25/11/2025
🔴 Il 25 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
Il caso di Artemisia Gentileschi, vittima di violenza ed esposta pubblicamente al giudizio dei suoi contemporanei è fortemente simbolico e costringe a riflettere sulla testimonianza storica e sulla carica emozionale delle sue opere.
L’opera raffigura Giuditta nell’atto di tagliare la testa al generale Oloferne che stava assediando la città di Betula. L’eroina, assistita dalla schiava Abra, che partecipa attivamente alla decapitazione, incarna la castità e la forza morale.
Giuditta, rappresentata con connotati di determinazione e coraggio, con una figura un po’ mascolina, forte e massiccia, sta decapitando Oloferne, riscattandosi così dal torto subito.
È il momento più cruento dell’episodio biblico: Giuditta si rimbocca le maniche per uccidere Oloferne, il cui sangue scorre copioso imbrattando il candido lenzuolo impreziosito dai riflessi della luce. La forza d’animo di una donna vince sulla brutalità di un uomo.
L’autrice del dipinto, Artemisia Gentileschi è spesso considerata la prima femminista nella storia dell’arte: nel 1611 l’artista era stata stuprata dal suo collega Agostino Tassi, e con grande coraggio e forza di spirito iniziò l’iter processuale che la vide vittoriosa.
Grazie a opere come questa, Artemisia raggiunse la notorietà, mostrandosi capace di affrontare dipinti di storia di grandi dimensioni.
📸 Artemisia Gentileschi
Giuditta decapita Oloferne
1612-1613 ca.
olio su tela
mMinistero della CulturaMMinistero della Culturammuseitaliani
mmuseitalianidDiVA Dipartimento VAlorizzazione patrimonio culturale