26/08/2025
Questo messaggio fa molto male. Molto. Sono le ultime parole di Mariam Abu Dagga, la giornalista palestinese uccida ieri da Israele insieme a cinque suoi colleghi.
Sono le parole che ha scritto per suo figlio. Sono strazianti. Leggetele, perché chi muore a Ga4a non è un numero: sono persone in carne ed ossa, che muoiono senza colpa, per mano di criminali senza cuore.
“Ghaith, cuore e anima di tua madre, ti chiedo di non piangere per me, ma di pregare per me, così che io possa restare serena.
Voglio che tu tenga la testa alta, che studi, che tu sia brillante e distinto, e che diventi un uomo che vale, capace di affrontare la vita, amore mio. Non dimenticare che io facevo di tutto per renderti felice, a tuo agio e in pace, e che tutto ciò che ho fatto era per te. Quando crescerai, ti sposerai e avrai una figlia, chiamala Mariam come me.
Tu sei il mio amore, il mio cuore, il mio sostegno, la mia anima e mio figlio. Colui che mi fa alzare la testa con orgoglio. Sii sempre felice e conserva una buona reputazione. Ti prego, Ghith: la tua preghiera, poi ancora la tua preghiera, e poi ancora la tua preghiera”.
Ecco chi sta morendo sotto la ferocia israeliana. Ecco chi viene ulteriormente oltraggiato dai negazionisti e dai sionisti che abbondano in giornali, social e tivù.