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INFRASTRUTTURE E SVILUPPO: IL "CASO GROTTAGLIE" TRA REALTÀ TECNICA E MIOPIA STRATEGICAIn merito alle recenti dichiarazio...
15/05/2026

INFRASTRUTTURE E SVILUPPO: IL "CASO GROTTAGLIE" TRA REALTÀ TECNICA E MIOPIA STRATEGICA

In merito alle recenti dichiarazioni istituzionali provenienti dal territorio brindisino, è necessaria un'analisi oggettiva che superi la retorica della "vocazione industriale" per affrontare il tema del diritto alla mobilità e dello sviluppo paritario della regione Puglia.
1. La flessibilità del Piano Nazionale degli Aeroporti
La classificazione dello scalo "Arlotta" di Grottaglie nel Piano Nazionale degli Aeroporti non è un vincolo immutabile, bensì una programmazione soggetta a revisione periodica in base alle mutate esigenze dei territori. In vista dei Giochi del Mediterraneo 2026, l'istanza di un'apertura temporanea o sperimentale ai voli civili di linea non rappresenta una "demagogia", ma una necessità logistica per garantire l'accessibilità diretta a un evento di rilevanza internazionale, evitando il sovraccarico delle arterie stradali già sature.
2. Efficienza della spesa e intermodalità
Si apprende con favore dell'investimento di 120 milioni di euro derivanti dal PNRR per il potenziamento dei collegamenti ferroviari verso l'Aeroporto del Salento. Tuttavia, dal punto di vista dell'analisi costi-benefici per l'utente finale, l'intermodalità non può essere utilizzata come pretesto per il mantenimento di una condizione di monopolio infrastrutturale. La prossimità geografica tra gli scali non è un limite tecnico, ma una risorsa che in altre regioni europee favorisce la competitività e l'abbattimento dei costi per i passeggeri.
3. Coesistenza tra Cargo, Spazioporto e Voli Civili
È tecnicamente infondato sostenere che il traffico passeggeri pregiudichi le attività di test-bed o la logistica pesante. La lunghezza e la capacità della pista di Grottaglie consentono una gestione degli slot compatibile con una pluralità di funzioni. Definire "irresponsabile" la richiesta di apertura ai voli civili significa ignorare i modelli di gestione aeroportuale integrata adottati nei principali hub industriali mondiali.
Conclusioni
Taranto non rivendica battaglie di campanile, ma la fine di un isolamento infrastrutturale che penalizza un bacino d'utenza di oltre mezzo milione di cittadini. Il "realismo economico" deve includere il diritto dei tarantini di non essere considerati semplici "utenti di passaggio" verso altri scali, ma protagonisti di un sistema di trasporti realmente policentrico.

Aeroporto di Grottaglie: Atleti per i Giochi o passeggeri per Marte?Dopo la narrazione dello stadio "nuovo ma vecchio", ...
13/05/2026

Aeroporto di Grottaglie: Atleti per i Giochi o passeggeri per Marte?

Dopo la narrazione dello stadio "nuovo ma vecchio", è tempo di affrontare un altro paradosso tutto tarantino: il futuro dell'Aeroporto di Grottaglie. La linea ufficiale è ormai tracciata: niente voli civili di linea per i passeggeri, ma solo cargo e l'avveniristico "Spazioporto". Una prospettiva affascinante, certo, ma che ci spinge a porre una domanda elementare: come pensano di far arrivare le migliaia di atleti e i tifosi per i Giochi del Mediterraneo del 2026?
Forse abbiamo capito male noi. Forse le delegazioni internazionali da Spagna, Grecia o Egitto non arriveranno con normali aerei di linea, ma verranno lanciate in orbita per poi atterrare con moduli spaziali direttamente sulla nostra pista. Mentre ci vendono il sogno dei voli suborbitali, la realtà è che Taranto resta l'unica grande città ospitante un evento internazionale a non avere un collegamento passeggeri diretto. Migliaia di turisti dovranno sbarcare a Bari o Brindisi, affrontando poi l'odissea della Statale 100 o dei cantieri infiniti, offrendo un biglietto da visita imbarazzante per il nostro territorio.
Il bello è che ad ogni tornata elettorale, puntualmente, assistiamo allo stesso spettacolo: destra e sinistra si accapigliano ferocemente su chi debba finalmente "aprire" l’aeroporto ai voli civili. Si scambiano accuse, firmano protocolli d’intesa e fanno promesse solenni davanti alle telecamere. Poi, una volta chiuse le urne, il sipario cala e Grottaglie torna a essere il deserto passeggeri di sempre. È un gioco delle parti che offende l’intelligenza dei cittadini, usato come un eterno serbatoio di voti per una politica che non ha il coraggio di sfidare i monopoli degli altri scali pugliesi.
Questo metodo segue purtroppo uno schema già visto, proprio come sta accadendo con il nuovo Ospedale San Cataldo. Ci avevano promesso una struttura moderna pronta in due anni, e invece ne sono passati quasi dieci. Oggi abbiamo i muri, ma manca il personale sanitario per farlo funzionare davvero. È la logica delle "cattedrali nel deserto": si costruisce il contenitore per giustificare la spesa pubblica, ma si svuota il contenuto. Si annuncia lo "Spazioporto" a Grottaglie mentre i tarantini non possono prendere un volo per Roma o Milano, esattamente come si vanta un ospedale nuovo mentre le liste d'attesa si allungano perché mancano i medici.
Dire che Grottaglie non può ospitare voli passeggeri per non fare concorrenza agli scali vicini è una logica coloniale che non possiamo più accettare. Vantarsi di un aeroporto spaziale quando non si garantisce il diritto alla mobilità basilare per un evento mondiale è l'ennesima prova di una programmazione che vola troppo alto per non vedere lo sfacelo che c'è a terra. Forse vogliono mandarci su Marte perché sanno che, se restiamo con i piedi per terra, scopriamo che ci stanno prendendo in giro da decenni. Io non resto in silenzio a guardare questo decollo verso il nulla. Chi vuole capire, capisca.

Riflessioni sullo Stadio Iacovone: un’analisi dei costi e delle prospettive per la città.Siccome amo la mia città e non ...
13/05/2026

Riflessioni sullo Stadio Iacovone: un’analisi dei costi e delle prospettive per la città.

Siccome amo la mia città e non voglio essere preso in giro, continuerò a fare questo tipo di articoli, che piaccia o no. È inutile che vi barcamenate ad insultarmi: io queste domande me le farò sempre. Oggi il tema sono i Giochi del Mediterraneo e, soprattutto, lo stadio Iacovone, la casa della squadra del mio cuore; domani toccherà ad altre tematiche. Ce ne sono tante e ce n’è per tutti: destra, sinistra e tutti quelli che fanno il male della nostra città.
A chi pensa che questo sia il meglio che potevamo ottenere, a chi crede che a Taranto ci si debba sempre accontentare e che "un uovo oggi sia meglio della gallina domani", dico chiaramente: passate avanti. Questo pezzo è dedicato a chi, come me, è un sognatore. A chi sogna una Taranto migliore in tutti i sensi e ha deciso di non accontentarsi più. Per chi ama questa terra e non accetta di vederla trattata come una periferia, buona lettura.

Per capire se un investimento pubblico è intelligente, dobbiamo guardare il cosiddetto "Costo per Seat", ovvero il prezzo che paghiamo per ogni singolo posto. È il vero termometro dell'efficienza di un'opera. Se analizziamo i dati, il confronto con altre realtà italiane è impietoso. Al Mapei Stadium di Reggio Emilia, una ristrutturazione intelligente ha portato l'impianto in Categoria 4 UEFA con una spesa di circa 1.160 euro a posto. Alla Dacia Arena di Udine si è speso circa 2.000 euro a seduta, mentre il Gewiss Stadium di Bergamo è costato circa 4.000 euro a posto.
A Taranto, invece, stiamo spendendo 60 milioni per soli 13.000 posti reali, poiché il secondo anello è quello vecchio che viene lasciato così com'è. Questo porta il costo a oltre 4.600 euro per ogni seggiolino nuovo. Com’è possibile che la nostra ristrutturazione costi quattro volte quella di Reggio Emilia e superi persino i costi di stadi d'Elite costruiti da zero?
La risposta amara sta in una politica di tagli e soluzioni tecniche approssimative che impoveriscono il progetto mentre il budget resta invariato. Al primo anello sono spariti i seggiolini ribaltabili, che sono lo standard europeo per comfort e sicurezza e costano circa 80 euro l'uno, sostituiti da modelli fissi che ne costano solo 20. Inoltre, emerge una criticità strutturale non indifferente: a causa dell'altezza ridotta della nuova copertura, gli ultimi cinque gradoni del secondo anello risulteranno inutilizzabili. Invece di procedere con una demolizione mirata e una ricostruzione funzionale, si è scelto di "nascondere" il problema coprendo i gradoni con dei pannelli. Una soluzione che appare come un ripiego estetico per coprire un errore di progettazione o un limite strutturale non risolto.
La "cover" stessa non sarà più illuminata scenograficamente: avremo sopra le teste una gigantesca intelaiatura metallica, un mausoleo di ferro che svetterà nel quartiere Salinella ma resterà spento e privo d'anima. Spendiamo cifre da Champions League per una struttura che rimarrà ancorata a standard inferiori, legata a un anello superiore degli anni '60 rabberciato alla meglio. Se si risparmia sui materiali, se si rinuncia alle luci e si nascondono parti dello stadio con i pannelli, dove finiscono i 60 milioni?
La verità è che paghiamo la "tassa dell'urgenza". Quando ci si riduce all'ultimo secondo, i costi lievitano per la necessità di correre. Qualcuno dirà che il progetto è "blindato giuridicamente", ma questa è solo una scusa per dire che i contratti sono firmati e non si torna indietro, tutelando chi ha gestito l'appalto invece del cittadino che riceve un'opera ridimensionata.
Ho risposto fin troppo agli insulti gratuiti arrivati per "partito preso", quindi non replicherò più. Se continuerò a vedere commenti negativi e attacchi personali, vorrà dire solo una cosa: che non avete letto tutto l’articolo e avete commentato per pregiudizio. Siamo chiari: questo stadio è meglio del precedente? Certamente sì. Ci è piovuto dal cielo come un’opportunità insperata? Sì. Ma questo non giustifica un'offesa alla nostra intelligenza. Vantarsi di questo progetto è come dirci che dobbiamo accontentarci di una Panda pagata al prezzo di una Ferrari solo perché "almeno si muove". Io non smetto di sognare una Taranto che pretenda l'eccellenza. La nostra città merita di più di un "uovo oggi" pagato a caro prezzo. Io non resto in silenzio. Chi vuole capire, capisca.

Giochi 2026, scatta il "meno 100": mercoledì la verità tra annunci e zone d'ombraMercoledì 13 maggio, alle ore 12:00, la...
12/05/2026

Giochi 2026, scatta il "meno 100": mercoledì la verità tra annunci e zone d'ombra

Mercoledì 13 maggio, alle ore 12:00, la Camera di Commercio di Taranto ospiterà la conferenza stampa ufficiale per celebrare il countdown dei -100 giorni dall'inizio dei XX Giochi del Mediterraneo. Un appuntamento di altissimo profilo che vedrà al tavolo il Ministro per lo Sport Andrea Abodi, il sindaco Pietro Bitetti e il Commissario nonché Presidente del Comitato, Massimo Ferrarese.
L’agenda ufficiale promette grandi annunci: si parlerà dello stato dei lavori negli impianti (stadio Iacovone in primis), del programma culturale, del piano ticketing e verranno persino svelate le medaglie ufficiali. Sulla carta, una parata di successi per una manifestazione che attende circa 5.000 atleti da 26 Paesi.
Oltre la passerella: i dubbi dei cittadini
Noi seguiremo la diretta con estrema attenzione, ma non per ammirare il design delle medaglie. Lo faremo con lo spirito critico di chi, a soli cento giorni dal via (previsto per il 21 agosto), vede ancora troppe caselle vuote in un puzzle che dovrebbe essere già completato.
Sono diversi i punti interrogativi che pesano sul territorio e sui quali speriamo che il Ministro e il Commissario facciano finalmente chiarezza definitiva:
Ticketing e Test Event: È stato annunciato che verrà illustrato il piano biglietti. Ma quando saranno effettivamente acquistabili? E soprattutto, dove sono i "test event" necessari per collaudare impianti appena ristrutturati o ancora in cantiere?
Merchandising: A 100 giorni dall'evento, i simboli dei Giochi dovrebbero essere ovunque. Ad oggi, la strategia commerciale resta un mistero.
Logistica e Ospitalità: Il nodo della seconda nave da crociera, necessaria per sopperire alla carenza di posti letto, è ancora irrisolto. Verrà annunciata la firma del contratto o resteremo ancora nel campo delle ipotesi?
Eredità infrastrutturale: Si parlerà dell'eredità che i Giochi lasceranno. Ma oltre ai muri degli stadi, esiste un piano concreto per la gestione e la sostenibilità di questi impianti dopo il 3 settembre?
Un countdown che non ammette errori
Arrivare a 100 giorni dall'apertura con interrogativi così basilari su trasporti, alloggi e vendite è una situazione che stride con i toni trionfalistici sentiti finora. La conferenza di mercoledì non può essere l'ennesima occasione per "fare il punto" generico; deve essere il momento delle certezze.
I cittadini di Taranto non si accontentano più di vedere il "bicchiere mezzo pieno" o di fidarsi degli upgrade futuri. A 100 giorni dai Giochi, pretendiamo di capire se la macchina organizzativa è davvero pronta o se siamo ancora fermi ai rendering e alle promesse. Seguiremo ogni parola, pronti a raccontarvi se i dubbi verranno sciolti o se, ancora una volta, ci troveremo davanti a una sapiente operazione di propaganda.

Lo Iacovone e il gioco dei paragoni impossibili: perché Taranto non è Parma o CagliariNelle ultime ore, una singolare e ...
12/05/2026

Lo Iacovone e il gioco dei paragoni impossibili: perché Taranto non è Parma o Cagliari

Nelle ultime ore, una singolare e contemporanea mobilitazione mediatica ha visto alcune testate giornalistiche locali lanciare una narrazione identica e chiaramente coordinata: tentare un parallelo tanto ardito quanto fuorviante, volto a dimostrare la presunta superiorità economica del progetto di ristrutturazione dello stadio Erasmo Iacovone di Taranto rispetto agli investimenti previsti a Parma, Cagliari, Bergamo e Venezia. Secondo questa tesi, il cantiere tarantino rappresenterebbe un modello di "efficienza e sostenibilità" in virtù di un costo complessivo inferiore, quantificato in 62 milioni di euro contro i 168 milioni di Parma e i 218 milioni di Cagliari.
Tuttavia, un’analisi approfondita dei dati e degli stessi dettagli tecnici ammessi da queste ricostruzioni dimostra come questo confronto non solo sia tecnicamente impraticabile, ma si traduca in un clamoroso autogol per chi tenta di difendere a oltranza la linea ufficiale. Mettere sullo stesso piano queste città significa infatti confondere una ristrutturazione parziale a carico dello Stato con stadi nuovi di zecca finanziati da imprenditori privati.
Il caso Parma: il modello a costo zero per la collettività
A Parma l'intervento non ha nulla a che fare con un semplice restyling. Il progetto prevede la demolizione integrale del vecchio stadio e la successiva ricostruzione da zero di una struttura modernissima da circa 21.000 posti, interamente coperta, integrata con una nuova piazza pubblica aperta alla cittadinanza e ampi spazi commerciali.
Il quadro finanziario parla chiaro: a causa dei rincari energetici e dei materiali, l'investimento complessivo è attestato a 168 milioni di euro. L'aspetto cruciale, tuttavia, è che il costo per le casse del Comune di Parma e per i contribuenti è pari a zero euro. Il 100% dei capitali viene immesso direttamente dalla proprietà privata del Parma Calcio (il gruppo americano Krause) in cambio di una concessione a lungo termine, garantendo alla città un impianto già certificato di "Categoria UEFA 4".
Il caso Cagliari: la sinergia del Partenariato Pubblico-Privato
A Cagliari l’iter per il nuovo stadio prevede l’abbattimento totale del vecchio impianto Sant’Elia per far posto a un’arena da 30.000 posti omologata per gli Europei. Il progetto include un hotel di lusso, un centro medico e aree commerciali destinate a ridefinire l’economia del quartiere con uno standard "UEFA Elite".
Il costo totale dell'opera si attesta oggi a circa 218 milioni di euro. Di questa cifra, la quota di denaro pubblico stanziata da Regione e Comune è rigorosamente bloccata a 60 milioni di euro. I restanti 158 milioni di euro di differenza, uniti a qualsiasi rischio legato a ulteriori aumenti dei materiali, gravano interamente sul partner privato, il Cagliari Calcio, che coprirà l'investimento attraverso un piano economico-finanziario pluriennale.
Il caso Taranto: l'ammissione sui limiti del progetto
Lo scenario dello stadio Erasmo Iacovone risponde a logiche completamente opposte. Il progetto prevede un intervento di rifunzionalizzazione e adeguamento dell’impianto esistente, con la demolizione dell’anello inferiore, il recupero di quello superiore per una capienza di circa 20.200 posti e una copertura totale in acciaio, realizzata ottimizzando i fondi a disposizione della struttura commissariale.
Il costo dell’opera si aggira intorno ai 62 milioni di euro, interamente pubblici e derivanti dai fondi stanziati dallo Stato per i Giochi del Mediterraneo. Ma il dato più eclatante, emerso proprio dalle recenti difese d'ufficio apparse sulla stampa, riguarda i limiti strutturali dell'opera. Viene infatti ammesso che lo Iacovone nascerà come un impianto di "Categoria UEFA 3 base", e che per ottenere l'upgrade alla Categoria 4 (quella necessaria per i grandi eventi internazionali) saranno necessari ulteriori interventi e altri finanziamenti in futuro.
Viene inoltre rivendicato con orgoglio che l'impianto tarantino sarà "meno orientato alla massimizzazione dei ricavi", preferendo l'essenzialità alla logica commerciale dei grandi hub europei. Tradotto dal linguaggio diplomatico: mentre a Parma e Cagliari i privati costruiscono hotel, negozi e strutture capaci di produrre utili e posti di lavoro 365 giorni all'anno, a Taranto lo Stato spende 62 milioni di soldi pubblici per un impianto puramente sportivo, che non genererà ricavi extra e i cui costi di gestione futuri rischiano di gravare interamente sulle casse comunali.
I limiti della propaganda
Appare evidente, dunque, come sostenere che Taranto "spenda meno" delle altre realtà sia un'operazione di pura ginnastica comunicativa. Parma e Cagliari stanno realizzando strutture polifunzionali destinate a creare ricchezza, finanziate in via esclusiva o largamente maggioritaria da investitori privati che si assumono il rischio d'impresa. Taranto sta ristrutturando una struttura preesistente al 100% con le tasse dei cittadini, portandola a uno standard UEFA inferiore rispetto alle città citate, nel disperato tentativo di recuperare i quattro anni precedentemente persi nella palude burocratica.
Tentare di accreditare una ristrutturazione pubblica e strutturalmente limitata come un modello più efficiente rispetto a impianti nati da zero con centinaia di milioni di capitali privati è una tesi che si scontra con la matematica e con l'economia. In calce a una delle testate locali che ha pubblicato questa difesa d'ufficio si legge una celebre massima: “Il giornalismo è divulgare un fatto che qualcuno non vuole che si pubblichi, il resto è solo propaganda”. Condividiamo pienamente lo spirito della frase: proprio per questo, da semplici cittadini che analizzano gli atti, riteniamo che Taranto meriti la verità dei numeri e non i rassicuranti comunicati della propaganda politica di turno.

SULLO STADIO IACOVONE PARLANO I DOCUMENTI: PERCHÉ SULLA COPERTURA PROIETTABILE OGGI SI DEVE ANCORA "LAVORARE"?Sul nuovo ...
11/05/2026

SULLO STADIO IACOVONE PARLANO I DOCUMENTI: PERCHÉ SULLA COPERTURA PROIETTABILE OGGI SI DEVE ANCORA "LAVORARE"?
Sul nuovo stadio Iacovone si sta dicendo di tutto, ma come sempre sono i fatti e i documenti che contano.
Quando qualche tempo fa abbiamo fatto notare che c'era il rischio di ritrovarci con un progetto ridimensionato rispetto alle promesse iniziali, qualcuno ha subito gridato alla polemica inutile. Eppure, basta andare a rileggersi le carte per capire che i dubbi erano più che legittimi.
Se prendete il progetto ufficiale dello Studio Cecchetto — che vi lascio qui sotto nelle foto — c'è scritto chiaramente che la copertura esterna dello stadio non doveva essere una semplice lamiera protettiva. Parliamo di uno "schermo a scala urbana", studiato per proiettare immagini in movimento e illuminare la struttura di notte. Questo è quello che è stato presentato alla città.
Nei giorni scorsi, proprio su questo punto, un cittadino ha chiesto direttamente a Massimo Ferrarese se la cover si illuminerà. E la risposta del Commissario è stata: "Stiamo lavorando anche su questo".
Ora, ben venga l'impegno di Ferrarese, ci mancherebbe. E sia chiaro: non ci faremo bastare la classica risposta "ci stiamo lavorando per farvi un regalo". Quell'effetto schermo non è un optional o un extra che ci viene concesso oggi per gentilezza; era un elemento cardine già previsto e integrato nel progetto originario da 60 milioni.
La domanda sorge quindi spontanea: se era già tutto programmato e finanziato fin dall'inizio, perché oggi bisogna ancora "lavorarci su" come se fosse un'aggiunta o un imprevisto dell'ultimo minuto? Cosa è cambiato nel frattempo?
Noi non facciamo polemica tanto per fare, ma vogliamo solo che Taranto abbia esattamente lo stadio che le è stato promesso, senza tagli o toppe dell'ultimo secondo in corso d'opera. Seguiremo i lavori passo dopo passo, sperando che alla fine l'opera rispecchi davvero gli standard di partenza. I cittadini meritano chiarezza.

Nota di trasparenza: Questo post non è un attacco personale a nessuno, né tantomeno a chi oggi si trova a gestire una macchina complessa come quella dei Giochi del Mediterraneo. Il nostro è un semplice esercizio di cittadinanza attiva e diritto di cronaca. Quando ci sono in ballo 60 milioni di euro di soldi pubblici e il futuro di Taranto, fare domande basandosi sui documenti ufficiali non è "fare polemica", ma un dovere nei confronti della città. Ci auguriamo che il cantiere proceda spedito e che lo Iacovone finale possa davvero stupire tutti, rispettando le spettacolari promesse del progetto originario. Noi, come sempre, saremo qui a vigilare e a raccontarvi i fatti.

Fonte immagini: Elaborati tecnici e rendering ufficiali tratti dal portale web dello Studio di Architettura Cecchetto & Associati; interazione pubblica tratta dalla pagina social ufficiale del Commissario Straordinario Massimo Ferrarese.

PalaRicciardi: un progetto nuovo, ma oggi a metà strada. Senza capienza per i grandi eventi, rischia lo stesso nodo dell...
08/05/2026

PalaRicciardi: un progetto nuovo, ma oggi a metà strada. Senza capienza per i grandi eventi, rischia lo stesso nodo dello Iacovone: con più risorse poteva puntare al top
I lavori al nuovo PalaRicciardi procedono spediti e Taranto si prepara ad avere un impianto di atletica indoor moderno, polifunzionale e sostenibile. Il commissario straordinario Massimo Ferrarese ha definito la struttura come "uno dei più grandi impianti di atletica indoor d’Europa". Un’affermazione che ha acceso l’entusiasmo in città. Ma cosa significa esattamente? E che tipo di eventi potrà davvero ospitare Taranto dopo i Giochi del Mediterraneo 2026?
Per dare ai cittadini strumenti chiari, abbiamo messo a confronto dati ufficiali, standard internazionali e caratteristiche del progetto.
1. I numeri del PalaRicciardi
Secondo il progetto di Sportium del Gruppo Progetto CMR International, società che ha vinto la gara per la progettazione integrata, il nuovo complesso polifunzionale “Amatori Ricciardi” si sviluppa così: superficie complessiva 22.170 metri quadrati, spazio sportivo coperto di circa 6.250 metri quadrati con struttura ellissoidale, capienza prevista di circa 1.500 spettatori. La destinazione d’uso comprende atletica leggera indoor, pallavolo, pallacanestro, eventi culturali e concerti. Con questi numeri, il PalaRicciardi si posiziona come uno dei principali poli italiani dedicati all’atletica indoor e tra le strutture più moderne per dimensioni dell’area di gara.
2. Gli standard per Europei e Mondiali Indoor
World Athletics ed European Athletics, per assegnare i Campionati Mondiali ed Europei Indoor, richiedono impianti con requisiti precisi. Guardando le ultime edizioni: i Mondiali Indoor di Glasgow 2024 si sono tenuti alla Emirates Arena con circa 5.000 posti, gli Europei Indoor di Apeldoorn 2025 all’Omnisport con circa 5.000 posti, gli Europei Indoor di Istanbul 2023 all’Ataköy Arena con circa 7.000 posti. La capienza minima richiesta per i grandi eventi senior si attesta quindi tra i 4.000 e i 5.000 posti.
3. A cosa può puntare realisticamente Taranto
Con 1.500 posti, il PalaRicciardi non rientra nei parametri per ospitare Campionati Mondiali o Europei Assoluti. Questo lo colloca in una fascia di impianti utili per i Campionati Italiani Assoluti Indoor - il PalaCaselle di Ancona, sede storica, ha 2.060 posti - per meeting internazionali del World Indoor Tour categorie Silver e Bronze, per Campionati Europei Under 20, Under 23 o Master che hanno requisiti di capienza inferiori, per attività federali, raduni delle Nazionali e allenamenti per tutto il Sud Italia, oggi privo di strutture simili, e per altri sport e spettacoli come previsto dal progetto.
4. Il nodo della soglia: il parallelo con lo Stadio Iacovone
Allo stato attuale, il PalaRicciardi è un progetto nuovo che risponde alle esigenze dei Giochi del Mediterraneo 2026, ma non ai parametri per ospitare i massimi eventi internazionali di atletica indoor. La capienza di 1.500 posti lo esclude da Europei e Mondiali senior.
È un tema che Taranto conosce già con lo Stadio Erasmo Iacovone. La querelle sul suo ammodernamento riguarda proprio la categoria: il progetto in corso punta alla classificazione UEFA 3, che consente di ospitare gare fino ai play-off di Europa League e Conference League e le partite delle Nazionali, ma non alla UEFA 4, necessaria per semifinali e finali delle competizioni europee e per le fasi finali di Europei e Mondiali. Come riportato nel dibattito pubblico cittadino, con risorse aggiuntive in fase di progettazione si sarebbe potuta raggiungere la categoria superiore.
In entrambi i casi il tema è lo stesso: si realizza un impianto nuovo e funzionale, ma restando sotto la soglia che permette di candidarsi agli eventi di fascia più alta. Questo non rende l’opera inutile. Significa che, senza ulteriori interventi, il suo utilizzo post-2026 sarà legato a eventi nazionali, meeting minori e attività territoriali. Molti impianti nascono con capienze base espandibili con tribune temporanee per eventi specifici. Sarà compito del gestore futuro valutare queste opzioni.

03/05/2026

C’è chi cancella i commenti e chi pubblica i PROGETTI.
Definire "fantasiose" le notizie basate sui documenti ufficiali è il primo segnale di chi non ha argomenti. Ma la verità non si elimina con un click.
Abbiamo notato che in certi "salotti digitali" tarantini si parla di Stadio Iacovone senza aver mai aperto una planimetria. Quando abbiamo provato a ristabilire la verità dei fatti, riportando i dettagli tecnici del progetto, il nostro commento è stato prontamente cancellato.
Evidentemente, per qualcuno, il confronto documentato fa paura.
Vogliamo ribadire i fatti (quelli veri, non quelli "social"):
1. I LED sono nel progetto: Se qualcuno pensa che l'illuminazione scenografica dello stadio sia un'invenzione, farebbe bene a consultare i rendering e le relazioni dello studio Cecchetto & Associati. Sono i progettisti ufficiali, non "sognatori".
2. La censura è un’ammissione di colpa: Se un commento è falso, lo si smentisce con le prove. Se lo si cancella, significa che quel commento diceva una verità scomoda che non si è in grado di contestare.
3. Noi non cancelliamo nulla: La nostra pagina resta aperta al dialogo, perché noi ci basiamo sulle carte, sui bandi e sui rendering ufficiali.
Caro "censore", puoi nascondere un commento sulla tua bacheca, ma non puoi nascondere il progetto dello stadio ai cittadini di Taranto. Invitiamo tutti a guardare le immagini ufficiali: i LED rossoblù ci sono. Se poi qualcuno ha deciso di tagliarli per risparmiare, lo dica chiaramente invece di accusare gli altri di avere troppa fantasia.

Chi mi segue sa che preferisco non occuparmi di politica, ma oggi, da cittadino tarantino, non posso fare a meno di cond...
02/05/2026

Chi mi segue sa che preferisco non occuparmi di politica, ma oggi, da cittadino tarantino, non posso fare a meno di condividere un’amara riflessione sull’ultimo Concerto dell’Uno Maggio.
Ho sempre sostenuto lo spirito originale dei "Cittadini Liberi e Pensanti". Impossibile dimenticare il 2 agosto 2012, quando l'irruzione dell'Ape Car segnò una rottura storica. In quel momento nacque un simbolo di rivalsa che portò la nostra lotta per la salute alla ribalta nazionale, attirando turismo e rispetto da tutta Italia per la nostra dignità.
Oggi, purtroppo, sento che quello spirito si è smarrito.
Mi chiedo se fosse davvero utile alla nostra causa dare spazio a certe provocazioni ideologiche e proiezioni d’immagini che nulla aggiungono alla battaglia contro la "fabbrica assassina". Scelte del genere rischiano solo di dividere la città e di distogliere l'attenzione dai nostri problemi reali, trasformando un momento di denuncia in un caso mediatico fine a se stesso.
Dispiace constatare che chi oggi cura e orienta questo evento — pur trattandosi di eccellenze della nostra terra che hanno raggiunto i massimi traguardi nazionali nel cinema, nella musica e nell'informazione — non abbia preferito tutelare la manifestazione da derive che finiscono per oscurare il dramma di Taranto. Da personalità di tale spessore, che hanno saputo dare tanto lustro alla nostra città in altri contesti, ci si aspettava una narrazione capace di unire il Paese attorno alle nostre ferite, non di alimentare polemiche che allontanano le persone.
Anche il livello qualitativo complessivo, dal punto di vista musicale e della partecipazione, mi è parso lontano dai livelli a cui eravamo abituati in passato. Quando il messaggio sociale rischia di passare in secondo piano, a perdere è solo la nostra comunità.
Taranto merita una voce alta e nobile, capace di parlare al cuore di tutti senza scivolare in estremismi che non ci rappresentano più. 📉🏙️

🏟️ Organizzazione Giochi: il countdown per i servizi. Il "pochissimo" che resta in attesa di riscontri.Sono trascorsi di...
30/04/2026

🏟️ Organizzazione Giochi: il countdown per i servizi. Il "pochissimo" che resta in attesa di riscontri.
Sono trascorsi dieci giorni dalle dichiarazioni rilasciate in televisione. Ad oggi, le attese novità su broadcasting, biglietteria e merchandising non risultano ancora pubblicate sui canali ufficiali.
È trascorso un lasso di tempo significativo da quando abbiamo seguito l’intervento della dottoressa Patrizia Viola, responsabile dell’ufficio stampa dei Giochi, all'interno della trasmissione condotta da Alfredo Ghionna su Due Mari TV.
Nel corso dell'intervista, il direttore Ghionna ha posto quesiti di forte interesse pubblico, facendosi interprete di dubbi e curiosità che la cittadinanza avverte con crescente urgenza. Una linea di domande che, per una coincidenza di sensibilità sui temi trattati, è sembrata convergere con i punti che la nostra testata ha più volte evidenziato. In risposta a tali sollecitazioni, la dottoressa ha fornito una rassicurazione circa i tempi di aggiornamento del portale ufficiale, affermando che "tra pochissimo" sarebbe stato tutto illustrato sul sito dei Giochi.
🌐 Il riscontro oggettivo sul portale ufficiale
Allo stato attuale, a dieci giorni di distanza da quell'annuncio, un monitoraggio del sito istituzionale di Taranto 2026 non evidenzia l'avvenuto caricamento delle informazioni attese. Per dovere di cronaca e trasparenza verso i nostri lettori, abbiamo verificato la persistente assenza di dettagli operativi riguardanti:
• Broadcasting: Non sono ancora presenti comunicazioni ufficiali o sezioni dedicate alla produzione e distribuzione delle immagini internazionali.
• Merchandising: Il sito non riporta, al momento, cataloghi o canali di vendita per il materiale ufficiale.
• Biglietteria: Restano ancora da definire e comunicare le modalità e le date per l'acquisto dei ticket per le competizioni.
🖋️ Riflessioni conclusive
Prendiamo atto delle intenzioni espresse in sede televisiva, ma dobbiamo rilevare come, alla data odierna, il sito web non rifletta ancora gli annunci fatti. In un evento di tale portata, la puntualità dell'informazione digitale è un elemento cardine per la corretta fruizione dei servizi da parte dell'utenza.
Fermo restando il rispetto per i tempi tecnici dell'organizzazione, continueremo a monitorare i canali ufficiali quotidianamente, auspicando che quel "pochissimo" si traduca quanto prima in dati concreti e fruibili per tutta la comunità. Il nostro ruolo resta quello di osservatori attenti, pronti a dare notizia del completamento di questi passaggi necessari per il successo dei Giochi.

Indirizzo

Taranto
74121

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