05/09/2026
Nelle ultime sere, siamo entrati nei boschi come si entra in una biblioteca di cui qualcuno ha dimenticato la chiave. E i libri erano alberi.
C'erano i saliceti, al mattino. Sottili come dita d'acqua, che sussurravano ogni volta che passavamo. L'acqua sotto, chiara, che correva via veloce portandosi dietro pezzi di cielo.
Poi i boschi si sono fatti più vecchi. Più alti. Faggi che hanno visto quattrocento estati e quattrocento inverni e che ora ci guardavano passare, pazienti. Ho messo una mano sulla corteccia e ho sentito il tempo.
Abbiamo trovato pietre che non erano pietre. Erano mari. Conchiglie chiuse da milioni di anni, imprigionate nella roccia, che aspettavano solo che qualcuno le guardasse di nuovo. Il bosco era un mare, una volta. Nessuno se lo ricorda, tranne le pietre.
E poi le persone.
Non dirò i nomi, non dirò i paesi. Dirò che c'erano occhi che ridevano, mani che si aiutavano nei passaggi difficili, silenzi condivisi. Qualcuno ha portato un libro nello zaino. Qualcuno una storia. Qualcuno solo il desiderio di stare zitto per un po'.
Abbiamo camminato finché la luce non è diventata d'oro, poi rossa, poi blu. E quando è arrivata la notte, non siamo scappati. Siamo rimasti lì, con le piccole luci in fronte, a sentirci parte di quel grande, caldo, infinito buio.
È stata una settimana di passi leggeri.
Grazie per averla resa tale.
Riccardo