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Buona Domenica Tanti abbracci e cose positive,se passate lasciate bontà ♥️
19/04/2026

Buona Domenica
Tanti abbracci e cose positive,
se passate lasciate bontà ♥️


10/04/2026

Buongiorno ☀️ tutto pronto in Via Manzoni ⬇️
“Cavalcata di San Giuseppe” 🐎

Nel lungomare di Rosolini, 🌞 Oggi il sole è tornato a splendere dopo giorni di pioggia 🤗
01/04/2026

Nel lungomare di Rosolini, 🌞 Oggi il sole è tornato a splendere dopo giorni di pioggia 🤗

Il 4 marzo l’esercito israeliano ha bombardato un disegno. Poi ha pubblicato il video per vantarsene.L’IDF ha postato su...
14/03/2026

Il 4 marzo l’esercito israeliano ha bombardato un disegno.

Poi ha pubblicato il video per vantarsene.

L’IDF ha postato su X il filmato di un attacco “riuscito” su un elicottero militare iraniano Mi-17.

Il solito tono trionfale a caratterizzare la celebrazione.

Poi qualcuno ha guardato meglio…

Le pale del rotore non si muovono dopo l’esplosione. Nessun detrito o esplosione secondaria.

L’analista militare Patricia Marins ha scritto su X che il bersaglio non mostrava nessuna struttura tridimensionale.

Era un disegno sull’asfalto. Una semplice pittura su una piazzola di cemento.

Costo del missile israeliano: circa 3 milioni di dollari. Costo della vernice iraniana: qualche dollaro.

Se hai letto il mio post della settimana scorsa sui droni iraniani sai già dove sto andando.

Ma stavolta la storia è ancora più assurda.

Perché l’Iran non si sta limitando ad utilizzare armi economiche contro armi costose, come ho fatto presente l’altra volta.

Sta usando letteralmente armi FINTE.

Le immagini satellitari hanno rivelato lanciamissili fittizi, repliche gonfiabili e modelli in legno piazzati in aree aperte per attirare i sistemi di puntamento americani e israeliani.

Alcune strutture militari sono dipinte per sembrare edifici civili. Altre sono coperte con reti che mascherano la firma termica.

Un carro armato gonfiabile pesa 23 kg, sta in un borsone, e due persone lo montano in pochi minuti.

Da un satellite sembra un carro armato vero. Così come dal sensore termico di un missile da 4 milioni di dollari… sembra un carro armato vero.

E il missile parte lo stesso.
Scavando ho scoperto che non è neanche un’idea nuova.

Nel 1999, durante la guerra del Kosovo, la NATO dichiarò di aver distrutto 300 carri armati serbi.

Quando le truppe entrarono sul territorio, trovarono enormi quantità di carri armati finti fatti di legno, ponti finti e strade false fatte di plastica nera.

I serbi avevano nascosto i MiG-21 veri sotto le code degli aerei di linea parcheggiati.

Il governo serbo dichiarò 13 carri armati distrutti. La NATO non smentì.

Nella Seconda Guerra Mondiale gli americani stessi avevano un’unità segreta, la 23rd Headquarters Special Troops, soprannominata la Ghost Army.

Millecento soldati che creavano interi eserciti fantasma con carri armati gonfiabili, finte trasmissioni radio e altoparlanti. Per ingannare Hi**er.

L’inganno militare esiste da sempre. Ma quello che l’Iran sta facendo oggi ha una dimensione ulteriore…

Infatti non si sta limitando a ingannare il nemico su DOVE colpire.

Lo sta dissanguando nel TEMPO.

Secondo fonti occidentali, in cinque giorni di guerra gli USA avrebbero sparato oltre 800 missili Patriot.

Per darvi un’idea della portata, è più di quanti ne siano stati lanciati in quasi tre anni di guerra in Ucraina, dove il sistema Patriot è stato fornito dagli americani e operato dagli ucraini contro i missili russi.

Ogni Patriot PAC-3 costa tra i 3 e i 5 milioni di dollari a seconda della variante. Fate voi i conti.

Il Pentagono ha chiesto al Congresso 50 miliardi di dollari supplementari per rimpiazzare le munizioni usate nella prima settimana.

Il costo totale stimato per gli USA ha già superato i 30 miliardi.

Ma il problema vero, ripeto, è il tempo.

Gli USA producono circa 550 Patriot PAC-3 all’anno. Ne hanno sparati 800 in cinque giorni.

Lockheed Martin impiegherebbe oltre 15 mesi solo per ricostruire le scorte consumate in meno di una settimana.

E nel frattempo l’Iran produce 10.000 droni Shahed al mese. Ciascuno costa tra i 20.000 e i 50.000 dollari. Rapporto di scambio: 114 a 1 a favore dell’Iran.

Il Soufan Center, uno dei think tank di sicurezza più rispettati al mondo, ha scritto una cosa che riassume tutto: “L’Iran sa che questa è una guerra che non può vincere militarmente. Ma il regime crede di poterla sopravvivere.”

Non vincere. SOPRAVVIVERE.
Che è una cosa molto diversa.

La strategia iraniana non può certo essere quella di distruggere l’esercito americano…

Di conseguenza puntano a rendere il costo di continuare la guerra politicamente e finanziariamente insostenibile… prima che l’America riesca a ottenere un risultato chiaro.

Responsible Statecraft l’ha messa così: “L’Iran non ha bisogno di vincere la guerra. Deve solo assicurarsi che la guerra sembri irrisolta.”

Nel post della settimana scorsa ho paragonato il Direct Response ai droni iraniani.

L’arma del piccolo imprenditore contro il grande competitor. Ma c’era un pezzo mancante, quello più importante.

IL COSTO DI ACQUISIZIONE CLIENTE.

Ogni euro che spendi in campagne, in pubblicità, in acquisizione è un missile che lanci.

E quel missile deve colpire un bersaglio che PAGA, entro un tempo che ti permetta di sopravvivere.

Se il tuo costo di acquisizione è 100 euro e il cliente ti ripaga 300 euro in tre mesi, stai vincendo.

Se ti ripaga 300 euro in diciotto mesi… dipende da quanta cassa hai.

Se non ti ripaga mai, stai bombardando carri armati gonfiabili.

E più la guerra si prolunga, più il tempo gioca contro chi spende di più.

Il grande competitor con le campagne paid brucia budget ogni giorno. Ogni giorno che il cliente non converte è un Patriot sparato nel vuoto.

Ogni mese di ritorno sull’investimento negativo erode la cassa come i droni Shahed erodono le scorte del Pentagono.

Il piccolo imprenditore col personal brand, invece, è l’Iran della situazione.

Ogni contenuto organico che pubblica costa quasi zero. E a differenza di una campagna a pagamento, non smette di funzionare quando smetti di pagare.

Un articolo che hai scritto sei mesi fa continua a lavorare per te. Un video che hai girato l’anno scorso continua a portarti clienti.

I tuoi contenuti sono droni da 20.000 dollari. Le campagne del tuo competitor sono Patriot da 4 milioni. E ogni mese che passa, il rapporto di scambio gioca più a tuo favore.

Lunedì Trump ha detto a CBS News: “Penso che la guerra sia quasi vinta, più o meno. Non hanno più niente.”

Poche ore dopo, ai Repubblicani riuniti nel suo resort di Doral: “Abbiamo già vinto per molti aspetti, ma non abbiamo vinto abbastanza.”

E poche ore dopo​​​​​​​​​​​​​​​​ ancora, in conferenza stampa: “Non penso che finirà questa settimana. Ma presto, molto presto.”

Sembra abbia fretta di chiuderla, per un motivo preciso.

Il prezzo del petrolio ha superato i 110 dollari al barile. Il Dow Jones è crollato di 400 punti. La benzina in America si avvicina ai 4 dollari al gallone.

E gli analisti lo dicono apertamente, se la guerra si prolunga oltre le quattro-cinque settimane dichiarate da Trump, le scorte di intercettori diventano un problema strategico globale.

Perché quei missili servono anche per l’Ucraina. E per un eventuale scontro con la Cina su Taiwan.

Quindi la pressione a dichiarare vittoria nasce dalla necessità di uscirne prima che i costi diventino politicamente insostenibili.

A me ricorda noi marketer quando lanciamo un prodotto che non funziona, i risultati non arrivano, e iniziamo a ridefinire cosa significhi “successo”.

Prima diciamo che se non fai almeno 10K al mese sei uno sfigato. Poi diciamo che il vero successo è il mindset. E alla fine che il vero risultato è godersi il viaggio…

Escalation rapida, aspettative alte, e poi, quando la campagna si rivela costosa o inconcludente, l’obiettivo viene ridefinito silenziosamente e la vittoria dichiarata.

Nel marketing come in guerra.

La differenza è che in guerra ci lasciano la pelle persone vere. Il che rende questi parallelismi abbastanza disturbanti, lo capisco.

Tanto è che siamo qui ad aspettare che finiscano le munizioni, prima che le munizioni finiscano noi.

Martino Giuseppe

Convocazione della commissione elettorale comunale per la nomina degli scrutatori 👇🏻
24/02/2026

Convocazione della commissione elettorale comunale per la nomina degli scrutatori 👇🏻

14/02/2026

La città di Rosolini è quel luogo magico, spesso legato all'infanzia o a ricordi intensi, che custodiamo nell'anima come un rifugio sicuro e nostalgico.
È una meta dove abbiamo lasciato un pezzo di noi, un posto che profuma di ricordi e dove ci sentiamo a casa.
Esistono rifugi nella nostra memoria, i Luoghi del Cuore, dove di tanto in tanto torniamo con nostalgia e i luoghi diventano custodi dei nostri ricordi, trasformando spazi fisici in rifugi emotivi dove il passato rivive. La memoria è legata indissolubilmente alle atmosfere, ai profumi e ai paesaggi vissuti, che spesso rappresentano un "luogo del cuore" in cui tornare per ritrovare pace o rivivere emozioni intense.
"Si dice che i luoghi mantengono vivo il ricordo di chi ha saputo accoglierli. Ne abbiamo, a volte, piacevole conferma dagli alberi che ci abbracciano quando camminiamo soli".
"Una volta che hai viaggiato, il viaggio non finisce mai, ma si ripete infinite volte negli angoli più silenziosi della mente. La mente non sa separarsi dal viaggio".

Nostalgia e Profumi:
"Un bel ricordo è come un profumo: lascia in noi una piacevole scia".
Casa e Memoria:
"Le case dei vecchi hanno un odore particolare... si sente l'odore dei ricordi, di porte rimaste chiuse per molto tempo, una sorta d'intimità pesante e nostalgica".
Emozioni nei Luoghi: "C'è quel luogo in cui andavamo insieme a guardare le stelle...

Il Viaggio interiore:

"Non si viaggia per fuggire dalla vita, ma per impedire che la vita ci fugga". ❣️

✍🏻 Martino Giuseppe
📽️ Corrado Puglisi

13/02/2026

⚠️ ATTENZIONE ⚠️
Non inserire la carta
Dispositivo non collegato

Alla posta di Rosolini in via Bellini
Mal funzionamento del sistema ATM
Non inserire la carta cadrà all'interno Senza poterla riprendere

All’età di 15 anni, appena compravamo un pacchetto nuovo, si girava una sigaretta.Quella era la sigaretta del desiderio ...
04/02/2026

All’età di 15 anni, appena compravamo un pacchetto nuovo, si girava una sigaretta.
Quella era la sigaretta del desiderio e l’ultima che avremmo fumato di quel pacchetto.
Nessuno ci credeva, ma tutti ci speravamo.

Martino Giuseppe

Il Gomgel è considerato un vero e proprio prodotto "mitico" degli anni '90 in Italia, diffusissimo tra i giovani per cre...
30/01/2026

Il Gomgel è considerato un vero e proprio prodotto "mitico" degli anni '90 in Italia, diffusissimo tra i giovani per creare le acconciature più in voga del momento, come i capelli a spazzola, l'effetto bagnato o i capelli tirati indietro 😎❤️

Le sue confezioni erano iconiche e impossibili da non notare sugli scaffali: grandi barattoli dai colori fluo sgargianti, tipicamente blu (fissaggio normale) o giallo (fissaggio forte).

Tra i ragazzi dell'epoca circolava una leggenda metropolitana secondo cui l'uso prolungato del Gomgel, potrsse portare alla calvizie. Oggi ci si scherza su con meme del tipo: "C'è chi lo usava, e chi ha ancora i capelli" 😁

27/01/2026

VENEZUELA:
🔴Il testo di questa serie tv è stato scritto nel 2018: quando si dice la Geopolitica…
(la serie tv è Tom Clancy’s)


Martino Giuseppe

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