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IACOVONE E SALINELLA: IL FUTURO DEL TARANTO NON SI IPOTECA, MA BASTA CON I MURI CONTRO MURO!Sulla questione del project ...
13/10/2026

IACOVONE E SALINELLA: IL FUTURO DEL TARANTO NON SI IPOTECA, MA BASTA CON I MURI CONTRO MURO!

Sulla questione del project financing per lo Iacovone e la Salinella il dibattito in città è infuocato, alimentato anche dai recenti chiarimenti arrivati da Palazzo di Città e dai consiglieri di maggioranza. Da un lato vengono poste sul tavolo questioni che meritano un'analisi lucida: la necessità di mantenere la centralità esclusiva dello stadio evitando operazioni slegate nel centro cittadino, la tutela degli altri impianti sportivi periferici e, soprattutto, il nodo cruciale dei canoni d'affitto per il Taranto Calcio.
Il timore sollevato su canoni potenzialmente onerosi per la squadra — destinati a crescere scalando le categorie e gestiti tramite una "società di scopo" autonoma — è un punto estremamente delicato: se un giorno la proprietà dovesse cedere il club, chiunque subentrasse rischierebbe di subire costi di gestione insostenibili, ipotecando la stabilità e la sopravvivenza stessa del calcio cittadino. Su questo aspetto, la salvaguardia della squadra rappresenta una priorità che giustifica ampiamente la massima attenzione.
Dall'altro lato, però, resta intatta la sete di sviluppo di un quartiere come la Salinella e di un'intera città che ha disperato bisogno di investimenti, occupazione e modernità. Ed è qui che emerge quel retrogusto di paradosso che non sfugge ai cittadini: colpisce notare tanta intransigenza, pignoleria e rigidità burocratica quando si parla di regole ferree per lo sport e gli investimenti locali, mentre su vertenze storiche ben più pesanti per il nostro territorio — come la questione ex ILVA e la tutela della salute — la comunità ha dovuto convivere per decenni con ben altri pesi, misure e ampie tolleranze.
La verità è che Taranto non può permettersi né di concedere deleghe in bianco, né di perdere occasioni di crescita per partito preso. Se la porta è realmente aperta, come ribadito dall'Amministrazione, e la proprietà intende proseguire, la via maestra non è lo scontro sui social ma un tavolo tecnico serio e trasparente. Si rimoduli ciò che non va, si blindino le garanzie per il Taranto Calcio e si dia finalmente alla città una prospettiva concreta.

👇 LA PAROLA AI TIFOSI E AI CITTADINI:
Da che parte sta la ragione? È giusto frenare per tutelare rigorosamente il club da canoni futuri troppo alti e difendere il patrimonio pubblico, o si rischia di far arenare un investimento fondamentale per la città? Dite la vostra nei commenti!



📸 Immagine dal web a scopo illustrativo.

NO ALLA RIQUALIFICAZIONE DELLA SALINELLA: ORA L’AMMINISTRAZIONE DEVE RENDERE CONTO AI CITTADINI!Siamo rimasti letteralme...
13/10/2026

NO ALLA RIQUALIFICAZIONE DELLA SALINELLA: ORA L’AMMINISTRAZIONE DEVE RENDERE CONTO AI CITTADINI!

Siamo rimasti letteralmente senza parole, ma con una rabbia viscerale che non possiamo più tacere. Leggere i dettagli del progetto presentato dalla famiglia Ladisa e bocciato da Palazzo di Città fa sanguinare il cuore di chiunque ami Taranto. Parlano di rigetto dell'operazione, ma per la nostra città questo rigetto ha il sapore amaro dell'ennesima porta sbarrata in faccia al futuro. Si parlava di un partenariato pubblico-privato in finanza di progetto con concessione trentennale, un piano imponente che avrebbe trasformato radicalmente non solo lo stadio Erasmo Iacovone, ma un intero quartiere come la Salinella, coinvolgendo anche il PalaRicciardi, lo stadio Valente e i parcheggi Archita-Garibaldi. Un investimento interamente a carico del privato, con rischi finanziari e di costruzione a suo carico, che avrebbe regalato a Taranto un distretto dello sport, della cultura e del tempo libero attivo 365 giorni all'anno: 28mila metri quadrati di riqualificazione, 20mila metri quadrati dedicati al commercio di vicinato, spazi culturali collegati al MArTA, due campi da calcio a 5, uno skate park, 85 camere per studenti, mini-appartamenti per ricercatori, una multisala, 1.200 posti auto con green cover, impianti fotovoltaici e ben 450 posti di lavoro stimati. In un territorio segnato dalle note vertenze dell'ex ILVA e dalle complesse dinamiche occupazionali che attanagliano la città, la creazione di 450 nuovi posti di lavoro e la riqualificazione della Salinella avrebbero rappresentato un'opportunità di rilancio e di respiro per la comunità. Ricordiamo a chi siede nelle stanze dei bottoni che lo Iacovone, il PalaRicciardi e tutti gli impianti sportivi comunali non sono una proprietà privata dell'Amministrazione di turno: sono BENI PUBBLICI, appartengono a noi cittadini, a noi tifosi che li viviamo con il sangue e con la passione! Ed è proprio perché si tratta di patrimonio della collettività che pretendiamo massima trasparenza: l'Amministrazione Comunale ha il dovere morale, civico e politico di ve**re di fronte alla città a spiegare nel dettaglio, punto su punto, le motivazioni tecniche, amministrative e giuridiche di questo diniego. Se ci sono criticità insuperabili, si mettano le carte in tavola davanti ai tarantini! Non possiamo più accettare il silenzio burocratico o le risposte di circostanza mentre Taranto perde treni di sviluppo fondamentali e il calcio cittadino viene lasciato agonizzare nell'incertezza. Pretendiamo chiarezza immediata, perché la pazienza dei cittadini e della tifoseria è finita!

👇 LA PAROLA ALLA CITTÀ:
450 posti di lavoro stimati e la riqualificazione totale della Salinella bocciati. Cosa ne pensate della scelta di Palazzo di Città? È giusto tutelare rigorosamente ogni iter o si doveva fare di tutto per non far fuggire un simile investimento? Scrivete il vostro pensiero nei commenti!

SCONTRO IACOVONE: IL GIOCO DELLE PARTI CHE SPACCA LA PIAZZA. DI CHI È LA RESPONSABILITÀ?Siamo stanchi. Lo diciamo con il...
08/10/2026

SCONTRO IACOVONE: IL GIOCO DELLE PARTI CHE SPACCA LA PIAZZA. DI CHI È LA RESPONSABILITÀ?
Siamo stanchi. Lo diciamo con il cuore in mano e la voce spezzata di chi ogni maledetta domenica vive di questi colori: noi tifosi siamo davvero esausti di assistere a questa ridicola e infinita guerra di posizione. Mentre tra Palazzo di Città e la dirigenza va in scena un botta e risposta continuo a colpi di comunicati freddi, conferenze infuocate e cavilli burocratici, a pagare il conto più caro siamo sempre e solo noi che amiamo il Taranto. Sullo Iacovone si sta consumando un braccio di ferro che sta spaccando la città in due tifoserie contrapposte, e la cosa più triste è che hanno tutti le loro ragioni e tutti i loro torti. Da un lato c'è chi punta il dito contro un'Amministrazione comunale vista come un muro di gomma, immobile e rigida, accusata da molti di mostrare freddezza verso le sorti del calcio cittadino e di ingabbiare ogni prospettiva di sviluppo per lo stadio e la Salinella in un labirinto di ritardi e distanze istituzionali. Dall'altro lato, c'è chi non condivide la linea della società e giudica la scelta di alzare costantemente i toni mediatici, fino alla decisione di disertare le partite casalinghe, come una mossa d'impatto che rischia di esasperare il clima e di usare la passione della piazza per forzare passaggi amministrativi che richiedono invece rispetto delle regole e trasparenza. Ma la verità è una sola: la gente è satura. Non ce la facciamo più a vedere la nostra passione stritolata in questa ragnatela di tensioni umane e politiche. Lo Iacovone non è un trofeo da esibire in politica e non è una proprietà privata: appartiene alla storia di questa città, appartiene a chi ci ha lasciato la voce e a chi sogna di veder risplendere questi colori. È arrivato il momento che tutti facciano un passo indietro, che si mettano da parte gli orgogli personali e che ci si sieda attorno a un tavolo reale per trovare soluzioni immediate. Taranto merita rispetto, merita chiarezza e merita un futuro, non questo spettacolo indecoroso. E voi da che parte state? Ritenete che il Comune stia solo applicando le regole o pensate che anche la Società debba abbassare i toni per trovare un accordo? Scrivete la vostra nei commenti e confrontiamoci con rispetto!

BUFERA IACOVONE: LA RABBIA DEI TIFOSI DOPO LO STRAPPO SULLO STADIOSentire le parole del presidente Sebastiano Ladisa in ...
07/10/2026

BUFERA IACOVONE: LA RABBIA DEI TIFOSI DOPO LO STRAPPO SULLO STADIO

Sentire le parole del presidente Sebastiano Ladisa in TV — «Non andremo più allo Iacovone perché non ci sentiamo a casa» — è un pugno nello stomaco per chiunque porti questi colori nel cuore.
Fa male a chi la domenica vive di sola passione, a chi segue la squadra ovunque e a una città intera che sul proprio stadio e su questo progetto ha riposto attese ed entusiasmo. Ma come si è arrivati a questo punto?
Da un lato c’è una società che dichiara di farsi carico con risorse proprie della manutenzione dell'impianto e che ha presentato una proposta da decine di milioni di euro per riqualificare lo Iacovone e il quartiere Salinella. Dall’altro, un’Amministrazione comunale con cui i rapporti sono ormai ai minimi storici, tra carteggi vissuti come ostacoli burocratici, paletti rigidi e sedie istituzionali vuote nei momenti ufficiali.
Sia chiaro: nessuno chiede di regalare nulla o di scavalcare le norme. La legalità, la trasparenza e il rispetto delle procedure amministrative vengono prima di ogni cosa. Ma governare una città significa anche avere visione, diplomazia e capacità di costruire ponti, non di far alzare muri. Vedere la dirigenza costretta a disertare le partite casalinghe per protesta e seguire la squadra solo in trasferta è una sconfitta per tutta Taranto.
La gente è stanca di assistere a questo muro contro muro. I tifosi sono furiosi perché vedono il futuro del calcio cittadino e della riqualificazione della Salinella di nuovo appesi a un filo.
Lo Iacovone non è un bene personale della politica di turno: lo Iacovone appartiene alla città, alla sua storia e alla sua gente. Non possiamo permetterci di far affondare sogni ed energie nei soliti cavilli o nelle tensioni umane.
Ora servono maturità istituzionale, risposte chiare e un tavolo d'incontro reale per sbloccare la situazione. Se Palazzo di Città ha a cuore il futuro dello sport a Taranto, lo dimostri con i fatti. La piazza chiede risposte, non altri silenzi!

E voi da che parte state? Pensate che l'Amministrazione stia sbagliando o credete serva più prudenza sulle regole?
Scrivete la vostra nei commenti e CONDIVIDETE per far sentire la voce della piazza rossoblù!

In questi giorni il dibattito politico e locale tra le province di Brindisi e Lecce si è nuovamente acceso attorno a un ...
22/09/2026

In questi giorni il dibattito politico e locale tra le province di Brindisi e Lecce si è nuovamente acceso attorno a un tema che riemerge ciclicamente ossia l’apertura ai voli commerciali dell’aeroporto Marcello Arlotta di Grottaglie. Tra levate di scudi, barricate ideologiche e accuse di concorrenza sleale all'aeroporto di Brindisi, assistiamo all'ennesimo capitolo di un campanilismo miope che rischia di danneggiare l'intera economia della Puglia meridionale. Vedere l'apertura di Grottaglie ai voli passeggeri come una minaccia per l'Aeroporto del Salento di Brindisi è un errore concettuale prima ancora che economico, perché la vera sfida non è dividersi la torta esistente ma allargarla. L'idea che due aeroporti relativamente vicini debbano per forza cannibalizzarsi a vicenda è smentita dai fatti e dai modelli di sviluppo del trasporto aereo europeo. L'integrazione di Grottaglie nella rete aeroportuale pugliese rappresenterebbe un valore aggiunto strategico grazie a una chiara complementarità dei servizi. Brindisi è e rimarrà l'hub principale per il traffico consolidato, le compagnie legacy e il turismo tradizionale del Salento, mentre Grottaglie potrebbe specializzarsi su direttrici complementari come voli charter nei periodi di altissima stagione, collegamenti cargo e logistica avanzata, tratte low-cost a lungo raggio o voli per mercati emergenti. Inoltre durante i mesi estivi la pressione sul terminal di Brindisi e sulle infrastrutture viarie circostanti raggiunge livelli critici, per cui un secondo punto di approdo a ovest consentirebbe di redistribuire i flussi turistici in arrivo, migliorando l'esperienza del viaggiatore ed evitando il collasso dei servizi. Si otterrebbe anche un netto rafforzamento dell'area jonico-salentina, in quanto Grottaglie intercetta un bacino d'utenza naturale che comprende la provincia di Taranto, parte della provincia di Matera e l'alto Salento, avvicinando i voli a quest'area e attraendo nuovi utenti che oggi preferiscono viaggiare via terra o scegliere scali fuori regione. Continuare a farne una questione di contrapposizione tra Brindisi e Lecce da un lato e Taranto e Grottaglie dall'altro dimostra una visione provinciale e superata. Nell'era delle grandi reti di trasporto intermodali la forza di un territorio risiede nella sua capacità di fare sistema, e i dati dimostrano che l'aumento dell'offerta complessiva genera una nuova domanda con più rotte disponibili, più turisti, più viaggi di lavoro, più investimenti esteri e una maggiore attrattività per l'intera pen*sola salentina e la fascia jonica. Il vero handicap per il Salento non è l'apertura di un aeroporto in più ma l'incapacità di fare rete e di sfruttare le infrastrutture già esistenti sul territorio. L'aeroporto di Grottaglie possiede già una delle piste più lunghe d'Europa e infrastrutture moderne, per cui lasciarlo ai margini del traffico passeggeri per sole logiche di bottega politica è uno spreco di risorse pubbliche e un freno alla crescita. È tempo di superare i veti incrociati e guardare al futuro, perché Grottaglie e Brindisi insieme non sono un problema ma la chiave per rendere il Grande Salento un hub accessibile e competitivo a livello internazionale.

OLTRE IL NOVECENTO: TARANTO E IL FALSO DILEMMA DELLA NARRAZIONE NAZIONALEPer decenni su Taranto è stata costruita una na...
12/09/2026

OLTRE IL NOVECENTO: TARANTO E IL FALSO DILEMMA DELLA NARRAZIONE NAZIONALE

Per decenni su Taranto è stata costruita una narrazione nazionale comoda e miope: la favola secondo cui la città non avrebbe alternative, stretta nell'eterno e ingiusto ricatto tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Un racconto tossico, alimentato da chi ha precisi doppi fini o da una classe dirigente priva di visione, che continua a far credere che senza le ciminiere del siderurgico pesante per Taranto ci sia solo il baratro. Ma difendere a tutti i costi un vizio industriale e un modello produttivo risalente ai primi del Novecento non è tutela del lavoro: è pigrizia visionaria, conservatorismo d'interessi ed esclusione della città dalle dinamiche del futuro. I fatti e le esperienze internazionali dimostrano che questa narrazione è falsa. Voltare pagina e chiudere i conti con la monocoltura dell'acciaio non significa condannare un territorio al nulla, ma liberarne finalmente le enormi potenzialità attraverso la diversificazione economica, la bonifica e l'innovazione.
IL NODO ECONOMICO: PERCHÉ IL VECCHIO SIDERURGICO È FUORI MERCATO

Chi sostiene che si possa semplicemente ripartire come prima mente sapendo di mentire, ignorando volutamente la realtà dei mercati globali. L'idea di mantenere in vita l'impianto a ciclo integrale così com'era si scontra con tre fattori economici insuperabili. In primo luogo si registra il divario insostenibile delle materie prime e dell'energia, poiché produrre acciaio a ciclo integrale a Taranto richiede l'importazione di milioni di tonnellate di minerale di ferro e fossili dal Sudamerica o dall'Australia, oltre a subire i costi energetici europei, tra i più alti al mondo, azzerando i margini di guadagno rispetto ai paesi che dispongono di risorse estrattive a chilometro zero. In secondo luogo pesa la concorrenza imbattibile dei colossi asiatici come Cina, India e Paesi del Sud-Est asiatico, che dominano la produzione mondiale di acciaio convenzionale operando con costi di manodopera nettamente inferiori, normative ambientali pressoché inesistenti, sussidi statali imponenti e capacità produttive ciclopiche con cui l'Europa non può e non deve competere sul piano dei volumi primari. Infine incidono i costi della CO2 e le direttive europee legate al sistema ETS, che impone quote sulle emissioni di carbonio rendendo ogni tonnellata d'acciaio prodotta con carbone ed ex altiforni economicamente fuori mercato. Insistere su questa tecnologia significa accumulare centinaia di milioni di euro di perdite strutturali ogni anno, coperte solo da continui e ingiustificati trasferimenti di denaro pubblico.
LE CITTÀ CHE HANNO SPEZZATO IL RICATTO E CAMBIATO DESTINO

Chi continua a ripetere a livello nazionale che Taranto non possa vivere senza l'industria pesante ignora, o finge di ignorare, quanto accaduto in altre grandi città industriali del mondo che hanno affrontato e vinto la stessa identica sfida. A Bilbao, in Spagna, negli anni ottanta le istituzioni hanno rifiutato la logica dell'assistenzialismo a impianti obsoleti soffocati dai fumi della siderurgia e della cantieristica, scommettendo sulla bonifica integrale del fiume e dei suoli e trasformando la città in un polo mondiale di servizi, cultura, turismo e tecnologia con indici di vivibilità e occupazione oggi inarrivabili ai tempi delle ciminiere. A Duisburg e nel bacino della Ruhr, in Germania, il cuore industriale tedesco ha affrontato la dismissione e la trasformazione dei suoi colossi siderurgici riconvertendo ex altiforni e impianti di agglomerazione in parchi pubblici e centri di ricerca, reindirizzando l'economia locale verso la logistica avanzata, le energie pulite e le tecnologie legate all'idrogeno green. A Pittsburgh, negli Stati Uniti, la capitale mondiale dell'acciaio ha affrontato negli anni ottanta il crollo del settore valorizzando le proprie università e riconvertendo il tessuto economico, diventando oggi uno dei principali hub globali per le biotecnologie, la ricerca medica, la robotica e l'intelligenza artificiale. Ad Esch-sur-Alzette, in Lussemburgo, la sede storica della siderurgia lussemburghese nell'area di Belval ha trasformato i suoi vecchi altiforni nel cuore pulsante dell'Università del Lussemburgo e di centri di ricerca scientifica, dimostrando che l'archeologia industriale può convivere con la conoscenza e il terziario avanzato.
LE SOLUZIONI PER I LAVORATORI: LE COPERTURE E GLI SBLOCCHI OCCUPAZIONALI

La favola della perdita inevitabile di migliaia di posti di lavoro crolla di fronte a una gestione razionale delle risorse. Dopo aver speso miliardi di fondi pubblici per tenere in piedi un catorcio industriale vetusto, gli stessi finanziamenti possono e devono essere indirizzati alla tutela sociale e al ricollocamento mirato delle maestranze, perché un Paese membro del G7 e del G20 che non sa gestire la transizione di un singolo polo industriale dimostra solo incapacità d'indirizzo politico. La soluzione occupazionale per il bacino ex ILVA si sviluppa su direttrici chiare e immediatamente percorribili. Per la fascia anziana occorrono scivoli pensionistici e ammortizzatori dedicati che garantiscano la copertura economica e l'uscita dignitosa dal ciclo produttivo. Contestualmente va aperto il cantiere permanente delle bonifiche con l'impiego diretto dei lavoratori per la bonifica, la messa in sicurezza e la riqualificazione dei suoli e dei mari contaminati. Un'altra quota di personale può trovare assorbimento nelle competenze tecniche all'interno dell'Arsenale della Marina Militare di Taranto, una struttura strategica che soffre da anni di una carenza organica esasperata e necessita di personale qualificato. Inoltre, lo sviluppo del traffico crocieristico annuale con il consolidamento dello scalo portuale in tutte le stagioni, e non solo nei mesi estivi, richiede un indotto logistico e di servizi di terra capace di assorbire nuova forza lavoro. A questo si aggiunge il rilancio del polo aeroportuale di Grottaglie, la cui piena operatività per i voli passeggeri e commerciali, in maniera complementare e specializzata rispetto a Bari e Brindisi, permetterà di fare della provincia un hub logistico e turistico completo.
SPEZZARE LA NARRAZIONE PER COSTRUIRE IL FUTURO

La riconversione non è un'utopia, ma una scelta politica ed economica concreta. Continuare a raccontare a livello nazionale che Taranto non ha alternative significa condannare la città al ricatto permanente. Le risorse ci sono, le alternative occupazionali esistono e i modelli internazionali ne confermano la fattibilità: cambiamo pagina per restituire a Taranto il futuro che merita.

22/08/2026

Dalla festa alle macerie: Taranto, lo specchio di una città che fischia le sue stesse occasioni

Un’inaugurazione dovrebbe rappresentare il momento in cui una comunità mette in mostra il suo volto migliore, un'occasione di riscatto e di coesione attorno a un progetto comune. Ma la cerimonia d'apertura dei Giochi del Mediterraneo allo stadio Erasmo Iacovone ha restituito un'immagine ben diversa, trasformando la festa in un turbine di fischi indirizzati alla politica nazionale, alle amministrazioni locali e persino alla delegazione della nazionale francese.
Fischiare la premier Giorgia Meloni al suo ingresso è la spia di un malessere profondo, ma rischia di rivelarsi una protesta miope. La drammatica e complessa vicenda dell'ex ILVA e le ferite ambientali di Taranto non sono certo nate ieri, ma trascinano criticità irrisolte nate e consolidate sotto i governi Letta, Renzi e Conte. Dimenticare questa continuità storica significa cedere a una memoria corta e selettiva, così come appare paradossale contestare il governo centrale senza considerare che proprio l'attuale esecutivo di destra ha nominato Massimo Ferrarese nel ruolo di commissario straordinario, figura oggi acclamata e considerata da molti decisiva per sbloccare i cantieri e portare a compimento le opere.
Altrettanto contraddittorio è stato il trattamento riservato all'attuale sindaco Piero Bitetti, votato a furor di popolo dalle ultime consultazioni, eppure già sommerso dai fischi della piazza. Un paradosso che si consuma nel ricordo di Rinaldo Melucci, l'ex sindaco cacciato per ben due volte, al quale va tuttavia riconosciuto che — pur tra scherni, scetticismo e derisioni iniziali — senza la sua intuizione originaria di candidare la città, i Giochi del Mediterraneo a Taranto non sarebbero mai arrivati.
I fischi rivolti alla nazionale francese, infine, rappresentano il cortocircuito finale di una contestazione incomprensibile verso un Paese ospite, che tradisce lo spirito stesso di una manifestazione nata per celebrare la pace, il dialogo e l'unità tra i popoli del bacino mediterraneo.
Va detto che, al netto delle polemiche, lo Iacovone fa la sua figura ed è nel complesso un gran bell'impianto. Tuttavia, come ampiamente previsto, c'è ancora parecchio da lavorare e i cantieri dovranno proseguire verosimilmente fino a novembre per rifinirlo a dovere. La struttura paga comprensibili limiti di gioventù e fretta: due soli bar sono del tutto insufficienti per la capienza dello stadio, le pitturazioni sono rimaste parzialmente incomplete e il campo B risulta fortemente ammalorato, complice una preesistente mancanza di manutenzione aggravata dal carico dei lavori alla struttura principale e dall'uso intensivo per la gestione del dietro le quinte dell'evento.
Ma la contraddizione più dolorosa si è consumata proprio a riflettori spenti. È vero che la macchina organizzativa ha mostrato evidenti lacune, non posizionando cestini all'interno dello stadio ed erigendo solo pochi bidoni gialli all'ingresso degli spalti. Ma se di fronte all'organizzazione imperfetta c'è chi ha provato a fare la propria parte lasciando la spazzatura accumulata vicino ai pochi contenitori disponibili, per molti incivili la mancanza di bidoni è diventata il solito alibi perfetto per consumare e abbandonare tutto sugli spalti senza il minimo scrupolo. A fare da controcanto a questa incuria sono state solo poche "mosche bianche": quei rari cittadini dotati di senso civico che, finita la festa, si sono rimboccati le maniche per raccogliere i rifiuti lasciati dagli altri.
Chi si è venduto in passato alla grande industria per un piatto di lenticchie o per beceri interessi personali non può oggi ergersi a giudice, se poi il risultato quotidiano è il degrado lasciato sugli spalti del proprio stadio. La colpa del declino di una città martoriata non può essere sempre e solo delegata dall'alto: finché non ci sarà un'assunzione collettiva di responsabilità e di rispetto per i beni comuni, anche la più grande vetrina internazionale rischierà di trasformarsi nell'ennesima occasione sprecata.

04/08/2026

Stadio Iacovone e palco della Cerimonia: i dubbi erano fondati, ora parla il video del Commissario Ferrarese. E i nostri 25 euro di biglietto?

Ieri, quando abbiamo iniziato a far notare le immagini dei sediolini smontati allo Stadio Iacovone in vista della Cerimonia del 21 agosto, siamo stati travolti da critiche, scetticismo e persino da chi ci accusava di fare allarmismo o di aver diffuso "foto finte". C’era chi minimizzava, chi sosteneva che i posti non fossero mai stati messi in vendita e chi ignorava del tutto l'impatto visivo di una simile struttura.
Oggi, però, la verità è sotto gli occhi di tutti: il video pubblicato direttamente dal Commissario Massimo Ferrarese ha confermato in pieno la realtà dei fatti.
Il palco c’è, le impalcature sono imponenti e occupano un’ampia porzione degli spalti. Ora la domanda resta una sola, ed è ancora più pressante: chi ha speso 25 euro per acquistare il biglietto nei settori adiacenti o direttamente coinvolti da quell'ingombro, che fine farà?
Non si tratta di fare polemica sterile, ma di difendere i propri diritti di consumatori e cittadini:
I biglietti laterali sono stati venduti: mentre la zona centrale poteva essere bloccata dal sistema, i posti adiacenti sono stati regolarmente acquistati a 25 euro da tantissimi tarantini entusiasti di partecipare all'inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo.
La visuale è compromessa: un'impalcatura di quelle dimensioni, anche se usata per regie o strutture di supporto, taglia inevitabilmente la diagonale di visuale verso il campo e lo spettacolo. Chi ha pagato non può essere costretto a guardare dei tubolari in ferro.
Manca una comunicazione ufficiale: ad oggi, a pochissimi giorni dall'evento, chi ha in mano quel tagliando non sa ancora se verrà ricollocato, dove verrà spostato o se si troverà la sorpresa direttamente ai varchi d'ingresso.
Ora che il video ufficiale ha messo a tacere gli scettici, la palla passa agli organizzatori. Chiediamo massima trasparenza e risposte immediate: chi ha acquistato regolarmente un biglietto ha il sacrosanto diritto di sapere dove si siederà e se potrà godersi lo spettacolo per cui ha pagato.

Stadio Iacovone, sediolini smontati per il palco della Cerimonia: abbiamo pagato 25 euro ma dal nostro settore non vedre...
03/08/2026

Stadio Iacovone, sediolini smontati per il palco della Cerimonia: abbiamo pagato 25 euro ma dal nostro settore non vedremo nulla!
Mancano ormai pochissimi giorni al 21 agosto, data fissa per la Cerimonia di Apertura e l'inaugurazione ufficiale del nuovo Stadio Erasmo Iacovone per i XX Giochi del Mediterraneo. Come me, tantissimi cittadini e tifosi hanno accolto con entusiasmo l'evento, affrettandosi ad acquistare il biglietto al prezzo di 25 euro per assicurarsi un posto in tribuna e godersi lo spettacolo dal vivo.
Tuttavia, vedendo lo screenshot che circola in queste ore, tratto da un video di Spazio Taranto, l'entusiasmo ha lasciato subito il posto alla rabbia e allo sconcerto.
Dalle immagini si nota chiaramente come in una vasta porzione di spalti i sediolini siano stati completamente rimossi per fare spazio all'allestimento del palco e delle regie tecniche della cerimonia. Ma la vera beffa non è semplicemente la mancanza della seduta: il problema è che il palco occupi letteralmente quella zona!
I posti di quel settore, infatti, non solo sono stati fisicamente cancellati per far posto alle impalcature, ma quelli immediatamente adiacenti o retrostanti avranno la visuale completamente ostruita dalle strutture dello scenografo e dagli impianti audio e luci.
Da cittadino che ha pagato 25 euro di tasca propria per un posto che doveva garantire una visibilità perfetta, la domanda sorge spontanea e indignata: ora come si mette per noi che abbiamo quel biglietto in mano?
Ci ritroveremo ad aver pagato per guardare il retro di un tubolare in ferro o un pannello di compensato?
Verremo riposizionati all'ultimo minuto? E se sì, dove, visto che i biglietti per la cerimonia risultano quasi del tutto esauriti?
È inaccettabile che si venda un settore per un grande evento e poi lo si trasformi nella zona cieca dietro le quinte del palco. Comprendiamo le esigenze logistiche di uno show di questo livello, ma l'organizzazione non può ignorare chi ha acquistato un titolo d'accesso valido.
Chiediamo risposte immediate e chiare da parte del Comitato Organizzatore e delle autorità competenti prima del 21 agosto: chi ha speso soldi per quel settore ha diritto a una ricollocazione con visibilità garantita o al tempestivo rimborso del biglietto. La festa dei Giochi del Mediterraneo non può iniziare con una beffa per i cittadini tarantini.

Il diritto alla verità: perché il comunicato degli Ultras Taranto merita di essere ascoltatoIl comunicato diffuso dagli ...
29/06/2026

Il diritto alla verità: perché il comunicato degli Ultras Taranto merita di essere ascoltato

Il comunicato diffuso dagli Ultras Taranto non può essere liquidato come un semplice sfogo dettato dalla delusione sportiva. Al contrario, rappresenta un documento che offre numerosi spunti di riflessione sul rapporto tra calcio, territorio e informazione, dando voce a un sentimento condiviso da una parte significativa della tifoseria rossoblù.

Al di là dei toni, inevitabilmente accesi in un momento di forte amarezza, il messaggio centrale appare chiaro: difendere un’identità costruita negli anni attraverso sacrifici, trasferte, passione e presenza costante, indipendentemente dalla categoria o dai risultati sportivi.

Una critica legittima al modo in cui viene raccontato il tifo

Uno dei passaggi più discussi del comunicato riguarda il rapporto con il mondo dell’informazione.

Gli ultras sostengono che il tifo organizzato venga spesso valorizzato quando contribuisce allo spettacolo del calcio attraverso coreografie, colore e partecipazione, mentre riceverebbe valutazioni molto più severe nei momenti di contestazione. È una lettura che può essere condivisa o meno, ma che costituisce una legittima opinione su un tema di interesse pubblico e merita di essere discussa senza pregiudizi.

Riflettere sul modo in cui il fenomeno ultras viene rappresentato non significa mettere in discussione il ruolo del giornalismo libero, bensì interrogarsi sull’equilibrio della narrazione e sul rischio che alcune dinamiche vengano raccontate in maniera parziale.

Taranto vive problemi che vanno oltre il calcio

Il comunicato richiama anche una realtà difficilmente contestabile: Taranto continua a confrontarsi con questioni ambientali, economiche e occupazionali che incidono profondamente sulla vita della comunità.

Per molti tifosi il calcio rappresenta uno dei pochi luoghi di aggregazione e appartenenza rimasti. Da questa prospettiva nasce la convinzione, espressa dagli ultras, che la squadra rappresenti molto più di una semplice società sportiva.

Condividere o meno questa impostazione è una libera scelta, ma comprenderne le ragioni aiuta a leggere il comunicato nel suo contesto, evitando interpretazioni riduttive.

Le responsabilità sportive esistono, ma anche gli sforzi compiuti

Gli ultras non risparmiano critiche alla stagione appena conclusa e individuano precise responsabilità sportive nelle scelte effettuate durante l’anno.

Allo stesso tempo, il comunicato riconosce gli investimenti economici sostenuti dalla società. È un passaggio significativo perché dimostra come la critica non sia rivolta all’impegno finanziario in sé, bensì ai risultati ottenuti e alle decisioni che hanno caratterizzato il progetto sportivo.

Questa distinzione contribuisce a rendere il documento più articolato di quanto possa apparire a una lettura superficiale.

Una voce che fa parte del dibattito pubblico

Il tifo organizzato rappresenta una componente storica del calcio italiano e, nel caso di Taranto, costituisce da decenni una parte importante della vita sportiva cittadina.

Le posizioni espresse nel comunicato possono suscitare consenso o dissenso. Tuttavia, ridurre il confronto ai soli toni utilizzati rischia di distogliere l’attenzione dalle questioni sostanziali sollevate dagli ultras: il rapporto tra territorio e calcio, il senso di appartenenza, le aspettative della tifoseria e il modo in cui questi fenomeni vengono raccontati nello spazio pubblico.

In una società democratica, anche le posizioni più ferme meritano di essere ascoltate e valutate nel merito, purché il confronto rimanga nell’ambito del rispetto reciproco e della libera manifestazione del

Il presente articolo costituisce un commento di opinione ai sensi dell’articolo 21 della Costituzione. Le valutazioni espresse rappresentano un’analisi del comunicato diffuso dagli Ultras Taranto e delle tematiche da esso sollevate. Ogni riferimento riguarda esclusivamente questioni di interesse pubblico e non intende attribuire fatti determinati, condotte illecite o responsabilità personali a giornalisti, testate, istituzioni o altri soggetti identificabili, le cui eventuali responsabilità possono essere accertate esclusivamente nelle sedi competenti.

Indirizzo

Taranto
74121

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