13/03/2021
Nei miei post cerco spesso di farvi conoscere le bellezze dell’Italia, la dolce vita, l’arte, la musica e il mare. Purtroppo non c’è solo questo.
Chi di voi si è mai dovuto trovare a tu per tu con la burocrazia italiana? E’ un sistema spesso divertente e a volte ai limiti dell’assurdità.
Voglio condividere con voi la mia storia di ieri. Avete storie simili? Scrivetele nei commenti!
Avevo bisogno di un certificato di cittadinanza che deve rilasciare il Comune. (Anche qui servirebbe aprire una parentesi…chi rilascia i certificati? Comune, prefettura, Questura, Uffici tecnici vari…se neanche noi italiani riusciamo a capire bene questo iter come possono farlo gli stranieri che vivono da noi??)
Ebbene, nonostante la materia fosse regolata da un decreto che permette l’autocertificazione (cioè basta che il soggetto dichiari la cosa), sono dovuto andare in ufficio. C’è un problema: il covid. Negli uffici non si può più andare se non con appuntamento. E’ difficile avere un appuntamento e ottenere una risposta al telefono. Dopo vari tentativi, però, ci riesco.
Qui la mia prima riflessione: a che serve andare direttamente in ufficio e ottenere un certificato stampato da una normale stampante se abbiamo tutto per evitare di muoverci? In un momento come questo dove i bar sono chiusi, dove i centri commerciali sono chiusi e dove viviamo restrizioni per evitare che la gente si sposti mi chiedo: come è possibile che non si trovi un modo per fare a distanza i documenti? C’è lo spid (l’identità digitale verificata) che io ho, la pec (posta elettronica certificata) che io ho ma no…devo andare in ufficio.
Una volta fatta la mia pratica mi chiedono : “ha la marca da bollo di 16 euro?” Per chi non lo sapesse la marca da bollo è un valore che viene aggiunto agli atti. “Non ce l’ho”. La logica ci direbbe che l’ufficio, questo punto, vende le marche da bollo e basta pagarle. Sbagliato!. L’ufficio comunale non le vende. ➡️ Continua nel primo commento