15/10/2026
Nel 480 a.C., a Himera, in Sicilia, migliaia di anni di storia hanno lasciato una testimonianza che mette in discussione l’immagine eroica delle guerre greche.
Vicino a Buonfornello, in provincia di Palermo, gli archeologi hanno portato alla luce una necropoli con oltre 13.000 sepolture. Tra le tombe individuali sono emerse anche fosse comuni legate a due battaglie combattute contro Cartagine: quella del 480 a.C. e quella del 409 a.C.
Non erano soltanto resti dimenticati sotto la terra. Erano uomini che avevano partecipato a conflitti capaci di cambiare il destino di un’intera città.
La prima battaglia si concluse con la vittoria delle forze greche guidate da Gelone di Siracusa e Terone di Agrigento. La seconda, quasi settant’anni dopo, ebbe un esito opposto: Himera venne sconfitta e distrutta dai Cartaginesi.
Ma è quando gli studiosi hanno cominciato a esaminare i resti umani che la storia ha preso una direzione ancora più interessante.
Un’indagine pubblicata nel 2021 sulla rivista scientifica PLOS ONE ha analizzato gli isotopi presenti nello smalto dentale di 62 uomini sepolti nelle fosse comuni. Queste tracce chimiche possono aiutare a capire in quali aree geografiche una persona abbia trascorso l’infanzia.
Il risultato? Tra gli individui associati alla battaglia del 480 a.C., circa due terzi mostravano caratteristiche compatibili con un’origine non locale. Tra quelli collegati allo scontro del 409 a.C., la proporzione scendeva a circa un quarto.
La differenza è notevole.
Le testimonianze antiche parlavano di alleati greci arrivati da altre città siciliane per aiutare Himera nella prima battaglia. Le analisi scientifiche suggeriscono qualcosa in più: alcuni combattenti potrebbero essere arrivati da regioni ancora più lontane, probabilmente come mercenari.
Non possiamo stabilire l’identità precisa di ogni uomo sepolto. Ma quei denti raccontano una verità concreta: gli eserciti del Mediterraneo antico erano più mobili e compositi di quanto suggeriscano le rappresentazioni tradizionali.
C’è poi un’altra storia, tramandata da Erodoto, che ha contribuito a rendere celebre la vittoria di Himera.
Secondo la tradizione siciliana riportata dallo storico greco, la battaglia sarebbe avvenuta nello stesso giorno della battaglia navale di Salamina, quando i Greci sconfissero la flotta persiana. Due vittorie, due nemici potenti, un’unica giornata destinata a entrare nella memoria collettiva.
È un racconto straordinariamente efficace. Ma il sincronismo non può essere considerato una certezza storica definitivamente dimostrata: gli studiosi hanno discusso a lungo il suo possibile significato politico e letterario.
Ed è proprio questa distinzione a rendere Himera così importante.
Le fonti antiche ci raccontano come le persone volevano ricordare la guerra. Le tombe, le ossa e le analisi scientifiche ci aiutano invece a capire chi vi partecipò davvero, per quanto le prove consentano di ricostruirlo.
Sotto la gloria dei vincitori c'erano uomini arrivati da lontano, alleanze politiche, interessi economici e corpi affidati alla terra.
La storia non perde la sua grandezza quando la leggenda viene messa alla prova. Diventa semplicemente più umana.
E forse la domanda più importante non riguarda chi vinse a Himera, ma quanti uomini, arrivati da luoghi diversi, morirono per una guerra che sarebbe stata ricordata soprattutto attraverso la vittoria.
La terra ha conservato i loro resti. I loro nomi, quasi sempre, sono andati perduti.
La vittoria è entrata nei libri. Gli uomini sono rimasti sotto terra.
E sono proprio loro a raccontarci ciò che la leggenda non poteva vedere.
In breve:
— La necropoli di Himera comprende oltre 13.000 sepolture, ma soltanto una parte è costituita dalle fosse comuni dei combattenti.
— Le analisi isotopiche indicano che circa due terzi degli uomini studiati nelle fosse del 480 a.C. erano probabilmente non locali.
— Il legame tra la vittoria di Himera e quella di Salamina nello stesso giorno appartiene a una tradizione antica la cui esattezza resta discussa.