05/06/2026
PORTO EMPEDOCLE COM’ERA (da antiche cartoline)
LA STORIA DEL CASELLO FERROVIARIO TORRE CARLO V
Il casello ferroviario antistante la Torre di Carlo V (noto tecnicamente come Casa Cantoniera Doppia o CCD Torre Carlo V al chilometro 121 + 905 m della linea Castelvetrano-Porto Empedocle) fu costruito nel 1915. La sua realizzazione avvenne durante i lavori di costruzione della tratta Porto Empedocle–Siculiana, della linea Castelvetrano – Porto Empedocle. La linea detta a scartamento ridotto, si caratterizzava per la presenza di rotaie più piccole, più leggere e meno spesse, poste ad una distanza di 950 mm, rispetto allo scartamento normale che era costituito da rotaie, decisamente più grandi e più pesanti, poste ad una distanza di 1435 mm. In conseguenza le locomotive a vapore (le storiche R.301 e R.302), che trainavano i carri merci e i vagoni passeggeri e le mitiche littorine (RALn60) erano di dimensioni notevolmente più piccole e più leggere di quelli che percorrevano lo scartamento normale. L’inaugurazione della prima tratta da Castelvetrano a Selinunte avvenne nel 1910, mentre il completamento dell'intera linea con l'apertura del tratto finale fino a Porto Empedocle avvenne nel 1923. Nel 1951 la linea venne prolungata fino ad Agrigento bassa e Agrigento centrale, attraverso una innovativa soluzione chiamata “binario a triano” o “scartamento misto” dove il binario era costituito da tre rotaie in cui i treni a scartamento normale e ridotto viaggiavano sulla stessa sede. Con la chiusura nel 1976 della tratta Ribera - Porto Empedocle, il casello p***e la sua funzione, mentre con la chiusura del rimanente tratto Castelvetrano – Ribera avvenuta il 31 Dicembre 1986 la linea fu soppressa definitivamente.
Come si vede nelle foto sul casello, in posizione vicino al binario veniva riportata una targa rettangolare bianca con due numeri in nero posti uno nella parte superiore (121) che indicava la distanza kilometrica dalla stazione di origine (Castelvetrano), mentre l’altro posto inferiormente (902) indicava i mt rimanenti successivi all’ultimo Km. Questo sistema di numerazione verticale era lo standard utilizzato dalle Ferrovie dello Stato (FS) su tutti i caselli d'Italia.
Il casello fu posizionato a pochissimi metri dalla Torre di Carlo V per presidiare un punto nevralgico: il passaggio a livello che tagliava la strada di accesso al porto e al molo commerciale costantemente trafficata da carri carichi di zolfo, cereali e merci. Le attività del casello erano affidate al Casellante / Guardiano e ad un’altra figura “il coadiutore” che di norma era la moglie o un figlio maggiorenne che abitavano nel casello. Ricevuta la comunicazione telefonica o telegrafica della partenza del treno dalla stazione vicina, il casellante guardiano o il coadiutore doveva uscire dal casello e azionare un verricello a manovella. Quest'ultimo, tramite un sistema di funi metalliche e carrucole, abbassava le barriere (o tirava le catene di chiusura nei primissimi anni); una volta chiuse le sbarre, il casellante si posizionava sul ciglio della via con una bandiera rossa (di giorno) o una lanterna a petrolio (di notte) per confermare visivamente al macchinista che la via era libera e presidiata. I treni viaggiavano a velocità ridottissima (spesso sotto i 30 km/h emettendo continui fischi d'avvertimento. La quotidianità del casello era scandita dal fumo e dal fischio delle locomotive a vapore, e dopo gli anni 50 dal rumore dei motori delle moderne automotrici, le cosiddette “littorine”. Negli oltre sessanta anni al governo del casello si ricorda la più antica conduzione ad opera del “guardiano” Portella Giuseppe e della moglie Migliara Stefana “coadiutore guardiano”, quella degli anni 50/60 della famiglia Farruggia e l’ultima affidata alla famiglia Bellini, che detenne la struttura anche dopo la soppressione della linea, fino al decadimento della struttura.