La Terra dei Morgeti

La Terra dei Morgeti Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi
Con la faccia verso il cielo
Viaggi avventurosi
Pensa se la

Simone, il menestrello di San Giorgio Morgeto, non è solo un artigiano mastro vetraio ma è anche prima di tutto una persona , che , fin da adolescente ,ha fatto parte di associazioni culturali locali. Una su tutte il " carosello" , una piccola esperienza associativa che per sette anni ha organizzato molteplici eventi culturali e di aggregazione , concerti , escursioni, mostre , fiere , intrecciand

o relazioni culturali , sociali e umane con molte realtà presenti sul territorio regionale e non solo...

29/08/2023

Alessandro Bianchi, già ministro dei trasporti e rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, denuncia gli interessi dei fautori del ponte e smonta tutta una serie di falsità.
Leggete l’articolo pubblicato dal Nuovo Soldo.

“La rimessa in campo da parte del Governo della proposta di realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina ha una chiave di lettura evidente: è una concessione che la Presidente Meloni ha dovuto fare ad un riottoso alleato sempre all’affannosa ricerca di visibilità su stampa, televisione e media vari.

Tuttavia credo sia opportuno andare oltre la semplice lettura della convenienza politica per cercare di capire da cosa deriva la rimessa in campo di una proposta che, oltre ad una storia che risale ormai a cento anni addietro, ne ha sulle spalle una più recente fatta di numerose bocciature in sedi istituzionali, sia nazionali che europee

Dunque chi sono i nuovi fautori della costruzione del Ponte?

Il fatto che lo sostenga il Ministro in carica non desta meraviglia dato che è ben noto che non ha alcuna competenza in materia di infrastrutture e trasporti (semmai desta meraviglia, per non dire scandalo, il fatto che sia stato messo in quel posto), ma dobbiamo anche immaginare che una spinta in quella direzione sia venuta anche da altre parti interessate alla costruzione di un’opera elefantiaca, tanto inutile quanto dannosa.

Ne parlo con una certa cognizione di causa in quanto ho seguito per molto tempo la vicenda nell’ambito di numerose ricerche scientifiche, ho pubblicato scritti sull’argomento e per un periodo me ne sono occupato direttamente come Ministro dei Trasporti contribuendo alla messa a punto di atti che ne escludevano la realizzazione.

Sulla scia di queste esperienze e alla luce delle evidenze di oggi, penso di poter dire che i nuovi fautori del ponte appartengono a tre categorie.

Anzitutto gli imprenditori, primo fra tutti quello che era in causa con lo Stato prima che il Governo rinunciasse senza motivo al contenzioso. Costoro, insieme a tutti quelli che sperano di agganciarsi al carro dell’impresa guida, si aspettano di lucrare profitti enormi e per un tempo che si misura in decenni. Dunque sono i difensori irriducibili dell’opera ed è del tutto inutile pensare che possano cambiare posizione: business is business!

Accanto a loro vi è una moltitudine di politici a diversi livelli, da quelli nazionali a quelli regionali a quelli comunali, il cui unico obiettivo è di ottenere un consenso elettorale. Quindi anche questi sono in affari, anche se di tipo diverso, per cui è inutile pensare che possano ragionare in termini diversi: i voti sono voti!

Dietro i due capifila vengono i professionisti – soprattutto architetti, ingegneri e urbanisti – che, ostentando il loro ruolo di “tecnici”, non si chiedono se il ponte sia un’opera pubblica utile o inutile, sia vantaggiosa o dannosa per i cittadini: a loro interessa solamente ottenere incarichi!

Sono queste le tre categorie di persone che ora stanno tenendo bordone al Ministro pro-tempore e alla sua velleità di passare alla storia come l’uomo del ponte.

Tuttavia è evidente che questo sostegno non può essere sufficiente a tenere in piedi una proposta che, se conosciuta nei suoi reali termini, non ha alcuna credibilità. Affinché stia in piedi occorre il consenso di un’altra categoria di persone: i comuni cittadini, che non inseguono interessi economici, politici o professionali, ma pensano che il ponte apporterebbe grandi benefici alla qualità delle loro città, prime fra tutte Messina, Reggio Calabria e Villa S.Giovanni.

E’ per rispetto della loro condizione di cittadini che vanno smascherate le falsità e le mistificazioni che vengono propinate ogni giorno attraverso i media.

Vediamo le più eclatanti.

La realizzazione del ponte migliorerebbe i collegamenti tra le due sponde.
E’ una idea sbagliata, completamente sbagliata, perché il ponte si troverebbe su entrambi i lati a poco meno di 70 metri di altezza, il che vuole dire che l’entrata e l’uscita alle vie di accesso verrebbero ubicate a molti chilometri di distanza dai centri abitati e, quindi, servirebbero tempi lunghi per raggiungerli via strada (via ferrovia la situazione sarebbe di gran lunga più complicata). Che questa venga indicata come una soluzione favorevole per chi pendola ogni giorno da una sponda all’altra, è una inqualificabile mistificazione della realtà.

Il ponte servirebbe a congiungere la Sicilia con il resto d’Italia e l’Europa con l’Africa.
Sul primo punto è appena il caso di rilevare l’insensatezza di inserire un’imponente infrastruttura nel punto di congiunzione tra due estreme debolezze: la rete ferroviaria siciliana e la linea ferroviaria Salerno-Villa San Giovanni. Senza il completo rifacimento di quelle infrastrutture la convenienza dal punto di vista della mobilità Sicilia-Continente è semplicemente nulla.

Quanto alla proiezione verso l’Africa, è un vero mistero come si possa dire che la congiunzione fisica della terraferma con un’isola serva ad assicurare la connessione con un continente sull’altra sponda del Mediterraneo.

In realtà, grazie alla sua posizione centrale, alla rete dei suoi porti e alle Autostrade del Mare, la Sicilia potrebbe essere già oggi una straordinaria piattaforma di riferimento per i flussi di merci nell’intera area mediterranea.

Ma questo richiederebbe che in Italia ci fosse una politica dei trasporti.

Il ponte è tecnicamente fattibile e i finanziamenti sono disponibili.
Si tratta di due assolute falsità.

Il problema della fattibilità tecnica è ancora tutt’altro che risolto: un ponte ferroviario con un’unica campata lunga 3.300 m. non è mai stato costruito e molti dei problemi di natura strutturale sono ben lungi dall’aver trovato adeguate soluzioni.

Per uno di questi suggerisco di leggere attentamente le recenti argomentazioni sull’azione del vento del Prof. Risitano, a lungo Preside della Facoltà di Ingegneria di Catania, riportate in un articolo su TG-Messina (Eduardo Abramo, 27 aprile 2023).

In sostanza non esiste un progetto esecutivo che abbia i requisiti richiesti dal Codice degli Appalti: “Il progetto esecutivo (…) determina in ogni dettaglio i lavori da realizzare, il relativo costo previsto con l’indicazione delle coperture finanziarie e il cronoprogramma (…) Il progetto esecutivo deve essere sviluppato a un livello di definizione tale che ogni elemento sia identificato in forma, tipologia, qualità, dimensione e prezzo. Il progetto deve essere, altresì, corredato di apposito piano di manutenzione dell’opera e delle sue parti, in relazione al ciclo di vita dell’opera stessa” (D.lgs.36/2023, art. 41).

Oggi siamo lontani anni luce dal rispetto di questi requisiti, compreso quello delle coperture finanziarie visto che attualmente le uniche risorse stanziate sono alcuni milioni di euro all’anno per consentire al Ministro pro-tempore di fare le sue campagne pubblicitarie.

Ovviamente i nuovi fautori del ponte si guardano bene dal dire la verità su questo punto, mentre nascondono accuratamente altri due aspetti inquietanti della questione:

che dal punto di vista idrogeologico sarebbero enormi le lacerazioni inferte ad un territorio di per sé fragile, che verrebbe interessato per decine di chilometri dalle gigantesche opere di avvicinamento al ponte su entrambi i versanti.che l’ecosistema costiero e marino in corrispondenza delle zone di impianto dei piloni sui due lati verrebbe irrimediabilmente devastato. Si pensi solo ai laghi di Ganzirri e alla riserva naturale di Capo Peloro da un lato e Punta Pezzo-Capo Cenide dall’altro.
Infine una considerazione che riguarda i due principali soggetti di governo del territorio, la Regione Calabria e la Regione Sicilia, i cui Presidenti si sono prontamente schierati a favore del ponte.

E’ stupefacente constatare come questa posizione venga assunta senza tenere minimo conto degli enormi problemi che connotano i territori calabrese e siciliano: una conformazione morfologica complessa, un sistema idrogeologico fuori controllo che produce periodicamente disastri, un’alta esposizione al rischio sismico, accentuati fenomeni di inquinamento ambientale, un abusivismo edilizio dilagante, la presenza di linee ferroviarie indegne di un Paese civile.

Tutti fenomeni che richiederebbero l’attivazione di accurati studi conoscitivi, la predisposizione di adeguati piani di difesa ambientale, l’avvio di interventi di rigenerazione e riqualificazione del patrimonio edilizio, la realizzazione di infrastrutture e servizi per la mobilità, una politica urbanistica in grado di porre rimedio agli sfaceli causati in gran parte delle città.

Oppure si può trascurare tutto questo ed iscriversi nel novero dei nuovi fautori del ponte”.

15/06/2023
15/06/2023

Cittu Cittu", la sfida del festival dal basso dove l'Aspromonte fa rumoreLa piazza di San Giorgio Morgeto (foto pagina Fb Cittu Cittu)
Un po' di rumore è riuscito a farlo "Cittu Cittu", festival nato lo scorso anno a San Giorgio Morgeto che adesso torna per una seconda edizione pienamente estiva, perché si svolgerà il 7 e 8 luglio, riproponendo l'obiettivo della promozione del territorio e l'attrazione di un turismo sostenibile e rispettoso della natura.

A idearlo è stata l'associazione culturale Terra dei Morgeti, autofinanziandosi con il solo sostegno di una rete di sponsor locali, cittadini e persino di emigranti. Sono loro, dal chitarrista canadese Jason Raso, al musicista aostano Marco Giovinazzo, presidente dell'associazione Tamtando e che in famiglia ha i nonni originari di San Giorgio, a fare ora da testimonial alla raccolta fondi avviata su Change per contribuire alla realizzazione del festival. Che non ha budget stellari anche se gli ospiti saranno, tra gli altri, artisti come Sandro Joyeux, il duo jazz Ingrid Naglieri e Giovanni De Sossi e lo scrittore Gioacchino Criaco.

Il turismo sostenibile incontra la solidarietà scegliendo il tema dell'immigrazione
Nessuno lo fa per soldi, questo si era capito già l'anno scorso, quando la manifestazione ha portato nuovi visitatori nel borgo medievale ai piedi dell'Aspromonte, offrendo cultura, musica, gastronomia tipica e accoglienza, tema portante dell'evento. Quest'anno invece il filo conduttore sarà l'immigrazione, e Cittu Cittu si aprirà con un momento di preghiera interreligioso organizzato insieme a don Pino De Masi, parroco di Polistena e referente territoriale di Libera. "Vogliamo parlare di inclusione - spiega Simone Surace, presidente di Terra dei Morgeti - e creare momenti di incontro tra culture diverse, in linea con la finalità stessa del festival. I nostri borghi sono sempre più vuoti e spopolati, intere generazioni hanno abbandonato le loro case e le loro radici, in cerca di un futuro migliore. In questo periodo storico crediamo che l’ospitalità e l’amicizia tra i popoli siano le vere priorità assieme alla salvaguardia della natura e la difesa dei diritti universali dell’Uomo".

All’interno della rassegna ci sarà uno spazio dedicato al fenomeno delle migrazioni con le testimonianze degli ospiti stranieri e delle associazioni solidali che operano in questo settore di volontariato. Cittu Cittu è un'altra delle belle energie virtuose che stanno germogliando nei piccoli centri della provincia reggina, dove i residenti non partono e hanno deciso di difendere la loro terra da un abbandono che oggi non è più destino ineluttabile. "Il festival - continua Surace - ci dà un'occasione per prenderci cura del nostro territorio, non solo San Giorgio ma l'intero comprensorio aspromontano, con tutto il suo carico di storia e di cultura della sua gente. Ci proponiamo di aumentare l’afflusso turistico e quindi il ripopolamento nei paesi ma attraverso un nuovo modo di viaggiare, lento e esperienziale".

Un festival dal basso, dove gli sponsor sono aziende che hanno deciso di investire nel territorio
Il turismo non è un modello standard, ogni luogo accoglie il suo e le forzature alla lunga si sfaldano. I borghi non vogliono essere cancellati ma sono fragili anche ad altri tipi di violenze e sopraffazioni, non meno pericolose della scomparsa. "Il turismo dell'Aspromonte - dice Simone Surace - è lento, consapevole, anche solidale con altri popoli e culture. E' un nuovo modo di intraprendere il viaggio, noi promuoviamo un'esperienza unica e indimenticabile, a stretto contatto con la natura, attraverso percorsi escursionistici, passeggiate nei centri storici, visite ai numerosi artigiani e artisti e anche letture di brani di letterari che raccontano il territorio". Molti di loro stanno concretamente supportando il festival e così realizzano quella che è una mutua collaborazione perché la pubblicità permette di conoscere attività ed esercizi commerciali che hanno scelto di investire sul territorio, l'agroalimentare, le materie prime della natura, la ristorazione. Proprio con questa filosofia il festival prevede una riffa che metterà in palio il soggiorno presso un agriturismo della zona.

Una delle magliette del festival

Una scommessa orgogliosamente dal basso, endogena ma aperta al mondo. Per dimostrare che fare cultura è possibile anche fuori dai contesti urbani e con pochi mezzi. Il presidente dell'associazione promotrice aggiunge: "Unire sotto lo stesso progetto musica e altri appuntamenti che spaziano dall’arte alla letteratura, dal cinema al teatro, in un territorio, il nostro, dove gli eventi culturali sono davvero pochi anzi il nulla rappresenta oggi una sfida. Siamo alla seconda edizione, la prima ci ha fatto conoscere nuovi amici e artisti ma soprattutto abbiamo fatto conoscere il nostro piccolo paese".

La strategia vincente è la rete, e infatti nel festival sono coinvolte altre realtà di attivismo e volontariato, come ResQ (People Saving People) con l’equipaggio di terra della Calabria e Meditereanean Hope con il progetto dell'ostello sociale Dambe So a Gioia Tauro. Il programma ufficiale di Cittu Cittu sarà definito nei prossimi giorni e le spese ner la realizzazione degli eventi non sono poche per un gruppo che non ha contributi pubblici, dal cachet degli artisti alle spese di comunicazione, la Siae, gli allestimenti e gli impianti musicali. La nuova campagna di crowdfunding potrà essere d'aiuto e dal lato istituzionale sono stati chiesti patrocini agli enti territoriali e l'associazione ha partecipato al bando eventi della Città metropolitana che si è concluso da pochi giorni. "Cittu Cittu l’Aspromonte fa rumore" si candida a crescere ed essere riconosciuto tra i principali festival di partecipazione e aggregazione esistenti in Italia, ma c'è il solito ostacolo con cui deve fare i conti chiunque voglia far scoprire luoghi e paesaggi lontani dal centro. Proprio il fatto, cioè, di non essere centro. "Avevamo pensato a navette per consentire a chi vive nei paesi della zona di arrivare qui nei giorni del festival - conclude Surace - ma ci dispiace dover notare quanto è sempre difficile far comprendere alle istituzioni questo progetto, il suo significato e le potenzialità rispetto al territorio".

Il primo modo per spiegarlo è partecipare all'evento, animando di umanità i vicoli di San Giorgio Morgeto, dove l'atmosfera sarà di festa e armonia, sullo sfondo della montagna aspromontana, più che mai grande madre ancestrale di tutti i popoli che nei due giorni del festival approderanno qui.

Si parla di
Simone Surace
San Giorgio Morgeto
borghi
turismo sostenibile

Domenica 29 gennaioA piedi nella terra dei MorgetiPasseggiata tra le meraviglie di San Giorgio Morgeto rcUna giornata al...
11/01/2023

Domenica 29 gennaio
A piedi nella terra dei Morgeti
Passeggiata tra le meraviglie di San Giorgio Morgeto rc
Una giornata all'insegna dell'arte della storia delle tradizioni e del cibo di un popolo ...
Quello dei Morgeti
Ore 9:30 raduno presso campo sportivo Polistena
Ore 9:40 partenza per San Giorgio
Ore 10:00 Antico Mulino ad acqua del 700
Ore 11:00 Art& design artisti del legno
Ore 11:30 passeggiata verso il borgo
Ore 12:00 visita al maestro vetraio Simone Surace
Ore 12:30 Olearia San Giorgio visita guidata e aperitivo
Ore 13:30 Pic Park -pranzo con cucina locale

Per info e costi
Ass. culturale Terra dei Morgeti
324/8751261

Il castello Svevo Normanno
16/12/2021

Il castello Svevo Normanno

04/03/2021

SAN Giorgio Morgeto Is a small medieval Village at the foot of the " Aspromonte" Mountain.
Where dozen of source of pure water cross It and form rivers of clear water. The most famous Is the
" jerapotamo"which means sacred River....
The origins of the San Giorgio Morgeto,are very distant over the century....
Frome the ruins of the ancient Altanum where the ancient people of the Enotri lived...
Here the king Italo gave birth to the lineage of the Morgeti...
Then his son Morgete became king, built the Castel and the First Stones of the city....

Al tuo paeseogni finestra è la tua finestra,ogni strada è la tua strada.Non pensare a ciò che manca, accetta i suoi mist...
02/03/2021

Al tuo paese
ogni finestra
è la tua finestra,
ogni strada
è la tua strada.
Non pensare
a ciò che manca,
accetta i suoi misteri:
l'aria che respiri
ti conosce,
la luce ti fa
le sue confidenze,
ti è fratello
ogni silenzio.
F.Arminio

Indirizzo

San Giorgio Morgeto
89017

Telefono

+393248751261

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