Roman Tours

Roman Tours Pagina dedicata alle curiosità sulla storia di Roma e sulle sue meraviglie

Visita guidata presso la galleria nazionale d'arte moderna con il nuovo allestimento ❤️🫡🙂
06/03/2023

Visita guidata presso la galleria nazionale d'arte moderna con il nuovo allestimento ❤️🫡🙂

Visita a Ostia Antica ❤
02/10/2022

Visita a Ostia Antica ❤

Grazie a tutti per aver partecipato alla visita "la  Trastevere che non ti aspetti". Ci vediamo alla prossima visita al ...
19/09/2022

Grazie a tutti per aver partecipato alla visita "la Trastevere che non ti aspetti". Ci vediamo alla prossima visita al sito di Ostia Antica 🙂

Grazie a tutti per aver partecipato al tour del rione Monti, nonostante il caldo 🙂Ci rivediamo a settembre!
19/07/2022

Grazie a tutti per aver partecipato al tour del rione Monti, nonostante il caldo 🙂
Ci rivediamo a settembre!

Grazie a tutti per la partecipazione, 23 persone come primo evento Roman Tours dopo oltre 3 anni di assenza non è affatt...
19/06/2022

Grazie a tutti per la partecipazione, 23 persone come primo evento Roman Tours dopo oltre 3 anni di assenza non è affatto male ❤

29/05/2022

Buongiorno a tutti e ben trovati!
Circa 3 anni fa avevo smesso di aggiornare la pagina, in quanto ero impegnato su altri "fronti".
Adesso che ho un po' più di tempo vorrei ricominciare.
Seguiranno a breve degli aggiornamenti, spero saranno di vostro gradimento 🙂

16/09/2019

A breve vorrei chiudere questa pagina. L'ho creata 3 anni e mezzo fa per organizzare visite guidate, ma poi l'ho trasformata in un blog che descrivesse posti e vicende poco conosciuti su questa bellissima città in cui viviamo.
Ringrazio le tante persone che si sono iscritte a questa pagina, e auguro il meglio ad ognuno di voi ❤

I segreti di bellezza delle antiche romaneSe pensate che l’essere sexy e seducenti sia solo un appannaggio moderno, vi s...
10/06/2019

I segreti di bellezza delle antiche romane

Se pensate che l’essere sexy e seducenti sia solo un appannaggio moderno, vi sbagliate di grosso!

Donne bellissime sin dall’antichità sono ricordate per il loro aspetto avvenente e sempre perfetto, ne è un esempio Cleopatra che più per la sua titolatura regale di sovrana d’Egitto è passata alla storia come femme fatale che conquistò uomini di potere come Cesare e Marco Antonio.

Ma quali erano i segreti di bellezza nell'antica Roma?Vediamone alcuni.

Pelle secca? Come rimediare se non con un bagno al latte di asina che ammorbidisce e leviga la pelle e dopo da spalmare addosso degli ottimi unguenti orientali che rendono la pelle luminosa e profumata.

Intimo. Le donne romane indossavano degli slip morbidissimi in pelle, a vita bassa e ricamati. Si portavano stringendo dei lacci lateralmente in quanto non esistevano ancora gli elastici. L’antenato del reggiseno è una fascia morbida di pelle o tessuto che schiaccia e tira su il seno in modo che anche le taglie piccole risultassero prosperose! Stiamo parlando di un vero e proprio push-up antico.

Anche il make-up era fondamentale. Il viso doveva essere ben pulito, dopo veniva messo un “fondotinta” chiaro perché il viso risultasse candido, a base di miele e biacca (una polvere che si forma sulle superfici di piombo e che è assolutamente nociva! Ma all’epoca questo non si sapeva). L’abbronzatura per le donne nobili era assolutamente vietata, non si addiceva al loro status sociale elevato. L’operazione viso non finiva qui, andava messo il blush sugli zigomi con un tocco di ematite per far risultare il viso più vivo.

Trucco occhi: l’ombretto dell’epoca era cenere mista a pigmenti; gli occhi andavano esaltati con un antenato dell’eyeliner di colore nero che poteva essere fatto con nero di seppia, manganese, noccioli di datteri bruciati e… formiche bruciacchiate! Le ciglia si incurvavvano con degli appositi strumenti, i nostri piega ciglia e per sottolineare le sopracciglia folte si passava un bastoncino di carbone.

Infine i capelli. I capelli erano sempre lunghi, venivano pettinati con pettini preziosi di osso o avorio, e venivano acconciati con delle trecce attorcigliate dietro la testa. L’acconciatura doveva essere voluminosa, a seconda della moda del tempo, e per questo si faceva largo uso di extension che venivano man mano applicate a seconda del risultato da ottenere. Rinomato era l’effetto “boccolo” da dare alle ciocche, e con ferri riscaldati si creavano questi effetti ai lati delle tempie; se si voleva esagerare venivano inserite anche delle intelaiature con altri boccoli per creare un volume massimo e un effetto scenico assolutamente impressionante.

Una donna non può mai uscire di casa senza un filo di rossetto, e qual era il colore preferito dalle donne romane? Il rosso! Le labbra dovevano risultare carnose e altamente seduttive, venivano composte delle miscele con l’ocra e l’amatite , ma se si voleva un colore più ricco e brillante , la variante costosa era a base di cinabro (solfuro di mercurio) che garantiva un effetto rouge assolutamente invidiabile.

Un finto neo malizioso veniva disegnato sopra l’angolo della bocca , e a seconda di dove venivano disegnati, il messaggio cambiava ed era ben preciso. Alla fine gocce di profumo, boccettine originali e fragranze personalizzate a seconda dei gusti, che venivano realizzate appositamente da delle botteghe altamente specializzate che facevano arrivare le varie odorazioni dai paesi orientali.

Passano i secoli, ma una donna non doveva mai uscire dismessa e trascurata; bellezza e seduzione, due armi imprescindibili per attirare lo sguardo degli uomini.

Alcune curiosità sul ColosseoCome si riuscì a costruire un edificio così imponente in soli 8 anni?Adottando due piccoli ...
23/05/2019

Alcune curiosità sul Colosseo

Come si riuscì a costruire un edificio così imponente in soli 8 anni?

Adottando due piccoli trucchi. Il primo fu quello di utilizzare, ripetendoli all’infinito, ciò che i romani sapevano usare molto bene, e cioè gli archi: in questo modo infatti, esattamente come negli Acquedotti, le forze si scaricavano perfettamente a terra rendendo la struttura ben salda, alta e assai stabile. Il secondo fu scegliere una posizione non proprio causale: il Colosseo infatti si impiantò esattamente al posto del grande lago artificiale della Domus Aurea di Nerone e quindi gli scavi per le sue fondazioni furono ridotti al minimo indispensabile!

Quanti persone e animali morirono nel corso dei suoi spettacoli?

Si stima che nei quasi 500 anni in cui venne utilizzato per i giochi gladiatori, morirono circa 500 mila persone e più di un milione di animali. Secondo lo storico Cassio Dione solamente nel corso dei giochi inaugurali, che durarono 100 giorni, morirono 5.000 animali.

Esistevano gladiatori donne?

Diversi storici assicurano che c’erano anche gladiatori donne, che lottarono con lo stesso valore degli uomini.

Qual era il programma degli spettacoli?

Il Colosseo non era solo l’arena in cui combattevano i gladiatori, anzi il programma degli spettacoli era ricco e variegato. Al mattino si mettevano in scena le lotte tra belve, le venationes, grazie alle quali era possibile assistere a cacce e combattimenti tra animali – come per esempio tra elefanti e leoni – o tra animali e uomini – c’erano per esempio coraggiosi acrobati che saltavano sopra le belve cercando di non farsi azzannare o impavidi guerrieri armati che affrontavano leoni, orsi e leopardi. A questi feroci animali venivano poi gettati i condannati a morte – ladri, truffatori, assassini, stupratori – perché il Colosseo era anche un luogo di esecuzioni pubbliche. Le belve selvatiche venivano infatti addestrate proprio per attaccare l’uomo e quindi si poteva essere divorati da un leopardo o incornati da un toro! E solo nel pomeriggio quindi avevano luogo i tanti amati spettacoli fra gladiatori.

Il lago rosso della riserva dimenticata a due passi da RomaUn luogo misterioso e poco conosciuto, originato da fenomeni ...
12/05/2019

Il lago rosso della riserva dimenticata a due passi da Roma

Un luogo misterioso e poco conosciuto, originato da fenomeni vulcanici attinenti al Vulcano Laziale. Si entra dentro un ambiente inconsueto, particolarissimo, quasi lunare. Un lago rossastro e un altro specchio d’acqua che sembra di ghiaccio.

Odore di zolfo ed acqua che ribolle, cristalli giallastri e fanghi bianchi, licheni ed erbe acquatiche, natura incontaminata e resti di antiche cave e miniere: questo è la Solforata (solfatara) di Pomezia.
La zona, facente parte della Riserva Naturale di Malafede, è lasciata purtroppo a sé stessa, senza un minimo di tutela e priva di un accenno di indicazioni. Fortunatamente è un posto piuttosto intuitivo, basta lasciarsi guidare dai nauseanti miasmi sulfurei per arrivare direttamente al fulcro dell’esplorazione: il lago rosso, tramandato da leggende orali come un luogo che conserva ancora tutta la sua aura di sacralità.

Sul fondo di una cava gigantesca, si apre lo spettacolo del lago rosso, il cui colore, determinato da particolari sostanze chimiche, è più o meno accentuato a seconda della stagione.
Solo chi ha avuto la fortuna di vedere il lago Tovel in Trentino, potrà non stupirsi di fronte ad uno scenario simile. Queste acque immobili, immerse in una quiete indicibile, sono interrotte dagli scheletri arrugginiti di quel che resta degliantichi impianti estrattivi, che giacciono sulle sponde a memoria di una miniera in funzione fino ad epoca recente.

Ma questo lago non è l’unico gioeillino della solfatara.

Immediatamente adiacenti, vi sono altri due laghi di proporzioni minori, che nell’antichità formavano con il primo un unico grande lago. Il lago bianco si staglia come un’immensa distesa lattiginosa puntellata da infiniti piccoli soffioni sulfurei, con le rive che sembrano imbiancate da una nevicata.

Per via delle particolarissime condizioni ambientali, intorno alle solfatare, sin dall’antichità, si è sviluppato un corpus di miti e leggende, e quella di Pomezia non fa eccezione.

E’ proprio qui che geologia, storia e leggenda si fondono assumendo dei confini sfumati. La Grotta del Fauno, situata all’interno di una proprietà privata recintata, è un luogo che ancora oggi conserva ancora tutta la sua magia. La sua storia affonda le radici nell’Eneide: Virgilio narra che il re Latino si recasse nella grotta del padre Fauno, considerato il progenitore dei Latini, per consultarne l’oracolo, e ivi seppe che sua figlia Lavinia avrebbe sposato un eroe straniero (Enea). Proprio qui, tra le esalazioni sulfuree, i fedeli devoti al culto di Fauno, venivano a consultare la divinità portando animali in sacrificio.

Stralcio dal sito lostmemories.it

Cosa c'è di più brutto della morte?La locuzione latina Damnatio Memoriae significa letteralmente 'condanna della memoria...
16/04/2019

Cosa c'è di più brutto della morte?

La locuzione latina Damnatio Memoriae significa letteralmente 'condanna della memoria' e venne istituita nella Roma Antica in età repubblicana.
Questa pena consisteva nella cancellazione di una determinata persona da tutti i documenti esistenti che ne contenessero la nomina, con l'obiettivo di mantenere l'onore di Roma.
Infatti, nella società romana si dava molta importanza all'immagine e alla reputazione di cui un cittadino godeva, per questo la condanna appariva ancora più crudele.
Durante la Repubblica, era riservata a coloro che appartenevano alla classe più elevata.
La Damnatio Memoriae consisteva nella cancellazione del nome, che non sarebbe stato tramandato nella gens del condannato.

Inoltre, se il Senato si fosse dimostrato concorde, la cancellazione del nome sarebbe stata seguita dall'annullamento degli atti compiuti dal condannato durante la carica sociale che aveva rivestito.
Se il processo avveniva quando egli era ancora vivo, la pena veniva considerata tale e quale alla morte civile.

In età imperiale la Damnatio Memoriae si estese persino agli imperatori uccisi o decaduti.

I loro nomi furono cancellati dalle opere sulle quali erano stati iscritti, le statue vennero distrutte e i loro volti sfregiati nei ritratti di famiglia (vedi foto).

Tra le persone che furono soggette alla Damnatio Memoriae si ricordano: Caligola, Seiano, Nerone, Domiziano, Messalina e Geta.
La pena si protrasse anche nel Medioevo, ove persino alcuni papi ne subirono la condanna.

Particolare è il caso di Papa Formoso, che subì un processo post mortem con l'accusa di sacrilegio.
Il suo ca****re fu riesumato, vestito con gli abiti pontifici e posto su un trono nella sala del concilio, dove Papa Stefano IV avrebbe dovuto processarlo.
Per rispondere alle domande, al posto di Papa Formoso venne chiamato un diacono.
Una volta terminato, il papa venne condannato per abuso di potere e, strappategli le vesti, amputate le tre dita usate per le benedizioni, il suo ca****re venne gettato nel Tevere.

In età moderna la Damnatio Memoriae è stata utilizzata anche contro ideologie politiche come quelle nazi-fasciste nei Paesi in cui esse sono state adottate.

Le origini "americane" della Carbonara Sfatiamo subito un mito: non esistono antichi progenitori della carbonara. Il rac...
04/04/2019

Le origini "americane" della Carbonara

Sfatiamo subito un mito: non esistono antichi progenitori della carbonara. Il racconto di umili e operosi pastori (o carbonai) che dalla notte dei tempi riempiono la gavetta di spaghetti conditi con uova, guanciale e pecorino è tanto affascinante quanto antistorico. Con tutte le cautele del caso, si può affermare che le cose siano andate diversamente

L’origine di un piatto si evince dai ricettari

Partendo dai ricettari storici, si può incontrare il primo esempio di associazione tra uovo e pasta ne “Il cuoco galante” del napoletano Vincenzo Corrado, stampato nel 1773, in cui però l'uovo viene utilizzato unicamente come addensante per la pasta in brodo. A compiere un deciso passo in avanti è invece Francesco Palma, un altro napoletano, che descrive ne “Il principe dei cuochi” del 1881 i Maccheroni con cacio e uova, in cui riunisce formaggio, uova e sugna, in un piatto di maccheroni.
L'utilizzo di lardo o guanciale come condimento per la pasta viene invece registrato dai ricettari solo molto più tardi.

Ricordiamo la ricetta degli Spaghetti al guanciale pubblicata ne “Il piccolo talismano della felicità” di Ada Boni nel 1949.

Purtroppo in nessuna delle ricette è presente l'uovo per cui possono al massimo essere considerate i primi esempi di gricia, anche se questo nome gli sarà imposto solo molto tempo dopo. E a proposito di nomi: quando si sente parlare per la prima volta di carbonara? Strano ma vero, il nome compare in un film.

In “Cameriera bella presenza offresi…” del 1951 durante un insolito colloquio di lavoro con la cameriera Maria, interpretata da Elsa Merlini, il datore di lavoro chiede:“Scusi un momento, senta un po’, ma lei sa fare gli spaghetti alla carbonara?”.

Ma tornando alle ricette, la prima ricetta della carbonara pare sia stata pubblicata nel 1952 negli Stati Uniti in una guida dei ristoranti di un distretto di Chicago dal titolo “An extraordinary guide to what’s cooking on Chicago’s Near North Side” di Patricia Bronté. Nella recensione del ristorante "Armando's" l'autrice ne riporta una ricetta piuttosto precisa e non ci si può sbagliare: è proprio la carbonara che tutti conosciamo.

La comparsa della prima ricetta italiana (ma non come la conosciamo oggi) è invece datata agosto 1954, quando appare sulla rivista La cucina italiana. Qui gli ingredienti sono: spaghetti, uovo, pancetta, gruviera e aglio.

Ma la definitiva consacrazione a ricetta nazionale avviene con la pubblicazione nel ricettario di Luigi Carnacina “La grande cucina” del 1960. Per la prima volta viene introdotto il guanciale di maiale, in sostituzione della pancetta, e la panna che sarà spesso presente nella ricetta fino allo scadere degli anni '80 con quantità anche importanti (come nella versione di Gualtiero Marchesi del 1989 che ne consiglia un quarto di litro su 400 g di spaghetti).

Nei suoi primi quarant'anni di vita, oltre alla panna, altri ingredienti trovano il proprio spazio nella ricetta, come vino, aglio, cipolla, prezzemolo, peperone, pepe e peperoncino, dimostrando un'estrema variabilità della composizione.

Nelle versioni della carbonara degli anni '90 tutti questi ingredienti verranno eliminati consentendo l'affermazione lenta, ma costante, dei tre ingredienti classici che oggi tutti conoscono: uovo (con una netta prevalenza del tuorlo), pecorino e guanciale con l'aggiunta più o meno abbondante del pepe.

Origini del piatto

Per quanto riguarda le circostanze della nascita di questo piatto, è plausibile che la disponibilità delle razioni militari statunitensi nell'immediato dopoguerra abbia fornito l'impulso decisivo per la costruzione della ricetta. La combinazione del tipico gusto americano uova & bacon con la pasta condita con il formaggio ne ha decretato l'immediata fortuna su entrambe le sponde dell'Oceano Atlantico. Ma a chi dobbiamo questa invenzione?

Le ipotesi sono diverse, ma su tutte prevale il racconto, mai smentito, di Renato Gualandi. Questo giovane cuoco di origine bolognese fu ingaggiato il 22 settembre 1944 per preparare un pranzo in occasione dell’incontro tra l’Ottava Armata inglese e la Quinta Armata americana nella Riccione appena liberata. Facendo di necessità virtù, creò inconsapevolmente un piatto destinato a diventare famoso in tutto il mondo: “Gli americani avevano del bacon fantastico, della crema di latte buonissima, del formaggio e della polvere di rosso d’uovo. Misi tutto insieme e servii a cena questa pasta ai generali e agli ufficiali. All’ultimo momento decisi di mettere del pepe nero che sprigionò un ottimo sapore. Li cucinai abbastanza “bavosetti” e furono conquistati dalla pasta”.

In seguito Gualandi divenne cuoco delle truppe alleate a Roma dal settembre del '44 all'aprile del '45 e questo periodo fu sufficiente per diffondere la fama della carbonara nella Capitale. Ovviamente il racconto della carbonara inventata a Riccione nel 1944 da un cuoco bolognese usando le razioni dell’esercito americano, può generare qualche perplessità nei puristi (talvolta autentici talebani senza giustificazione storica) della tradizione romana, ma ciò non rende la faccenda meno veritiera o plausibile.

Ci piace invece pensare che sia frutto della grande capacità, tutta italiana, d’improvvisazione culinaria che ha creato un capolavoro in uno dei momenti più difficili della propria storia.

Indirizzo

Via Crispi
Rome
00187

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