15/02/2026
Il 2026 segna un anniversario importante: 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi. L’Umbria e Assisi sono in fermento per i preparativi. Anche qui a Roma, abbiamo luoghi significativi che testimoniano la presenza del santo. La basilica di San Francesco a Ripa, situata presso la residenza di Iacopa dei Settesoli, dove il santo di Assisi aveva la sua cella, è un luogo francescano per eccellenza. Tuttavia, s. Francesco non era ben visto dai papi, né in vita né dopo la morte. Fu solo alla fine del 1200 che la sua immagine fu collocata su un’abside e questo avvenne solo grazie all’elezione di Niccolò IV nel 1288, il primo papa francescano della storia. Si trattava di un uomo che incarnava la povertà evangelica, ma governava una città attraversata da antichi poteri, famiglie baronali e ambizioni monumentali. Fu lui a volere che San Francesco fosse celebrato negli spazi più prestigiosi della Roma cristiana.
Non nelle cappelle laterali o nei chiostri, ma nelle absidi, dove l’oro custodisce solo ciò che la città considera eterno. Tuttavia, un papa da solo non poteva realizzare questo progetto. Sull’Esquilino dominavano i Colonna, signori del quartiere, protettori di artisti e garanti di cantieri. Furono loro a sostenere l’impresa, a finanziarla, a proteggerla e a lasciare la loro firma negli stemmi che brillano nel mosaico di Santa Maria Maggiore. Questa fu una collaborazione silenziosa ma decisiva: la teologia era papale, la forza era baronale e la città era il teatro comune.
E poi c’è Jacopo Torriti, l’artista che trasformò questa convergenza in immagine. Nell’abside del Laterano e in quella di Santa Maria Maggiore, Torriti creò un linguaggio artistico nuovo.
In un mosaico che raffigura l’incoronazione della Vergine, angeli danzanti e santi antichi, compare anche lui: Francesco, il giovane che parlava agli uccelli e abbracciava i lebbrosi. La sua presenza non è un semplice ornamento, ma un ponte che collega il papa francescano alla potenza dei Colonna, l’istituzione alla città, l’oro del mosaico alla polvere delle strade. Roma, prima ancora della Curia, ne comprende il significato. Mentre il papato si avvia verso stagioni più dure, giuridiche e monarchiche, l’immagine di Francesco è già elevata, già incisa nel cuore visivo della città. Alla fine del XIII secolo, tra Esquilino e Viminale, Francesco non è solo un santo: è il simbolo della capacità di Roma di unire ciò che il potere tende a separare.
Tiziano Ficola