05/01/2013
Apparteniamo all'Italia e siamo europeisti, perché crediamo nell’Europa dei popoli, ma non in quella della finanza e delle oligarchie.
Vogliamo difendere la conquista di una moneta unica, ma vogliamo che sia la moneta dei popoli europei e non lo strumento di potere delle banche.
L’euro agisce come amplificatore delle disfunzioni degli Stati nazionali, rendendo impellenti le misure di risanamento che per troppi anni sono state rimandate a “tempi migliori”. Oggi l’euro sta diffondendo la consapevolezza delle politiche irresponsabili che hanno causato l’attuale debito degli Stati sovrani. Non possiamo sottrarci a queste responsabilità, ma contestiamo la strada che Bce e Ue percorrono, quella della “recessione perpetua”, dell’austerità, della pressione fiscale senza politiche per la crescita.
Crediamo nella sovranità popolare come fondamento della lealtà nazionale e di un giusto e condiviso rapporto tra Stato e persona.
Crediamo che la volontà popolare debba essere rispettata a ogni livello e che non possa essere mortificata da decisioni prese al di fuori del processo democratico.
Per abbattere la distanza che esiste tra volontà popolare e Governo, occorre restituire ai cittadini la facoltà di scegliere direttamente i propri rappresentanti istituzionali.
In una nazione che deve ritrovare sovranità e democrazia, per poter ripartire sulla strada dello sviluppo serve un diverso ordinamento, un assetto capace di coniugare efficienza e risparmio.