05/08/2026
Cammino dei Ribelli
116 km
4.400 m D+
Un giovedì mattina di fine luglio scendo alla stazione di Arquata Scrivia (AL) con lo sguardo meravigliato di Claudia Cardinale nella scena epica di C’era una volta il West.
Il sole a picco è lo stesso del film, manca solo l’ipnotico cigolio dell’insegna e poi è tutto uguale.
Sono fresco, pulito e profumato… ma ancora per poco.
Cammino dei Ribelli.
Sì, ma quali?
La prima informazione la chiedo a un’anziana signora in giardino. Non sa aiutarmi, purtroppo. Indossa un maglioncino con trenta gradi; è forse una ribelle del surriscaldamento globale?
La seconda, dopo già due ore di cammino, la domando a due anziani dentro un dune buggy elettrico (un leggero fuoristrada scoperto) che vagano su un’assolata strada forestale.
Chi guida ha una settantina d’anni, una dentatura pieno-voto-pieno e un’ampia canotta viola dei Lakers. Il passeggero invece sorride meglio ma ha un occhio a valle e uno a monte.
Anche loro ribelli? Contro lo stereotipo dell’anziano al bar in piazza a giocare a briscola e bestemmiare per un ammicco sbagliato?
Il quarto umano non parla.
E’ pomeriggio, sto attraversando il fiume Borbera (splendido) con quattro chilometri di trekking fluviale. A metà percorso, nelle anse più nascoste, trovo lui: l’omone. Si è costruito un vero e proprio letto di ciottoli a pelo d’acqua. È supino e poggia la fronte sui palmi incrociati. Il cià cià lo solletica ovunque.
Per un attimo rimango ammaliato da tanta ciccia. Quando chiedo il permesso di passare mi risponde con una scrollata nervosa di cosce e natiche, un po’ come fanno i cavalli con le mosche.
Ta ta tam.
A chi si è ribellato?
Al mio passaggio.
Nelle prime due tappe attraverso piccoli paesi di bassa montagna e mi domando; ma sono in Italia?
Prussiani, fiamminghi e anglosassoni lentigginosi chiedono al bar “un capuscino”, con la esse floscia che non si addice per niente al vigore degli autoctoni.
Dov’è l’italico?
Non è che ci stanno invadendo da nord e nessuno se n’è accorto?
Al terzo giorno ho perso completamente sia la freschezza sia l’eleganza della Cardinale.
Salgo in quota e attraverso micro paesi isolati (Teo, Piuzzo, Gordena, Canarie): borghi dove davvero Cristo ha perso la coppola. Poche anime, silenzio, vicoli stretti e, sempre, e dico sempre, un lavatoio: acqua corrente, sapone in condivisione per i panni e un paio di sedie per fare due chiacchiere. Le porte di casa sono tutte aperte.
Uno stile di vita agli antipodi del mondo moderno.
Ecco i veri Ribelli, quelli per cui ho fatto il Cammino.
Sono persone che lottano per non abbandonare i luoghi dell’infanzia, dove hanno vissuto i padri e i nonni. Persone che hanno radici ramificate in quel terreno selvaggio.
A loro, alle poche che ho incontrato, va il mio più grande augurio di “resistenza”. Vorrei anche ringraziarle per l’accoglienza, per un conforto con un bicchiere d’acqua e sambuco.
Probabilmente i ribelli sono anche gli scout sparsi per queste montagne.
Io in discesa, loro in salita, sgangherati, barcollanti, puzzolenti più di me, ma felici. Ancora non lo sanno, ma ricorderanno queste esperienze per tutta la vita.
Quando mi hanno sorriso augurandomi “Buona strada”, sarà stata la stanchezza o il burnout emotivo, ma mi sono commosso.
Eh sì, scarpinare per giorni da solo è uno scrub interiore, dove anche un gesto semplice fa esplodere un’emozione.
Prima di chiudere anticipo le risposte alle domande di molti di voi.
Zecche: no.
Tafani: no.
Cani bianchi: no.
Cani neri: sì, e incazzati quanto il colore del pelo.
Lupi: no.
Cinghiali: no, sterminati dalla peste suina.
Cristiani con cui ho parlato in quattro giorni: una dozzina.
Cosa mangi?
Bacche, granaglie, frutta selvatica, ottimi liofilizzati della Decathlon e… rosicchio qualche palco di cervo, se sono fortunato.
Dove dormi?
In tenda, se possibile vicino a una sorgente. Un materassino gonfiabile, un libro ( Il sole nelle pozzanghere di Matteo Bussola) e tanto tempo per parlare con me stesso.
A posto così.
Buone ferie a chi può.
P.S. Non ci sono foto in posa né di paesaggi da wow. Perché? Prendere il telefono, oddio le mani sudate, sbloccarlo, i bastoncini che non sai dove appoggiarli e poi aprire l’app Foto… è sempre l’ultimo dei miei pensieri.