28/05/2026
Le orchidee spontanee sono maestre dell’arte dell'inganno 😛
Le loro strategie riproduttive si sono evolute verso una sofisticata mistificazione 😎 fiori impostori che hanno evoluto strategie riproduttive molto sofisticate 🤹 raffinate trappole sessuali per ingannare gli insetti 🐝 perfino arrivando a produrre feromoni sessuali femminili 💁
I maschi si avvicinano, tentano l'accoppiamento a vuoto, ma in questo modo raccolgono il polline che trasporteranno su un altro fiore 🌸 garantendo l'impollinazione senza alcuna ricompensa 🥀 ma loro, quando si avvicinano, non possono saperlo 😅
Quando vuoi qualcosa (o qualcuno) la tentazione dell'inganno é forte.
All'inizio fai la ruota come il pavone, sei pieno di ormoni di allegria, meraviglia, tutti i tuoi sensi sono a mille.
E poi arriva la realtà, dura? Dolce? Sicuramente più complessa. 🫣
Ma ciò che l'orchidea vuole ottenere è solo nettare, le basta una vicinanza occasionale, una rapida toccatina e via.
E noi cosa vogliamo?
A noi basta un incontro, una conquista, una impollinazione per gratificarci, qualche messaggio che ci dia la soddisfazione di un po' di euforia?
Si, vogliamo anche questo.
Ma ci basta davvero?
Io penso di no.
Quello che vogliamo noi è ben più complesso.
E per "noi" non intendo tuttə noi, che non mi sognerei mai di pensare di far parte di una maggioranza.
Intendo noi che la ruota è bella, forse è anche panoramica, ma alla fine è solo un l'uccello che fa il figo.
Noi che vogliamo tutto.
Noi che bella la prima volta, ma vuoi mettere la seconda? E la terza? È la duecentoquattordicesima?
Noi che con il maschio superman manco ci pigliamo il caffè, noi che bello il ristorante ma vuoi mettere mangiare a casa, che mi posso levare le scarpe, fare i grattini al cane sul divano, cantare e mettermi in mutande se mi va? Noi che si va bene, nel mondo sei così, ma quando sei da solo con te stessə, chi sei? Cosa sei? Ecco io quella roba lì voglio. Noi che ci avviciniamo al mistero "non come quando io ragiono, ma come quando respiro".
"L'anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio". (Platone)