31/05/2026
In mezzo al barocco di Catania c’è una casa che sembra arrivata lì per sbaglio.
E invece no.
La vedi e ti viene quasi da fermarti.
Perché attorno hai chiese, facciate pesanti, pietra lavica, balconi pieni di riccioli. Poi, quasi di colpo, compare lei: una villa liberty. Pulita, elegante, piena di curve più morbide. Un corpo estraneo. Ma bellissimo.
Ed è proprio questo il punto: a Catania non te l’aspetti.
La città ti abitua al barocco, alla teatralità, ai muri che parlano di terremoti, ricostruzioni, storia dura. Qui invece entra in scena un altro gusto. Più leggero. Più fine. Più anni del Novecento che pietra antica.
La villa nasce tra il 1925 e il 1931.
Non è un dettaglio da poco, perché in una città come Catania quel periodo porta dentro un’idea precisa: non più solo ricostruire, ma anche mostrarsi. Dire: guardate che possiamo essere moderni, senza perdere il carattere.
Il progetto porta la firma di Paolo Lanzerotti.
E già questo basta a spiegare perché l’edificio abbia una faccia così diversa dal resto del quartiere. Non cerca di imitare il barocco vicino. Non vuole fare la voce grossa. Si mette lì, con discrezione, e però si fa notare lo stesso. È il classico posto che vedi una volta e poi ti resta in testa.
Poi c’è la storia umana, che è quella che fa scattare la curiosità vera.
La villa fu legata alla famiglia Zingali Tetto, e nel tempo cambiò funzione. Dopo la fase privata, arrivò all’Università di Catania. Più avanti diventò sede del Museo della Rappresentazione. E già qui c’è una cosa che piace a chi ama i luoghi un po’ nascosti: da casa di famiglia a spazio pubblico, ma senza perdere l’aria da dimora importante.
Non è una villa da passaggio veloce.
È uno di quei posti che ti obbligano a rallentare.
A guardare le linee, le vetrate, gli interni, quel giardino d’inverno che ti fa pensare subito a un’altra epoca. In una città dove tutti corrono verso il Duomo, il mercato, il centro storico, lei sta un po’ di lato. Come se dicesse: fermati un attimo, tanto qui dentro la fretta non serve.
Poi arrivano altri passaggi: nel 1975 la villa entra nel patrimonio dell’Università di Catania; nel 1996 prende forma il progetto che la porta verso il Museo della Rappresentazione; dal 2015 fa parte del Sistema Museale di Ateneo; e nel 2016 viene aperta al pubblico per la prima volta in quell’assetto.
Ed è questo che la rende così interessante.
Perché il bello non è solo vedere qualcosa di diverso.
Il bello è trovare, dentro una città già piena di immagini forti, un angolo che sposta l’idea che avevi di lei.
Catania non è soltanto barocco.
Catania sa anche essere liberty. Sa cambiare faccia. Sa sorprendere persino quando pensi di averla già capita.
E quella villa, costruita in pieno primo Novecento e finita poi in mani pubbliche, lo dimostra senza bisogno di fare scena.
Sta lì.
Silenziosa.
Diversa.
E proprio per questo difficile da dimenticare.
💁♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 costruzione tra 1925 e 1931
👉 progetto affidato nel 1926 a paolo lanzerotti
👉 nel 1975 entra nel patrimonio dell’università di catania
👉 nel 1996 prende forma il progetto per il museo della rappresentazione
👉 dal 2015 fa parte del sistema museale di ateneo
👉 nel 2016 viene aperta al pubblico in quell’assetto
📚 Fonti: fondoambiente, liveuniversity, unictmagazine