I consigli DI MAX

I consigli DI MAX Consulenza tecnica per tutti i supporti verniciabili.

04/08/2026

In:Formiamoci.
Da una mia recente riflessione...
Costruire qualcosa dal nulla richiede una stoffa che non tutti hanno.
Dal valore zero al mercato: la vera sfida del commerciale
È facile salire su un treno in corsa. Andare a lavorare per un brand blasonato, dove il logo apre già tutte le porte e il lavoro consiste principalmente nel gestire una domanda che esiste già, è un’ottima scuola, ma non è la vera prova del fuoco.
Provate a fare l'opposto.
Prendete un marchio sconosciuto. Un logo che la gente non ha mai visto. Nessun argomento di vendita preconfezionato, nessuna reputazione a farvi da scudo.
Creando da zero la narrazione, costruendo argomentazioni solide e andando a bussare alle porte dei clienti con la sola forza della vostra professionalità della vostra consapevolezza e del vostro valore, accade qualcosa di unico:
Non vendete solo un prodotto, costruite un'identità.
Convertite la diffidenza iniziale in fiducia incrollabile.
Trasformate un "chi siete?" in "quando possiamo iniziare?".
Vedere un'azienda sconosciuta guadagnare quota di mercato giorno dopo giorno, passo dopo passo, ha un ritorno che va ben oltre il dato economico. È la soddisfazione impagabile di poter dire: «Questo mercato non c'era, l'abbiamo costruito noi».
Costruire da zero non è per tutti, ma è l'unico modo per lasciare un segno davvero incisivo.

In:FormiamociL'importanza del giunto strutturale (anche) a pavimento​Quando si uniscono due strutture indipendenti, come...
20/07/2026

In:Formiamoci
L'importanza del giunto strutturale (anche) a pavimento
​Quando si uniscono due strutture indipendenti, come nel caso di queste due palazzine, la presenza di un giunto strutturale verticale non è un optional estetico: è una necessità ingegneristica per assecondare i naturali movimenti dilatatori e di assestamento dei due corpi di fabbrica.
​Guardando la facciata, il giunto è chiaramente visibile e correttamente previsto in elevazione. Tuttavia, l'errore sistematico si consuma a terra.
​La pavimentazione sottostante viene posata in modo continuo, ignorando la linea del giunto soprastante. La logica del "abbiamo sempre fatto così" si scontra puntualmente con le leggi della fisica.
Il giunto verticale deve essere riportato fedelmente e geometricamente anche sulla pavimentazione e sul massetto sottostante.
​La conseguenza: Se non si crea un giunto di frazionamento/dilatazione in corrispondenza del distacco strutturale, le tensioni sottostanti spaccheranno inevitabilmente le piastrelle o il rivestimento nel giro di 2 o 3 anni.
​La soluzione corretta
​Tagliare o prevedere il giunto sul massetto esattamente in linea con quello verticale.
​Posare un profilo coprigiunto specifico per pavimenti o un sigillante elastico strutturale adeguato.
​Lavorare senza seguire le regole tecniche basilari significa solo una cosa: condannarsi a rifare lo stesso identico lavoro a scadenze regolari. La fisica non accetta deroghe e voi, in questo specifico caso, questo lavoro, lo avete ripetuto almeno 3/4 volte nel giro di 12/13 anni. La soluzione c'è, basta metterla in pratica.

In: Formiamoci.La tecnica dello "Struzzo" in edilizia: nascondere non significa risolvere.​Appiccicare delle mattonelle ...
08/07/2026

In: Formiamoci.
La tecnica dello "Struzzo" in edilizia: nascondere non significa risolvere.
​Appiccicare delle mattonelle per mascherare un problema di umidità o degrado — come si vede spesso in giro — è l'equivalente edile dello struzzo che mette la testa sotto la terra: "Se io non vedo il problema, il problema non vede me".
​Purtroppo, incontriamo sempre più spesso "esemplari" convinti che basti coprire un danno per sanarlo.L''umidità e la spinta retrostante continuano a lavorare nel silenzio, peggiorando la situazione sotto la superficie.
​ La vera soluzione (senza scorciatoie)
​Per risolvere davvero ed evitare che il problema si ripresenti dopo pochi mesi, l'unica via è il buonsenso unito alla tecnica corretta:
​Rimozione totale: Via le mattonelle "cerotto" e tutto l'intonaco ammalorato o degradato. Bisogna mettere a n**o il supporto.
​Bonifica del supporto: Pulizia profonda della muratura per eliminare sali e impurità.
​Creazione del taglio tecnico: Realizzare un taglio tecnico alla base della controparete o del rivestimento. Questo dettaglio fondamentale permette alla spinta di sfogare liberamente l'umidità e le tensioni, evitando futuri distacchi.
​Ripristino corretto: Rifacimento dell'intonaco con materiali idonei, traspiranti o deumidificanti a seconda del caso specifico.
​Consapevolezza batte retrogrado 1 a 0. Spendere meno oggi per coprire un problema significa spendere il doppio domani per rifare tutto. Lavoriamo con la testa fuori dal terreno!

In: Formiamoci Questa è la classica situazione che fa saltare i nervi a chi, come me, ci mette la faccia, la competenza ...
26/06/2026

In: Formiamoci
Questa è la classica situazione che fa saltare i nervi a chi, come me, ci mette la faccia, la competenza e la professionalità ogni singolo giorno.
​Sentirsi scoccare la freccia del "faccio questo mestiere da vent'anni" o del "ho il patentino" davanti a errori così macroscopici è un insulto all'intelligenza di chiunque mastichi davvero l'edilizia e la tecnica dei materiali. Ribadisco che avere il patentino o aver seguito un corso non sono un'assoluzione automatica dai peccati: se mentre il docente parlava di ponti termici, tensioni strutturali e aderenza tu stavi a guardare lo smartphone, i risultati poi si vedono in cantiere.
​Elenco una serie di orrori da manuale che fanno accapponare la pelle:
​L'assenza del profilo di partenza: Una scorciatoia imperdonabile. Senza la guida non solo perdi l'allineamento e il livello, ma lasci il sistema vulnerabile a umidità di risalita, urti e persino all'attacco di piccoli animali alla base.
​La rete "annegata" male (o meglio, appiccicata): Questo è il grande classico di chi va di fretta. Appoggiare la rete al pannello asciutto e raderci sopra significa annullare la funzione strutturale della rete stessa. La rete deve stare al centro del totale dello spessore della rasatura, come un'armatura nel cemento. Se tocca il pannello, la rasatura si fessura alla prima escursione termica.
​I tasselli sul forato: Su quel tipo di supporto la percussione distrugge le cartelle interne del mattone e il tassello non terrà mai. Lì serve la rotazione e, possibilmente, tasselli specifici o a fissaggio chimico a seconda dei casi. Chissà cosa c'è dietro quei pannelli...
​La mancanza dei fazzoletti diagonali sugli angoli di porte e finestre: Le lesioni a 45 gradi sui vertici delle aperture sono la firma d'autore di un lavoro fatto male. Quei punti sono sottoposti a tensioni pazzesche; non mettere i pezzi di rete diagonali di rinforzo significa condannare la facciata a crepare prima ancora di finire il cantiere.
​E la ciliegina sulla torta è sempre la stessa, un grande classico della commedia dell'arte dei finti professionisti: "Il prodotto non è buono".
È sempre colpa del materiale, mai della mano. È fantastico come la professionalità di certe imprese si fermi un millimetro prima delle proprie responsabilità, usando il marchio del produttore come scudo per proteggersi dalle proprie malefatte.
​In un mondo in cui tutti si improvvisano, la vera competenza tecnica purtroppo deve fare i conti anche con l'arroganza dell'ignoranza. Rimango fermo sulle mie posizioni: i fatti, le crepe e le leggi della fisica mi danno semplicemente ragione.
​Cosa inventeranno adesso per giustificare le lesioni sugli angoli? Sono proprio curioso.

In; Formiamoci.​Il dilemma della struttura: Ruvida vs LisciaLa foto mostra in modo evidente il classico fenomeno della p...
17/06/2026

In; Formiamoci.
​Il dilemma della struttura: Ruvida vs Liscia
La foto mostra in modo evidente il classico fenomeno della presa di sporco, accentuato in questo caso dal dilavamento dell'acqua piovana che scende dalla copertina e crea quelle striature verticali scure.
​La vulnerabilità di una facciata a questo fenomeno dipende proprio dall'equilibrio (o dal compromesso) tra la micro-rugosità superficiale, la porosità del film e la sua idrorepellenza/traspirabilità.
​Ecco come la struttura chimico-fisica della pittura influisce sulla tendenza a sporcarsi:
​1. Finiture Ruvide e Porose (es. Silicati o Quarzi tradizionali e a spessore)
​I vantaggi: Offrono un'eccellente traspirabilità e un aspetto estetico materico, mascherando le imperfezioni del supporto. La superficie ruvida crea veri e propri "micro-ricettacoli" geometrici in cui le polveri sottili, lo smog e i residui organici si depositano e si ancorano. Se la pittura è molto porosa, lo sporco non si appoggia soltanto, ma penetra nei macro-pori trasportato dall'umidità, rendendo la successiva pulizia spontanea (tramite pioggia) quasi impossibile.
​2. Finiture Lisce ma Traspiranti (es. Silossanici di alta qualità o Acril-Silossanici, Acril-Siliconici)
​Una superficie chimicamente liscia e compatta riduce drasticamente i punti di ancoraggio meccanico per la polvere. Se il rivestimento unisce un'alta traspirabilità a un'elevata idrorepellenza, si ottiene il cosiddetto effetto perla. Quando piove, l'acqua non percola trascinando lo sporco dentro il film, ma scivola via in gocce, raccogliendo le particelle di polvere depositate in superficie e detergendo la facciata (effetto autopulente).

In:Formiamoci. Dalla serie "disastri edili":certo chi ha voluto questo scempio deve essere proprio un incapace. Non è si...
16/06/2026

In:Formiamoci.
Dalla serie "disastri edili":
certo chi ha voluto questo scempio deve essere proprio un incapace. Non è sicuramente facile rendere planare una superficie così ampia per cui non darei la colpa solo all'impresa ma, l'errore più grande l'ha fatto chi ha deciso di piazzare le luci a taglio, come a dire: osservate quanto siamo incapaci. Affidarsi alle persone giuste può costare qualcosa in più sicuramente ma, credetemi, sono sempre giustificate da risultati completamente diversi da questi. D'altra parte, come si dice, chi va per mari questi pesci prende. Bisogna pretendere il meglio e mai accontentarsi.

11/06/2026

In: Formiamoci.
Nel mio settore, il prodotto in sé è solo l'ultimo anello della catena. Quello che il cliente acquista davvero prima di stendere un solo litro di vernice o aprire un sacco di rasante è la tranquillità.
​Quando un professionista o un privato si trova davanti a un problema di umidità, a un ripristino strutturale o alla scelta di un rivestimento importante, si sente vulnerabile. Cerca una guida, non un semplice venditore.
​Ecco come cinque pilastri si traducono concretamente sul campo:
​1. Presenza & Territorialità
​Esserci fisicamente: Il cliente vuole sapere che se sorge un imprevisto in cantiere, tu ci sei. La territorialità non è solo una questione geografica, è vicinanza strategica.
​Il messaggio: "Io conosco questa terra, i suoi edifici, il suo clima e le sue problematiche. Sono qui, a portata di mano."
​2. Consapevolezza & Autorevolezza
​La diagnosi prima della cura: L'autorevolezza non si impone alzando la voce o sciorinando schede tecniche a memoria. Si dimostra analizzando il supporto, capendo la causa del problema (perché c'è quel distacco? Da dove viene quell'umidità?) e spiegandola chiaramente.
​Il messaggio: "So esattamente cosa stiamo guardando e qual è il ciclo corretto per risolverlo definitivamente. Non stiamo improvvisando."
​3. Sicurezze
​Abbandonare il rischio: Chi mette mano a un edificio ha paura di buttare soldi e tempo. Offrire sicurezze significa garantire che la soluzione proposta (pensa a un ciclo silossanico o a un'epossidica performante) sia quella tecnicamente inappuntabile per quel caso specifico.
​Il messaggio: "Con questo sistema, l'edificio è protetto. Il risultato è garantito dalla mia esperienza e dalla qualità di ciò che ti sto proponendo."
​Chi riesce a fondere questi elementi non vende più solo "materiale", ma diventa un partner insostituibile. Diventa il punto di riferimento del territorio.

10/06/2026

Da una mia umile riflessione:
questa è una riflessione cruda, amara, ma drammaticamente reale per chi vive il mercato e la "strada" ogni giorno. Tocca un nervo scoperto che unisce la psicologia aziendale, la gestione delle risorse umane e la pura e semplice dignità professionale.
​Quello che descrivo è il cortocircuito tra due mondi che parlano lingue completamente diverse:
​Il mondo dei numeri teorici: Popolato da figure che spesso si muovono solo tra fogli di calcolo, slide e KPI calcolati a tavolino. Persone che, non avendo mai consumato le suole delle scarpe sul campo, pensano che il mercato sia una macchina lineare: "se aumento la pressione o cambio una strategia teorica, il cliente compra".
​Il mondo della "strada": Fatto di professionisti, commerciali e tecnici che i clienti li guardano negli occhi, ne conoscono le reali difficoltà, le dinamiche di cantiere o di magazzino, e sanno che la fiducia si costruisce in anni e si distrugge in un secondo.
​Le "riunioni improvvisate" e le "richieste assurde" di compilare moduli infiniti di informazioni veramente inutili, sono i sintomi classici di quella che in sociologia aziendale viene chiamata ansia da prestazione manageriale. Quando i risultati non arrivano – spesso perché gli obiettivi aziendali sono scollegati dalla realtà macroeconomica – il manager senza background sul campo non sa come intervenire sulla sostanza. Di conseguenza, interviene sulla forma:
​Convoca riunioni urgenti che non risolvono nulla, solo per dimostrare ai piani superiori che "sta facendo qualcosa".
​Scarica la tensione su chi è in prima linea, scambiando l'arroganza per autorevolezza e soffrendo di quel complesso di superiorità che serve solo a mascherare l'incompetenza pratica. Andare a mendicare un ordine svilisce la figura del professionista e danneggia l'azienda stessa. ​Nel mercato moderno, il cliente non cerca un fornitore a cui "fare un favore", cerca un partner affidabile che risolva problemi. Quando un'azienda costringe i propri uomini ad andare a pietire un ordine per chiudere il trimestre o per salvare la faccia di un manager, si passa dalla vendita consulenziale al puro assistenzialismo commerciale.
Il cliente percepisce immediatamente la disperazione. E un'azienda disperata perde potere contrattuale, perde autorevolezza e, a lungo termine, perde il cliente stesso, che inizierà a cercare alternative più solide e meno "umorali". Chi sta per strada ci mette il proprio nome e la propria credibilità.
​Siamo vicini a un cambio di paradigma? È probabile. Le aziende che continuano ad assecondare queste dinamiche tossiche stanno assistendo a una fuga di talenti (i commerciali storici che cambiano bandiera portandosi via i clienti) e a un progressivo deterioramento della propria quota di mercato.
​È una riflessione che merita di essere ascoltata, soprattutto da chi, stando seduto dietro una scrivania, ha dimenticato che il fatturato lo fanno le persone e le relazioni, non le formule magiche dei corsi di management.

In:Formiamoci.Attenzione ai cambiamenti climatici. Non esistono ancora prodotti a spessore che asciugano in meno di 24 o...
08/05/2026

In:Formiamoci.

Attenzione ai cambiamenti climatici. Non esistono ancora prodotti a spessore che asciugano in meno di 24 ore dall'applicazione per questo, quando capita o una pioggia improvvisa o un abbassamento repentino delle temperature durante la notte, quello che vediamo in questa foto è solo un danno estetico che non modifica ne compromette le caratterstiche tecniche e prestazionali della finitura. Non prendetevela con le pitture, non sono loro la causa.

Nella foto è nettamente visibile una traccia verticale causata da due fenomeni completamente diversi tra loro. La prima ipotesi, potrebbe essere relativa alla presenza di polvere sul parapetto dell’ultimo piano, trascinata dalla pioggia su una parte della facciata che, non avendo un tetto a protezione, potrebbe accumulare polvere. Se così fosse, allora basterebbe un altro evento piovoso per ripulire tutta la facciata, oppure si potrebbe pensare ad un idrolavaggio a bassa pressione.

Se invece il problema dipendesse da una” Lumacatura” allora la problematica è da addebitare ad altri fattori che non sono certamente da imputare alla bontà o qualità del ciclo utilizzato.

La lu**catura (o "bava di lu**ca") è un fenomeno piuttosto comune nelle facciate esterne, specialmente su finiture colorate o rivestimenti a spessore. La causa potrebbe trovarsi nella combinazione tra la composizione chimica del prodotto e specifiche condizioni climatiche.

1. La causa chimica (Il Prodotto)

Le finiture moderne (acriliche, silossaniche o elastomeriche) contengono additivi idrosolubili come tensioattivi, disperdenti e addensanti. Questi componenti sono necessari per la lavorabilità e la stabilità della pittura, ma restano "liberi" all'interno del film finché questo non è completamente maturato.

2. Il fattore scatenante (L'Atmosfera)

Il problema si manifesta quando la finitura viene esposta a umidità elevata, nebbia o rugiada poco dopo l'applicazione (solitamente entro le prime 48-72 ore), prima che il processo di filmazione sia concluso.

L'umidità scioglie questi additivi superficiali.

L'acqua, scorrendo lungo la facciata, trasporta queste sostanze verso il basso.

Una volta evaporata l'acqua, rimangono strisce lucide, biancastre o traslucide che ricordano, appunto, la scia di una lu**ca.

Nella stragrande maggioranza dei casi, la lu**catura è un problema puramente estetico e non indica un degrado del potere protettivo della pittura.

Possibili soluzioni:

Lavaggio naturale: Spesso il fenomeno scompare da solo dopo alcuni temporali intensi che "dilavano" via i tensioattivi residui.

Lavaggio manuale: Se le macchie persistono, si può intervenire con un lavaggio a bassa pressione utilizzando acqua tiepida. È importante non strofinare con forza per evitare di danneggiare la texture della finitura.

Prevenzione: Evitare l'applicazione in periodi di forte umidità ambientale o quando è prevista pioggia imminente.

In sintesi, non è una "colpa" da addebitare alla pittura (che ne è il veicolo), né solo del meteo (che ne è l'attivatore), ma di una mancata sincronia tra i tempi di asciugatura del materiale e le condizioni ambientali. **cature

In:Formiamoci. Quell'effetto "velato lucido" che si nota  è un segnale tipico di una superficie cementizia estremamente ...
09/04/2026

In:Formiamoci.
Quell'effetto "velato lucido" che si nota è un segnale tipico di una superficie cementizia estremamente compatta e poco porosa, spesso causata da:
Trattamenti superficiali: Residui di disarmanti oleosi o cere protettive usate durante la gettata.
Laitance (Bozzima): Uno strato sottile e fragile di pasta di cemento e acqua che risale in superficie durante l'asciugatura, creando una crosta vetrosa.
Come riconoscerla con certezza?
Oltre all'effetto lucido, puoi fare la prova dell'incisione: se grattando con un cacciavite o una spatola viene via una polverina bianca molto fine e la superficie sotto appare più ruvida e scura, allora è senza dubbio bozzima.
Carbonatazione: Una reazione chimica che rende il cemento meno ricettivo ai leganti chimici delle pitture tradizionali.
Perché la pittura non aderisce?
In queste condizioni, la pittura non riesce a "aggrappare" meccanicamente perché i pori del supporto sono chiusi. Invece di penetrare, il rivestimento rimane appoggiato sopra come una pellicola, rischiando di sfogliarsi al primo sbalzo termico o infiltrazione di umidità.
Come intervenire per garantire l'adesione?
Per risolvere il problema, è necessario rompere quella lucentezza superficiale. Ecco i passaggi consigliati:
Preparazione Meccanica: Una leggera carteggiatura o un idrolavaggio con idropulitrice ad alta pressione (se possibile) per rimuovere la parte lucida e friabile.
Lavaggio Acido: L'uso di una soluzione molto diluita di acido tamponato può aiutare ad "aprire" i pori del cemento, eliminando la bozzima.
Primer Specifico: Fondamentale l'uso di un primer fissativo a solvente o di un fondo ad alta penetrazione progettato per supporti a bassa porosità. Questi prodotti "mordono" la superficie lucida creando un ponte di adesione per la pittura finale.
Senza questi accorgimenti, qualsiasi pittura stesa su quel muro avrebbe purtroppo vita breve.

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