07/05/2026
Ci sono uomini che camminano piano, oggi.
Con il passo più corto, le mani segnate dal tempo,
le ossa che scricchiolano come vecchi sentieri di montagna.
Eppure salgono ancora.
Salgono tra la folla dei raduni,
con il cappello consumato,
la penna nera fiera nel vento,
e uno zaino invisibile
che pesa più degli anni stessi.
Dentro quello zaino
non portano pane, né coperte,
né viveri da soldato.
Portano nomi.
Nomi di ragazzi rimasti giovani per sempre.
Volti che il tempo non ha invecchiato.
Figli mai diventati padri
Ragazzi che non hanno conosciuto i capelli bianchi,
le rughe della risata,
le mani dei nipoti strette alle loro.
Non hanno visto il domani.
E allora questi vecchi alpini
lo guardano anche per loro.
Con gli occhi lucidi
davanti a una tromba lontana,
davanti a una bandiera che sale lenta,
davanti al silenzio improvviso
che pesa più di mille parole.
Qualcuno li vede anziani.
Loro, invece, si sentono custodi.
Custodi di chi non è tornato.
Custodi di un sacrificio
che non vogliono lasciare morire due volte:
prima nel fango della guerra,
poi nell’indifferenza del mondo.
Per questo continuano a marciare.
Con gli acciacchi,
con il cuore stanco,
con la memoria che a volte vacilla…
ma non quando si tratta
di ricordare i propri ragazzi.
E finché un Alpino
avrà forza per alzare lo sguardo,
nessuno di quei giovani morti
sarà davvero scomparso.
(Un pensiero di cuore da parte di orgogliosa figlia di Alpino)