21/03/2026
Nel 1952, Alcide De Gasperi chiamò i Sassi di Matera «vergogna nazionale». Ordinò lo sfollamento forzato degli abitanti. Il mondo annuì.
Nessuno guardò sotto.
Sotto quei vicoli malconci, sotto quelle case-grotta considerate simbolo di miseria, c'era una delle reti idriche più sofisticate mai costruite nella storia dell'umanità.
Il numero di partenza: 2.200 cisterne scavate direttamente nella roccia calcarea. Quasi una per ogni abitazione. Capacità totale: 116.000 metri cubi d'acqua.
E il sistema per riempirle? Zero pompe. Zero motori. Zero energia esterna.
Ogni goccia di pioggia che cadeva sui tetti veniva catturata, filtrata e convogliata verso il basso attraverso cunicoli sotterranei con pendenze millimetriche. Questi canali avevano un nome specifico: «grabiglioni». Due linee principali, una per il Sasso Barisano e una per il Sasso Caveoso, collegavano tutto in un sistema unico a vasi comunicanti.
Se una cisterna si riempiva troppo, l'acqua in eccesso scorreva automaticamente verso quella successiva. Nessuno sprecava nulla. Nessuno decideva nulla: lo decideva la pendenza della roccia.
Il cuore pulsante del sistema era il Palombaro Lungo, la cisterna pubblica più grande, scavata sotto quella che oggi è Piazza Vittorio Veneto. Nasce nel XVI secolo dall'unione di grotte preesistenti. Nel 1846, Monsignor Antonio Di Macco la ampliò per rispondere alla crescita demografica del Sasso Caveoso. Fu chiusa nel 1927 con l'arrivo dell'acquedotto moderno. Riaperta al pubblico nel 1991, oggi è visitabile.
E quando non pioveva? I palombari — gli addetti alla manutenzione delle cisterne — sfruttavano l'escursione termica tra il giorno e la notte per raccogliere la condensa che si formava sulle pareti della roccia sotterranea. Acqua dal nulla, tecnicamente.
Spoiler:
Questo sistema, costruito in un'epoca in cui l'ingegneria idraulica moderna non esisteva, funzionava così bene che nel 1993 l'UNESCO ha dichiarato i Sassi Patrimonio dell'Umanità anche per questa rete ipogea.
Oggi, ingegneri e ricercatori studiano i grabiglioni e le cisterne materane come modello replicabile per combattere la crisi idrica in Africa e Medio Oriente. Regioni aride. Scarsa piovosità. Suolo poco permeabile. Esattamente le condizioni in cui Matera ha fatto funzionare il suo sistema per secoli.
La città più «arretrata» d'Italia aveva risolto un problema che il mondo moderno ancora non sa come affrontare.
In breve:
Sotto i Sassi di Matera ci sono 2.200 cisterne scavate nella roccia con 116.000 m³ di capacità totale.
Il sistema raccoglieva l'acqua piovana dai tetti tramite canali a pendenza millimetrica (i 'grabiglioni'), senza usare alcuna energia.
Oggi questo sistema è studiato da ingegneri come modello contro la crisi idrica in Africa e Medio Oriente.