07/10/2022
Il Van Gogh della collezione Kroller-Müller di Otterlo in un elegante e al tempo stesso emozionate allestimento creato nel raffinato contesto di Palazzo Bonaparte a Piazza Venezia.
Bellissima mostra, una panoramica a 360 sull'artista, un doppio focus sulla vicenda artistica ed umana, sulla poetica del pittore: da una parte la visuale e "l'impatto" con le sue opere, dall'altra il focus sulle stesse parole di Van Gogh che parla di sé, che descrive e commenta i suoi segni disegnati, incisi e dipinti : le sue lettere.
Ne emerge Vincent uomo e artista, ne emerge un' epoca e un contesto forse unici ed irripetibili. Dalla tradizione del segno disegnato ed inciso, materico e "terroso" del primo periodo olandese dove alcuni disegni sembrano quasi emanare l'odore della terra e i sospiri della fatica umana china a lavorarla o il grigiore dei cieli di alcune giornate di lavoro nei campi olandesi, alle sperimentazioni ed innovazioni tra luce e colore del periodo parigino fino al calore infuocato del sud che sprigionano capolavori come il Seminatore di Arles del 1888.
Una bellissima collezione questa portata in mostra grazie al prestito del museo Kröller Müller di Otterlo.
Una meravigliosa e un po' conturbante immersione nel tormentato eppur così "vitale" universo Van Gogh.
E, per noi guide che abbiamo l'onore ed il piacere di presentare la mostra, impossibile non avvertire quel senso di paura ed emozionante vertigine allo stesso tempo, di quando devi parlare o presentare alcuni giganti come Van Gogh.
Sarà una mostra affollata e il "Tempo" per presentare il gigante sarà poco perché è giusto che tutti la vedano, ma ce la faremo perché sarà soprattutto lui a parlare, Vincent e le sue opere.
Non tutto dovrà essere detto,
molto dovrà essere scoperto.
Non tutto dovrà esser scoperto o svelato,
Qualcosa dovrà rimanere segreto.
Perché a volte, è nel mistero di ciò che non si può spiegare o capire fino in fondo e che rimane in silenzio, che si celano le più grandi emozioni, quelle indicibili, innefabili, a volte tragiche ed ineluttabili ma che, in qualche modo, seppur nel dolore, ti conducono "alle porte dell'eternità", come sembra volerci suggerire l'autore nello struggente ma liberatorio, quasi catartico, "Vecchio disperato, alle porte dell'eternità" del 1890 anno in cui il pittore mise tragicamente fine alla sua vita.