Roma PassiM

Roma PassiM Guida abilitata, appassionata da sempre di Roma organizzo passeggiate qua e la, per luoghi conosciuti e meno noti.

13/07/2021

Bella la Mostra a Palazzo Braschi dedicata ai primi anni di Roma Capitale

20/03/2020

Se fosse un solito 20 marzo me ne andrei, lavoro permettendo, un po’ prima di mezzogiorno a Santa Maria degli Angeli, su, nella piazza dai due nomi, l’Esedra o della Repubblica.
Una bella passeggiata, passando per San Pietro, Castello, ponte Sant’Angelo, un po’ di centro a scelta, piazza Navona o Campo de’Fiori, la salita del Quirinale e il lungo rettifilo dell’Alta Semita, via XX settembre.
Ecco, oggi è l’equinozio di primavera, detto punto γ (gamma). La durata del giorno è uguale alla durata della notte, come ci dice l’etimologia. Dal punto di vista astronomico, gli equinozi, sono i due momenti dell’anno in cui il Sole, nel suo cammino apparente intorno alla Terra (l’eclittica) incontra l’equatore celeste. I raggi del Sole, che colpiscono la Terra allora sono allora perpendicolari all’Equatore, il Sole sorge esattamente ad Est e tramonta esattamente ad Ovest.
A Santa Maria degli Angeli c’è una meridiana, realizzata appositamente, nel 1702 per studiare questi fenomeni astronomici.

La basilica è enorme, impressionante, austera, realizzata com’è negli ambienti delle imponenti Terme di Diocleziano agli inizi del IV secolo. Molti furono i progetti per trasformare gli ambienti termali, secondo le leggende costruiti con l’impiego degli schiavi cristiani, in una Chiesa. Fu il papa Pio IV, nel 1561 ad dedicarli Beatissimae Virgini et omnium Angelorum et Martyrum incaricando Michelangelo del grande progetto di trasformazione.

Un secolo e mezzo più tardi un altro papa, Clemente XI, papa Albani, incarica un eclettico erudito veronese, Francesco Bianchini , di realizzare una meridiana sfruttando lo spazio offerto della Chiesa. Lo scopo è quello di verificare la correttezza dei calcoli e delle modifiche al Calendario apportate dal papa Gregorio XIII nel 1582, con il famoso salto di dieci giorni, dal 5 al 15 ottobre dello stesso anno. Secondo quanto stabilito da quella riforma, il 1700 non era stato anno bisestile: sarebbero stati bisestili, oltre al normale anno ogni quattro, solo gli anni centenari multipli di quattro. Quindi bisestili 1600 e 2000, non bisestili 1700, 1800, 1900)

La meridiana è impressionante. Una lunga linea di bronzo di circa 45 metri parte dall’angolo Sud della basilica, attraversa tutto il transetto e termina in prossimità dell’altare. La linea è protetta da due fasce di un marmo greco, detto imezio, cavato dal monte Imetto, nei pressi di Atene, e noto anche come cipollino o “fetido di Grecia”, per il suo odore. Nella parete Sud, nascosto nello stemma di papa Clemente XI (tre monti e una stella a sei punte) è il foro gnomonico, il foro attraverso il quale il raggio solare penetra in basilica nel momento del suo culmine giornaliero, il mezzodì locale, e va a toccare la linea meridiana in un punto diverso ogni giorno dell’anno. Il foro è collocato ad un altezza di 20 metri e 34 centimetri. Il muro è imponente, forte, robusto, aveva resistito per secoli a terremoti e distruzioni e c’era quindi da ritenere che non fosse soggetto ad assestamenti che avrebbero inficiato i calcoli.
La linea è decorata con riquadri di marmi policromi, alcuni di restauro – che rappresentano i segni zodiacali, quelli dell’Estate e della Primavera da una parte, quelli dell’Inverno e dell’Autunno dall’altra. Nei rappresentazioni sono inserite stelline di bronzo della costellazione, di diversa grandezza, a seconda della magnitudine. La linea meridiana inizia dal segno zodiacale del Cancro, che segna il solstizio d’estate, collocato a poco più di sei metri dal cosiddetto punto perpendicolare, un punto sul pavimento, perpendicolare al foro gnomonico, da cui ha inizio tutta la costruzione geometrica della meridiana. In estate, al mezzogiorno locale, il Sole raggiunge al massima altezza sull’orizzonte e quindi il raggio colpisce la Terra con un angolo inferiore. Man mano che si avanza nella stagione il Sole comincia ad abbassarsi e quindi l’angolo di incidenza diventa progressivamente più ampio.

Se potessi entrare oggi, in Santa Maria degli Angeli, un po’ prima di mezzogiorno, andrei ad esplorare i magnifici riquadri di marmi commessi che raffigurano del costellazioni, nei quali sono inserite stelline di bronzo diversa grandezza, in base alla relativa magnitudine, mi avvicinerei alla linea meridiana aspettando di osservare il passaggio del sole e poi mi perderei, alla ricerca delle tante stelline di bronzo che si trovano un po’ ovunque nel pavimento della basilica, sulla posizione e funzione delle quali ci sono varie ipotesi.

22/12/2019

Il Sole culmina alle 12.09 oggi a Santa Maria degli Angeli, proiettando la sua immagine nell'estremo punto settentrionale della linea meridiana, progettata e realizzata dal Francesco Bianchini nel 1702. La luce solare entra in basilica attraverso una piccola apertura, il foro gnomonica, collocato nella parete Sud delle antiche terme, ad un altezza di 20,34 metri e va a colpire la linea meridiana, una riga di bronzo di 38 metri che corre da Sud a Nord sul pavimento della basilica. Nel solstizio d'inverno il Sole culmina nel punto più basso e, allo stesso tempo, la distanza zenitale, ovvero la distanza angolare del Sole stesso dallo Zenit, raggiunge la massima ampiezza angolare. La meridiana di Santa Maria degli Angeli fu commissionata da Clemente XI per verificare l'esattezza dei calcoli astronomici e delle modifiche del calendario studiate e messe in atto alla fine del XVI secolo, sotto il pontificato di Gregorio XIII Boncompagni, con la celebre soppressione di dieci giorni, dal 5 al 14 ottobre 1582. La Commissione Astronomica nominata da papa Boncompagni aveva stabilito che fosse bisestile solo un anno secolare su quattro. Quindi - per comodità di calcolo - furono scelti come bisestili gli anni secolari multipli di quattrocento. Il 1700 era stato il primo anno secolare non bisestile mentre il 1600, multiplo di quattro, era stato bisestile. Oltre alla importanza del calcolo astronomico, la meridiana di Santa Maria degli Angeli mostra una straordinaria decorazione in marmi policromi, che nel Settecento risaltavano più di oggi sull'antico pavimento della basilica. Si tratta, naturalmente, dei costellazioni dello Zodiaco, raffigurate seguendo il modello dell'Uranometria, di Giovanni Bayer, pubblicata nel XVII secolo. Tra i marmi sono incastonate stelline di diversa grandezza che rappresentano il disegno della costellazione osservabile in cielo.

04/10/2019

A Roma, al momento, non c’era un matematico di corte, le matematiche erano insegnate al Collegio Romano e alla Sapienza. La Commissione
Cristoforo Clavio, un gesuita originario della Franconia che, dopo importanti studi matematici a Coimbra, in Portogallo, arrivò a Roma nel 1561 e per vent’anni fu professore di matematica e astronomia nello stesso Collegio entrando in contatto anche con Galileo Galilei.
Nel 1579 Clavio fu nominato dal papa Primo matematico della Commissione Pontificia per la Riforma del Calendario.
Guglielmo Sirleto: originario di Stilo, esperto grecista, creato cardinale da Pio IV e prefetto della Biblioteca Vaticana.
Vincenzo Lauro di Tropea vescovo di Mondovì
Ignazio Nehemet, patriarca di Antiochia, Alessandria
Pedro Chacon detto il Ciacconio, matematico e teologo spagnolo
Leonardo Abel di malta
Egnazio Danti. astronomo, matematico e cosmografo
Séraphin Olivier Razali, italianizzato in Serafino Oliviero uditore di Rota poi cardinale
Antonio Lilio che presenta l’opera del fratello defunto Aloisio (Luigi) nella quale veniva presentata una proposta di riforma.

04/10/2019

E’ il 1582, il papa Gregorio XIII, al secolo Ugo Boncompagni, eletto al soglio pontificio dieci anni prima, è deciso a risolvere una questione che ormai da secoli interessa e preoccupa pontefici e teologi: quella della corretta datazione della Pasqua e della corrispondenza tra le tradizionali celebrazioni liturgiche e le stagioni. Insomma, il problema è quello della Pasqua, festa mobile per eccellenza, fissata dal Concilio di Nicea (325 dopo Cristo) alla prima domenica dopo la prima luna piena successiva all’equinozio di primavera, la cui data si faceva coincidere con il 21 marzo. Il calendario allora in uso era quello cosiddetto giuliano. Introdotto, come noto, da Giulio Cesare, nelle sue vesti di pontifex maximus e adattato negli anni successivi all’epoca di Augusto per correggere alcuni errori macroscopici, il calendario giuliano aveva fissato la durata dell’anno a 365 giorni e introdotto il raddoppio, ogni quattro anni, di un giorno nel mese di febbraio, esattamente il sesto prima delle calende di marzo (sextilis calandae martis). Questo giorno aggiuntivo diventava quini il bis sextilis calendae martis, da cui la definizione di anno bisestile.
La riforma romana intendeva ovviare ad un concreto problema di carattere astronomico e nasceva dalla consapevolezza che la Terra, nella sua orbita annuale intorno al Sole, impiega, per ritornare nello stesso punto (detto convenzionalmente punto gamma o equinozio di primavera) 365 e sei ore circa.
L’astronomo alessandrino Sosigene, al servizio di Giulio Cesare, aveva correttamente individuato il problema e aggiunto un giorno ogni quattro, in modo da recuperare le sei ore in eccesso. In realtà il tempo che la Terra impiega a completare la sua orbita intorno al Sole non è esattamente di 365 giorni i sei ore ma di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti, 45 secondi. Una piccola differenza che – però – nei secoli – si era andata accumulando e aveva provocato un progressivo spostamento indietro della data dell’equinozio. Col trascorrere dei secoli il problema era diventato immediatamente percepibile, soprattutto in una società contadina come quella del Medio Evo, in cui il ritmo della vita era dato dal ritmo della natura, delle stagioni, della ripresa vegetativa all’inizio della primavera, visibile e percepibile da chiunque. Nei secoli, quegli undici minuti di anticipo avevano portato ad una progressiva anticipazione dell’equinozio di primavera. E questo dato, oltre a sconcertare il popolo, rischiava di creare difficoltà dal punto di vista liturgico visto che la data dell’Equinozio era presa come riferimento per determinare la Pasqua e le altre feste mobili della liturgia cattolica. Ciò, inoltre, risultava sempre più chiaro proprio nel momento in cui cominciavano ad essere messe in discussione le tradizionali teorie astronomiche e in cui la Chiesa si sentiva minacciata dalla Riforma Protestante.

04/10/2019

Affinché dunque l'equinozio di primavera, che dai padri del concilio di Nicea fu stabilito al 21 marzo, venga riportato a quella data, comandiamo e ordiniamo che dal mese di ottobre dell'anno 1582 si tolgano dieci giorni, dal 5 al 14, e che il giorno dopo la festa di s. Francesco, che si suole celebrare il 4, si chiami 15 e che in esso si celebri la festa dei santi Dionigi, Rustico ed Eleuterio martiri, con commemorazione di S. Marco papa e confessore e dei santi Sergio, Bacco, Marcello e Apuleio martiri; e che il giorno successivo, 16 ottobre, si celebri la festa di S. Callisto papa e martire; e che il 17 ottobre si dica l'ufficio e la messa della XVIII domenica dopo Pentecoste, cambiando la lettera domenicale da G a C; e che il 18 ottobre si faccia la festa di S. Luca evangelista, e che da allora in poi si celebrino i giorni festivi secondo che sono scritti sul calendario.

E affinché da questa sottrazione di dieci giorni non venga danno ad alcuno per quanto riguarda i pagamenti mensili o annuali, sarà compito dei giudici, nelle eventuali controversie, tenere conto di questa sottrazione aggiungendo altri dieci giorni alla fine di ogni prestazione.

Inoltre, affinché in futuro l'equinozio non anticipi rispetto al 21 marzo, stabiliamo che che si debba continuare a intercalare un bisestile ogni quattro anni (come al solito), eccetto che negli anni centesimi; i quali, anche se prima erano sempre bisestili, come vogliamo che sia l'anno 1600, dopo questo non saranno tutti tali, ma in ogni quattrocento anni i primi tre non saranno bisestili, ma il quarto anno centesimo sia bisestile, per cui gli anni 1700, 1800, 1900 non siano bisestili, ma nell'anno 2000, come al solito, si intercalerà il giorno bisesto, in modo che febbraio abbia 29 giorni, e lo stesso ordine di omissione e di intercalazione si rispetterà per sempre in ogni periodo di quattrocento anni.

Gregorio XIII, Inter Gravissimas

In attesa di domani
03/10/2019

In attesa di domani

17/02/2018

17 febbraio 1600
"Giordano, del quondam Giovanni Bruni, frate apostata da Nola di Regno, eretico impenitente. Il quale, esortato da' nostri fratelli con ogni ca**tà e fatti chiamare due padri di San Domenico, due del Gesù, due della Chiesa Nuova e uno di San Girolamo, i quali con ogni affetto e con molta dottrina mostrandoli l'error suo, finalmente stette sempre nella sua maledetta ostinazione, aggirandosi il cervello e l'intelletto con mille errori e vanità. E tanto perseverò nella sua ostinazione che da ministri di giustizia fu condotto in Campo di Fiori, e quivi spogliato n**o e legato a un palo fu bruciato vivo, accompagnato sempre dalla nostra compagnia cantando le litanie, e li confortatori sino all'ultimo punto confortandolo a lasciar la sua ostinazione, con la quale finalmente finì la sua misera e infelice vita" da Atti del processo a Giordano Bruno, Sellerio, 2000
.. Or ecco quello c'ha varcato l'aria, penetrato il cielo, discorse le stelle, trapassati gli margini del mondo ...

La Meridiana di Santa Maria degli Angeli. In occasione del solstizio d'inverno venerdì 22 dicembre andremo alla scoperta...
15/12/2017

La Meridiana di Santa Maria degli Angeli. In occasione del solstizio d'inverno venerdì 22 dicembre andremo alla scoperta della straordinaria macchina astronomica creata da Francesco Bianchini per verificare la correttezza della riforma gregoriana del calendario. Appuntamento all'ingresso laterale della basilica in Via Cernaia, alle ore 10.00. Costo 5 euro, massimo 25 partecipanti. Mail di prenotazione a [email protected]

24/12/2016

LA BASE GEODETICA DELL’APPIA

Fra Sei e Settecento gli scienziati europei furono impegnati nella ricerca per definire le dimensioni e la forma della Terra. La tesi erano due: quella di Newton che sosteneva lo schiacciamento ai Poli e quella di Giovanni Domenico Cassini secondo il quale la Terra era allungata ai Poli. Per avere delle prove era necessario misurare la lunghezza di un grado dell’arco di meridiano in diversi luoghi della Terra per vedere se c’erano differenza. Un arco di meridiano più lungo all’Equatore che al Polo avrebbe confermato la teoria newtoniana.
Dal punto di vista pratico, inoltre , le ricerche sulla longitudine e sul modo di determinarla avevano una riscontro pratico immediato: le grandi potenze marittime europee (Gran Bretagna, Francia, Paesi Bassi, Spagna) erano alla ricerca, sin dal XVI secolo e dall’epoca delle grandi scoperte, di un modo pratico per calcolare la longitudine. Addirittura l’Inghilterra aveva emanato, nel 1714, il Longitude Act, con il quale si prometteva un premio in denaro a chi avesse trovato il modo più efficace.
IN secondo luogo l’esatta conoscenza della misura dell’arco dei meridiano permetteva di disegnare carte geografiche più attendibili e precise.
Tra il 1736 e il 1739, l’Académie des sciences organizzò due spedizioni, in Lapponia e in Perù per verificare la tesi di Newton.
Anche lo Stato Pontificio intervenne nella ricerca scientifica e Benedetto XIV incaricò Giuseppe Ruggiero Boscovich, professore al Collegio Romano di misurare la lunghezza dell’arco di meridiano compreso tra Roma e Rimini (in particolare tra la Cupola di San Pietro e il tetto della casa del cardinal Garampi a Rimini)
Boscovich inizia le operazioni geodetiche nel 1750 circa scegliendo come base per le misurazioni una linea sulla Via Appia compresa tra la tomba di Cecilia Metella e la Torre delle Frattochhie (punto A e puntoB). Grazie a tali misurazioni Boscovich calcolò la misura dell’arco di meridiano alla latitudine media di 42 gradi e 59 primi di circa 111 chilometri (in tese francesi 56979)

Grazie a queste misurazioni Christopher Maire. gesuita del Collegio Romano, disegna la Nuova carta geografica dello Stato Ecclesiastico dedicata a Benedetto XIV.

Nel XIX secolo Andrea Conti viene incaricato di determinare la precisa posizione geografica dei principali edifici di Roma e delle località negli immediati dintorni. Utilizza un teodolite costruito dal tedesco von Reichenbach. Si scegli per la misura della base “la bella strada cosi detta di Porta Angelica alle pendici di Monte Mario e in poca distanza dalla riva destra del Tevere” . Da questa base si calcolano le triangolazione con la specola del Collegio Romano, la Cupola di San Pietro e i Casino dell’Aurora a Villa Ludovisi poi a Villa Poniatowski

Nel XIX secolo Angelo Secchi, direttore dell’Osservatorio del Collegio Romano, è incaricato dal papa – su suggerimento di Luigi Canina che nel frattempo stava lavorando tra il III e il IX miglio dell’Appia – di ricalcolare la base trigonometrica della Via Appia con il metodo inventato dall’ingegnere Ignazio Porro collocare in linea retta sulla direzione della base una serie di microscopi (almeno cinque) una v***a di 4 metri di lunghezza serve a prendere successivamente le loro reciproche distanze per dare la misura lineare”. La misura della base data da Secchi corrisponde a 12043,14 metri

Secchi partì dal punto A, tornato alla luce nel 1999 , in mezzo alla strada , proprio di fronte al Mausoleo di Cecilia Metella. ( è visibile un pozzetto quadrato che nasconde il caposaldo A. Il caposaldo è costituito da un masso di travertino con iscrizione (BASE / TERMIN/A /1855) . IL caposaldo venne interrato per volere di Secchi che aveva paura di furti . Più difficile identificare il punto B del quale si perdono le tracce a partire dal 1870 e del quale sono stati rintracciati frammenti presso il sepolcro con Torretta alle Frattocchie , forse non in posizione originaria.

Ricordiamo che il metodo usato per disegnare carte utilizzava una rete di punti visibili tra di loro, uniti a formare idealmente dei triangoli di cui è nota la base (la linea A-B) . Con calcoli trigonometrici basati sulla misura degli angoli si poteva calcolare esattamente calcolare le misure di questi triangoli. Bisognava però avere una base di partenza certa, la base geodetica, di cui si conoscesse con esattezza la misura.

Flavia De Luca

16/12/2016

Marte – Incontri ravvicinati con il Pianeta Rosso” è il titolo della rassegna che sarà aperta al pubblico, con ingresso libero, dal 16 dicembre 2016 al 28 febbraio 2017 presso l’Aula Ottagona del Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano (ingresso su Via Giuseppe Romita 8, Roma).

La mostra, curata da Viviana Panaccia, unisce, con un coerente filo conduttore, il passato di Roma, con le statue che rappresentano il Dio della Guerra, al futuro, attraverso le prossime missioni marziane - tra cui l'europea ExoMars 2020 - e la colonizzazione del Pianeta Rosso. Un futuro che, come per il passato, vedrà l’Italia protagonista.

Tra questi due estremi, la storia, la cultura e la scienza, i primi studi di Schiaparelli e i disegni dei ‘suoi’ canali, il cinema di fantascienza e l’impresa dell’uomo di conoscere il gemello del proprio pianeta.

La partecipazione alla mostra può essere inoltre un'occasione per visitare il Planetario, normalmente chiuso al pubblico, e per visitare l'adiacente Museo Nazionale Romano (quest'ultimo non incluso nell'ingresso mostra gratuito).

La mostra è stata organizzata dall'ASI in partenariato con il Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo. Hanno fornito il loro prezioso, l’Agenzia Spaziale Europea, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, oltre a Leonardo Finmeccanica, Thales Alenia Space e National Geographic Channel.

L'installazione sarà inaugurata il 16 dicembre 2016 e, nella stessa giornata, sarà visitabile dalle 17.00 alle 20.00. Successivamente, sarà aperta al pubblico tutti i giorni dalle 9.00 alle 15.00. Chiuso il lunedì e i giorni festivi.

Indirizzo

Via
Rome
00165

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