04/08/2026
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๐ Efeso, Museo Archeologico di Efeso, Selรงuk, II sec.
Il 18 settembre 1956, durante gli scavi del Pritaneo di Efeso, un operaio turco corse ad avvertire l'archeologo F. Miltner: avevano trovato una statua d'oro. Non lo era: si trattava del marmo perfettamente conservato della "Bella Artemide Efesia". Sul suo petto corrono file di protuberanze ovali che dividono da settant'anni gli studiosi: lette come seni, uova, o testicoli di tori sacrificati alla dea, tutte le ipotesi convergono sulla fertilitร e la protezione della nascita, anche se Artemide, nella tradizione greca, era una vergine.
Il corpo รจ un catalogo simbolico: sulla veste si susseguono leoni, grifoni e tori, a ribadire il suo ruolo di Potnia Theron, signora degli animali selvatici, mentre pannelli con segni zodiacali si alternano lungo i fianchi. Ai suoi piedi, due cervi scolpiti completano l'immagine di una divinitร che domina la natura. Sul capo porta un polos a piรน registri, decorato con la raffigurazione dello stesso tempio di Artemide, una delle Sette Meraviglie del mondo antico. Anche gli avambracci, oggi spezzati, custodiscono un dettaglio curioso: un foro nel braccio destro potrebbe aver ospitato un inserto prezioso, forse in oro.
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L'Artemide di Efeso non รจ la cacciatrice greca dei boschi, ma la sovrapposizione con Cibele, l'antica divinitร madre anatolica: nella Grande Artemide il legame resta visibile nei due leoni sulle spalle, lo stesso animale che accompagna Cibele. Autori antichi come Pausania menzionano una statua di culto in legno eretta dalle Amazzoni; Vitruvio scrisse che, nel I secolo a.C., la statua nel tempio era in legno di cedro. Questi marmi romani sono dunque copie tarde di un'immagine sacra molto piรน antica, andata perduta.
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