23/04/2026
Una parte d'Italia affonda di 300 millimetri l'anno — e nessuno ne parla.
Non è una metafora. Non è una proiezione futura. È quello che è successo, fisicamente, al Delta del Po tra il 1950 e il 1957.
Il Delta del Po è una delle pianure più fertili d'Italia: 1.300 chilometri quadrati tra Veneto ed Emilia-Romagna, coltivati da secoli, abitati da decine di migliaia di persone. Un pezzo di Padania che si è costruito la sua identità sull'acqua, sul fango, sulla bonifica.
E proprio sotto quel fango, negli anni del dopoguerra, qualcuno ha deciso di bucarla. Le estrazioni di gas metano dal sottosuolo del Delta hanno raggiunto 170 milioni di metri cubi l'anno. Il risultato è stato immediato e brutale: il terreno ha cominciato a cedere come un materasso svuotato dall'interno.
Nel delta interno, i tassi di sprofondamento hanno toccato 300 millimetri l'anno. Trecento. Quasi un metro ogni tre anni. Intere isole sono letteralmente scomparse: l'Isola della Batteria è stata sommersa nel 1957. Isola della Donzella ha perso oltre due terzi della sua superficie. Tra il 1951 e il 1966, il Delta ha subito 21 alluvioni — non per piogge eccezionali, ma perché il suolo era sceso sotto il livello che gli argini potevano ancora contenere.
Le estrazioni sono state fermate. Il suolo ha smesso di sprofondare a quei ritmi. Ma il danno era fatto: alcune zone avevano perso in media 2-3 metri di quota, con punte anche superiori. Quota persa per sempre.
Oggi la subsidenza nel Delta del Po si è stabilizzata tra 7 e 15 millimetri l'anno. Sembra poco, fino a quando non lo confronti con l'innalzamento medio degli oceani: circa 3-4 millimetri l'anno. Il Delta sprofonda a una velocità tre o quattro volte superiore a quanto il mare sale. E il Delta del Po figura tra i 13 delta del mondo dove la combinazione tra subsidenza e innalzamento marino è più pericolosa.
Gran parte del territorio del Delta si trova già sotto il livello del mare. Non lo vedi, perché una rete di argini e pompe idrovore lavora senza sosta per tenerlo in piedi. Rimuovi quella rete e buona parte della Pianura Padana orientale diventa una laguna.
La causa principale non è il clima. Non è il riscaldamento globale. È stato un rubinetto aperto per estrarre gas negli anni '50, in un territorio che non poteva permetterselo — e che ora convive con le conseguenze, silenziosamente, ogni giorno.
Sotto i campi del Delta del Po, il conto è ancora aperto.
In breve:
Tra il 1950 e il 1957 il Delta del Po affondava fino a 300 mm/anno per le estrazioni di gas metano
Intere isole sono scomparse; il delta ha perso 2-3 metri di quota media in quegli anni
Oggi il suolo sprofonda ancora a 7-15 mm/anno — 3-4 volte più veloce di quanto il mare sale