Monterosso Almo - Uno dei Borghi piu belli d'italia

Monterosso Almo - Uno dei Borghi piu belli d'italia Dal conte Rosso di Messina che lo rifondò nel 1338 prese il nome di Mons Rubens, Monte Rosso. A circa mt. 700 s.l.m.
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✅ MONTEROSSO ALMO UNO DEI BORGHI PIÙ BELLI D'ITALIA 🟥 Pagina Ufficiale .... promozione turistico livello Ambientalistico ⛺🏕️🪨🥾🥢🌊🌲🌲🌿🥾🥾🥾 di Alessandro Pantano - TREK Monterosso Almo
In età normanna il borgo si chiamava Lupia (o Casal Lupino) per la presenza dei lupi; in età aragonese il suo nome era probabilmente Mons Almo (Monte Almo) o Johalmo. all’interno della catena dei monti Iblei nella parte

sud-orientale della Sicilia, in provincia di Ragusa, si trova Monterosso Almo, piccola cittadina ricostruita dopo il terremoto del 1693. Le colline e le vallate circostanti offrono ampi panorami tipici al cui interno è possibile accedere per gradevoli picnic in un sano e giovevole rapporto con la natura, la genuinità dell’aria e dell’ambiente tipico del territorio. PROMOZIONE TURISTICA PER IL PICCOLO PAESINO IN MONTAGNA "

Onorevole Giorgio Assenza
16/06/2026

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Monterosso Almo - Uno dei Borghi piu belli d'italia
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Il futuro del Borgo ...
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È fatta! Il Parco Nazionale degli Iblei si farà , e a scriverne la parola fine è una storica sentenza che suona come una liber...

14/06/2026

Il Palazzo Cocuzza è il più importante edificio civile di Monterosso Almo, situato nella centrale Piazza San Giovanni. Rappresenta uno dei principali simboli della potenza e dell'influenza economica dell'omonima famiglia nobiliare, che dominò la scena locale tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

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🔸 Amici del Trekking - MONTI IBLEI

14/06/2026
14/06/2026

Il carrubo in Sicilia è molto più di un semplice albero: è un monumento vivente, un pilastro del paesaggio agrario della zona del ragusano e del siracusano (il celebre Val di Noto) che racconta storie di resilienza e ingegno contadino. Dal punto di vista economico e produttivo, la Sicilia detiene un vero e proprio monopolio nazionale, dato che circa il 95% della produzione italiana di carrube proviene proprio dall'isola, un dato che fluttua leggermente di anno in anno ma che decreta la regione come leader assoluta in Italia e come uno dei player principali a livello mondiale, posizionando l'Italia sul podio globale insieme a Spagna e Portogallo. L'unicità mondiale del carrubo siciliano risiede sia nella qualità eccelsa delle sue cultivar autoctone – come la Latinissima, la Racemosa e la Falcata, celebrate per la ricchezza di polpa e per le dimensioni – sia nello straordinario utilizzo industriale e gastronomico dei suoi frutti. Se un tempo la carruba era considerata il "pane dei poveri" o cibo per il bestiame, oggi è una risorsa preziosissima per l'industria alimentare e farmaceutica mondiale grazie alla farina di semi di carrube (indicata spesso nei prodotti come E410); i suoi semi, detti carati perché storicamente usati come unità di misura dell'oro per via della loro straordinaria costanza di peso, contengono infatti idrocolloidi capaci di addensare gelati, salse e prodotti dolciari in modo del tutto naturale. Inoltre, la polpa della carruba siciliana, naturalmente priva di caffeina e teobromina, viene oggi riscoperta in tutto il mondo come il perfetto sostituto biologico e salutare del cacao, dando vita a sciroppi, farine per celiaci e persino a una rinomata filiera di cioccolato alternativo, mentre i maestri d'ascia e gli artigiani continuano a venerare il suo legno duro e compatto per creare manufatti d'altri tempi.

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13/06/2026

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13/06/2026

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L’istituzione del Parco degli Iblei viene presentata come un passo necessario per la tutela ambientale. Tuttavia, un’analisi tecnica delle norme, delle sovrapposizioni amministrative e degli impatti socio‑economici mostra criticità profonde che meritano attenzione prima di procedere.

1. Sovrapposizione normativa e conflitti di competenza.
L’area degli Iblei è già soggetta a una f***a rete di vincoli: Piano Paesaggistico Regionale, Siti Natura 2000 (SIC/ZPS), Vincolo idrogeologico,
Riserve naturali regionali, Piani regolatori comunali.
L’introduzione di un Parco nazionale aggiunge un ulteriore livello decisionale, con poteri prevalenti sugli strumenti urbanistici locali.
Questo genera tre rischi tecnici:Conflitti di competenza tra Ente Parco, Comuni e Soprintendenze.
Rallentamento dei procedimenti autorizzativi, già oggi complessi.
Incertezza giuridica per imprese agricole, zootecniche e turistiche.
In un territorio dove la pianificazione è già stratificata, aggiungere un nuovo ente non semplifica: complica.

2. Impatto sulle attività produttive tradizionali.
Il modello di Parco nazionale prevede:
divieto di caccia;
limitazioni all’uso di fitofarmaci;
restrizioni su nuove infrastrutture;
vincoli su ristrutturazioni e ampliamenti;
divieto di nuove cave e discariche;
regolamentazione stringente per pascolo e agricoltura.

Questi limiti, pur motivati da finalità ambientali, rischiano di colpire settori già fragili.
Gli agricoltori e allevatori degli Iblei operano in un contesto di:
marginalità economica,
costi crescenti,
spopolamento rurale,
assenza di servizi essenziali.
L’introduzione di ulteriori vincoli può trasformare attività sostenibili in attività non più economicamente praticabili.
La tutela ambientale non può ignorare la sostenibilità socio‑economica.

3. Rischio di museificazione del territorio.
Un Parco nazionale tende a cristallizzare il territorio in una fotografia ideale, spesso lontana dalla realtà delle comunità che lo abitano.
Negli Iblei, questo rischio è amplificato da tre fattori:
presenza di masserie attive, non musei;
paesaggio modellato da pratiche agricole millenarie, non da wilderness;
equilibrio ecologico fondato su attività umane tradizionali, non sull’abbandono.
La tutela che non integra le comunità diventa museificazione, non conservazione.

4. Governance debole e rischio di inefficienza.
L’Ente Parco richiede:
un presidente;
un consiglio direttivo;
un piano del Parco;
un regolamento;
un piano pluriennale economico e sociale.
Tutti strumenti che richiedono anni per essere approvati.
Nel frattempo, il territorio resta in un limbo: vincoli attivi, ma nessuna strategia operativa.

Esperienze di altri Parchi mostrano:
ritardi nella redazione dei piani;
conflitti tra enti;
difficoltà nel reperire personale tecnico;
scarsa capacità di spesa dei fondi.
Il rischio è che il Parco diventi un ente senza capacità operativa, ma con poteri vincolanti.

5. Mancanza di consenso territoriale.
Un Parco nazionale, per funzionare, richiede consenso sociale.
Negli Iblei, invece, si registra:
opposizione di diversi Comuni;
perplessità di categorie produttive;
richieste di revisione della perimetrazione;
contestazioni sulla mancata concertazione.

""La sentenza del TAR ha imposto l’istituzione del Parco per obbligo di legge, non per scelta condivisa.""

Questo crea un deficit democratico che rischia di minare la legittimità dell’ente fin dall’inizio.
La tutela senza partecipazione non è tutela: è imposizione.

6. Alternative più efficaci e meno invasive.
Esistono strumenti più flessibili e più adatti al contesto ibleo:
Contratti di fiume e di paesaggio.
Aree protette regionali.
Piani di gestione integrata dei SIC/ZPS
Programmi agro‑ambientali mirati.
Incentivi per agricoltura estensiva e pascolo tradizionale.
Reti ecologiche intercomunali.
Questi strumenti permettono tutela e sviluppo senza creare un nuovo livello burocratico.

Conclusione tecnica
Il Parco degli Iblei, così come concepito, presenta criticità strutturali:
sovrapposizione normativa;
impatto negativo sulle attività tradizionali;
rischio di museificazione;
governance potenzialmente inefficiente;
assenza di consenso territoriale;
alternative meno invasive disponibili.

Essere contrari al Parco non significa essere contrari alla tutela.
Significa chiedere una tutela più intelligente, più partecipata, più adatta agli Iblei.

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Indirizzo

Monterosso Almo
97010

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