbiamo fatto un poco piu' tardi del solito,era troppo comodo il letto,siamo scesi a fare colazione ancora con tutti i muscoli doloranti,Roberto non riusciva a poggiare il piede destro per le vesciche procuratesi con gli scarponi di Giovanni e camminava con una andatura quanto mai ridicola.
Fatta colazione (niente a che vedere con quelle fatte in quota) uscendo vediamo che il giornale di Mendoza aveva messo in prima pagina un articolo che ci riguardava con tanto di foto di Roberto.
Il resto delle due giornate passate a Mendoza in attesa di prendere l'aereo che ci avrebbe riportato in Italia le abbiamo passate bighellonando per la citta'.
A pranzo sui ristoranti ma a cena siamo stati ospiti una volta della associazione FAMIGLIA MARCHIGIANA A MENDOZA a cui abbiamo regalato le nostre maglie a tutti i partecipanti alla cena,una altra volta siamo stati ospiti del titolare del negozio EL REFUGIO,quello che ci ha aff***ato tutta l'attrezzatura,il quale ci ha invitato ad una cena tra amici in una casa con giardino dove hanno cucinato parecchia carne alla brace ed un agnello sulla famosa croce con la brace,cena squisita.
A questa cena abbiamo conosciuto due ragazzi messicani che avevano raggiunto giorni prima la vetta dell'aconcagua e ci siamo ripromessi di fare il monte bianco insieme.
L'aereo e' partito in perfetto orario e il viaggio questa volta e' passato molto piu' velocemente,anche perche' forse per la stanchezza siamo riusciti a dormire per la maggior parte del tempo tutti e tre.
Siamo in Italia,prendiamo la macchina al parcheggio e iniziamo il viaggio che da fiumicino ci portera' a casa.
Telefonate di tutti,dai familiari agli amici,ci scaldano il cuore,non pensavamo minimamente di fare tutto questo casino.
Comunque e' finita.
A questo punto parecchia gente ci ha chiesto di raccontare la nostra avventura magari con delle foto e filmati,abbiamo pensato di organizzare una cena presso l'agriturismo IL CASALE DELL'ACQUABONA per condividere con chi lo vuole questa esperienza.
a breve vi faremo sapere data e dettagli

Nono giorno,quello che sulla carta doveva essere il piu' tranquillo.Ci alziamo presto e subito dopo colazione smontiamo ...
24/03/2018

Nono giorno,quello che sulla carta doveva essere il piu' tranquillo.
Ci alziamo presto e subito dopo colazione smontiamo tenda e accessori per preparare i borsoni da caricare sui muli che ce li porteranno direttamente ad Horcones,dove aspetteremo l'autobus che ci portera' a Mendoza finalmente in albergo per fare una doccia dopo 8 gg.
stamattina siamo immersi in una f***a nebbia con bassa pressione che rende difficoltoso il respiro anche al campo mulas.
Alle 8 circa arriva la carovana dei muli e dopo averli caricati lasciamo il campo mulas in direzione campo confluencia e senza fermarsi Horcones,poco piu' di 30 km fatti pero' per la maggior parte del tragitto in discesa seppur leggera,cosa piu' importante scendiamo,per cui l'aria non sara' piu' cosi' rarefatta e acquisteremo forze.
Passando davanti all'infermeria e alla caserma salutiamo dottoresse e guardie e ci buttiamo sulla costa brava che vista da questa angolazione fa' molta meno impressione.
Ci accorgiamo comunque ben presto che anche il cammino in discesa non e' una passeggiata perche' il terreno e' cedevole e bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi per non fare la fine di quei poveri muli di cui di tanto in tanto si trovano i resti.
Arriviamo comunque alla Playa grande in poco tempo ,ma Giovanni comincia ad accusare un dolore sempre piu' forte alla base del polpaccio destro dovuto allo scarpone,continua per qualche altro km ma non ce la fa piu',breve scambio di idee per decidere il da farsi,io che stavo meglio continuo veloce fino al campo confluencia(mancano ancora 5 km)e recupero il paio di scarpe che roberto aveva lasciato in custodia ad una ragazza responsabile della ditta che ci aveva fornito i vari servizi,torno indietro e le porto a Giovanni che nel frattempo continua come puo'.
Accelero il passo per arrivare al campo confluencia che si trova subito dopo un canalone molto profondo scavato sempre dal fiume formato dal disgelo.
Arrivato al campo abbastanza esausto vado dalla ragazza per recuperare le scarpe e con mia grande sorpresa mi dice che quando siamo partiti lei ne ha trovata solo una,cerco di protestare ma non serve a niente,tra l'altro la scarpa rimasta e' sinistra e a Giovanni fa male il piede destro,la solita fortuna.
Riparto in direzione opposta con una sola scarpa ma trovo Giovanni e Roberto che nel frattempo erano arrivati in fondo al canalone,Giovanni non potendone piu' si e' tolto gli scarponi e messosi tutti i calzini che aveva ha continuato a piedi scalzi,io non ci credevo se non dopo averlo visto,comunque arriviamo tutti e tre al campo confluencia e facciamo una sosta.
Roberto prova senza risultato a rintracciare la sua scarpa mancante.
Prima di ripartire Giovanni e Roberto dietro mio consiglio si scambiano gli scarponi visto che hanno piu' o meno lo stesso numero,per un po' andiamo via spediti.Arrivati a circa 3 km da Horcones tutti e due hanno problemi con gli stivali,ma oramai vediamo e sentiamo l'odore della fine,dell'asfalto cenno di civilta' e non ci fermiamo piu' fino all'entrata del parco dove dobbiamo effettuare tutte le pratiche di uscita dal parco presso l'ufficio delle guardie.
All'uscita del parco il risultato e' che zoppicano copiosamente tutti e due per le varie vesciche che si sono procurati.
Arriviamo al Ponte de inca,un luogo dove gli abitanti del luogo,sia argentini che cileni(siamo a 20 km dal confine)vanno a passare la domenica,si trova a 3 km da horcones,troviamo oltre alla meraviglia del ponte di pietra naturale anche una piccola serie di negozi e ristoranti dove approfittiamo per mangiare bistecca e patate fritte,l'unico pasto che si possa chiamare tale da 8 giorni.
Mangiamo di gusto e beviamo una birra fresca,ci voleva ,ma al momento di alzarci e' come se la fatica degli otto giorni precedenti si e' manifestata tutta insieme,e' stato un problema alzarsi dal tavolo .
Aspettiamo il "mulettista"che ci porta i bagagli vicino all'autobus con parecchio ritardo,solo qualche minuto prima della partenza perche' il mulo che trasportava le nostre borse era fuggito dalla carovana e si era perso,fortuna dei principianti.
Alle 20 precise parte l'autobus che ci porta a Mendoza,non sappiamo che strada abbia fatto perche' siamo sprofondati in un sonno ristoratore tutti e tre fino alla stazione autobus di Mendoza,dove ci e' venuto a prelevare Horacio per portarci in albergo.Salutiamo e ringraziamo Horacio e saliamo in stanza,non so' gli altri ma a me facevano male tutti i muscoli,ma da come si muovevano sembravano messi come me se non peggio.
Abbiamo fatto una doccia fantasticamente calda e ristoratrice,rigorosamente ognuno per conto suo.
Lasciamo i racconti e le chiacchiere al giorno dopo,io dopo 8 giorni di tenda e dormire per terra quando mi sono messo a letto mi sono commosso.
Buonanotte a domani

Ottavo giorno,ci svegliamo non prestissimo dopo la solita notte passata a combattere con i soliti fastidiosissimi risveg...
22/03/2018

Ottavo giorno,ci svegliamo non prestissimo dopo la solita notte passata a combattere con i soliti fastidiosissimi risvegli,dopo colazione andiamo in infermeria dove Roberto viene ormai accolto come uno dello staff;comunque lo fanno abile anche se ha un po' di liquido nei polmoni.
Decidiamo allora di affrontare la cima del monte Bonete,partiamo e dobbiamo subito attraversare il canalone scavato dal fiume formato dal discioglimento del ghiacciaio che fa da base al campo mulas.
A quell'ora dobbiamo attraversarlo sul traballante ponticello,se partivamo prima lo attraversavamo camminandoci sopra,infatti dall'imbrunire al mattino fino a che non arriva il sole e' ghiacciato.
saliti sul lato opposto del canalone troviamo il rudere abbandonato del vecchio rifugio,una struttura grandiosa che ha ancora il suo fascino nonostante l'abbandono.
Arrivati al rifugio abbandonato c'e' anche una piccola caserma delle guardie di montagna dove troviamo una troupe di giornalisti che saputo il motivo della nostra spedizione ci hanno voluto intervistare in diretta sulla radio principale argentina,naturalmente a parlare a nome del gruppo e' Roberto che parla benissimo lo spagnolo.
Ripartiti avendo perso parecchio tempo per i tempi della diretta ci inerpichiamo per il sentiero parecchio ripido che porta alla cima,accusiamo parecchio il colpo tutti e tre e ci fermiamo spesso a riprendere fiato o a fare foto sui famosi penitentes,colonne che si formano sui ghiacciai che sembrano persone in preghiera.
Lo spirito ormai e' quello della resa,tutti e tre avanziamo chiacchierando del piu' e del meno e ci fermiamo a fare foto a qualsiasi cosa pur di riposarci.
Per motivi di tempo che abbiamo perso precedentemente non possiamo proseguire per arrivare in vetta ,si farebbe troppo tardi,per cui decidiamo di rientrare,durante la discesa scorgiamo due condor che veleggiavano sul fianco della montagna e vi assicuro che erano veramente grandi,tanto che le nostre aquile dei sibillini sembrano pulcini.
Il ritorno e' impegnativo perche' c'e' parecchia pendenza e rocce cedevoli,arrivati al canalone,la salita che ci porta al campo mulas sembra interminabile,siamo per motivi diversi veramente stremati.
Arrivati alla tenda ci prepariamo a mangiare qualcosa e i miei due compagni mi danno carta bianca sul menu',come al solito zuppa con non so cosa di liofilizzato in acqua torbida di ghiacciaio e per dargli un po' di sapore mescolo ceci,lenticchia e sgombro,non siamo morti.
Prenotiamo i muli per la discesa del giorno dopo,devono trasportare tutta l'attrezzatura fino ad Horcones per riprendere l'autobus che ci portera' in albergo a Mendoza,arrivo stimato in hotel ore 24.
Andiamo a letto presto con quel sentimento gia' provato altre volte alla fine di un impresa "estrema",un misto di felicita' perche' l'hai portata a termine e di tristezza perche' e' finita,ma tutti abbiamo pensato prima di addormentarci che tanto ci inventeremo qualche altra avventura.
Buonanotte a domani

Settimo giorno,ci svegliamo dopo una notte passata a vegliarci ogni mezza ora perche' la mancanza di ossigeno ci fa sent...
21/03/2018

Settimo giorno,ci svegliamo dopo una notte passata a vegliarci ogni mezza ora perche' la mancanza di ossigeno ci fa sentire quella sensazione di affogamento.
Fuori dalla tenda il tempo non e' rassicurante,ci avvisano che la vetta oggi non e' possibile raggiungerla per motivi di meteo,infatti ci sono venti che superano i 100 km/orari e -30 la temperatura,come se non bastasse queste sono le previsioni per almeno altri 2/3 giorni.
Sentiamo Roberto via radio che ci rassicura sulle sue condizioni,si sente anche dalla voce che sta meglio.
Intanto che siamo li' a decidere il da farsi con Giovanni arriva l'elicottero per il recupero di due coreani per congelamento,i giorni precedenti ci sono stati su quel campo due decessi e vari recuperi sempre per congelamento.
A quel punto la decisione e' obbligata,non siamo attrezzati ,neanche preparati mentalmente, per sostare a quella altezza per 3 ggiorni in attesa di una finestra di tempo buono che ci permetta di fare la vetta.
Inoltre con la bassa pressione l'aria e' ancora piu' rarefatta ed e' difficile respirare anche normalmente.
Decidiamo con giovanni di salire quanto possibile per adempiere alla missione che ci eravamo prefissati,piantare la bamdiera di Montecavallo sul punto piu' alto possibile.
Avanziamo per qualche centinaio di metri raggiungendo l'altezza stimata di 6300 mt slm e ci fermiamo per ti**re fuori dallo zaino le bandiere del comune di montecavallo e quella della provincia di Macerata.
Penso che sia a questo punto che l'emozione ci gioca un brutto scherzo,piantiamo le bandiere fotografandoci a vicenda e facendo bene attenzione di non farci vedere l'uno con l'altro le lacrime che ci scorrevano sul viso.
Non ho mai capito perche' l'uomo debba fare sempre il duro.
IL freddo ed il vento ci costringe a riprendere presto la via del ritorno,iniziamo la discesa verso le 13 e il primo tratto non abbiamo detto una parola ne' io ne' Giovanni,penso che entrambi eravamo assorti dagli stessi pensieri,non siamo arrivati in cima ,ma se non fosse stato per il tempo abbiamo la consapevolezza che ce la potevamo fare,abbiamo piantato la bandiera e cio' ci aveva riempito di emozione e fierezza,pensavamo a Roberto che era rimasto giu',oramai era finita la fatica qualche volta disumana ed era rimasto solo divertimento(lo pensavamo ma non sarebbe stato cosi').
Per scendere non abbiamo fatto la stessa strada dell'andata, ma abbiamo preso un ghiaione che scendeva direttamente a valle,primo tratto fantastico perche' ogni passo coprivi una distanza di 5 mt scivolando,alla fine del ghiaione pero'non ci reggevano piu' le gambe e ci siamo dovuti fermare per recuperare e bere.
All'andata il tempo di salita era stato di 9 ore,ora in una ora eravamo gia in vista del campo mulas dove avremo ritrovato Roberto che era impaziente di sapere tutti i dettagli.
dopo due ore di discesa e qualche scivolata innocua rientrevamo al campo mulas.
era ancora alto il sole e ci siamo concessi una birra su una specie di tenda bar gestito da una ragazza.
godendoci la meritata siesta abbiamo sentito parlare italiano ed abbiamo subito conosciuto due fantastiche persone che abitano sull'isola bella,Stefano e Michela,marito e moglie che si godono la vita nei periodi che non lavorano.
Abbiamo passato il pomeriggio insieme e fatto delle bellissime foto insieme(Stefano e' praticamente un fotografo professionista),ed anche loro si sono complimentati per la nobile causa della spedizione.
Questa volta ci siamo messi a cena con il sole ancora alto e il freddo non ha preso il sopravvento,chiacchierando abbiamo deciso che l'indomani avremo fatto il monte Bonete che si trova di fronte a l'Aconcagua ,da dove si vede,tempo permettendo l'oceano pacifico.
La sera siamo andati qualche minuto a fare due chiacchiere nella tenda delle guardie dove si riuniscono oltre alle guardie anche le dottoresse e gli altri addetti al campo.
Siamo andati a letto presto perche' eravamo stanchi ,forse anche perche' avevamo oramai allentato la pressione.
A domani

Sesto giorno.dopo aver fatto colazione ci rechiamo in infermeria sia per vedere come sta  Roberto che per ottenere il nu...
20/03/2018

Sesto giorno.
dopo aver fatto colazione ci rechiamo in infermeria sia per vedere come sta Roberto che per ottenere il nullaosta per proseguire.
Roberto e' ancora malconcio come se un camion gli fosse passato sopra e avesse fatto anche retromarcia,io e Giovanni(ormai sicuri di non dover rimpatriare la salma)lo prendiamo in giro dicendogli che comunque non avevamo visto un gran traffico.
Decidiamo di proseguire insieme a Giovanni,percui dividiamo i bagagli e dopo aver provato il funzionamento dei ricetrasmittenti partiamo per la salita fino al campo superiore che e' il canada.
La salita e' ripidissima ed avanziamo molto ma molto lentamente,ogni 3/4 passi dobbiamo fermarci per recuperare e respirare,ogni tre soste beviamo.
Nella salita incrociamo diversa gente che scende dalla vetta,tutti organizzati con tour operator per cui con pochissimo peso addosso e molto piu' agili di noi.
Ci fermiamo a meta' tragitto circa per mangiare qualcosa,sono due ore che saliamo,troviamo un riparo dal vento freddo dietro ad un masso appena lasciato libereo da alcuni scalatori russi.
Durante la sosta ci raggiunge e ci fa' compagnia un ragazzo francese Harnaud che avevamo conosciuto al negozio di Mendoza quando stavamo aff***ando l'attrezzatura.
Ripartiamo insieme,una persona in piu' nel gruppo, gia' decimato fin dalla partenza dall'Italia,fa piacere,anche perche' in quelle situazioni estreme ci si unisce con chiunque incontri.
Dopo le solite soste arriviamo tutti e tre al campo canada abbastanza presto.
Il campo canada non e' attrezzato come il mulas,oltre il mulas i campi non hanno ne bagni,ne' tende attrezzate ne'nessun altro tipo di servizio,non sono altro che un agglomerato di poche tende.
Dopo che Harnaud ha montato la tenda, noi decidiamo di ripartire per raggiungere il campo nido de condor, anche perche' la salita e' molto meno ripida,infatti dobbiamo fare un traverso sul fianco della montagna per arrivare a cambio de pendencia e poi altro traverso con leggerissima pendenza per il campo nido de condor.
Partiamo ma nonostante la pendenza non fosse molta,la fatica prende il sopravvento e vi garantisco che arrivare al cambio de pendencia e' stato davvero faticoso,solite soste per recuperare e bere,ma ogni metro di dislivello la fatica e la mancanza di aria si moltiplica.
Siamo rimasti in costante contatto radio con Roberto che (poverino,l'idea di tutta la spedizione e' stata sua)ci teneva informati sulla sua salute,ma sentivamo che piano piano stava meglio,d'altronde lo avevamo lasciato nelle mani delle due giovani e simpatiche dottoresse,che lo curavano con vi**ra a go go giustificando tale terapia con il fatto che il vi**ra e' un vasodilatatore.Io e Giovanni non siamo mai stati convinti .
Arrivati al nido de condor con Giovanni abbiamo piantato la tenda e dopo aver mangiato qualcosa ci siamo messi a dormire,non prima di aver osservato una luna in cielo grandissima che fungeva quasi da sole.
buonanotte a domani

Quinto giorno,la notte e' stata davvero difficile,Roberto continuava a svegliarsi per andare in bagno con un freddo best...
19/03/2018

Quinto giorno,la notte e' stata davvero difficile,Roberto continuava a svegliarsi per andare in bagno con un freddo bestiale,poi a quella altezza per la rarefazione dell'aria,continui a svegliarti di soprassalto ogni mezza ora circa in preda al panico per la sensazione di soffocamento,come se stessi affogando.
Tutto e' dovuto al fatto che noi che abitiamo a livello del mare quando ci addormentiamo rallentiamo involontariamente la respirazione come altre funzioni,ma l'ossigeno che immettiamo nel corpo a quella altezza non e' sufficente ed andiamo in debito con relativo risveglio traumatico.
Una volta svegli e vestiti io e Giovanni usciamo dalla tenda e vediamo Roberto che tornava dal bagno(circa 30/40 mt)barcollando visibilmente,andiamo a fare colazione e cerchiamo di capire che cosa dice quando parla,piu' precisamente lui era convinto di parlare ma riusciva solo a farfugliare qualcosa di incomprensibile.
Andiamo tutti e tre in infermeria dove troviamo due giovani dottoresse che si prendono cura del malridotto Roberto,diagnosi grave disidratazione aggravata dalla faticata del giorno prima.
Io e Giovanni passiamo la visita abbastanza bene anche perche' non accusiamo nessun disturbo se non quello della stanchezza della camminata del giorno precedente.
Un altro problema subdolo dovuto all'altezza e' la disidratazione dovuta al fatto che l'aria oltre che rarefatta e' anche molto secca e si perdono parecchi liquidi con la respirazione,pertanto bisogna bere spesso circa 4/5 litri di acqua al giorno.
altra cosa non facile e' bere in quanto quando bevi non respiri e non riesci a fare piu' di un sorso alla volta perche ti manca il respiro.
Si e' fatta l'ora di pranzo e visto che mi hanno nominato cuoco della spedizione(che culo)preparo una zuppa che sembrava degna dei fumetti di stumpruppen anni 70,comunque non ci ha ucciso nonostante prendiamo l'acqua torbida dal ghiacciaio.
Roberto rimane giustamente a letto in tenda ed io e Giovanni facciomo un giretto li attorno sul ghiacciaio e sul laghetto vicino.
Torniamo per cena e ceniamo dopo che l'ombra si e' impadronita del campo mulas,errore madornale perche' fa un freddo boia e di nuovo lo accusiamo,errori che si fanno se sei senza guida.
Roberto nonostante abbia bevuto tanti litri di acqua non sta un granche' meglio e qualsiasi decisione la rimandiamo a domani.
buonanotte.
a domani

Indirizzo

Montefano

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Aconcagua Experience Team pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi