01/07/2026
Vi è mai capitato di chiedervi come mai, in passato, certe cose che oggi ci sembrano assurde fossero invece considerate normali, o addirittura necessarie? È una domanda che ci accompagna spesso, e a cui proviamo a rispondere con l’aiuto de L’Illustrazione Italiana e dei suoi articoli.
Questa volta ci siamo soffermati sulla Prima guerra mondiale e su come veniva raccontata nel 1915, quando l’Italia era ancora neutrale e osservava con incertezza ciò che accadeva oltre i propri confini. In quelle pagine, la guerra viene descritta anche attraverso immagini sorprendenti, come quella delle formiche.
Il Dottor Cisalpino scriveva che «gli animali piccini e grossi si combattono non diversamente e non meno ferocemente dell’uomo: la sola differenza consiste in ciò, che gli animali sono più pertinaci nella lotta e ignorano...le convenzioni di Ginevra e dell’Aja.», quasi a suggerire che il conflitto fosse qualcosa di naturale, inevitabile.
Eppure, tra le righe, affiora anche un tono più amaro e disilluso, quando si osserva che i cacciatori sarebbero tornati dalle spedizioni cinegetiche «colle mani ancor più vuote che non nel passato».
Una piccola finestra su un modo di pensare lontano da noi, ma prezioso per capire meglio il passato.
E voi, cosa ne pensate? Avreste mai immaginato che una scena di formiche in guerra potesse raccontare così tanto? Scrivetelo nei commenti.
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