04/06/2026
Lunedì 8 giugno tornano i Salotti Urbani (è il quindicesimo anno consecutivo, e già mi pare un piccolo record) e il primo appuntamento è dedicato ai Talking Heads, una delle band che ha segnato la mia esperienza di ascoltatore e che tutt'oggi rappresenta un modello a cui guardare con ammirazione.
Verso la metà degli anni 70 il rock stava per essere sconvolto dal fenomeno punk. Un nuovo atteggiamento si era fatto largo tra i giovani, improntato all'etica del DIY, do-it-yourself, fatelo da soli: basta subire il gusto dominante, imponiamone uno nostro, facendo cose semplici ma efficaci. E se possibile, non stupide.
È un abito mentale che un ventenne David Byrne assieme ai suoi amici della School of Arts di Rhode Island Chris Frantz e la sua fidanzata Tina Weymouth, tutti gravitanti nella vicina New York, fecero immediatamente proprio.
Nessuno di loro era un musicista particolarmente tecnico, dunque si concentrarono sugli incastri di parti semplici, restituendo una complessità ritmica straordinaria grazie all'intelligente interazione collettiva.
Questa combinazione stregò Jerry Harrison, l'ex tastierista dei Modern Lovers che si unì al trio pochi mesi dopo averli visti in concerto a Boston. Da qui i concerti al CBGB'S e il primo disco per la Sire, 77, con il singolo Psycho Killer uscito esattamente nell'anno d'oro del punk.
Ma non si fecero risucchiare dalla moda, imposero anzi il loro stile, grazie anche al fortunato incontro con Brian Eno.
Vi racconterò la storia dei Talking Heads nel primo Salotto Urbano del 2026. Vi aspettiamo lunedi 8 giugno alle 18 all'Orto San Marco di via Pasqui. Non mancate!
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