29/05/2026
Il fumo denso dei sigari a buon mercato tagliava a fette la luce fioca della lampada. Intorno al tavolo di legno massiccio, i soci di *1Camper* aspettavano.
**Camillo Drifter** si sistemò il bavero del trench, fece girare l’ultimo goccio di scotch nel bicchiere e scosse la testa con un sorriso amaro.
«Mettetevi comodi, ragazzi,» esordì Drifter, la voce resa roca da troppe notti insonni e troppa strada asfaltata. «Stasera vi racconto di un uomo che ha scambiato il marmo di Carrara con la giungla del Siam. Uno che ha lasciato le impronte digitali sulla storia di un intero regno, ma che in patria è diventato un fantasma.
Parlo di Corrado Feroci»
Atto I: Un compasso e troppi spaghetti (Firenze, 1892)
«Tutto comincia a Firenze, anno domini 1892. Una città che se inciampi cadi su un pezzo di Rinascimento.
Il giovane Corrado nasce lì, con il destino già segnato: accademia di Belle Arti, scultura, quel genere di cose che ti fanno guadagnare un sacco di pacche sulla spalla e pochissime lire per il pranzo.
Feroci era bravo. Maledettamente bravo.
Uno di quelli che guardava un blocco di pietra e ci vedeva già dentro un re o un eroe.
Ma l'Italia degli anni '20 era un posto strano, stretto, dove se non davi del "tu" alle camicie nere rischiavi di scolpire solo lapidi.
Così, quando nel 1923 sul suo tavolo atterra un bando di concorso per il governo del Siam — quella terra lontana che oggi chiamiamo Thailandia — Corrado non ci pensa due volte.
Il re Rama VI cercava un artista occidentale per rimodernare il volto del suo paese.
Feroci firma il contratto, fa le valigie e salpa. Destinazione: l'ignoto.»
Atto II: Spezie, sudore e scalpelli (Il Siam, 1923-1942)
«Immaginate la scena, soci. Arriva questo fiorentino doc, abituato alla bistecca e al Chianti, e si ritrova a Bangkok.
Un'umidità che ti si incolla addosso come un debito di gioco, zanzare grandi come elicotteri e una lingua che sembra un canto di uccelli. Qualsiasi altro uomo avrebbe preso il primo piroscafo per tornare a casa. Non Corrado.
Feroci capisce subito il trucco: per farsi amare da quel popolo, deve diventarne parte.
I thailandesi lo guardano strano, all'inizio. Lo chiamano *“Farang”* (lo straniero). Ma lui si rimbocca le maniche. Fonda l'università di Silpakorn — praticamente la Harvard delle belle arti di Bangkok — e comincia a sfornare monumenti che ancora oggi definiscono lo skyline di quella terra.
* Il **Monumento alla Democrazia**? Idea sua.
* Il **Monumento alla Vittoria**? Fatto da lui.
* La gigantesca statua di **Re Rama I**? Scolpita dalle sue mani piene di calli.
Diventa una leggenda vivente. Gli studenti lo adorano, lo chiamano *Ajarn* (Professore).
Ma il destino, ragazzi, ha il senso dell'umorismo di un killer professionista.
Arriva la Seconda Guerra Mondiale.»
Atto III: Il cambio di identità (1944)
«Nel 1944 le cose si mettono male. L'Italia firma l'armistizio, i giapponesi occupano la Thailandia e gli italiani diventano improvvisamente "nemici". Feroci rischia il campo di concentramento.
Avete presente quando nei film noir il protagonista deve cambiare nome per sfuggire ai sicari? Ecco.
Il governo thailandese, che non voleva perdere il suo artista d'oro, fa una mossa da manuale: gli cambia i connotati burocratici. Da quel giorno, Corrado Feroci cessa di esistere.
Nasce **Silpa Bhirasri**, cittadino thailandese a tutti gli effetti. Un uomo nuovo, protetto dall'ombra del re.
Continuerà a scolpire e a insegnare fino al suo ultimo respiro, nel 1962.
Oggi, in Thailandia, il 15 settembre è il "Sua Giornata". È considerato il padre dell'arte moderna thailandese. Un dio pagano con lo scalpello.»
La nota amara di Camillo Drifter
Camillo buttò giù l'ultimo sorso di scotch. Il bicchiere batté sul tavolo con un suono sordo. Guardò i soci di *1Camper* uno a uno, negli occhi.
«E... qui sta il punto, amici miei. Qui sta la fregatura di questa storia.
Chiedete a un qualunque ragazzo a Bangkok chi è Silpa Bhirasri: vi guiderà fino alla sua statua con gli occhi lucidi d'orgoglio.
Poi tornate qui, uscite da questa stanza, andate in piazza a Firenze o a Roma e chiedete a un passante chi fosse Corrado Feroci.
Vi guarderà come se gli aveste parlato in aramaico.
La verità è una sola, ed è amara come questo tabacco: *gli uomini valorosi non sono tutti uguali. Vengono ricordati solo quelli che lavorano nel nostro paese.*
Se fai grande la tua patria, forse ti dedicano un vicolo o una via in periferia. Se fai grande un paese a diecimila chilometri di distanza... per l'Italia rimani solo uno che ha preso un piroscafo e non è più tornato.»
Camillo si alzò, si abbottonò il trench e si diresse verso la porta.
«Buonanotte, soci. Pensateci, la prossima volta che accendete il camper.»