Vacanze in Toscana

Vacanze in Toscana Trekking Toscana e contemplazione della natura, eco tour, viaggi organizzati a piedi, trekking someg

Trekking in Toscana, Laboratori per Bambini Pisa, Orienting, vacanze in Toscana per famiglie anche con bambini piccoli, hiking in Toscana sulla Via del Volto Santo e sulla Via Francigena con guide professioniste.

30/04/2023

La felicità è alla portata di tutti: Scopri come essere felici nella vita quotidiana
Cari lettori, non c’è niente di più bello nella vita che essere felici. La felicità non è un traguardo da raggiungere, ma un modo di vivere la vita ogni giorno. A volte sembra difficile trovare la felicità nella vita quotidiana, ma è possibile e alla portata di tutti noi. In questo articolo, vi guideremo attraverso diversi aspetti della felicità, dalla gratitudine alla gentilezza, dalla mindfulness alla meditazione, scoprirete come essere felici nella vita quotidiana. Non perdete questa opportunità di migliorare la vostra vita e di trovare la felicità in voi stessi. Leggete e scoprite come la felicità può essere alla portata di tutti!

La gratitudine: impara a riconoscere le cose buone nella tua vita
Cara/e lettrice/ore, oggi vorrei parlarvi della gratitudine e di come essa possa aiutare a trovare la felicità nella vita quotidiana. La gratitudine è semplicemente l’arte di riconoscere le cose buone nella tua vita e di apprezzarle veramente. Si tratta di concentrarsi sulle cose che hai, invece di pensare a ciò che ti manca. Quando impari a essere grato/a per le piccole cose della vita, inizi a vedere la vita in un modo diverso e gli aspetti negativi sembrano meno importanti. La gratitudine ci aiuta anche a vedere le persone che ci stanno vicino in un modo diverso. Spesso diamo per scontato le persone che ci sono intorno e non apprezziamo abbastanza il loro contributo alla nostra vita. Quando impariamo a riconoscere le persone buone nella nostra vita e a ringraziarle per ciò che fanno, la nostra relazione con loro si rafforza e sentiamo una maggiore connessione con gli altri.

In sintesi, imparare la gratitudine non è solo una questione di apprezzare ciò che hai nella tua vita, ma ti aiuta anche a vedere la vita e le relazioni con gli altri in modo positivo. Cerca la felicità nella gratitudine e scoprirai che la tua vita sarà più piena e appagante.

La gentilezza: come piccoli gesti possono fare la differenza
La gentilezza è un gesto semplice ma potente che può fare la differenza nella vita di chi ci circonda e nella nostra stessa vita. Essere gentili con gli altri non solo ci fa sentire bene, ma anche rende felici le persone attorno a noi. Ci sono tanti modi in cui possiamo dimostrare gentilezza, come sorridere, dire “grazie” o “per favore”, fare un complimento, offrire aiuto o anche semplicemente ascoltare senza giudicare. La gentilezza non richiede molto sforzo, ma può avere un impatto enorme sulla vita delle persone. Inoltre, la gentilezza non è solo un gesto verso gli altri, ma anche verso noi stessi. Quando siamo gentili con noi stessi, ci sentiamo più fiduciosi e felici. Possiamo essere gentili con noi stessi riconoscendo i nostri successi e le nostre debolezze, prendendoci cura del nostro corpo e della nostra mente, facendo qualcosa di bello per noi stessi, come un bel bagno caldo o una serata tranquilla a casa. La gentilezza ci dà la forza di affrontare le sfide della vita e ci fa sentire più vicini agli altri, contribuendo a creare un mondo migliore per tutti.

Continu

EVEUna giornata di immersione sensoriale  nel bosco, che  avrà come tema  centrale   l'impermanenza in natura. Attravers...
05/04/2023

EVEUna giornata di immersione sensoriale nel bosco, che avrà come tema centrale l'impermanenza in natura.

Attraverso un assaggio di diversi tipi di pratiche utilizzate nei nostri corsi di yoga sciamanico, forest therapy , percorsi individuali di crescita personale, riallacciaremo la relazione con la natura, che con il suo manifestarsi e darsi incondizionato, ha la capacità di accendere dentro noi antiche conoscenze, che ci consentiranno di fluire con i cambiamenti, senza creare resistenza,
per vivere con piu leggerezza gli eventi della nostra vita, permettendoci di ritrovare pace e serenità che sono elementi essenziali per il raggiungimento della felicità.

Sarà un modo per fare anima, di sperimentare in prima persona, di conoscersi e condividere esperienze al fine di sentirsi parte di questo meraviglioso disegno di cui siamo parte.

Per il pranzo, ognuno potrà portare qualcosa da condividere e nell'occasione potrete assaggiare un primo con l'aglio orsino che cucineremo insieme.

La giornata sarà a offerta libera

Bentornata Persefone 🌺💚

Per info e prenotazioni
Monica 3934226114
Casoli di camaiore

LA REGINA NERA E IL GELSOMINO SAMBAC,“Ci sono notti che profumano d’infinito”Quella notte le stelle splendevano alte e p...
03/09/2021

LA REGINA NERA E IL GELSOMINO SAMBAC,“Ci sono notti che profumano d’infinito”

Quella notte le stelle splendevano alte e più luminose che mai nel cielo, come fari accesi. Era l’ora di andare a letto per Angel, una splendida bambina dai lunghi capelli color del grano e gli occhi cielo. E come di consueto, Angel chiese alla madre di leggerle una favola.

“Questa è una notte speciale” disse la madre di Angel, che quello stesso giorno aveva compiuto cinque anni.

Stanotte, il 10 Agosto è San Lorenzo, e una pioggia di stelle cadenti inondano il cielo, sono le Perseidi, le figlie di Perseo, che ricordano le lacrime versate dal martire San Lorenzo.

Un tempo , gli antichi romani pensavano che lo sciame luminoso delle stelle rendesse fertili i campi. Questa è la notte dei desideri, mia dolce Angel.

Così ho deciso che questa sera ti leggerò una fiaba intitolata “La Regina nera e il gelsomino sambac”.

“Non vedo l’ora di sentirla, mamma“, incalzò Angel.

C’era una volta la Terra della Notte, oscurata dalla luce del sole a causa di un incantesimo lanciato dalla temibile Regina Nera Griselda. Indossava un lungo abito nero dalla gonna ampia e maniche a pipistrello e una corona nera dalle alte punte spigolose e al centro un diadema a forma di serpente color rubino.

La terra era attraversata da una foresta oscura e bagnata dal fiume Ludanio.

Li viveva la bella Aurora, dai lunghi capelli di una notte di seta e intensi occhi smeraldo. Appena nata era stata rapita dalla perfida Regina Nera, sottratta dalla Terra del sole, la terra più fertile di tutte, più a Nord Est.

La sua scomparsa fu pianta a lungo dai suoi genitori, che non si erano mai rassegnati ad avere perso per sempre la loro unica figlia.

Era stata allevata dalla Regina Nera come fosse la sua vera madre nell’oscuro castello che si nascondeva tra le f***e fronde degli alberi.

Aurora cresceva e nelle sere d’estate amava distendersi per i silenzi odorosi dell’erba fresca, tra lucciole che brillavano di meraviglia e il cielo popolato di stelle. Amava ba****si nel fiume, che come uno scrigno custodiva i suoi desideri, sotto il chiarore argenteo della luna.

Le era stato solo proibito dalla regina Nera di avvicinarsi a una pianta rampicante, che l’avrebbe per sempre allontanata da lei.

“Questo è il gelsomino d’Arabia sambac”, le aveva detto la Regina Nera, è ricavato dai fiori raccolti all’alba, legno di rosa, geranio, sandalo, tutte le spezie e gli agrumi. Il gelsomino è una “regina della notte” e non emana il suo profumo durante il giorno. Ma non dovrai mai coglierlo, poiché la sua fragranza magica ti porterà via per sempre”.

Finchè un giorno, non si trovò a passare di li un giovine ragazzo, che sembrava essersi smarrito.

Alto , imponente , di una bellezza che si credeva esistesse solo nelle statue. L’armatura del sole per il suo rilievo sul petto splendeva.

Sotto l’armatura si indovinava un fisico asciutto e forte come quello di un atleta. I capelli castani gli avvolgevano il volto, dall’ovale perfetto, le labbra ben disegnate e carnose, incurvate in un sorriso spavaldo, e nei suoi occhi il colore della foresta. “Devo essermi perso.

Vengo dalla terra del Sole, ed ho iniziato a camminare, finchè il chiarore della notte non mi ha attirato qui” disse rivolgendosi ad Aurora.

Ma prima che lei potesse rispondere, continuò “ Scusami non mi sono presentato, il mio nome è Svein”. “Io sono Aurora”.

“ Chissà che non sia la tua luce a indicarmi la strada”. “ Mi spiace, disse Aurora, ma io non ho idea di quale sia il cammino che possa riportarti a casa”.

Ma non fece in tempo a finire la frase, che il giovine recise un rametto dalla pianta rampicante del gelsomino sambac. “Il suo profumo è così inebriante che non posso fare a meno di donartelo.

La sua forma a stella riflette i tuoi occhi, e i suoi petali bianchi il candore della tua pelle in questa mite sera d’estate. Ma d’improvviso, quella soave notte fu complice di un sortilegio.

La regina Nera aveva visto ogni cosa attraverso la sua magica corona e il suo serpente color rubino assunse una vera sembianza, scagliandosi intorno al collo di Svein, mentre si tramutava in un’aquila. Ma con i suoi affilati artigli e il suo becco appuntito, l’aquila, la regina dei cieli, che guarda la luce del sole riuscì a liberarsi dalla stretta presa.

Mentre, una ghirlanda di stelle del gelsomino sambac cinse il capo di Aurora. Dalle lacrime di Aurora caddero due perle, come la fresca rugiada dell’alba, che per la prima volta faceva capolino nella terra della Notte.

La Regina nera scomparve nella f***a foresta e i due regni divennero uno. L’incantesimo si era sciolto. Swein e Aurora si ritrovarono nella Terra del sole, dove furono celebrate le nozze.

Dal loro amore nacque una bellissima bambina di nome Iselin, sotto la stella più brillante di Aquila, Altair, una stella bianca visibile nelle sere d’estate.

Il gelsomino sambac divenne il sigillo del regno, la sua afrodisiaca fragranza simbolo di benessere e felicità e usato per facilitare il parto. “Mamma è una favola bellissima”, disse Angel. “Adesso è ora di dormire”, soggiunse la madre.

Poco prima di chiudere gli occhi, una stella cadente scivolò lungo la finestra.

Angel espresse un desiderio e si addormentò.,,

“Ci sono notti che profumano d’infinito” Quella notte le stelle splendevano alte e più luminose che mai nel cielo, come fari accesi. Era l’ora di andare a letto per Angel, una splendida bambina dai lunghi capelli color del grano e gli occhi cielo. E come di consueto, Angel chiese alla madre...

LA FATIMA CHE RUBAVA I SOGNI,C’era una volta una Dolce Fatina che amava rubare i sogni degli altri, li metteva dentro un...
01/09/2021

LA FATIMA CHE RUBAVA I SOGNI,C’era una volta una Dolce Fatina che amava rubare i sogni degli altri, li metteva dentro una grande bolla di sapone colorata e ogni tanto li andava a guardare. Anzi non ogni tanto, lo faceva spesso, ne prendeva uno, lo appoggiava delicatamente su di un panno di velluto viola e lo fissava con attenzione, cercando di capire cosa volesse dire il sogno.

“Ma com’è possibile” direte voi bambini “i sogni sono di chi li sogna”! Certo, ma la Dolce Fatina era un pò birichina, di notte entrava piano, piano nelle camere da letto, sceglieva il sognatore adatto e gli appoggiava sul capo una rete d’oro, come quella dei pescatori. Il sogno si lasciava prendere e chi lo aveva sognato non lo ricordava più, era come se non fosse mai esistito.
Una notte la Fatina rubò il sogno ad un bambino, un sogno bellissimo:<< pieno di colori e animali che correvano insieme felici sotto il sole che non si spegneva mai.

Nel sogno il bambino sentiva una dolce musica che inseguiva gli uccellini e incuriosito volle scoprire dove andassero, erano diretti verso una grande cascata, dietro la quale, per magia, si apriva una lunga caverna tutta illuminata da tante lucciole.
Al centro della caverna sorgeva un grande lago con un albero dorato, e il bambino vide gli uccellini raggiungere i suoi rami, saltellarci sopra e per incanto diventare tante stelline luccicanti, che
salivano felici in cielo insieme alla musica.

La Fatina si pentì di aver rubato al bambino quel sogno così bello e dolcemente lo depone su di un ramo dell’albero dorato per non farlo calpestare.
Al risveglio il bambino corse dalla mamma contento
“Mamma, mamma, ho fatto un sogno bellissimo”.,,

C’era una volta una Dolce Fatina che amava rubare i sogni degli altri, li metteva dentro una grande bolla di sapone colorata e ogni tanto li andava a guardare. Anzi non ogni tanto, lo faceva spesso, ne prendeva uno, lo appoggiava delicatamente su di un panno di velluto viola e lo fissava con atten...

IL CAVALIERE DELLE STELLE,C’era una volta un che si affacciava sul mare. Dalla torre più alta, una giovane principessa r...
07/07/2021

IL CAVALIERE DELLE STELLE,C’era una volta un che si affacciava sul mare. Dalla torre più alta, una giovane principessa riusciva a vedere l’orizzonte azzurro dove le mattine più chiare si confondeva con il cielo. Di notte invece, la luna piena si specchiava nelle acque e la principessa, prima di andare a letto rimaneva a contemplare quella visione che le evocava sicurezza.

Quando si addormentava, i suoi sogni erano popolati da creature gentili, sempre disposte ad aiutarli, mondi nuovi da esplorare e privi di qualsiasi pericolo. Lei nei suoi sogni si sentiva protetta e per un lungo periodo s’era chiesta se esisteva un angelo che da qualche parte, si prendesse cura di lei.

Una notte, mentre contemplava il cielo, notò che un gruppo di stelle aveva una forma circolare nel cielo. Forse, era una costellazione che non l’era mai capitata di vedere. Incuriosita, si sporse sulla finestra della torre e osservò con attenzione quel cerchio luminoso.

La principessa vide che da quell’insolita costellazione cadde una stella e finì in acqua. Poco dopo riemerse un cavallo bianco e sulla sua groppa c’era un uomo che indossava un’armatura argentata come i guerrieri che si occupavano di scortarla durante le passeggiate.

Il cavallo nitrì fiero verso le stelle e poi cominciò a correre sulla piatta superficie del mare, lasciando dietro di sé una scia bianca che scomparve poco dopo. Quando il cavallo raggiunse la giusta velocità fece un salto e questa volta, galoppò verso il cielo stellato e la principessa tenne gli occhi fissi su di lui finché non scomparve.

La fanciulla attese la notte successiva e rivide la stessa scena. E questo, accadde nuovamente per le tre notti seguenti. Alla fine, si decise ad incontrare di persona il misterioso cavaliere.

Quella stessa notte prese una piccola barca lasciata da qualche pescatore sulla spiaggia e si mise in mare, remando fino al punto d’incontro, dove sarebbe sceso il cavaliere.

Lo aspettò e non molto lontano dalla sua posizione, cadde una stella in acqua e poco dopo, emerse il cavaliere. Era circondato da una luce bianca che emanava una brillantezza che in qualche modo, richiamava le stelle. Il suo volto era nascosto da un elmo ma appena vide la principessa se lo tolse in segno di rispetto.

“Cosa ti porta qui giovane fanciulla?” chiese il cavaliere.

“Desideravo tanto incontrarti” rispose la principessa “Ormai ti vedo scendere tutte le notti sul mare e cavalcare nel cielo, in mezzo alle stelle. Ti prego, dimmi chi sei”.
“Il mio nome è Nash, ho il compito di sconfiggere gli spiriti della notte, quelli che s’infiltrano nelle vostre case, portandovi angoscia nei vostri sogni” spiegò ed i suoi occhi luccicavano come le stelle sopra di loro.

“Sono contento di vederti, ho sempre cercato di proteggerti il più possibile durante la notte” e con questa rivelazione, la principessa realizzò che lui per anni, l’aveva tenuta al sicuro dagli incubi.

“Non voglio separarmi adesso da te” mormorò la principessa commossa “Per favore, fammi vedere questo cielo”.

Nash la fece salire sul cavallo e poi, lo spronò al galoppo. Il suo destriero raggiunse il cielo e corse attraverso le stelle, sfiorando le nuvole e lasciando scie luminose a tutti quelli che in quel momento, stavano osservando il cielo dalla Terra.

Quella notte la principessa dormì serenamente e dopo quella esperienza, quando la luna s’innalzava nel cielo, Nash veniva a prenderla per portarla in mezzo alle stelle. Questi incontri durarono a lungo finché la principessa si ritrovò costretta a trasferirsi altrove, abbandonando per sempre il castello, il mare e Nash. Erano destinati a non vedersi più perché il cavaliere doveva restare sopra il mare e gli era impossibile spostarsi altrove. Tuttavia, ogni notte mandava alla sua amica un messaggio attraverso il cielo e quando la principessa si affacciava verso la luna, vedeva una stella cadente dorata attraversare il cielo. Quello era il messaggio di Nash.

AUTRICE: SHANTI LAL,,

C’era una volta un che si affacciava sul mare. Dalla torre più alta, una giovane principessa riusciva a vedere l’orizzonte azzurro dove le mattine più chiare si confondeva con il cielo. Di notte invece, la luna piena si specchiava nelle acque e la principessa, prima di andare a letto rimaneva ...

SCATTI DI VITA,SCATTI DI VITACi sono abbracciche profumano di parole,labbra, che scrivono versie occhi che raccontano st...
22/05/2021

SCATTI DI VITA,

SCATTI DI VITA
Ci sono abbracci
che profumano di parole,
labbra, che scrivono versi
e occhi che raccontano storie.
Ci sono braccia che muovono le nuvole
e gambe che le rincorrono,
e poi ci sono le mani
che scattano foto…
Ma le foto cosa sono?
Sono solamente scatti,
che durano solo dei secondi.
È vero, è così,
ma sono anche delle lezioni
che ci insegnano,
che dentro quell’immagine,
ci sono racchiusi
infiniti frammenti
di tanti ricordi.
Una foto scattata
di un secondo di vita,
a ricordarci
che la vera importanza,
e bellezza che abbiamo,
è dentro di noi.

Autore: Marina Amianti

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SCATTI DI VITA Ci sono abbracci che profumano di parole, labbra, che scrivono versi e occhi che raccontano storie. Ci sono braccia che muovono le nuvole e gambe che le rincorrono, e poi ci sono le mani che scattano foto… Ma le foto cosa sono? Sono solamente scatti, che durano solo dei secondi. È ...

IL CINGHIALE BALDO CHE SALVO' IL CACCIATORE,In un tiepido mattino di primavera, un bel giorno nacque Baldo, un bellissim...
28/04/2021

IL CINGHIALE BALDO CHE SALVO' IL CACCIATORE,In un tiepido mattino di primavera, un bel giorno nacque Baldo, un bellissimo cucciolo di cinghiale sano e robusto con un simpatico ciuffo di peli marrone-rossiccio sulla fronte.

Era il più grosso e vivace della cucciolata, e sin dal primo giorno riusciva a farsi spazio tra i suoi 4 fratelli per attaccarsi alla mammella della madre gonfia di latte.

Il bosco dove Baldo aveva visto la luce era formato da folti e robusti castagni, querce, faggi e lecci che crescevano intorno al paese di Mattarana nell’alta Val di Vara.

Mattarana era un piccolo borgo dove la vita scorreva lenta e serena e dove le persone si conoscono e si salutano ancora per nome.

Gli abitanti tuttavia non perdevano occasione per andare a caccia e gli uomini si preparavano tutto l’anno in attesa del periodo di apertura della caccia per addentrarsi nel bosco con i loro cani e stanare i cinghiali, inseguendoli fino ad accerchiarli armati di fucili ed ucciderli.

La mamma di Baldo conosceva bene quanto era pericoloso questo periodo dell’anno ed era riuscita sempre a salvarsi nascondendosi in una grande cavità sotto terra.

Baldo cresceva forte e sano imparando i segreti del bosco e, in alcune occasioni, aveva conosciuto gli uomini accettando il cibo che questi gettavano nel bosco.

Baldo non capiva perché la sua mamma avesse così paura di quelle creature così gentili.

Un giorno Baldo fu svegliato da rumori fortissimi, come quelli provocati dai fulmini durante il temporale, era il primo giorno di caccia e quei tuoni erano i rumori prodotti dai fucili dei cacciatori.

Tutti gli animali del bosco erano terrorizzati e si davano alla fuga.

A un certo punto spuntarono dalla vegetazione dei cani che si misero a ringhiare contro di lui, Baldo non sapeva se scappare o nascondersi o difendersi quando notò che i cani rivolgevano la loro attenzione da un’altra parte. In un attimo i cani si gettarono abbaiando sui due dei suoi fratelli che provarono a scappare ma furono bloccati dai morsi dei segugi.

I cinghiali suoi fratelli grugnivano di dolore e piangevano, non erano abituati a combattere o a difendersi e tentavano di scappare senza riuscirci perchè bloccati dai denti dei cani che erano aggrappati alle loro zampe, alla coda o alla criniera.

Dal bosco uscì un cacciatore con la doppietta che mirando a uno dei cinghiali suoi fratelli sparò 2 colpi di fucile:“bum, bum”; un cinghiale cadde di botto a terra e il sangue cominciò ad uscire dal suo collo mentre il respiro si faceva sempre più rumoroso e difficile.

Baldo aveva assistito a tutta questa scena terribile nascosto tra le foglie e vide il cacciatore che legava i cani e si avvicinava al cinghiale ferito, suo fratello.

All'improvviso successe qualcosa di imprevisto, il cacciatore urlò tenedosi il petto e cadde sul terreno rotolandosi e lamentandosi dal dolore, anche lui divenne pallido e sudato e lasciò andare il fucile.

Baldo vide in cacciatore steso a terra insieme al cinghiale mortalmente ferito.

Sembravano due animali colpiti dallo stesso destino, entrambi in cerca di aiuto.

Baldo si avvicinò e riconobbe nel cacciatore la persona che spesso, quando era piccolo, gli tirava il pane.

Vicino al cacciatore c'era un pezzo di corteccia fatto a scodella dove si era raccolta l'acqua piovana, Baldo avvicinò con il muso l'acqua al suo fratello cinghiale che bevve e poi al cacciatore che bevve.

Poco dopo Baldo notò che suo fratello non respirava più. Il cacciatore invece tentava di muoversi e si lamentava.

Scese la notte e Baldo vedendo il cacciatore tremare si accovacciò vicino a lui e lo riscaldò coprendolo parzialmente, poi si addormentò.

Alcune ore dopo arrivò l'alba e cominciarono ad udirsi suoni di pentole e grida di una squadra di uomini che cercavano il cacciatore agonizzante.

Baldo scappò di corsa nel bosco. Il cacciatore era ancora vivo, fu soccorso e alcuni mesi dopo guarì ristabilendosi completamente.

L'anno seguente la caccia non arrivò. Arrivarono nel bosco alcuni uomini e bambini ma armati solo di macchine fotografiche. La generosità e l'altruismo di Baldo aveva trasformato l'animo di quel cacciatore.

Il bosco di Mattarana su insistenza di quest'uomo salvato dal cinghiale era diventato un parco-riserva per gli animali del bosco.

Da allora gli animali vivono nel bosco senza terrore e gli uomini aiutano gli animali e le piante a crescere e vivere in armonia rispettando la natura e la vita del bosco.

Per una volta l'uomo era stato capace di apprezzare la generosità e l'amore che muove la natura e capire che la caccia non può essere un divertimento se genera negli animali e nell'uomo stesso dolore, paura, violenza e morte senza portare alcun beneficio o contributo alla comunità degli esseri viventi.

AUTORE: Pierpaolo Romani,,

In un tiepido mattino di primavera, un bel giorno nacque Baldo, un bellissimo cucciolo di cinghiale sano e robusto con un simpatico ciuffo di peli marrone-rossiccio sulla fronte. Era il più grosso e vivace della cucciolata, e sin dal primo giorno riusciva a farsi spazio tra i suoi 4 fratelli per at...

LO SPECCHIO INCANTATO,Quella mattina cadeva l’equinozio di primavera, la dolce stagione amata tanto da Jasmine, che con ...
05/04/2021

LO SPECCHIO INCANTATO,Quella mattina cadeva l’equinozio di primavera, la dolce stagione amata tanto da Jasmine, che con la sua leggerezza e i suoi profumi le regalava tanta solarità.

Così decise di uscire quella domenica per fare una bella passeggiata e sentire sulla pelle i miti raggi del sole, che filtravano tra i rami degli alberi, che come ali sembravano toccare le nuvole.

I suoi lunghi capelli castani ondeggiavano alla dolce brezza primaverile,

Presto arrivò al giardino pubblico, dove vide raccolta un po' di gente intenta a guardare dei numeri di magia. Incuriosita, si avvicinò a osservare più da vicino per vedere di cosa si trattasse.

Una bambina dagli occhi smeraldo si voltò verso di lei, sorridendole di fronte a un nuovo numero di magia, in cui il prestigiatore fece uscire dal suo cilindro due colombe bianche.

Tra la folla si sentiva qualche esclamazione di meraviglia tra giochi di carte e monete che attraversavano fazzoletti.

Fin quando il prestigiatore, col suo bel cilindro nero invitò Jasmine a salire sul palco e a prestarsi a un gioco di magia.

Titubante Jasmine salì sul palco, “Piacere signorina”, disse il mago, inchinandosi, alzando il cilindro nero dalla testa. “Posso sapere il suo nome?”, “Jasmine”, disse lei un pò intimidita. “I suoi bei occhi hanno rubato un pezzo di cielo a questa bella giornata di primavera.

Prendendola per mano, la portò davanti ad un antico specchio ad altezza d’uomo, in ferro battuto. “Questo non è uno specchio qualunque, è uno specchio magico”.

Jasmine non fece in tempo a specchiarsi, che scomparve dentro lo specchio, dietro lo stupore della gente.

Jasmine si ritrovò in bellissimo giardino fiorito, con splendide statue di ninfe e muse. E nel soffice vento le sembrava quasi di udire il suono della lira lungo il mormorìo di un limpido ruscello.

Così decise di distendersi all’ombra di un mandorlo rosa in fiore, sull'erba fresca di rugiada tra miriadi di vivaci colori di papaveri rubini, zaffiri fiordalisi e denti di leone, mentre una bellissima farfalla blu le si posò sulla punta del naso. Jasmine si sentiva felice, ma il cielo all’improvviso si oscurò e le nuvole si fecero plumbee.

Un cavaliere con un’antica armatura medievale scese dal suo cavallo nero e le si avvicinò. “Non voglio spaventarla, dolce ragazza. Sono il principe Eiler e ci troviamo nella terra del vento del Nord e la sua luce è stata oscurata dal cattivo stregone del Grande Inverno Dark Astharth.

Tiene prigioniera la mia amata promessa Ostara nel suo tetro castello. Potreste aiutarmi a liberala? Come potrei tirarmi indietro. Io sono Jasmine”, rispose lei.

“So chi siete, è stato il Vento del Nord a inviarla qui perché possiate restituire alla nostra terra un’epoca di rinascita.

Prego Milady”, fece lui, aiutandola a mo***re a cavallo. I due ragazzi si incamminarono lungo il sentiero, mentre il cielo si faceva sempre più minaccioso, come se le sue gote volessero soffiare da un momento all’altro una forte tempesta. Il castello si ergeva sopra la cima della montagna, che prima verdeggiante, ora era divenuta un’irta distesa di ghiaccio.

La principessa è rinchiusa nell’alta torre merlata.

Il castello con le sue alte mura, era protetto da una doppia cinta di fortificazioni. “Dovremo aspettare che arrivi la notte, per potere entrare nel castello” e aggirare le sentinelle, fece lui.

“Questa è la potente cintura magica Deltora, indossandola assumerai temporaneamente le sembianze di Ostara, servirà per raggirare Dark Asthart e romperà il suo maleficio. Ne approf***eremo per liberare Ostara. Coraggio, so che non sarà facile, ma ti prometto che non ti accadrà nulla”.

Quando giunse la notte, Eiler e Jasmine approf***arono del momento in cui le guardie si erano assopite per entrare dentro il castello.

Salirono lungo l’alta torre, ed ebbero accesso in una larga sala dai muri di granito. Qui videro Dark Asthart seduto sul suo trono.

Nell’ala retrostante, Eiler si accorse di un passaggio segreto, tirando una leva il muro ruotava su se stesso,dando accesso all’alta torre dove era rinchiusa Ostara.

Eiler abbracciò forte la sua amata e presto Jasmine indossò la cintura Deltora per assumere le sembianze di Ostara. All’improvviso sentirono i passi di qualcuno, ma quando Dark Asthart entrò nell’alta torre, Eilar e Ostara erano già fuggiti, attraversando il passaggio segreto.

Dark Asthart era venuto a controllare che tutto andasse bene, Jasmine nelle sembianze di Ostara fece finta di dormire.

Appena sentì che lo stregone si era allontanato si affrettò ad attraversare il passaggio segreto, dietro il quale l’aspettavano Eiler e Ostara.

I tre scesero di corsa le scale, senza incontrare nuovi ostacoli. All’uscita del castello, presero due cavalli delle guardie, ancora assopite dall’effetto del vino e dormienti.

I tre fuggirono sotto una tempesta di neve. Ma sotto il chiarore della luna, la neve iniziava a sciogliersi e presto giunse l’alba, sotto tiepidi raggi di sole.

Il castello alle loro spalle scomparve e con esso il perfido stregone.

Il maleficio si era spezzato. Tornò a splendere l’incantevole giardino in cui Jasmine si era all’inizio ritrovata. Jasmin restituì ad Eiler la magica cintura Deltora.

“Non sapremo mai ringraziarti abbastanza per quello che hai fatto per noi. Hai restituito al nostro regno la luce della sua terra”, disse Ostara “ Con questa corona di fiori, con cui ti cingo il capo, torniamo a celebrare la rinascita e la fecondità della nostra Madre terra” aggiunse Ostara.

“Milady Jasmine non la dimenticheremo mai”, disse il principe Eiler.

D’improvviso Jasmine si ritrovò dietro il tendone del palco del prestigiatore. “Tutto bene, signorina?”. “Mi sembra di aver sognato”, rispose Jasmine.

“Mi chiamo Arnold, lo so, mio padre l’ha portata davanti allo specchio stregato.

E’ solo suggestione, non deve preoccuparsi. “Si dice che un bravo prestigiatore possa catturare particelle di stupore e di impossibile. E questa vita cela un pizzico di mistero e magia”, fece Jasmine.

“Chi può dubitare che la magia esiste quando ci sono gli arcobaleni e i fiori di campo, la musica nel vento e il silenzio delle stelle. E chiunque sia toccato dall’amore”, le disse Arnold con un dolce sorriso.,,

Quella mattina cadeva l’equinozio di primavera, la dolce stagione amata tanto da Jasmine, che con la sua leggerezza e i suoi profumi le regalava tanta solarità. Così decise di uscire quella domenica per fare una bella passeggiata e sentire sulla pelle i miti raggi del sole, che filtravano tra i ...

LA FIABA-FILASTROCCA DEL RE CON 18 CAPELLI,C’era un Re con 18 capelli,proprio 18 contati, contatinon aveva niente più ca...
16/03/2021

LA FIABA-FILASTROCCA DEL RE CON 18 CAPELLI,C’era un Re con 18 capelli,

proprio 18 contati, contati

non aveva niente più caro di quelli,

li teneva lisciati, lisciati.

Ogni mattina, quando si svegliava

uno ad uno lui li contava,

li ricopriva di attenzioni,

massaggiandoli con creme e lozioni,

era un Re buono, calmo e paziente

sempre tranquillo, allegro e giusto

ma se qualcuno diceva “capelli”,

poteva perder la testa dal busto.

Una mattina, che fu, che non fu,

si ritrovò un capello di più,

contò una volta, tre, cinque, otto, nove,

non eran diciotto, ma diciannove!

Dalla gioia sembrava matto,

tirò la coda al cane e al gatto,

cercò la figlia, chiamò la regina,

andò a ballare con il cuoco in cucina.

Chiamò la serva Teresinella

e fece un giro di tarantella

di tarantella in su e in giù

per un capello trovato di più.

Venite tutti, si dia una festa,

disse quel Re dalla finestra,

vengano i sudditi a festeggiare,

ho un nuovo capello bisogna brindare!

Vi voglio con me a un grande banchetto,

darò una festa festa dentro al castello,

nessuno manchi il povero, il ricco,

il magro, il grasso, il brutto e il bello.

Son troppo contento, vi voglio bene,

dovete vedermi lieto e felice,

da qui in avanti le mie ricchezze

verranno usate per voi amici.

Se hai una sorpresa, se trovi un tesoro,

se si realizzano i tuoi sogni più belli,

ricorda la storia, così sorprendente,

di questo Re e dei 18 capelli.

AUTORE: Pierpaolo Romani,,

C’era un Re con 18 capelli, proprio 18 contati, contati non aveva niente più caro di quelli, li teneva lisciati, lisciati. Ogni mattina, quando si svegliava uno ad uno lui li contava, li ricopriva di attenzioni, massaggiandoli con creme e lozioni, era un Re buono, calmo e paziente sempre tranquil...

Indirizzo

Via Tevere 10
Pisa
56122

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