Arte a Palazzo - Silvia Gullì

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Arte a Palazzo - Silvia Gullì Storica dell’arte e guida turistica abilitata. Firenze, Livorno, Pisa e Lucca sono i luoghi che racconto. Perché questa pagina? Cosa ci troverete?

Seguitemi per scoprire tante curiosità sull’arte e per essere aggiornati su mostre ed eventi
Vi aspetto anche sul mio blog: www.arteapalazzo.it Benvenuti sulla mia pagina, sono Silvia Guida Turistica Abilitata. Faccio tour a Pisa, Lucca, Firenze,Volterra e relative province oltre che in Veneto. Vi spetto per farvi conoscere la bellezza dei luoghi e la loro Arte! Tutto quello che riguarda l'arte all'interno dei palazzi e ville storiche. Dipinti, sculture, arredamento, moda e la loro evoluzione attraverso i secoli. Perché aspiro a questo: farvi conoscere i luoghi meno battuti dai classici percorsi turistici e, di solito, sono proprio i palazzi i grandi esclusi. Amate viaggiare attraverso i secoli? Questa è la pagina che fa per voi, seguitemi!!

🍁🍂 L’inizio dell’autunno significa per me immergermi nei miei amati libri per studiare ed iniziare a preparare i corsi c...
23/09/2026

🍁🍂 L’inizio dell’autunno significa per me immergermi nei miei amati libri per studiare ed iniziare a preparare i corsi che terrò quest’inverno e, non ultimo, le mostre che si inaugureranno a breve.

📚Mi prendo, quindi, una pausa dai social per dedicarmi alla preparazione.

🍁Ci ritroveremo più avanti, buona giornata a tutti!

Oggi sono andata a rivedere la Tamerice che Giovanni Fattori ha dipinto negli anni Ottanta dell’Ottocento.È inutile dire...
19/09/2026

Oggi sono andata a rivedere la Tamerice che Giovanni Fattori ha dipinto negli anni Ottanta dell’Ottocento.

È inutile dire che l’emozione è stata tanta, passare nello stesso luogo dove il grande pittore ha dipinto la tavoletta, oggi alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, è un qualcosa di straordinario.

Lui si sedeva lì sugli scogli, portava con sé una piccola tavoletta, inizia a tratteggiare con la matita il profilo della costa e della Tamerice e, poi, inizia a dipingere con piccole pennellate realizzando un piccolo capolavoro.

I rami piegati dal vento, quel libeccio che a Livorno soffia prepotente fino a piegare i rami degli alberi, quel vento che si sente fischiare fuori delle finestre.

E guardando la tavoletta sembra quasi di esserci dentro, con il vento che piega i rami e ti accarezza il volto, spettinando ti i capelli.

Grazie Fattori, anche oggi mi hai regalato un’ emozione!🩶

🖼️ G. Fattori, La Libecciata, 1880-1885.
Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti.

È il ritratto più famoso di quest’artista che tutti ricordano per la famosa Madonna col collo lungo.Oggi l’opera si trov...
18/09/2026

È il ritratto più famoso di quest’artista che tutti ricordano per la famosa Madonna col collo lungo.

Oggi l’opera si trova a Parma ma, forse, non tutti sanno che apparteneva alle collezioni del cardinale Leopoldo de’ Medici, per passare agli Uffizi nel 1675 e nel 1928 a Parma.

✍️ Una curiosità: il titolo è errato!!

L’opera non rappresenta, infatti, una schiava turca e l’errore è nato dalla sbagliata interpretazione del copricapo o, meglio, dell’acconciatura.

La fanciulla dallo sguardo malizioso e dai begli occhi verdi, è ritratta a mezzobusto e indossa una veste di seta blu, con maniche a sbuffo; sulle spalle porta un velo a righe oro e arancio.

Sfoggia un’acconciatura definita balzo, costituita da una rete di fili d’oro con, al centro, un medaglione rappresentante Pegaso, che indica una metafora di iniziazione amorosa e poetica.

Il balzo è un copricapo molto famoso all’epoca, forse inventato da Isabella d’Este ed è presente in numerosi ritratti femminili dei primi decenni del Cinquecento in area lombarda e padana.

Se guardate con attenzione la mano si nota che porta un piccolo anellino dorato ( forse la donna è una giovane sposa?).

Osservate il dettaglio del ventaglio di piume: sembra quasi di poterle toccare!

Non si conosce l’identità della donna, forse la poetessa Veronica Gambara, che l’artista ha conosciuto di persona.

🖼️Parmigianino, La schiava turca, 1532 ca.
Parma, Galleria Nazionale

Quest’anno ricorre il bicentenario della nascita di Silvestro Lega, grande artista del gruppo dei Macchiaioli Toscani.Le...
17/09/2026

Quest’anno ricorre il bicentenario della nascita di Silvestro Lega, grande artista del gruppo dei Macchiaioli Toscani.

Lega nasce a Modigliana l’ 8 dicembre del 1826 e muore a Firenze nel 1895.

Un artista, ci raccontano le fonti, introverso che per esprimere al meglio la sua arte ha bisogno di ricostruire intorno a sé un nido familiare che lo accolga e lo ricolma di affetto.

Scorrendo la sua attività non è un caso che il periodo che di lui si ricorda meglio è la stagione di Piagentina, iniziata nel 1862 quando Lega è ospite di Spirito Batelli nella sua villa lungo il torrente Affrico, vicino alla campagna fiorentina.

Sono gli anni dei grandi capolavori che tutti conoscono: Il canto dello stornello, Un dopopranzo, L’educazione al lavoro, I fidanzati, La visita… opere in cui l’arte diventa puro lirismo e poesia.

Iscrittosi, appena arriva a Firenze nel 1843, all’Accademia di Belle Arti dove segue, fra gli altri, i corsi di Bezzuoli e Pollastrini, Lega è forse insieme a Borrani il macchiaiolo meno radicale nella tecnica della macchia.

Il periodo di Piagentina è connotato da un rigore pittorico, da una luce tersa, memore del Quattrocento fiorentino.

Ma non sarà sempre così e, una volta lasciato il villino Battelli dopo la tragica morte di Virginia con cui ha intessuto una storia d’amore, l’artista inizia a cambiare stile per arrivare nell’ultimo periodo della sua attività ad una pennellata impressionista: lui che non è mai stato a Parigi, ma che ha visto le opere di Pissarro fatte arrivare in Italia da Diego Martelli.

È il periodo del Gabbro che l’artista trascorre ospite della famiglia Bandini: l’immagine che ho scelto risale a questo periodo: un ritratto intimista che rappresenta Giuseppina Bandini, lo sguardo assorto, chiuso ad inseguire chissà quale pensiero, il tutto reso con una pennellata veloce, guizzante, uno scivolare del pennello sulla tela per realizzare un altro capolavoro senza tempo.

🖼️ S. Lega, Ritratto di Giuseppina Bandini, 1887.
Collezione privata

Una delle poche pittrici che la storia dell’arte ci tramanda, Sofonisba Anguissola, nasce a Cremona nel 1530 ca e muore ...
14/09/2026

Una delle poche pittrici che la storia dell’arte ci tramanda, Sofonisba Anguissola, nasce a Cremona nel 1530 ca e muore dopo il 1623.

Di nobile famiglia, si forma alla scuola di Bernardino Gatti e le sue opere vertono prevalentemente nei ritratti.

Negli anni Cinquanta del XVI secolo diventa una delle pittrici più famose d’Italia.

Fra i suoi dipinti propongo questo suo Autoritratto del 1550 ca, conservato alla Galleria degli Uffizi a Firenze.

Dallo sfondo scuro emerge l’immagine della pittrice, lo sguardo serio e fiero allo stesso tempo, Sofonisba si autoritrae con un cartiglio tenuto nella mano sinistra, con tavolozza e pennello a destra.

Punta lo sguardo sull’osservatore, si lascia guardare, senza timore.

Molto importante è il dettaglio con la scritta Pictrix e l’età che aveva al momento del ritratto: vent’anni.

In quegli anni definirsi pittrice al femminile in un’epoca in cui l’arte era un mestiere prettamente maschile è un atto di grande orgoglio e consapevolezza.

Ed ora una curiosità.

Il padre di Sofonisba nel 1554 invia all’anziano Michelangelo alcuni disegni della figlia chiedendogli un parere; tra questi c’era una ragazza che rideva.

Michelangelo, pur lodando i disegni, rispose che ridere è facile, ma la vera prova di abilità per un artista è riuscire a catturare l’espressione del dolore, ritenuta più complessa.

Sofonisba non si fa assolutamente intimidire e realizza il disegno, oggi conservato alla Galleria Nazionale di Capodimonte a Napoli, del Fanciullo morso da un gambero in cui ritrae il fratello Asdrubale in lacrime, colto nell’istante del dolore, mentre viene consolato dalla sorella Europa.

Il disegno viene mandato a Michelangelo che rimane folgorato dal forte realismo e dalla spontaneità dell’opera.

L’artista riconosce il grande talento di Sofonisba e, pensate, rompendo le convenzioni dell’epoca che escludevano le donne dalle botteghe d’arte, decide di guidarla in modo non formale, addirittura inviandole i suoi bozzetti affinché lei potesse esercitarsi a dipingere.

Ma non è finita qui.

Il disegno del fanciullo morso dal gambero ispirerà il celebre Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio.

🖼️ Sofonisba Anguissola, Autoritratto, 1550 ca. Firenze, Galleria degli Uffizi

🖼️ S. Anguissola, Fanciullo morso da un gambero, 1554.
Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Gabinetto Disegni e Stampe.

Siamo giunti alla fine del percorso e il principe viene coronato da Giove.La sala un tempo era la Sala dell’Udienza o de...
12/09/2026

Siamo giunti alla fine del percorso e il principe viene coronato da Giove.

La sala un tempo era la Sala dell’Udienza o del Trono e, ancor oggi, si notano sotto la volta affrescata, i ganci a cui veniva appeso il baldacchino che sovrastava il trono dove il granduca teneva le pubbliche udienze.

Alla fine del lungo percorso di conoscenza il giovane principe, a cui Ercole ha consegnato la sua clava, viene incoronato da Giove.

La Sala legittima, quindi, il ruolo di comando che la stirpe dei Medici era chiamata a rivestire, sottolineando l’ascesa del giovane erede al potere granducale.

Ricordiamoci che per queste imprese decorative così importanti gli artisti, dopo aver ricevuto la committenza e conosciuto cosa il committente voleva mettere in evidenza, non lavoravano mai da soli, ma si circondavano di dotti e letterati che stendevano il programma decorativo che veniva in seguito tradotto in pittura.

Ecco allora che appare in questo ciclo un altro nome di tutto rispetto: quello di Francesco Rondinelli, bibliotecario del granduca.

🖼️ P. da Cortona, Sala di Giove, 1641-1647. Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti

Un tempo anticamera per ambasciatori, la Sala di Marte rappresenta allegoricamente il tema dell’educazione del giovane p...
11/09/2026

Un tempo anticamera per ambasciatori, la Sala di Marte rappresenta allegoricamente il tema dell’educazione del giovane principe, instradato all’arte della guerra e del comando da Marte, il Dio delle virtù militari.

Al centro della volta campeggia lo stemma mediceo che viene sollevato in volo da cherubini.

Lo stemma, sormontato da una corona, porta iscritto al suo interno il nome di Ferdinando II de’ Medici, committente dell’importante impresa decorativa.

🖼️ P. da Cortona, Sala di Marte, 1641-1647. Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti

Oggi siamo nella Sala di Apollo, un tempo anticamera della nobiltà ordinaria, qui infatti sostavano i gentiluomini prima...
10/09/2026

Oggi siamo nella Sala di Apollo, un tempo anticamera della nobiltà ordinaria, qui infatti sostavano i gentiluomini prima di essere ammessi all’udienza del granduca nella sala de trono.

Il percorso di ideale istruzione politica e morale del principe prosegue.

Il principe è illuminato da Apollo, e da questi condotto alla conoscenza delle leggi che governano il cosmo.

Ed ecco che vi ho scelto proprio il particolare più significativo: il globo sorretto da Ercole, chiaro richiamo alle recenti scoperte di Galileo (ricordo che nel 1618 a Padova scoprì i satelliti di Giove che dedicò a Cosimo II de’ Medici).

Alcune delle più note imp
rese di Ercole sono rappresentate nei medaglioni in stucco sottostanti: un richiamo al sovrano per ricordare il peso delle responsabilità di governo…

🖼️ P. da Cortona, Sala di Apollo, 1641-1647. Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti.

Iniziamo oggi un viaggio in alcune Sale dei Pianeti della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.Le sale sono stat...
09/09/2026

Iniziamo oggi un viaggio in alcune Sale dei Pianeti della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.

Le sale sono state affrescate da Pietro da Cortona, iniziate nel 1641 e terminate nel 1647, quando l’artista riparte per Roma.

Ovviamente vi propongo solo un dettaglio degli splendidi soffitti realizzati ad affresco, stucco, legno dorato, su commissione di Ferdinando II de’ Medici.

Un vero spettacolo per gli occhi!

D’altronde Pietro da Cortona è un esponente di primo piano della Roma barocca, di quest’arte fatta di finte architetture, di sfondamento prospettico e di inganno ottico: “Il fin dell’arte è la meraviglia “, come scrive il poeta Giambattista Marino.

Il tema decorativo si inserisce in un programma iconografico che intende esaltare la figura del principe e il percorso educativo che lo conduce verso il buon governo.

In ogni stanza sono presenti tutte le divinità dell’Olimpo a cui la stanza è dedicata.

Oggi iniziamo dalla Sala di Venere, dove un giovane principe viene strappato dalle braccia della dea, simbolo del piacere, e condotto da Minerva presso Ercole, simbolo di virtù.

Al tempo dei Medici la sala era l’anticamera del pubblico comune che attendeva di essere ammesso alla presenza del granduca.

Lo stile di Pietro da Cortona è definito dal forte sottinsù delle figure rappresentate in scorcio, da una gamma cromatica chiara che accende gli affreschi e porta l’occhio a perdersi nel vortice delle figure rappresentate.

🖼️ P. da Cortona, part. Sala di Venere, 1641. Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti.

⚜️

Un’atmosfera che ricorda quella di Silvestro Lega nel periodo di Piagentina per quest’opera di Adriano Cecioni, Interno ...
09/09/2026

Un’atmosfera che ricorda quella di Silvestro Lega nel periodo di Piagentina per quest’opera di Adriano Cecioni, Interno con figura, realizzato nel 1868.

All’interno della camera da letto, una donna si appoggia, sconsolata, con la testa sul copriletto, interrompendo il cucito.

Forse un brutto pensiero o un ricordo è affiorato all’improvviso.

La stanza profuma di fresco, di lavanda, sembra di sentirlo il profumo delle case di una volta.

Il pavimento in cotto, appena lavato, si illumina di un raggio di sole che entra nella stanza.

La porta aperta mostra una fugace prospettiva schermata dalla seconda porta chiusa.

Il pennello indagatore di Cecioni si sofferma sui dettagli: il bel letto in ferro battuto illuminato da spiragli di sole, il marmo del comodino con il libretto di letture o preghiere, il vasetto con un piccolo mazzolino di fiori all’interno.

La scatola da cucito e, a sinistra vicino allo stipite della porta, la cesta di vimini sulla sedia impagliata.

💜I miei amati Macchiaioli.
Ogni volta che osservo i loro dipinti riesco ad entrare dentro quelle stanze e a riviverne pienamente l’atmosfera.

La poetica delle piccole cose, che amo particolarmente.

✍️ E a Voi piacciono queste atmosfere semplici di una volta?

🖼️ A. Cecioni, Interno con figura, 1868. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Indirizzo

Via Di Popogna
Padua
57128

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