Scandicci e dintorni tra arte e storia

Scandicci e dintorni tra arte e storia Alla scoperta dei beni culturali di Scandicci e dintorni.

10 giugno 1949: muore Amedeo Benini, pittore e restauratore di Scandicci.Finiti gli studi, Amedeo, insieme allo zio Cesa...
10/06/2026

10 giugno 1949: muore Amedeo Benini, pittore e restauratore di Scandicci.

Finiti gli studi, Amedeo, insieme allo zio Cesare Benini sr., iniziò ad affrescare negozi e abitazioni signorili con un repertorio di numerosi “ismi” che abbracciava i gusti neoclassico, neomedioevale e Liberty, in costante dialogo con la poetica neorinascimentale — linguaggio unitario della borghesia liberale e industriale dell'epoca.

Alla morte dello zio (1909), Benini proseguì l'attività sperimentando nuove tecniche, come il “graffito” sulle facciate, che avrebbe poi applicato al proprio villino in Piazza Matteotti a Scandicci.

Insieme ai figli Cesare jr. e Lamberto, Benini trasformò la propria ditta in un punto di riferimento per il restauro fiorentino. Oltre alla manutenzione ordinaria di palazzi e tabernacoli, la sua attività fu protagonista di eccezionali ritrovamenti ( Basilica della Santissima Annunziata (1922, 1935-36): ritorno alla luce delle opere di Andrea del Castagno (i santi Giuliano e Girolamo).
Santa Maria Novella (anni Quaranta): scoperta degli affreschi dell’Orcagna sotto la decorazione quattrocentesca della volta della ca****la Tornabuoni).

Parallelamente alla carriera artistica, Benini dedicò la vita alla propria comunità. Eletto consigliere comunale nel 1923, fu l'anima dell'edificazione della sede della Pubblica Assistenza “Humanitas”, su terreno donato dal marchese Migliore Torrigiani. Ne fu presidente dal 1924 fino alla morte, lasciando traccia del suo talento anche nelle raffinate miniature dell'albo d'oro dell'associazione.

Una figura che ha saputo coniugare sapienza artigiana, rigore scientifico nel restauro e impegno civile.

LCT

Per saperne di più

La “Bottega” dei Benini. Arte e restauro a Firenze nel Novecento, catalogo della mostra ( Scandicci, Palazzina Direzionale, ottobre 1998), coi contributi di F. Gurrieri, S. Gori, F. Petrucci et al., Comune di Scandicci, Assessorato alla Cultura, Firenze, Edizioni Polistampa, 1998.

M. CIATTI, Appunti per un manuale di storia e di teoria del restauro. Dispense per gli studenti, Firenze, EdiFir-Edizioni Firenze, 2009.

L. COLICIGNO TARQUINI ( L. COLICIGNO), Un pittore-restauratore di Scandicci: alla scoperta della vita e delle opere di Amedeo Benini, articolo del 5 febbraio 2024, Isolotto Legnaia Firenze ( link: https://www.isolottolegnaia.it/amedeo-benini-un-pittore-restauratore-scandicci-isolottolegnaia-it/)

ID., ‘Amedeo Benini. Un pittore-restauratore di Scandicci del primo Novecento', Noi Caffè Michaelangiolo, 13 (2024), pp. 50-51

ID., ‘Santa Maria a Greve di Scandicci', Noi Caffè Michaelangiolo, 14 (2024), pp. 44-46

Nota: I contributi su 'Noi Caffè Michaelangiolo' sono stati recentemente segnalati dalla newsletter dell'Australian Early Medieval Association (AEMA) tra le pubblicazioni di rilievo dell’autore.

Un piccolo, interessante dettaglio.Scandicci, ponte XXVIII Febbraio: il “Grevometro” (XX secolo), utilizzato per monitor...
06/06/2026

Un piccolo, interessante dettaglio.

Scandicci, ponte XXVIII Febbraio: il “Grevometro” (XX secolo), utilizzato per monitorare il livello della Greve.

LCT

L’antica nicchia con decorazioni «alla rustica» (Foto 1), un tempo inserita nel giardino di pertinenza di villa Boccini,...
04/06/2026

L’antica nicchia con decorazioni «alla rustica» (Foto 1), un tempo inserita nel giardino di pertinenza di villa Boccini, versa oggi in un avanzato stato di degrado. Trasformato nel tempo in un tabernacolo devozionale dedicato a Padre Pio e attualmente celato da una f***a vegetazione, il manufatto conserva ancora, nell'originale piedistallo in pietra serena, l'evidente traccia di una scultura che ne costituiva l'elemento focale ( cfr. Sottili, Cammilli 2019).

Le radici architettoniche del complesso di villa Boccini risalgono, probabilmente, ad una casa-torre trecentesca. Nel corso dei secoli, la proprietà è stata oggetto di numerosi passaggi di mano, appartenendo,
per esempio, ai Corsini e ai Martelli. Nel XVIII secolo, l’edificio scandiccese pervenne alla famiglia Marsuppini, per poi essere acquistato, nel 1827, dal gioielliere Gherardo di Andrea Boccini.
Nel XX secolo, il complesso è stato ulteriormente frazionato e ceduto, fino ai passaggi di proprietà avvenuti nel secondo dopoguerra ( Lamberini 1990).

Di particolare interesse storico-artistico risulta anche la vicina ca****la di Santa Rosalia (Foto 3), edificata nei primi anni del XVIII secolo su commissione del cavalier Carlo Gregorio Marsuppini ( cfr. Ibid. e Romeo 1982).

La conservazione della villa è stata, sin dalle origini, messa a dura prova dall’idrografia locale. Le frequenti piene del fiume Greve hanno imposto nel tempo complessi interventi di manutenzione; una condizione ben documentata in una denuncia presentata da Pier Filippo Pandolfini agli Uffiziali della Decima, in cui si lamentava la criticità del contesto fluviale: «[...] deb[b]o far riparî dal fiume di Grieue, dal quale riceuiamo ogni anno grandissimo damno.» ( Carocci 1907).

Redazione

Oggi, 31 maggio, Scandicci entrava ufficialmente nella Storia.Il 31 maggio 978 d.C. Willa, madre di Ugo «il gran barone»...
31/05/2026

Oggi, 31 maggio, Scandicci entrava ufficialmente nella Storia.

Il 31 maggio 978 d.C. Willa, madre di Ugo «il gran barone» di dantesca memoria, donava alla Badia Fiorentina ( chiesa da lei stessa fondata intorno al 970 d.C.; Tigler 2016) una ventina di case e cascine del contado fiorentino-fiesolano, castelli e chiese; i monaci della Badia Fiorentina si trovarono così ad amministrare anche le chiese di Santa Maria a Greve, San Martino a Scandicci Alto ( nella foto qui sotto) e San Bartolo in Tuto ( oggi San Mina, per ulteriori approfondimenti si consultino i contributi di Lamberini 1990 e Colicigno 2025) e il «castellum qui dicitur Scandicio (sic!) cm corte ad Greue».

Il toponimo Scandicci deriverebbe dal latino barbarico ‘Scandiscere’, “salire”, imboccare ( molto probabilmente) la cosiddetta «ertuccia» ( pendenza della strada 20% ca.) per raggiungere il Castello di Scandicci, sulle cui rovine sarebbe stata costruita la monumentale villa Passerini (Lari 2024).

LCT

Pochi giorni dopo la scomparsa di Alessandro Manzoni, anche la nostra Scandicci — anzi Casellina e Torri — volle far sen...
29/05/2026

Pochi giorni dopo la scomparsa di Alessandro Manzoni, anche la nostra Scandicci — anzi Casellina e Torri — volle far sentire la propria voce.

In questo breve ma significativo passaggio, leggiamo la volontà della locale Società ( Accademia) Filodrammatica, presieduta dal Bianchi, di rendere omaggio al grande letterato, arrivando addirittura a "delegare rappresentanza" per i suoi funerali.

È molto probabile che sia stato proprio in quel periodo, o subito dopo, che la Filodrammatica decise di intitolarsi ufficialmente al Manzoni. E, con ogni probabilità, è a questo legame che dobbiamo l'intitolazione del teatro cittadino — lo storico Teatro Manzoni ( si rinvia ai puntuali studi di Bagni per ulteriori approfondimenti).

Da Alessandro Manzoni e i suoi scritti per Antonio Balbiani, Milano, Tipografia Editrice ‘Dante Alighieri’ di Enrico Politti, 1873 (da Google Libri).

LCT

In base ai dati del censimento del 1911, la popolazione di Casellina e Torri contava 19.542 abitanti, suddivisi in 1.121...
26/05/2026

In base ai dati del censimento del 1911, la popolazione di Casellina e Torri contava 19.542 abitanti, suddivisi in 1.121 tra cittadini «benestanti» ed esercenti, 10.934 coloni e 7.487 operai.

All’epoca, il fenomeno dell’emigrazione risultava assai contenuto, poiché molti preferivano stabilirsi nell'area fiorentina: nel 1905, solamente 11 nostri concittadini si trasferirono all’estero, un dato che nel 1909 si attestava intorno alle 12 unità.

La speranza di vita rifletteva le condizioni storiche del periodo: l’età media, che nel 1866 si aggirava intorno ai 48 anni, raggiunse i 59,5 anni nel 1911. Anche le dinamiche matrimoniali presentavano peculiarità interessanti. Se nel 1871 l’età media al matrimonio era di 30 anni per gli uomini e 26 per le donne, nel 1911 si registrò un lieve abbassamento, con molte unioni celebrate già intorno ai 21 anni.

Per quanto concerne il tessuto lavorativo della “Città della Fiera”, gli scandiccesi di allora si dedicavano a una vasta gamma di professioni. Tra le attività maschili si annoveravano, tra le altre, quelle di abbozzatore di alabastri, barbiere, bronzista, barcaiolo, fabbro ferraio, ca****laio, falegname, fonditore, contadino, scultore, tipografo, maestro di musica, pittore, verniciatore, operaio, possidente, orefice e orologiaio. La componente femminile era invece rappresentata da maestre elementari, domestiche, infermiere, ostetriche, trecciaiole, sarte, ca****laie e persino proprietarie terriere.

Non mancavano inoltre gli stranieri residenti, come alcune ricche vedove inglesi che, nelle loro dimore scandiccesi, si fecero installare dei telefoni privati.

Redazione

Fonti principali:

L. Bortolotti, G. De Luca, Come nasce un’area metropolitana: Firenze, Prato, Pistoia, 1848-2000, Firenze, Alinea Editrice S.r.l., 2000.

M. Guidi, "Un borgo della periferia fiorentina. Casellina e Torri 1861-1913", Scandicci, Centrolibro, 2006.

Tanti auguri, Scandicci! O meglio, gli auguri andrebbero fatti a Casellina e Torri, ma poco importa.Nell’ambito delle ri...
23/05/2026

Tanti auguri, Scandicci! O meglio, gli auguri andrebbero fatti a Casellina e Torri, ma poco importa.

Nell’ambito delle riforme leopoldine, che coinvolsero profondamente la vita amministrativa, civile e religiosa del Granducato, il 23 maggio 1774 veniva istituita la Comunità della Casellina e Torri, in sostituzione delle precedenti leghe della Casellina e di Torri.

Le origini di tale assetto sono ancora oggi visibili nello stemma del Comune: una casetta, che rappresenta la Casellina (l’umile dimora contadina della “piana”), affiancata da due monumentali strutture turrite, un tempo ben visibili anche sul versante collinare. Un simbolo che ben sintetizza l'unione tra la piana e le verdeggianti colline nostrane. Sebbene fosse stato richiesto già dal 1775, lo stemma venne adottato ufficialmente solo nel 1848 ( Guidi 2006).

Fu solo nel 1929 che il Comune assunse l’attuale denominazione (R.D. 7 novembre 1929, n. 2020), dal nome della frazione che, dal 1868, ospitava gli uffici comunali all’interno del “Comune Vecchio”.
Attorno a questo nucleo, a partire dagli anni 1870, si sviluppò un significativo tessuto urbano: villini signorili, edifici residenziali per le locali classi borghesi e operaie (es. lungo via Roma), la sede della fratellanza fra gli operai, il cimitero di Sant’Antonio (benedetto nel 1877) - questi ultimi costruiti su terreni un tempo di proprietà dei Passerini e degli eredi Doney- ed il Teatro Manzoni (poi Cinema Cabiria).

Va infine ricordata la celebre Fiera, istituita nel 1866: un evento di tale successo che l’amministrazione dell'epoca decise- da Firenze- di demolire un edificio rurale — definito «[un] incomodo biscanto»— per permettere l’ampliamento della via principale del territorio, ovvero il tratto di via di Scandicci Basso che attraversava l’omonimo “villaggio” (Ibid.; cfr. Gamannossi 2016 e Aiazzi Jaff 1997).

E allora… tanti auguri alla Nostra Scandicci!

LCT

Palazzo Uguccioni: il “comune vecchio” fiorentino di Casellina e TorriNel 1865, dopo decenni di “instabilità logistica”,...
22/05/2026

Palazzo Uguccioni: il “comune vecchio” fiorentino di Casellina e Torri

Nel 1865, dopo decenni di “instabilità logistica”, la giunta comunale di Casellina e Torri trovò una sede più adeguata in una porzione di Palazzo Uguccioni, in Piazza della Signoria, edificio commissionato da Giovanni Uguccioni a metà del Cinquecento. Fu tra quelle mura che il primo cittadino, Enrico Magherini, sottoscrisse i documenti fondativi della nostra comunità, tra cui l’atto del 1866 che autorizzava l’istituzione di due fiere annuali nel “villaggio di Scandicci”, nei mesi di aprile e ottobre. Sempre nella sala consiliare di Palazzo Uguccioni, il Magherini firmò, non senza rammarico, l'atto che ufficializzava il trasferimento della giunta municipale a Scandicci, sancendo l’avvio di una nuova fase nel rapporto tra l’amministrazione e il territorio.
L'identità dell’architetto del palazzo rimane, ad oggi, oggetto di dibattito. Nel corso dei secoli, la paternità del progetto è stata variamente attribuita a Michelangelo, Bartolomeo Ammannati, Antonio da Sangallo il Giovane e, secondo alcune tesi, persino al Palladio.
Nel 2007, la studiosa Donata Battilotti ha formulato l’ipotesi che il progettista fosse un architetto formatosi nei cantieri romani di Raffaello e Bramante — analoghi a quello di Palazzo Caprini, demolito negli anni Trenta del Novecento. L'autore avrebbe proposto una tipologia di facciata che, sebbene considerata superata a Roma rispetto ai modelli michelangioleschi e sangalleschi, rappresentava una significativa novità per la Firenze dell’epoca. Una scelta formale che, tuttavia, non ebbe seguito nel panorama architettonico del capoluogo toscano.

LCT

Per saperne di più:
Scheda del bene, autore C. Paolini ( 2008, revisione 2020), dal sito Repertorio delle architetture civili di Firenze, sito web: http://www.palazzospinelli.org/architetture/scheda.asp?ID=400 ( ultima consultazione 21/05/2026)

L'archivio postunitario del Comune di Scandicci (1865-1945), a cura di R. Tramutola, collana Cultura e
Memoria, 33 Firenze, Olschki, 2005.

La bellissima pala d’altare con l’Incoronazione della Vergine di Neri di Bicci ( 1466). Attenzione, non in un museo lont...
19/05/2026

La bellissima pala d’altare con l’Incoronazione della Vergine di Neri di Bicci ( 1466).
Attenzione, non in un museo lontano: nella chiesa di San Bartolo a Cintoia, nel Quartiere 4 di Firenze. Una delle tante gemme storico-artistiche del quartiere.

Bruno Santi, nel 1976, ha stabilito che la tavola in esame corrispondesse con la cosiddetta "Tavola di Chandegli", risalente al monastero di S. Maria di Candeli, situato nel canto di Monteloro. La tavola è menzionata anche dal Milanesi nel commentario alla vita di Lorenzo di Bicci e citata nelle "Ricordanze" dello stesso Neri come opera commissionata nel 1466 da una certa monna Checa.

Successivamente, l'opera fu trasferita dalla sua sede originaria e ritrovata nella chiesa di San Bartolo a Cintoia, sebbene priva della predella e con un listello dorato che ne ha sostituito la cornice.

Nel 1966, la tavola fu collocata nella chiesa dei Santi Fiorentini, per poi essere nuovamente trasferita nella chiesa di San Bartolo (scheda ICCD 1980).

LCT

COOPERATIVA DI LEGNAIA. All’inizio del XX secolo padre Pancrazio Landini, figlio di contadini, riunì attorno a sé alcuni...
18/05/2026

COOPERATIVA DI LEGNAIA.

All’inizio del XX secolo padre Pancrazio Landini, figlio di contadini, riunì attorno a sé alcuni agricoltori per parlare loro della cooperazione e della necessità di unirsi per rendere più vantaggioso ( oltreché più umano) il lavoro dei campi. Un gruppo di valorosi fece proprie quelle idee e nel 1903 nacque il primo nucleo della Cooperativa Agricola di Legnaia. Oggi vorremmo parlarvi di una lapide posta all’ingresso dell’attuale sede della cooperativa. Buona lettura!

Nel 1924 il consiglio della cooperativa di Legnaia decise di realizzare una lapide per commemorare i venticinque soci che persero la vita durante la Grande Guerra (“Una passione secolare, Legnaia 1903-2003”, pp. 63 e 73).

Nella parte inferiore della lapide, stilisticamente affine ad altre lastre eseguite nel primo dopoguerra dal Gronchi, dal “sapore” bucolico, sono stati incisi i nomi dei caduti e una frase di Tito Livio: «et facere et pati fortia Romanum est» (è da Romano compiere e patire cose forti).

«Sarebbe [...] d’avviso di non dare una gran p***a alla cosa, ma invece austerità e raccoglimento come ben si addice alla serietà della nostra associazione ed anche alla memoria di coloro cui vorremmo eternare in una targa da collocarsi nel salone della società o come potrà essere meglio studiato.» ( Assemblea del 24/08/1924, in “Una passione”...cit., p. 73; si veda nel medesimo libro una foto del 1938, riproducente un pranzo sociale, dove sullo sfondo della sala della sede storica della cooperativa [ in Via Pisana] compare la lapide in questione, Ibidem, p. 72).

LCT

Indirizzo

Piazza Piave, 13
Scandicci
50018

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