05/10/2026
Dae su coju a s’affidu - Fidanzamento e matrimonio a Ploaghe
“Fagher su coju” significava fare il fidanzamento fra due che, trascorso un lasso di tempo concordato, si sposavano. In passato spesso erano i genitori dell’uomo a scegliere e a inviare a casa della candidata “su trattadore” per proporre la candidatura. Se il parere era positivo, due parenti stretti dell’uomo, nottetempo e su appuntamento, andavano a casa della candidata per chiedere la sua mano. A quel punto “su coju” era siglato. La notte precedente una Domenica o festa liturgica importante, “su cojuadu nou” si recava a casa dei genitori de “sa cojuada noa” portando per lei l’anello e gli altri gioielli il cui acquisto la sua condizione economica gli permetteva. Il giorno successivo, “su cojuadu nou” con i parenti andava a prendere “sa cojuada noa” e i suoi parenti per andare alla Messa principale. A questo punto “su coju” era “ijaridu”: tornare indietro significava per una donna essere compromessa. Seguiva il pranzo, sontuoso e affollato come quello del matrimonio.
La cerimonia de “sos canistreddos” è l’atto di portare nella casa de “sos cojuados noos”, rigorosamente dotata di tutto il necessario e fornita dalla famiglia de “sa cojuada noa”, il corredo dell’uomo unitamente a dei doni della suocera a “sa cojuada noa” e alla loro casa. Oltre che essere utili, alcuni di questi doni avevano un significato rituale che ancora ricordiamo. Nel corteo che si formava per il trasporto di quanto detto, il numero de “sas canistreddas”, de “sas covuleddas” e de “sos canistreddos” utilizzati, rigorosamente in numero dispari, dipendeva dal censo dello sposo e dall’indice di gradimento della suocera rispetto a “sa cojuada noa”.
Testimonianze fotografiche
Testimonianze fotografiche