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16/06/2026

L’INSULTO OLTRE LA BEFFA: A 48 ore dal baratro Taranto si divide, mentre domani a Roma si decide il futuro degli Europei con i NOSTRI fondi.

Quarantotto ore. Due giorni interi per leccarsi le ferite dopo il verdetto spietato del campo contro il Gladiator. Una sconfitta pesante che fa male, sì, ma quello che sta succedendo fuori dal rettangolo verde è infinitamente più grave ed è uno schiaffo in pieno volto a una comunità intera. Le aggressioni, le contestazioni accese e le tensioni interne stanno ottenendo il peggiore dei risultati: dividerci. Ci stiamo cannibalizzando tra noi, tarantini contro tarantini, proprio mentre fuori dalle nostre mura si consuma il capolavoro politico più ingiusto e beffardo degli ultimi anni ai danni del nostro territorio.
Mentre la nostra città si perde dietro alle polemiche interne, rimbalza una notizia ufficiale che fa letteralmente sanguinare il fegato: Lecce avvia le grandi manovre e punta a ospitare gli Europei di calcio. Non si tratta di semplici indiscrezioni: proprio domani è previsto a Roma un incontro cruciale tra il presidente Sticchi Damiani e il commissario UEFA per mettere sul tavolo e blindare la candidatura salentina.
Il paradosso dei fondi: Taranto subisce il danno, altri vanno all'incontro con la UEFA
C’è una verità politica ed economica che grida vendetta e che nessun tarantino può far finta di non vedere. Il recente e massiccio restyling dello stadio Via del Mare di Lecce – l'impianto che domani verrà presentato ai vertici del calcio europeo per sognare i palcoscenici internazionali – è stato reso possibile anche grazie all'inserimento e alla rimodulazione dei flussi finanziari legati al piano dei Giochi del Mediterraneo di Taranto.
È questo il paradosso politico che genera indignazione: i fondi stanziati in nome di un evento che doveva decretare il riscatto infrastrutturale e sociale della terra ionica sono finiti a finanziare l'ammodernamento di uno stadio concorrente. E ora, con una tempistica che lascia senza parole, quella stessa ristrutturazione pagata con le nostre opportunità diventa il passaporto per andare domani a Roma a trattare con l'Europa e scavalcarci definitivamente.
Mentre a Taranto si discute ancora su cantieri lu**ca, commissariamenti e polemiche infinite sui nostri impianti, i vicini di casa capitalizzano le risorse del masterplan e domani si siedono ufficialmente al tavolo con la UEFA.
Alziamo gli scudi: Taranto non è il bancomat della regione
La narrazione mediatica delle ultime 48 ore è un copione già visto e intollerabile: Taranto viene dipinta a livello nazionale solo come una piazza calda, problematica, sommersa dai verbali di cronaca.Una perfetta cortina di fumo per distogliere l'attenzione dal fatto che, dal punto di vista della programmazione economica, siamo stati ridotti a un mero "donatore di risorse" per le fortune altrui.
Ci lasciano le macerie, le polemiche e le briciole, mentre altrove si brinda al futuro e domani si stringono accordi internazionali utilizzando le leve finanziarie nate per la nostra rinascita.
Non è più il momento delle divisioni interne, della caccia alle streghe tra di noi o dello scoramento. È il momento di alzare gli scudi. Questa indignazione deve trasformarsi in una sola voce, unanime, compatta e feroce, per pretendere trasparenza, rispetto e la restituzione della dignità che spetta a questa città. Se continuiamo a farci la guerra tra le mura di casa, permetteremo agli altri di vincere le loro sfide più grandi sulla nostra pelle.
Taranto merita rispetto, ora basta silenzio!

🔴 AGGIORNAMENTO DELL'ULTIMA ORA: LA PILLOLA INDORATA?
Mentre scriviamo, rimbalza sui media la notizia di un nuovo stanziamento da parte del Consiglio dei Ministri: altri 15 milioni di euro destinati alle opere dei Giochi di Taranto. Sia chiaro, ben vengano questi 15 milioni in più, che rappresentano ossigeno puro per i nostri cantieri e per lo sviluppo del territorio.
Tuttavia, la concomitanza temporale con le manovre salentine lascia spazio a più di una riflessione. La nostra è ovviamente una tesi, una lettura politica degli eventi, ma come diceva qualcuno, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Il sospetto che questa dote economica dell'ultimo minuto possa essere una sorta di pillola indorata per addolcire la comunità ionica è legittimo. Ci auguriamo di essere smentiti dai fatti, ma intanto domani a Roma si apparecchia il tavolo ufficiale con la UEFA per regalare la grande vetrina internazionale a Lecce. Benissimo i fondi aggiuntivi, quindi, ma Taranto tiene gli occhi aperti.

Taranto nel mirino: oltre il verdetto del campo, si premette il rispetto per una piazza storicaTARANTO C’è un limite a t...
15/06/2026

Taranto nel mirino: oltre il verdetto del campo, si premette il rispetto per una piazza storica
TARANTO

C’è un limite a tutto, anche alla quantità di fango che si può gettare su una città e su una tifoseria che da ben tre decenni masticano amaro, sostenendo costi emotivi e calcistici che avrebbero fatto sparire lo sport in qualsiasi altra piazza d'Italia. I fatti accaduti al termine della finale persa contro il Gladiator richiedono un’analisi seria, lucida e priva di quel moralismo d'accatto che sta rimbalzando in queste ore.
Una ferma condanna, ma senza subire sciacallaggi
Sia chiara una cosa, a scanso di equivoci: l’episodio delle tensioni e dei disordini ai danni dei tesserati va condannato fermamente. La violenza e le intimidazioni non appartengono ai valori dello sport e restano un errore da stigmatizzare. Tuttavia, da qui a criminalizzare un’intera città e a generalizzare sul comportamento di una tifoseria storica e passionale come quella tarantina, c’è una distanza siderale che non permetteremo a nessuno di colmare.
In queste ore assistiamo al sensazionalismo esasperato di alcune testate giornalistiche regionali, firmate da cronisti che operano al di fuori della provincia di Taranto. Professionisti che si ergono a paladini della morale, ma che dimostrano una evidente mancanza di equilibrio e terzietà, cavalcando l'onda del caso di cronaca con toni che sembrano tradire vecchi rancori campanilistici piuttosto che una reale deontologia informativa. Chi usa la penna per fare sciacallaggio mediatico farebbe bene a guardare con la stessa severità i territori di propria provenienza, prima di emettere sentenze definitive su Taranto.
Un fallimento lungo 47 gare: la responsabilità dei tesserati
I media regionali dovrebbero concentrarsi sul vero e indiscutibile disastro sportivo di questa stagione. E l'analisi non può fermarsi alla singola partita di ieri, dove l'impegno sul terreno di gioco non è mancato, ma deve guardare al computo totale di un'annata fallimentare lungo ben 47 gare tra campionato, Coppa Italia e playoff.
Il bilancio complessivo della squadra è ingiustificabile. Parliamo di un gruppo di calciatori arrivati in riva allo Ionio con curriculum altisonanti e ingaggi pesanti per la categoria, che non sono stati capaci di dimostrare il carattere, gli attributi e l'attaccamento alla maglia necessari per centrare l’obiettivo. Non è stato vinto il campionato, è stata fallita la finale di Coppa Italia e sono stati mancati i playoff. Un rendimento del tutto indecoroso rispetto agli investimenti societari e alle aspettative della piazza. Questo è il fallimento totale di cui i tesserati devono assumersi la piena responsabilità di fronte alla città.
La Giustizia Sportiva e l'evidenza dei "Due Pesi e Due Misure"
Ciò che lascia sbigottiti, inoltre, è la celerità e la severità senza precedenti con cui si è mossa la macchina della giustizia sportiva, quasi a voler assecondare il processo mediatico sollevato dai giornali. In meno di 24 ore, contro il Taranto è stata comminata una sanzione durissima:
2 punti di penalizzazione
6.500 euro di ammenda
Stadio a porte chiuse fino al 15 novembre
Una rapidità d'esecuzione che fa sorgere spontaneo un confronto con altri episodi recenti, dove lo stesso rigore non è stato applicato, evidenziando una macroscopica disparità di trattamento.
I fatti e i precedenti: Basti pensare al precedente di Foggia dell'anno scorso: in occasione della gara esterna contro il Monopoli, si registrò un'invasione di campo da parte della tifoseria ospite con aggressione ai danni di uno steward, ma la sanzione applicata fu di sole 5 giornate di squalifica del campo. O ancora, basti ricordare il caso dell'allenatore Di Meo nella finale Bisceglie-Taranto, quando rivolse un gesto palesemente antisportivo come il dito medio direttamente verso le telecamere; in quel caso, gli organi della giustizia sportiva impiegarono ben 4 o 5 mesi per esprimersi, irrogando infine una sanzione di un solo turno di squalifica. I dati dimostrano che quando c'è da sanzionare il Taranto la giustizia si fa fulminea e inflessibile, mentre in altri contesti geografici e societari si muove con i piedi di piombo e applica il gu**to di velluto. Questa piazza ha sofferto l'inferno calcistico per trent'anni, sostenendo i colori rossoblù ovunque e contro ogni peripezia societaria. Non si accettano patenti di moralità da chi scrive con evidente parzialità nascondendosi dietro un tesserino professionale, né tantomeno si accettano le scuse di professionisti del campo che non hanno saputo onorare il blasone di questa città. Taranto è ferita dal verdetto sportivo, ma esige il rispetto che le è dovuto.

IL FUTURO DELLO IACOVONE TRA SOGNO AMERICANO E CALCIO ROSSOBLÙ: FACCIAMO CHIAREZZANegli ultimi tempi, intorno al futuro ...
08/06/2026

IL FUTURO DELLO IACOVONE TRA SOGNO AMERICANO E CALCIO ROSSOBLÙ: FACCIAMO CHIAREZZA
Negli ultimi tempi, intorno al futuro dello stadio Erasmo Iacovone e degli impianti sportivi che ospiteranno i Giochi del Mediterraneo, si sta sollevando un polverone di sigle, grandi nomi e promesse milionarie. Tra fondi americani e cordate locali, tra i cittadini c'è molta confusione.
Proviamo a mettere ordine e a capire chiaramente cosa c’è in palio, chi sono i giocatori in campo e perché questa vicenda tocca da vicino il cuore e l'identità di Taranto.
Chi è il "Colosso Americano" e cosa fa nel mondo?
La società che ha bussato alle porte di Palazzo di Città si chiama Legends Global (nata dall'unione dei New York Yankees e dei Dallas Cowboys, oggi controllata dal colosso finanziario americano Sixth Street). Non parliamo di investitori qualunque, ma dei leader mondiali assoluti nella gestione degli stadi.
Per capire la portata di questo gruppo, basta guardare cosa fanno all'estero:
A Madrid (Santiago Bernabéu): Hanno firmato un accordo ventennale con il Real Madrid, versando subito 360 milioni di euro nelle casse del club. In cambio, gestiscono i mega-concerti (come quelli di Taylor Swift), i mega-store e i ristoranti sul tetto. Hanno trasformato lo stadio da semplice campo di calcio a un centro commerciale e culturale aperto 365 giorni l'anno, raddoppiandone i ricavi.
A Los Angeles (SoFi Stadium): Gestiscono l'impianto sportivo più costoso e tecnologico della storia (da oltre 5 miliardi di dollari), teatro del Super Bowl e dei prossimi eventi mondiali.
A Londra (Wembley): Curano le esperienze premium e la ristorazione nell'arena più iconica d'Europa.
Cosa vogliono a Taranto? Non sono interessati a comprare la squadra del Taranto Calcio. A loro interessano le "mura" degli impianti riqualificati (Iacovone, PalaMazzola, Stadio del Nuoto). Il loro obiettivo è prendere in gestione l'intero pacchetto delle strutture per farne l'Hub degli eventi, dello spettacolo e dei concerti di tutto il Sud Italia.
La controproposta locale: Il piano del Gruppo Ladisa
Dall'altra parte della barricata c'è l'attuale proprietà del Taranto Calcio, guidata dal Gruppo Ladisa. La società ha già presentato al Comune un progetto ufficiale per la concessione pluriennale dello Iacovone per creare un moderno Centro Sportivo.
Il loro piano prevede la casa del Taranto Calcio, il Museo Rossoblù e lo store ufficiale, ma anche aree per bambini, palestre e campetti per il territorio. La famiglia Ladisa è stata chiara: senza la gestione dello stadio, fare calcio a Taranto diventa impossibile e il rischio di un disimpegno totale della proprietà è concreto.
Il grande paradosso: A cosa serve uno stadio senza calcio?
La domanda che molti cittadini si fanno è logica: Se arriva la società americana e i Ladisa se ne vanno, chi ci gioca nello stadio nuovo? E alla Global conviene uno stadio senza partite?
La realtà del business moderno è cinica: a un fondo americano il calcio di Serie C o D non serve per fare profitti. Anzi, a Madrid o a Los Angeles il calcio serve perché si chiama Real Madrid o NFL. A Taranto, dover bloccare l'impianto ogni due domeniche per una partita di campionato, curare il manto erboso per i tacchetti e gestire l'ordine pubblico per loro sarebbe quasi un costo.
Legends guadagnerebbe comunque, trasformando lo Iacovone in un "teatro" permanente per grandi eventi, congressi, negozi e ristorazione attiva dal lunedì al sabato. Ma se la Global guadagna, a perdere sarebbe la città, che si ritroverebbe con impianti da Serie A ma con la propria squadra di calcio lasciata morire, perché nessun imprenditore comprerebbe il club sapendo di dover pagare affitti salatissimi agli americani senza poter incassare un euro dalle attività commerciali.
La soluzione: Un "matrimonio" forzato per salvare Taranto
Le regole della legge parlano chiaro: trattandosi di strutture pubbliche rimesse a nuovo con i soldi dello Stato per i Giochi del Mediterraneo, il Comune dovrà indire un bando di gara pubblico. In quella sede, la forza economica degli americani rischia di schiacciare qualsiasi realtà locale.
Per evitare il disastro sportivo e sociale, la politica e l'Amministrazione comunale hanno una sola strada logica: spingere le due parti a collaborare (creando un'Associazione Temporanea di Imprese).
Un accordo in cui:
1 Il Gruppo Ladisa (Taranto Calcio) mantiene la gestione sportiva, la biglietteria delle domeniche, il settore giovanile e l'anima rossoblù.
2 Legends Global mette la sua spaventosa potenza commerciale per riempire lo stadio nei restanti 300 giorni dell'anno con concerti di livello nazionale e internazionale, grandi sponsor e una ristorazione premium.
Lo Iacovone deve diventare un volano economico per Taranto seguendo il modello dei grandi stadi del mondo, ma non può e non deve smettere di essere, prima di tutto, la casa dei tifosi ionici.

INFRASTRUTTURE E SVILUPPO: IL "CASO GROTTAGLIE" TRA REALTÀ TECNICA E MIOPIA STRATEGICAIn merito alle recenti dichiarazio...
15/05/2026

INFRASTRUTTURE E SVILUPPO: IL "CASO GROTTAGLIE" TRA REALTÀ TECNICA E MIOPIA STRATEGICA

In merito alle recenti dichiarazioni istituzionali provenienti dal territorio brindisino, è necessaria un'analisi oggettiva che superi la retorica della "vocazione industriale" per affrontare il tema del diritto alla mobilità e dello sviluppo paritario della regione Puglia.
1. La flessibilità del Piano Nazionale degli Aeroporti
La classificazione dello scalo "Arlotta" di Grottaglie nel Piano Nazionale degli Aeroporti non è un vincolo immutabile, bensì una programmazione soggetta a revisione periodica in base alle mutate esigenze dei territori. In vista dei Giochi del Mediterraneo 2026, l'istanza di un'apertura temporanea o sperimentale ai voli civili di linea non rappresenta una "demagogia", ma una necessità logistica per garantire l'accessibilità diretta a un evento di rilevanza internazionale, evitando il sovraccarico delle arterie stradali già sature.
2. Efficienza della spesa e intermodalità
Si apprende con favore dell'investimento di 120 milioni di euro derivanti dal PNRR per il potenziamento dei collegamenti ferroviari verso l'Aeroporto del Salento. Tuttavia, dal punto di vista dell'analisi costi-benefici per l'utente finale, l'intermodalità non può essere utilizzata come pretesto per il mantenimento di una condizione di monopolio infrastrutturale. La prossimità geografica tra gli scali non è un limite tecnico, ma una risorsa che in altre regioni europee favorisce la competitività e l'abbattimento dei costi per i passeggeri.
3. Coesistenza tra Cargo, Spazioporto e Voli Civili
È tecnicamente infondato sostenere che il traffico passeggeri pregiudichi le attività di test-bed o la logistica pesante. La lunghezza e la capacità della pista di Grottaglie consentono una gestione degli slot compatibile con una pluralità di funzioni. Definire "irresponsabile" la richiesta di apertura ai voli civili significa ignorare i modelli di gestione aeroportuale integrata adottati nei principali hub industriali mondiali.
Conclusioni
Taranto non rivendica battaglie di campanile, ma la fine di un isolamento infrastrutturale che penalizza un bacino d'utenza di oltre mezzo milione di cittadini. Il "realismo economico" deve includere il diritto dei tarantini di non essere considerati semplici "utenti di passaggio" verso altri scali, ma protagonisti di un sistema di trasporti realmente policentrico.

Aeroporto di Grottaglie: Atleti per i Giochi o passeggeri per Marte?Dopo la narrazione dello stadio "nuovo ma vecchio", ...
13/05/2026

Aeroporto di Grottaglie: Atleti per i Giochi o passeggeri per Marte?

Dopo la narrazione dello stadio "nuovo ma vecchio", è tempo di affrontare un altro paradosso tutto tarantino: il futuro dell'Aeroporto di Grottaglie. La linea ufficiale è ormai tracciata: niente voli civili di linea per i passeggeri, ma solo cargo e l'avveniristico "Spazioporto". Una prospettiva affascinante, certo, ma che ci spinge a porre una domanda elementare: come pensano di far arrivare le migliaia di atleti e i tifosi per i Giochi del Mediterraneo del 2026?
Forse abbiamo capito male noi. Forse le delegazioni internazionali da Spagna, Grecia o Egitto non arriveranno con normali aerei di linea, ma verranno lanciate in orbita per poi atterrare con moduli spaziali direttamente sulla nostra pista. Mentre ci vendono il sogno dei voli suborbitali, la realtà è che Taranto resta l'unica grande città ospitante un evento internazionale a non avere un collegamento passeggeri diretto. Migliaia di turisti dovranno sbarcare a Bari o Brindisi, affrontando poi l'odissea della Statale 100 o dei cantieri infiniti, offrendo un biglietto da visita imbarazzante per il nostro territorio.
Il bello è che ad ogni tornata elettorale, puntualmente, assistiamo allo stesso spettacolo: destra e sinistra si accapigliano ferocemente su chi debba finalmente "aprire" l’aeroporto ai voli civili. Si scambiano accuse, firmano protocolli d’intesa e fanno promesse solenni davanti alle telecamere. Poi, una volta chiuse le urne, il sipario cala e Grottaglie torna a essere il deserto passeggeri di sempre. È un gioco delle parti che offende l’intelligenza dei cittadini, usato come un eterno serbatoio di voti per una politica che non ha il coraggio di sfidare i monopoli degli altri scali pugliesi.
Questo metodo segue purtroppo uno schema già visto, proprio come sta accadendo con il nuovo Ospedale San Cataldo. Ci avevano promesso una struttura moderna pronta in due anni, e invece ne sono passati quasi dieci. Oggi abbiamo i muri, ma manca il personale sanitario per farlo funzionare davvero. È la logica delle "cattedrali nel deserto": si costruisce il contenitore per giustificare la spesa pubblica, ma si svuota il contenuto. Si annuncia lo "Spazioporto" a Grottaglie mentre i tarantini non possono prendere un volo per Roma o Milano, esattamente come si vanta un ospedale nuovo mentre le liste d'attesa si allungano perché mancano i medici.
Dire che Grottaglie non può ospitare voli passeggeri per non fare concorrenza agli scali vicini è una logica coloniale che non possiamo più accettare. Vantarsi di un aeroporto spaziale quando non si garantisce il diritto alla mobilità basilare per un evento mondiale è l'ennesima prova di una programmazione che vola troppo alto per non vedere lo sfacelo che c'è a terra. Forse vogliono mandarci su Marte perché sanno che, se restiamo con i piedi per terra, scopriamo che ci stanno prendendo in giro da decenni. Io non resto in silenzio a guardare questo decollo verso il nulla. Chi vuole capire, capisca.

Riflessioni sullo Stadio Iacovone: un’analisi dei costi e delle prospettive per la città.Siccome amo la mia città e non ...
13/05/2026

Riflessioni sullo Stadio Iacovone: un’analisi dei costi e delle prospettive per la città.

Siccome amo la mia città e non voglio essere preso in giro, continuerò a fare questo tipo di articoli, che piaccia o no. È inutile che vi barcamenate ad insultarmi: io queste domande me le farò sempre. Oggi il tema sono i Giochi del Mediterraneo e, soprattutto, lo stadio Iacovone, la casa della squadra del mio cuore; domani toccherà ad altre tematiche. Ce ne sono tante e ce n’è per tutti: destra, sinistra e tutti quelli che fanno il male della nostra città.
A chi pensa che questo sia il meglio che potevamo ottenere, a chi crede che a Taranto ci si debba sempre accontentare e che "un uovo oggi sia meglio della gallina domani", dico chiaramente: passate avanti. Questo pezzo è dedicato a chi, come me, è un sognatore. A chi sogna una Taranto migliore in tutti i sensi e ha deciso di non accontentarsi più. Per chi ama questa terra e non accetta di vederla trattata come una periferia, buona lettura.

Per capire se un investimento pubblico è intelligente, dobbiamo guardare il cosiddetto "Costo per Seat", ovvero il prezzo che paghiamo per ogni singolo posto. È il vero termometro dell'efficienza di un'opera. Se analizziamo i dati, il confronto con altre realtà italiane è impietoso. Al Mapei Stadium di Reggio Emilia, una ristrutturazione intelligente ha portato l'impianto in Categoria 4 UEFA con una spesa di circa 1.160 euro a posto. Alla Dacia Arena di Udine si è speso circa 2.000 euro a seduta, mentre il Gewiss Stadium di Bergamo è costato circa 4.000 euro a posto.
A Taranto, invece, stiamo spendendo 60 milioni per soli 13.000 posti reali, poiché il secondo anello è quello vecchio che viene lasciato così com'è. Questo porta il costo a oltre 4.600 euro per ogni seggiolino nuovo. Com’è possibile che la nostra ristrutturazione costi quattro volte quella di Reggio Emilia e superi persino i costi di stadi d'Elite costruiti da zero?
La risposta amara sta in una politica di tagli e soluzioni tecniche approssimative che impoveriscono il progetto mentre il budget resta invariato. Al primo anello sono spariti i seggiolini ribaltabili, che sono lo standard europeo per comfort e sicurezza e costano circa 80 euro l'uno, sostituiti da modelli fissi che ne costano solo 20. Inoltre, emerge una criticità strutturale non indifferente: a causa dell'altezza ridotta della nuova copertura, gli ultimi cinque gradoni del secondo anello risulteranno inutilizzabili. Invece di procedere con una demolizione mirata e una ricostruzione funzionale, si è scelto di "nascondere" il problema coprendo i gradoni con dei pannelli. Una soluzione che appare come un ripiego estetico per coprire un errore di progettazione o un limite strutturale non risolto.
La "cover" stessa non sarà più illuminata scenograficamente: avremo sopra le teste una gigantesca intelaiatura metallica, un mausoleo di ferro che svetterà nel quartiere Salinella ma resterà spento e privo d'anima. Spendiamo cifre da Champions League per una struttura che rimarrà ancorata a standard inferiori, legata a un anello superiore degli anni '60 rabberciato alla meglio. Se si risparmia sui materiali, se si rinuncia alle luci e si nascondono parti dello stadio con i pannelli, dove finiscono i 60 milioni?
La verità è che paghiamo la "tassa dell'urgenza". Quando ci si riduce all'ultimo secondo, i costi lievitano per la necessità di correre. Qualcuno dirà che il progetto è "blindato giuridicamente", ma questa è solo una scusa per dire che i contratti sono firmati e non si torna indietro, tutelando chi ha gestito l'appalto invece del cittadino che riceve un'opera ridimensionata.
Ho risposto fin troppo agli insulti gratuiti arrivati per "partito preso", quindi non replicherò più. Se continuerò a vedere commenti negativi e attacchi personali, vorrà dire solo una cosa: che non avete letto tutto l’articolo e avete commentato per pregiudizio. Siamo chiari: questo stadio è meglio del precedente? Certamente sì. Ci è piovuto dal cielo come un’opportunità insperata? Sì. Ma questo non giustifica un'offesa alla nostra intelligenza. Vantarsi di questo progetto è come dirci che dobbiamo accontentarci di una Panda pagata al prezzo di una Ferrari solo perché "almeno si muove". Io non smetto di sognare una Taranto che pretenda l'eccellenza. La nostra città merita di più di un "uovo oggi" pagato a caro prezzo. Io non resto in silenzio. Chi vuole capire, capisca.

Giochi 2026, scatta il "meno 100": mercoledì la verità tra annunci e zone d'ombraMercoledì 13 maggio, alle ore 12:00, la...
12/05/2026

Giochi 2026, scatta il "meno 100": mercoledì la verità tra annunci e zone d'ombra

Mercoledì 13 maggio, alle ore 12:00, la Camera di Commercio di Taranto ospiterà la conferenza stampa ufficiale per celebrare il countdown dei -100 giorni dall'inizio dei XX Giochi del Mediterraneo. Un appuntamento di altissimo profilo che vedrà al tavolo il Ministro per lo Sport Andrea Abodi, il sindaco Pietro Bitetti e il Commissario nonché Presidente del Comitato, Massimo Ferrarese.
L’agenda ufficiale promette grandi annunci: si parlerà dello stato dei lavori negli impianti (stadio Iacovone in primis), del programma culturale, del piano ticketing e verranno persino svelate le medaglie ufficiali. Sulla carta, una parata di successi per una manifestazione che attende circa 5.000 atleti da 26 Paesi.
Oltre la passerella: i dubbi dei cittadini
Noi seguiremo la diretta con estrema attenzione, ma non per ammirare il design delle medaglie. Lo faremo con lo spirito critico di chi, a soli cento giorni dal via (previsto per il 21 agosto), vede ancora troppe caselle vuote in un puzzle che dovrebbe essere già completato.
Sono diversi i punti interrogativi che pesano sul territorio e sui quali speriamo che il Ministro e il Commissario facciano finalmente chiarezza definitiva:
Ticketing e Test Event: È stato annunciato che verrà illustrato il piano biglietti. Ma quando saranno effettivamente acquistabili? E soprattutto, dove sono i "test event" necessari per collaudare impianti appena ristrutturati o ancora in cantiere?
Merchandising: A 100 giorni dall'evento, i simboli dei Giochi dovrebbero essere ovunque. Ad oggi, la strategia commerciale resta un mistero.
Logistica e Ospitalità: Il nodo della seconda nave da crociera, necessaria per sopperire alla carenza di posti letto, è ancora irrisolto. Verrà annunciata la firma del contratto o resteremo ancora nel campo delle ipotesi?
Eredità infrastrutturale: Si parlerà dell'eredità che i Giochi lasceranno. Ma oltre ai muri degli stadi, esiste un piano concreto per la gestione e la sostenibilità di questi impianti dopo il 3 settembre?
Un countdown che non ammette errori
Arrivare a 100 giorni dall'apertura con interrogativi così basilari su trasporti, alloggi e vendite è una situazione che stride con i toni trionfalistici sentiti finora. La conferenza di mercoledì non può essere l'ennesima occasione per "fare il punto" generico; deve essere il momento delle certezze.
I cittadini di Taranto non si accontentano più di vedere il "bicchiere mezzo pieno" o di fidarsi degli upgrade futuri. A 100 giorni dai Giochi, pretendiamo di capire se la macchina organizzativa è davvero pronta o se siamo ancora fermi ai rendering e alle promesse. Seguiremo ogni parola, pronti a raccontarvi se i dubbi verranno sciolti o se, ancora una volta, ci troveremo davanti a una sapiente operazione di propaganda.

Lo Iacovone e il gioco dei paragoni impossibili: perché Taranto non è Parma o CagliariNelle ultime ore, una singolare e ...
12/05/2026

Lo Iacovone e il gioco dei paragoni impossibili: perché Taranto non è Parma o Cagliari

Nelle ultime ore, una singolare e contemporanea mobilitazione mediatica ha visto alcune testate giornalistiche locali lanciare una narrazione identica e chiaramente coordinata: tentare un parallelo tanto ardito quanto fuorviante, volto a dimostrare la presunta superiorità economica del progetto di ristrutturazione dello stadio Erasmo Iacovone di Taranto rispetto agli investimenti previsti a Parma, Cagliari, Bergamo e Venezia. Secondo questa tesi, il cantiere tarantino rappresenterebbe un modello di "efficienza e sostenibilità" in virtù di un costo complessivo inferiore, quantificato in 62 milioni di euro contro i 168 milioni di Parma e i 218 milioni di Cagliari.
Tuttavia, un’analisi approfondita dei dati e degli stessi dettagli tecnici ammessi da queste ricostruzioni dimostra come questo confronto non solo sia tecnicamente impraticabile, ma si traduca in un clamoroso autogol per chi tenta di difendere a oltranza la linea ufficiale. Mettere sullo stesso piano queste città significa infatti confondere una ristrutturazione parziale a carico dello Stato con stadi nuovi di zecca finanziati da imprenditori privati.
Il caso Parma: il modello a costo zero per la collettività
A Parma l'intervento non ha nulla a che fare con un semplice restyling. Il progetto prevede la demolizione integrale del vecchio stadio e la successiva ricostruzione da zero di una struttura modernissima da circa 21.000 posti, interamente coperta, integrata con una nuova piazza pubblica aperta alla cittadinanza e ampi spazi commerciali.
Il quadro finanziario parla chiaro: a causa dei rincari energetici e dei materiali, l'investimento complessivo è attestato a 168 milioni di euro. L'aspetto cruciale, tuttavia, è che il costo per le casse del Comune di Parma e per i contribuenti è pari a zero euro. Il 100% dei capitali viene immesso direttamente dalla proprietà privata del Parma Calcio (il gruppo americano Krause) in cambio di una concessione a lungo termine, garantendo alla città un impianto già certificato di "Categoria UEFA 4".
Il caso Cagliari: la sinergia del Partenariato Pubblico-Privato
A Cagliari l’iter per il nuovo stadio prevede l’abbattimento totale del vecchio impianto Sant’Elia per far posto a un’arena da 30.000 posti omologata per gli Europei. Il progetto include un hotel di lusso, un centro medico e aree commerciali destinate a ridefinire l’economia del quartiere con uno standard "UEFA Elite".
Il costo totale dell'opera si attesta oggi a circa 218 milioni di euro. Di questa cifra, la quota di denaro pubblico stanziata da Regione e Comune è rigorosamente bloccata a 60 milioni di euro. I restanti 158 milioni di euro di differenza, uniti a qualsiasi rischio legato a ulteriori aumenti dei materiali, gravano interamente sul partner privato, il Cagliari Calcio, che coprirà l'investimento attraverso un piano economico-finanziario pluriennale.
Il caso Taranto: l'ammissione sui limiti del progetto
Lo scenario dello stadio Erasmo Iacovone risponde a logiche completamente opposte. Il progetto prevede un intervento di rifunzionalizzazione e adeguamento dell’impianto esistente, con la demolizione dell’anello inferiore, il recupero di quello superiore per una capienza di circa 20.200 posti e una copertura totale in acciaio, realizzata ottimizzando i fondi a disposizione della struttura commissariale.
Il costo dell’opera si aggira intorno ai 62 milioni di euro, interamente pubblici e derivanti dai fondi stanziati dallo Stato per i Giochi del Mediterraneo. Ma il dato più eclatante, emerso proprio dalle recenti difese d'ufficio apparse sulla stampa, riguarda i limiti strutturali dell'opera. Viene infatti ammesso che lo Iacovone nascerà come un impianto di "Categoria UEFA 3 base", e che per ottenere l'upgrade alla Categoria 4 (quella necessaria per i grandi eventi internazionali) saranno necessari ulteriori interventi e altri finanziamenti in futuro.
Viene inoltre rivendicato con orgoglio che l'impianto tarantino sarà "meno orientato alla massimizzazione dei ricavi", preferendo l'essenzialità alla logica commerciale dei grandi hub europei. Tradotto dal linguaggio diplomatico: mentre a Parma e Cagliari i privati costruiscono hotel, negozi e strutture capaci di produrre utili e posti di lavoro 365 giorni all'anno, a Taranto lo Stato spende 62 milioni di soldi pubblici per un impianto puramente sportivo, che non genererà ricavi extra e i cui costi di gestione futuri rischiano di gravare interamente sulle casse comunali.
I limiti della propaganda
Appare evidente, dunque, come sostenere che Taranto "spenda meno" delle altre realtà sia un'operazione di pura ginnastica comunicativa. Parma e Cagliari stanno realizzando strutture polifunzionali destinate a creare ricchezza, finanziate in via esclusiva o largamente maggioritaria da investitori privati che si assumono il rischio d'impresa. Taranto sta ristrutturando una struttura preesistente al 100% con le tasse dei cittadini, portandola a uno standard UEFA inferiore rispetto alle città citate, nel disperato tentativo di recuperare i quattro anni precedentemente persi nella palude burocratica.
Tentare di accreditare una ristrutturazione pubblica e strutturalmente limitata come un modello più efficiente rispetto a impianti nati da zero con centinaia di milioni di capitali privati è una tesi che si scontra con la matematica e con l'economia. In calce a una delle testate locali che ha pubblicato questa difesa d'ufficio si legge una celebre massima: “Il giornalismo è divulgare un fatto che qualcuno non vuole che si pubblichi, il resto è solo propaganda”. Condividiamo pienamente lo spirito della frase: proprio per questo, da semplici cittadini che analizzano gli atti, riteniamo che Taranto meriti la verità dei numeri e non i rassicuranti comunicati della propaganda politica di turno.

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Taranto
74121

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