SiciliAntica Randazzo

SiciliAntica Randazzo SiciliAntica è un'associazione di volontariato culturale presente in tutta la Sicilia

🌹 Festa di Santa Rita da Cascia – 22 MaggioTi saluto, Rita,vaso di amore, donna di pacee modello di ogni virtù,fedele di...
22/05/2026

🌹 Festa di Santa Rita da Cascia – 22 Maggio

Ti saluto, Rita,
vaso di amore, donna di pace
e modello di ogni virtù,
fedele discepola di Gesù.
Santa della famiglia
e del perdono,
aiutaci a credere che a
Dio tutto è possibile
e soccorrici
sempre in ogni necessità.
Amen.

Randazzo si è svegliata oggi al suono delle campane.
Come ogni 22 maggio, la nostra comunità si è raccolta per celebrare Santa Rita da Cascia e la chiesa di San Nicola, la più grande del paese, come ogni anno, ancora una volta è gremita di fedeli. Perché certi "amori" non conoscono calendari: si partecipa, si va, anche se è un giorno feriale. Si, perché lei è Rita.

569 anni fa, il 22 maggio 1447, si spegneva Rita, al secolo Margherita Lotti.
Eppure la sua memoria arde ancora, viva e calda, nei cuori di milioni di devoti in tutto il mondo.

La sua vita fu anche una sequenza di dolori che avrebbero piegato chiunque:
— Un matrimonio non scelto, con un uomo violento che lei riuscì a trasformare con la pazienza e la preghiera
— La vedovanza, dopo l'assassinio del marito
— La perdita dei due figli
— Il noviziato negato per tre volte

Eppure Rita non si spezzò. Pregò invece di odiare. Perdonò invece di vendicarsi. Bussò invece di arrendersi.E alla fine, le porte del convento si aprirono.

"La spina, la rosa e i fichi d'inverno."
Nei quarant'anni di vita conventuale si dedicò agli ammalati e ai bisognosi. Nel 1432, in preghiera davanti al Crocifisso, ricevette sulla fronte una Spina della Corona di Cristo.
Inferma e costretta a letto, chiese a una cugina di raccogliere nel suo orto "una rosa rossa e dei fichi" in pieno inverno. Tutti pensarono al delirio. Ma la rosa c'era. E i fichi pure.

Perché ai Santi, l'impossibile risponde.

"Avvocata dei Casi Impossibili", non è un titolo poetico. È una storia vera, vissuta nel fango e nella fede, nella perdita e nella grazia di Dio.

Oggi, come ogni anno, sono state benedette le rose, simbolo di salvezza e purezza, i bambini, affidandoli alla sua intercessione.
Come da tradizione si è spartito il pane per non dimenticare chi ha bisogno.

“Come la rosa, Rita ha saputo fiorire nonostante le spine che la vita le ha riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori.”
Papa Francesco

Buona festa di Santa Rita a tutta la comunità di Randazzo e a ogni devoto nel mondo.

Che la sua rosa sbocci anche nei nostri inverni più freddi. 🌹

Foto scattate nella
Chiesa di San Nicola – Randazzo

"Archeologo per un Giorno" Un viaggio tra storia e scoperta!Oggi 18 maggio si è svolta la parte pratica del progetto in ...
18/05/2026

"Archeologo per un Giorno" Un viaggio tra storia e scoperta!

Oggi 18 maggio si è svolta la parte pratica del progetto in occasione della International Museum Day organizzata dall’ICOM. Siamo particolarmente felici di condividere qualche foto del progetto, pensato e realizzato dalla sede di SiciliAntica Randazzo e destinato agli studenti delle classi del liceo: prima classico, seconda classico-linguistico, terza classico dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Enrico Medi di Randazzo.

Archeologo per un Giorno, ha portato gli studenti a vivere una nuova esperienza: scoprire il mondo dell'archeologia del nostro territorio non solo sui libri, ma con le proprie mani!

28 aprile 2026
Nell'aula magna dell'istituto è stata sottolineata l’importanza dell’archeologia per ricostruire, conoscere e valorizzare il passato. È’ stata presentata l’Associazione SiciliAntica, con particolare riferimento alle iniziative realizzate dalla sezione di Randazzo. La Dottoressa Teresa Magro ha presentato la storia e le caratteristiche dei reperti esposti al Museo di Randazzo. Le ragazze e ragazzi hanno scoperto chi sono stati gli archeologi che hanno lavorato negli scavi e cosa è stato trovato.

18 maggio 2026
In occasione della International Museum Day, gli studenti si sono trasformati in veri archeologi: hanno pulito, lavato, fotografato e catalogato frammenti di reperti.

Questo progetto ci ricorda quanto sia importante avvicinare i giovani al patrimonio culturale del nostro territorio, rendendoli protagonisti attivi della sua tutela e valorizzazione.

Hanno collaborato:

La Direttrice Scientifica del Museo Archeologico Paolo Vagliasindi Maria Teresa Magro

Associati di SiciliAntica Randazzo:
Rita Pagano
Rita Criffò
Marianna Diolosà
Salvatore Lombardo

Si ringraziano:

Il Comune di Randazzo per avere messo a disposizione i locali del Museo Archeologico Paolo Vagliasindi, il responsabile dell' area 1 Dott. Pidone Daniele e i dipendenti comunali Luigi D'amico e Francesco Patanè.

Dirigente scolastica Prof.ssa Maria Franca Miano e le insegnanti Lucia Pagano e Laura Currenti

1º maggio - Festa dei LavoratoriVincent Van Gogh, Riposo dal lavoro, 1889, Musée d’Orsay, Parigi
01/05/2026

1º maggio - Festa dei Lavoratori

Vincent Van Gogh, Riposo dal lavoro, 1889, Musée d’Orsay, Parigi

26/04/2026
Buona Festa della Liberazione a tutti LA MADRE DEL PARTIGIANOGianni Rodari (1953)Sulla neve bianca bianca c’è una macchi...
25/04/2026

Buona Festa della Liberazione a tutti

LA MADRE DEL PARTIGIANO
Gianni Rodari (1953)

Sulla neve bianca bianca
c’è una macchia color
vermiglio:
è il sangue, il sangue di
mio figlio,
morto per la libertà.

Quando il sole la neve
scioglie
un fiore rosso vedi
spuntare;
o tu che passi, non lo
strappare,
è il fiore della libertà.

Quando scesero
i partigiani
a liberare le nostre case,
sui monti azzurri mio figlio
rimase
a far la guardia alla libertà.

05/04/2026
Randazzo e le sue mura: una fortificazione che custodisce secoli di storia. Nel cuore del Valdemone, Randazzo era l'unic...
15/03/2026

Randazzo e le sue mura: una fortificazione che custodisce secoli di storia.

Nel cuore del Valdemone, Randazzo era l'unica città a vantare una possente cinta muraria, un simbolo tangibile della sua grandezza e della sua centralità nella storia siciliana. Intorno a queste mura si intrecciarono gli avvenimenti più significativi dell' esistenza e importanza della nostra Città.

Fino alla metà dell'Ottocento, la cinta era ancora intatta: sette torri, dodici porte, quasi tre chilometri di perimetro che abbracciavano la città come un anello di pietra lavica, alto dieci metri e spesso tre alla base. Un'architettura difensiva imponente, oggi purtroppo solo in parte sopravvissuta.

Delle dodici porte originarie, quattro ci sono giunte integre. La più affascinante è senza dubbio la "Porta Aragonese" , nella sezione meglio conservata delle mura, quella che domina la collina di San Giuliano. Rivolta a Oriente, fu chiamata anche "Porta Orientale" ma il suo nome si associa a diversi fatti storici

Fu "Porta degli Ebrei", a ricordo del ghetto che sorgeva sul vicino colle di San Giorgio, da cui la comunità ebraica venne espulsa nel 1492 per decreto del re Ferdinando II, nell'ambito della grande diaspora che investì tutti i suoi domini. Divenne "Porta Aragonese" nel settembre 1282, quando vi giunse il re Pietro I d'Aragona: sulla pietra arenaria fu scolpito lo stemma della casa reale, affiancato da quello della regina Costanza Sveva e dal leone rampante coronato della città. Stemmi che, sebbene segnati dal tempo, sono ancora oggi leggibili nella pietra.

E poi c'è il nome più "intimo", ancora oggi molto usato che è quello che sa di terra, di uva e di vita quotidiana: "Porta 'o mustu" (la porta del mosto) . Da qui, e solo da qui, i nostri concittadini erano tenuti a introdurre il vino in città, per pagare il dazio ai Gabellieri: dieci Grani Siciliani circa venti centesimi per ogni "salma", ovvero ottanta litri.

Una porta sola, quattro nomi. E dietro ciascuno, ci racconta una storia e ci ricorda quanto ogni singola pietra di questa città possa essere un documento vivo.

Custodire è un atto di civiltà!

Le mura di Randazzo non sono soltanto un bene architettonico: sono soprattutto la memoria collettiva della comunità, il filo che unisce il presente a secoli di storia, di culture diverse che si sono incontrate, di popoli che hanno lasciato il loro segno nella nostra Città. Preservare questo patrimonio significa riconoscere che la nostra identità non nasce dal nulla, ma è costruita, mattone dopo mattone, da chi ci ha preceduto.

In un'epoca in cui il tempo e l'incuria erodono ciò che i secoli ci hanno consegnato, la tutela del patrimonio artistico e culturale diventa un dovere morale, prima ancora che istituzionale. Non basta ammirare ciò che resta: occorre conoscerlo, raccontarlo, difenderlo. Perché una comunità che perde la memoria dei propri luoghi perde anche una parte di sé.

Raccontare Randazzo è il nostro modo di custodirla.

🎭 Giovedì Grasso: quando il tempo muore per rinascereU-mmiernu sta ffiniennu,u viecciu sta muriennu,cunzàmici u tabbutua...
12/02/2026

🎭 Giovedì Grasso: quando il tempo muore per rinascere

U-mmiernu sta ffiniennu,
u viecciu sta muriennu,
cunzàmici u tabbutu
a stu piezzu i gran curnutu.

Oggi è Giovedì Grasso. Il cuore pulsante del Carnevale. E mentre le tavole si preparano all’abbondanza e le maschere prendono vita, tornano alla memoria antiche filastrocche che i bambini recitavano ridendo, senza forse sapere di custodire un sapere millenario. In quei versi in dialetto si annuncia la fine dell’inverno, la morte del “vecchio”, la necessità di preparare la bara per ciò che deve concludersi. Il tono è ironico, irriverente, perfino sfrontato: quel “gran curnutu” non è un insulto personale, ma un’espressione rituale che serve a desacralizzare la morte, a renderla sopportabile, quasi ridicola.

In altre versioni della stessa cantilena si parla dell’“ora che arriva” o del “nonno che muore”, ma il significato resta identico: il tempo vecchio deve finire perché uno nuovo possa cominciare. Il Carnevale, nel suo eccesso di cibo, di rumore, di colori e di licenze, è da sempre il teatro di questo passaggio. Non è soltanto festa: è rappresentazione simbolica della fine di un ciclo. È l’inverno che si spegne, l’anno agrario che si rinnova, la comunità che mette in scena la morte per esorcizzarla e trasformarla in promessa.

Dietro la leggerezza del Giovedì Grasso si nasconde una sapienza antica, la stessa che animava le feste di fine anno nel mondo romano e, prima ancora, le celebrazioni legate ai ritmi della terra. Il tema è sempre il tempo. Un tempo che non scorre in linea retta ma gira, ritorna, si consuma e rinasce. Il “vecchio” che muore nei canti non è solo una figura grottesca: è l’immagine concreta del ciclo che si chiude. Preparargli il “tabbutu” significa accettare che qualcosa finisca. Riderne significa avere il coraggio di attraversare la soglia.

Il dialetto, in tutto questo, non è un dettaglio folklorico. È il luogo dell’identità. In quelle parole vive una visione del mondo contadina, concreta, ciclica, profondamente legata alla terra e ai suoi ritmi. È memoria collettiva che sopravvive nella voce dei bambini, nelle piazze, nelle famiglie.

Così oggi, nel pieno del Giovedì Grasso, mentre celebriamo l’abbondanza e l’eccesso, forse stiamo facendo ciò che si è sempre fatto: accompagnare il tempo verso la sua fine per permettergli di rinascere. Perché il Carnevale non è solo maschera. È il momento in cui la comunità guarda la morte in faccia, la prende in giro e, ridendo, prepara la primavera.

Foto da web

Il panino di Don Bosco, una tradizione che unisce generazioniC’è un gesto semplice che, a Randazzo, attraversa il tempo ...
01/02/2026

Il panino di Don Bosco, una tradizione che unisce generazioni

C’è un gesto semplice che, a Randazzo, attraversa il tempo senza perdere il suo significato: il panino di Don Bosco. Un gesto che racconta una storia iniziata nel 1879, quando il Collegio Salesiano San Basilio aprì le sue porte, diventando la prima casa salesiana in Sicilia e cambiando per sempre il volto educativo della città.

Da allora, tra quelle mura e nel cuore della comunità, si è costruito molto più di un percorso scolastico: si è costruita una famiglia. Una famiglia fatta di giovani, educatori, sacerdoti, ex allievi, uniti dallo stile inconfondibile di San Giovanni Bosco, capace di educare con il sorriso, la presenza e l’attenzione concreta verso ciascuno.

Oggi quella storia continua a essere raccontata.
Anche oggi, a Randazzo, la festa di Don Bosco è stata celebrata con la Santa Messa, momento intenso di preghiera e di memoria condivisa. Una celebrazione che ha visto la partecipazione di tantissimi ex allievi, tornati non solo per ricordare, ma per dire con la loro presenza che ciò che hanno ricevuto non si è mai disperso.

E poi, come da tradizione, il panino.
Un pane condiviso che parla di accoglienza, di fraternità, di semplicità. Un gesto che non è mai solo un gesto, ma un simbolo: quello di Don Bosco che continua a “nutrire” i suoi giovani, ieri come oggi.

In quei sorrisi scambiati, negli abbracci ritrovati, nel pane spezzato insieme, il carisma salesiano resta vivo. Non come un ricordo, ma come una presenza che attraversa le generazioni.

Don Bosco ritorna tra i giovani ancor…»
e lo fa ogni volta che una comunità si ritrova attorno a ciò che conta davvero.

Randazzo protagonista della storia del ValdemoneRandazzo non era una città qualunque del Valdemone: era l’unica difesa d...
01/02/2026

Randazzo protagonista della storia del Valdemone

Randazzo non era una città qualunque del Valdemone: era l’unica difesa da una cinta muraria, segno evidente di grandezza, forza e centralità politica. Attorno a queste mura si sono svolti molti degli avvenimenti più significativi della sua storia, soprattutto durante il periodo aragonese, quando la città fu teatro di scelte e conflitti che segnarono il destino della Sicilia.

Nel 1078 Ruggero il Normanno giunse a Randazzo prima di affrontare i saraceni e, nel Monastero di Santa Maria Maddalena, lasciò le reliquie di San Giorgio, cui era profondamente devoto. Un gesto che testimonia l’importanza religiosa e strategica che la città rivestiva già in epoca normanna.

L’8 settembre 1282, ai margini della Porta Orientale, detta Porta Messina o degli Ebrei, si accamparono le schiere di Pietro I d’Aragona. Poco distante, sotto le balze della Chiesa di Santa Maria, presso Porta Pugliese, ebbe luogo uno scontro notturno tra l’esercito randazzese e le truppe del rinnegato ammiraglio Ruggero di Lauria. Ancora, presso la vecchia Porta del Roccaro, nel 1299, gli Angioini guidati dal principe Roberto d’Angiò subirono una decisiva sconfitta.

Dalla Torre di San Domenico sventolarono le orifiamme e risuonarono le trombe che annunciavano il Parlamento Generale Siciliano, confermando il ruolo politico di Randazzo nel contesto isolano. Attraverso Porta Palermo, infine, il 18 ottobre 1535 fece il suo ingresso in città Carlo V, l’Imperatore sui cui domini “non tramontava mai il sole”.

Raccontare questa storia significa riscoprire l’identità di una comunità che ha avuto un ruolo centrale nei momenti cruciali della storia siciliana. Le mura di Randazzo non sono solo pietra: sono memoria, appartenenza e consapevolezza di un passato che continua a parlare al presente.

Indirizzo

Randazzo
95036

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