03/08/2026
Il trekking capitalista: quando il portafoglio sale in vetta prima delle gambe
C’è una nuova disciplina che sembra andare molto di moda.
Si chiama trekking capitalista.
Funziona più o meno così: prima ancora di aver percorso dieci chilometri su un sentiero, si investono migliaia di euro in attrezzatura. Scarpe da trekking di ultima generazione, guscio con una sigla che sembra il nome di una missione spaziale, zaino super multifunzionale con più tasche di un coltellino svizzero, bastoncini in fibra aerospaziale, orologio GPS che sa persino quante volte hai respirato durante la salita.
E sia chiaro: l’attrezzatura di qualità è importante. Riduce alcuni rischi, aumenta il comfort e, in determinate situazioni, può fare davvero la differenza.
Ma c’è una cosa che nessun negozio di outdoor vende.
L’esperienza.
Quella si compra solo con il tempo. E spesso… la si paga con qualche vescica.
L’esperienza è imparare a camminare quando il vento ti sposta, quando la pioggia ti entra nelle scarpe, quando le gambe iniziano a protestare e le articolazioni ti ricordano che esistono. È capire quando rallentare, quando fermarsi, quando bere, quando mangiare e quando è il momento di rinunciare.
La montagna non è un salotto.
Non possiamo portarci il divano in vetta.
La montagna è resistenza. È pazienza. È autocontrollo. È gestione.
Gestione della fatica.
Gestione del tempo.
Gestione dell’acqua che sta finendo.
Gestione dell’imprevisto.
E no… nemmeno il Garmin più costoso farà tutto questo al posto tuo.
Perché la vera tecnologia sei tu.
È la tua testa.
Sono le decisioni che prendi.
È la capacità di osservare il cielo invece dello schermo dell’orologio.
È conoscere i propri limiti… e avere l’intelligenza di rispettarli.
Il mio consiglio, da guida ambientale escursionistica, è semplice.
Prima di spendere cifre importanti per inseguire l’ultimo ritrovato tecnologico, iniziate a camminare.
Camminate tanto.
Conoscetevi.
Scoprite dove iniziano la fatica, il freddo, la sete, la paura, il dolore.
Imparate ad ascoltare il vostro corpo e la montagna.
Poi, quando avrete capito davvero di cosa avete bisogno, ogni acquisto avrà un senso.
Perché oggi, troppo spesso, si confonde l’attrezzatura tecnica con la competenza.
Più il nostro abbigliamento sembra professionale, più ci sentiamo al sicuro.
La realtà è diversa.
La sicurezza nasce dalla conoscenza, dall’esperienza e dall’umiltà.
L’attrezzatura è un aiuto.
Non è una scorciatoia.
Buon cammino a tutti.
E un ultimo consiglio, completamente gratuito: in alta quota mettete la crema solare. Il sole non guarda il prezzo del vostro guscio… vi scotta lo stesso.