14/09/2026
Lasciata Şanlıurfa, il viaggio prosegue verso Mardin, affacciata dalle sue colline sulla vasta pianura mesopotamica. La città si riconosce da lontano per il profilo delle case in calcare dorato, disposte lungo il pendio come una grande scenografia naturale.
Entriamo nel centro storico e ci lasciamo guidare da vicoli, scalinate e passaggi che si aprono tra antiche abitazioni, botteghe e cortili. Mardin conserva un patrimonio architettonico di grande eleganza: la pietra locale diventa materia per facciate decorate, archi e raffinati dettagli ornamentali. La città segue la conformazione della collina, con le abitazioni rivolte verso la pianura e un panorama che accompagna continuamente la passeggiata.
Tra le visite della giornata, la Chiesa dei Quaranta Martiri ci porta nel cuore della tradizione cristiana siriaca. Qui la storia assume una voce: ad accoglierci è un sacerdote della comunità, che per noi intona un canto in aramaico. Le parole di una lingua antichissima si levano nello spazio intimo della chiesa, restituendo alla visita una dimensione inattesa. La dedicazione richiama il racconto dei quaranta soldati martirizzati durante il regno di Diocleziano, mentre la presenza della chiesa testimonia la lunga storia delle comunità cristiane che hanno abitato questa regione. Nel pomeriggio lasciamo il centro cittadino per raggiungere il monastero di Deyrülzafaran, il Monastero dello Zafferano, uno dei luoghi più importanti della Chiesa siro-ortodossa. Adagiato sulle colline, il complesso si distingue per le architetture in pietra chiara, i cortili e gli ambienti monastici raccolti attorno agli spazi del culto. La sua storia è antichissima: la tradizione ne colloca le origini in epoche precedenti al cristianesimo e ne ricorda la successiva trasformazione in un importante centro religioso siriaco.
Il nome, legato allo zafferano, richiama una delle coltivazioni tradizionali della regione. A rendere il monastero così significativo è però soprattutto la sua funzione spirituale e culturale: per secoli è stato un punto di riferimento per la comunità siriaca, luogo di preghiera, studio e trasmissione della lingua e delle tradizioni. Gli ambienti sotterranei e le sale più antiche sono tra gli spazi più suggestivi e restituiscono la sensazione di trovarsi davanti a una storia che precede di molto le forme attuali dell’edificio.
La giornata si chiude così a Mardin, dopo aver attraversato due luoghi diversi ma profondamente legati alla storia religiosa dell’Anatolia: una chiesa nel cuore della città e un monastero sulle sue colline. Due testimonianze di una regione in cui culture e fedi diverse, incontrandosi e stratificandosi nel corso dei secoli, hanno dato forma a un patrimonio di straordinaria ricchezza.