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22/08/2026

Dalla festa alle macerie: Taranto, lo specchio di una città che fischia le sue stesse occasioni

Un’inaugurazione dovrebbe rappresentare il momento in cui una comunità mette in mostra il suo volto migliore, un'occasione di riscatto e di coesione attorno a un progetto comune. Ma la cerimonia d'apertura dei Giochi del Mediterraneo allo stadio Erasmo Iacovone ha restituito un'immagine ben diversa, trasformando la festa in un turbine di fischi indirizzati alla politica nazionale, alle amministrazioni locali e persino alla delegazione della nazionale francese.
Fischiare la premier Giorgia Meloni al suo ingresso è la spia di un malessere profondo, ma rischia di rivelarsi una protesta miope. La drammatica e complessa vicenda dell'ex ILVA e le ferite ambientali di Taranto non sono certo nate ieri, ma trascinano criticità irrisolte nate e consolidate sotto i governi Letta, Renzi e Conte. Dimenticare questa continuità storica significa cedere a una memoria corta e selettiva, così come appare paradossale contestare il governo centrale senza considerare che proprio l'attuale esecutivo di destra ha nominato Massimo Ferrarese nel ruolo di commissario straordinario, figura oggi acclamata e considerata da molti decisiva per sbloccare i cantieri e portare a compimento le opere.
Altrettanto contraddittorio è stato il trattamento riservato all'attuale sindaco Piero Bitetti, votato a furor di popolo dalle ultime consultazioni, eppure già sommerso dai fischi della piazza. Un paradosso che si consuma nel ricordo di Rinaldo Melucci, l'ex sindaco cacciato per ben due volte, al quale va tuttavia riconosciuto che — pur tra scherni, scetticismo e derisioni iniziali — senza la sua intuizione originaria di candidare la città, i Giochi del Mediterraneo a Taranto non sarebbero mai arrivati.
I fischi rivolti alla nazionale francese, infine, rappresentano il cortocircuito finale di una contestazione incomprensibile verso un Paese ospite, che tradisce lo spirito stesso di una manifestazione nata per celebrare la pace, il dialogo e l'unità tra i popoli del bacino mediterraneo.
Va detto che, al netto delle polemiche, lo Iacovone fa la sua figura ed è nel complesso un gran bell'impianto. Tuttavia, come ampiamente previsto, c'è ancora parecchio da lavorare e i cantieri dovranno proseguire verosimilmente fino a novembre per rifinirlo a dovere. La struttura paga comprensibili limiti di gioventù e fretta: due soli bar sono del tutto insufficienti per la capienza dello stadio, le pitturazioni sono rimaste parzialmente incomplete e il campo B risulta fortemente ammalorato, complice una preesistente mancanza di manutenzione aggravata dal carico dei lavori alla struttura principale e dall'uso intensivo per la gestione del dietro le quinte dell'evento.
Ma la contraddizione più dolorosa si è consumata proprio a riflettori spenti. È vero che la macchina organizzativa ha mostrato evidenti lacune, non posizionando cestini all'interno dello stadio ed erigendo solo pochi bidoni gialli all'ingresso degli spalti. Ma se di fronte all'organizzazione imperfetta c'è chi ha provato a fare la propria parte lasciando la spazzatura accumulata vicino ai pochi contenitori disponibili, per molti incivili la mancanza di bidoni è diventata il solito alibi perfetto per consumare e abbandonare tutto sugli spalti senza il minimo scrupolo. A fare da controcanto a questa incuria sono state solo poche "mosche bianche": quei rari cittadini dotati di senso civico che, finita la festa, si sono rimboccati le maniche per raccogliere i rifiuti lasciati dagli altri.
Chi si è venduto in passato alla grande industria per un piatto di lenticchie o per beceri interessi personali non può oggi ergersi a giudice, se poi il risultato quotidiano è il degrado lasciato sugli spalti del proprio stadio. La colpa del declino di una città martoriata non può essere sempre e solo delegata dall'alto: finché non ci sarà un'assunzione collettiva di responsabilità e di rispetto per i beni comuni, anche la più grande vetrina internazionale rischierà di trasformarsi nell'ennesima occasione sprecata.

04/08/2026

Stadio Iacovone e palco della Cerimonia: i dubbi erano fondati, ora parla il video del Commissario Ferrarese. E i nostri 25 euro di biglietto?

Ieri, quando abbiamo iniziato a far notare le immagini dei sediolini smontati allo Stadio Iacovone in vista della Cerimonia del 21 agosto, siamo stati travolti da critiche, scetticismo e persino da chi ci accusava di fare allarmismo o di aver diffuso "foto finte". C’era chi minimizzava, chi sosteneva che i posti non fossero mai stati messi in vendita e chi ignorava del tutto l'impatto visivo di una simile struttura.
Oggi, però, la verità è sotto gli occhi di tutti: il video pubblicato direttamente dal Commissario Massimo Ferrarese ha confermato in pieno la realtà dei fatti.
Il palco c’è, le impalcature sono imponenti e occupano un’ampia porzione degli spalti. Ora la domanda resta una sola, ed è ancora più pressante: chi ha speso 25 euro per acquistare il biglietto nei settori adiacenti o direttamente coinvolti da quell'ingombro, che fine farà?
Non si tratta di fare polemica sterile, ma di difendere i propri diritti di consumatori e cittadini:
I biglietti laterali sono stati venduti: mentre la zona centrale poteva essere bloccata dal sistema, i posti adiacenti sono stati regolarmente acquistati a 25 euro da tantissimi tarantini entusiasti di partecipare all'inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo.
La visuale è compromessa: un'impalcatura di quelle dimensioni, anche se usata per regie o strutture di supporto, taglia inevitabilmente la diagonale di visuale verso il campo e lo spettacolo. Chi ha pagato non può essere costretto a guardare dei tubolari in ferro.
Manca una comunicazione ufficiale: ad oggi, a pochissimi giorni dall'evento, chi ha in mano quel tagliando non sa ancora se verrà ricollocato, dove verrà spostato o se si troverà la sorpresa direttamente ai varchi d'ingresso.
Ora che il video ufficiale ha messo a tacere gli scettici, la palla passa agli organizzatori. Chiediamo massima trasparenza e risposte immediate: chi ha acquistato regolarmente un biglietto ha il sacrosanto diritto di sapere dove si siederà e se potrà godersi lo spettacolo per cui ha pagato.

Stadio Iacovone, sediolini smontati per il palco della Cerimonia: abbiamo pagato 25 euro ma dal nostro settore non vedre...
03/08/2026

Stadio Iacovone, sediolini smontati per il palco della Cerimonia: abbiamo pagato 25 euro ma dal nostro settore non vedremo nulla!
Mancano ormai pochissimi giorni al 21 agosto, data fissa per la Cerimonia di Apertura e l'inaugurazione ufficiale del nuovo Stadio Erasmo Iacovone per i XX Giochi del Mediterraneo. Come me, tantissimi cittadini e tifosi hanno accolto con entusiasmo l'evento, affrettandosi ad acquistare il biglietto al prezzo di 25 euro per assicurarsi un posto in tribuna e godersi lo spettacolo dal vivo.
Tuttavia, vedendo lo screenshot che circola in queste ore, tratto da un video di Spazio Taranto, l'entusiasmo ha lasciato subito il posto alla rabbia e allo sconcerto.
Dalle immagini si nota chiaramente come in una vasta porzione di spalti i sediolini siano stati completamente rimossi per fare spazio all'allestimento del palco e delle regie tecniche della cerimonia. Ma la vera beffa non è semplicemente la mancanza della seduta: il problema è che il palco occupi letteralmente quella zona!
I posti di quel settore, infatti, non solo sono stati fisicamente cancellati per far posto alle impalcature, ma quelli immediatamente adiacenti o retrostanti avranno la visuale completamente ostruita dalle strutture dello scenografo e dagli impianti audio e luci.
Da cittadino che ha pagato 25 euro di tasca propria per un posto che doveva garantire una visibilità perfetta, la domanda sorge spontanea e indignata: ora come si mette per noi che abbiamo quel biglietto in mano?
Ci ritroveremo ad aver pagato per guardare il retro di un tubolare in ferro o un pannello di compensato?
Verremo riposizionati all'ultimo minuto? E se sì, dove, visto che i biglietti per la cerimonia risultano quasi del tutto esauriti?
È inaccettabile che si venda un settore per un grande evento e poi lo si trasformi nella zona cieca dietro le quinte del palco. Comprendiamo le esigenze logistiche di uno show di questo livello, ma l'organizzazione non può ignorare chi ha acquistato un titolo d'accesso valido.
Chiediamo risposte immediate e chiare da parte del Comitato Organizzatore e delle autorità competenti prima del 21 agosto: chi ha speso soldi per quel settore ha diritto a una ricollocazione con visibilità garantita o al tempestivo rimborso del biglietto. La festa dei Giochi del Mediterraneo non può iniziare con una beffa per i cittadini tarantini.

Il diritto alla verità: perché il comunicato degli Ultras Taranto merita di essere ascoltatoIl comunicato diffuso dagli ...
29/06/2026

Il diritto alla verità: perché il comunicato degli Ultras Taranto merita di essere ascoltato

Il comunicato diffuso dagli Ultras Taranto non può essere liquidato come un semplice sfogo dettato dalla delusione sportiva. Al contrario, rappresenta un documento che offre numerosi spunti di riflessione sul rapporto tra calcio, territorio e informazione, dando voce a un sentimento condiviso da una parte significativa della tifoseria rossoblù.

Al di là dei toni, inevitabilmente accesi in un momento di forte amarezza, il messaggio centrale appare chiaro: difendere un’identità costruita negli anni attraverso sacrifici, trasferte, passione e presenza costante, indipendentemente dalla categoria o dai risultati sportivi.

Una critica legittima al modo in cui viene raccontato il tifo

Uno dei passaggi più discussi del comunicato riguarda il rapporto con il mondo dell’informazione.

Gli ultras sostengono che il tifo organizzato venga spesso valorizzato quando contribuisce allo spettacolo del calcio attraverso coreografie, colore e partecipazione, mentre riceverebbe valutazioni molto più severe nei momenti di contestazione. È una lettura che può essere condivisa o meno, ma che costituisce una legittima opinione su un tema di interesse pubblico e merita di essere discussa senza pregiudizi.

Riflettere sul modo in cui il fenomeno ultras viene rappresentato non significa mettere in discussione il ruolo del giornalismo libero, bensì interrogarsi sull’equilibrio della narrazione e sul rischio che alcune dinamiche vengano raccontate in maniera parziale.

Taranto vive problemi che vanno oltre il calcio

Il comunicato richiama anche una realtà difficilmente contestabile: Taranto continua a confrontarsi con questioni ambientali, economiche e occupazionali che incidono profondamente sulla vita della comunità.

Per molti tifosi il calcio rappresenta uno dei pochi luoghi di aggregazione e appartenenza rimasti. Da questa prospettiva nasce la convinzione, espressa dagli ultras, che la squadra rappresenti molto più di una semplice società sportiva.

Condividere o meno questa impostazione è una libera scelta, ma comprenderne le ragioni aiuta a leggere il comunicato nel suo contesto, evitando interpretazioni riduttive.

Le responsabilità sportive esistono, ma anche gli sforzi compiuti

Gli ultras non risparmiano critiche alla stagione appena conclusa e individuano precise responsabilità sportive nelle scelte effettuate durante l’anno.

Allo stesso tempo, il comunicato riconosce gli investimenti economici sostenuti dalla società. È un passaggio significativo perché dimostra come la critica non sia rivolta all’impegno finanziario in sé, bensì ai risultati ottenuti e alle decisioni che hanno caratterizzato il progetto sportivo.

Questa distinzione contribuisce a rendere il documento più articolato di quanto possa apparire a una lettura superficiale.

Una voce che fa parte del dibattito pubblico

Il tifo organizzato rappresenta una componente storica del calcio italiano e, nel caso di Taranto, costituisce da decenni una parte importante della vita sportiva cittadina.

Le posizioni espresse nel comunicato possono suscitare consenso o dissenso. Tuttavia, ridurre il confronto ai soli toni utilizzati rischia di distogliere l’attenzione dalle questioni sostanziali sollevate dagli ultras: il rapporto tra territorio e calcio, il senso di appartenenza, le aspettative della tifoseria e il modo in cui questi fenomeni vengono raccontati nello spazio pubblico.

In una società democratica, anche le posizioni più ferme meritano di essere ascoltate e valutate nel merito, purché il confronto rimanga nell’ambito del rispetto reciproco e della libera manifestazione del

Il presente articolo costituisce un commento di opinione ai sensi dell’articolo 21 della Costituzione. Le valutazioni espresse rappresentano un’analisi del comunicato diffuso dagli Ultras Taranto e delle tematiche da esso sollevate. Ogni riferimento riguarda esclusivamente questioni di interesse pubblico e non intende attribuire fatti determinati, condotte illecite o responsabilità personali a giornalisti, testate, istituzioni o altri soggetti identificabili, le cui eventuali responsabilità possono essere accertate esclusivamente nelle sedi competenti.

Il "nuovo" Iacovone e quel canone shock da 150mila euro: a che serve uno stadio d'oro se poi si rischia di soffocare il ...
29/06/2026

Il "nuovo" Iacovone e quel canone shock da 150mila euro: a che serve uno stadio d'oro se poi si rischia di soffocare il Taranto.

Ci sono notizie che si leggono con il distacco del cronista e altre che, per chi ha il Taranto nel cuore, fanno tremare i polsi. La svolta emersa nelle ultime ore sulla querelle dello stadio "Erasmo Iacovone" appartiene decisamente alla seconda categoria. Il Comune di Taranto e la partecipata Kyma Servizi hanno alzato un vero e proprio muro di gomma, respingendo senza appello la richiesta di sconto e rimodulazione del canone d'affitto avanzata dalla SS Taranto Calcio.
La decisione gela la piazza: dal prossimo 4 settembre, giorno in cui l'Amministrazione comunale tornerà in pieno possesso della struttura dopo la conclusione dei Giochi del Mediterraneo, la società rossoblù dovrà farsi carico di un canone monstre da 150.000 euro all'anno. Una rigidità d'acciaio che sa di beffa atroce, proprio ora che i cantieri sono quasi ultimati e lo stadio si presenta finalmente nuovo, moderno e quasi pronto a splendere.
Il paradosso dei parametri: Taranto paragonata a Torino e Bari. Ma il calcio è passione, non un algoritmo
A far discutere e riflettere – non solo la dirigenza, ma chiunque abbia a cuore le sorti del club – sono i criteri utilizzati per blindare legalmente questa cifra. Per giustificare i 150.000 euro annui, i tecnici comunali si sono trincerati dietro un "metodo comparativo di stima", parametrando il nostro impianto a realtà economiche e palcoscenici di ben altra caratura, come gli stadi di:
Torino
Bari
Lecce
Francavilla Fontana
La governance del Taranto ha provato a opporsi, definendo questo schema "inconferente e fallace". E dal punto di vista di chi vive la realtà locale, è difficile dare torto alla società. Un conto è investire con lungimiranza sulla modernizzazione delle infrastrutture cittadine per un evento internazionale; un altro è usare quel restyling come pretesto per applicare tariffe "da Serie A" a una società che milita in categorie inferiori. Esigere un canone così oneroso rischia di trasformarsi in una tassa sulle ambizioni della squadra, sottraendo risorse vitali che ogni tifoso preferirebbe vedere investite sul mercato per costruire una rosa competitiva, anziché destinate a rimpinguare i capitoli di spesa della burocrazia di Palazzo di Città.

Un autogol politico: i gradoni non baciano la maglia
Dal punto di vista prettamente formale, Kyma e il Comune si sono mossi con i piedi di piombo, dichiarando l'iter "tecnicamente corretto". Una mossa utile a coprirsi legalmente da eventuali contestazioni, ma che sotto il profilo della gestione del territorio somiglia a un clamoroso autogol politico.
La domanda che da ore rimbalza tra i club organizzati, nelle piazze e sui social è una sola, legittima e pesante: a che cosa serve avere uno stadio nuovo, bellissimo e quasi pronto se poi le condizioni poste dal Comune rischiano di strozzare finanziariamente il Taranto Calcio proprio a partire dal 4 settembre?
Uno stadio senza la sua squadra e senza il calore del suo popolo è solo una splendida cattedrale nel deserto, un ammasso di cemento colorato. Mostrare questa totale mancanza di elasticità verso il principale patrimonio sportivo della città significa ignorare il valore sociale che il calcio ha per Taranto. Ora la palla passa alla società, costretta a fare i salti mortali per raddrizzare una partita burocratica difficilissima. I tifosi resteranno a guardare e a vigilare, perché i burocrati restano dietro le scrivanie e le giunte passano, ma la maglia e la passione per il Taranto restano per sempre.

29/06/2026
Caso Iacovone: l'ultimatum dei Ladisa scade il 10 luglio. Ecco cosa prevede il piano per la Cittadella dello SportIl fut...
26/06/2026

Caso Iacovone: l'ultimatum dei Ladisa scade il 10 luglio. Ecco cosa prevede il piano per la Cittadella dello Sport

Il futuro dell'area dello stadio Erasmo Iacovone entra nella sua fase più calda. Il Gruppo Ladisa (attraverso la società Immolad) ha lanciato un chiaro ultimatum all’Amministrazione Comunale di Taranto, chiedendo la convocazione immediata di un tavolo tecnico entro il 10 luglio.
Per capire l'importanza di questa scadenza è necessario fare chiarezza sui ruoli e sui fondi in gioco, distinguendo i lavori dello stadio dagli investimenti privati che cambieranno il volto del quartiere Salinella.
Lo stadio con i fondi del Mediterraneo, i servizi con i fondi ZES
La premessa è d’obbligo per evitare inesattezze: il restyling e l'adeguamento del "Nuovo Iacovone" sono interamente coperti e garantiti dai fondi pubblici stanziati per i Giochi del Mediterraneo. Su quel fronte la macchina dei cantieri è già avviata.
L'intervento del Gruppo Ladisa si inserisce invece come un progetto di miglioramento e completamento privatistico attraverso un piano di project financing. L'obiettivo dei privati non è toccare lo stadio in sé, ma realizzare una vera e propria Cittadella dello Sport nelle aree adiacenti. Il piano prevede:
Una foresteria per gli atleti.
Strutture ricettive, commerciali e di ristorazione.
Centri dedicati alla medicina sportiva e spazi per l'intrattenimento.
Mentre lo stadio viaggia su binari pubblici, questo imponente pacchetto di opere extra si regge interamente sui benefici economici e fiscali della ZES (Zona Economica Speciale) Unica del Mezzogiorno. Senza gli sgravi e i crediti d'imposta garantiti dalla ZES, l'investimento privato per la Cittadella dello Sport diventerebbe insostenibile.
Perché la data del 10 luglio è un "dentro o fuori"
La richiesta dei Ladisa di chiudere la partita entro il 10 luglio risponde a scadenze legali e temporali rigidissime, che rischiano di far saltare la Cittadella dello Sport.
1. La scadenza dei 6 mesi per la Pubblica Utilità
Il Codice dei Contratti Pubblici non concede deroghe. Il 10 luglio scadranno esattamente i sei mesi dal deposito ufficiale della proposta presentato da Immolad. Entro quella data, il Comune di Taranto deve esprimersi approvando la delibera di Pubblica Utilità per il progetto della Cittadella. Se il Comune non delibera in tempo, l'intero piano decade e i privati dovranno ritirarsi.
2. I vincoli temporali della ZES
I crediti d'imposta e gli incentivi della ZES sono legati a finestre temporali d'accesso molto strette. Per agganciare le agevolazioni fiscali ed inserire l'opera nel piano economico di quest'anno, i Ladisa hanno bisogno del via libera immediato. Un ritardo burocratico della macchina comunale significherebbe perdere i fondi ZES e, di conseguenza, rinunciare alla realizzazione della foresteria e delle altre strutture.
3. La gestione dal 5 settembre
Tutto questo si intreccia con il 5 settembre, data in cui l'impianto tornerà nella disponibilità gestionale del Taranto Calcio. La società ha la necessità di sapere, ben prima di quella data, se attorno allo stadio nasceranno i servizi privati in grado di generare ricavi e sostenere l'economia del club a lungo termine.

In conclusione: Il Nuovo Iacovone si farà grazie ai Giochi del Mediterraneo, ma la possibilità di trasformarlo in un polo sportivo e commerciale moderno e vivo 365 giorni all'anno dipende dal progetto dei Ladisa. Il Comune ha aperto alla convocazione del tavolo tecnico: ora resta pochissimo tempo per approvare la pubblica utilità, blindare i fondi ZES e non far fuggire gli investitori.

Taranto 2026: al via i biglietti per la Cerimonia di Apertura. Ecco la guida a prezzi e settoriL'attesa è finita. Il Nuo...
25/06/2026

Taranto 2026: al via i biglietti per la Cerimonia di Apertura. Ecco la guida a prezzi e settori

L'attesa è finita. Il Nuovo Comitato Organizzatore ha ufficialmente aperto la vendita dei biglietti per l'evento più atteso dell'anno: la Cerimonia di Apertura dei XX Giochi del Mediterraneo, in programma il prossimo 21 agosto 2026 alle ore 20:00.
La cornice dello show sarà lo Stadio Erasmo Iacovone di Taranto, che ospiterà la sfilata degli atleti e i grandi momenti istituzionali (è prevista la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della Premier Giorgia Meloni) in una serata che segnerà la storia della città.
Se vuoi partecipare a questo momento storico, ecco tutto quello che c'è da sapere per assicurarti un posto.
🎟️ Dove acquistare i biglietti
I biglietti per la cerimonia inaugurale sono acquistabili esclusivamente online attraverso la piattaforma ufficiale del circuito partner. Non affidarti a canali secondari per evitare truffe.
Sito Ufficiale: ta2026.vivaticket.it (disponibile anche in lingua inglese all'indirizzo ⁠/en⁠ per i turisti stranieri).
💰 I Prezzi e i Settori dello Iacovone
Il Comitato ha strutturato la mappa dei prezzi in tre categorie principali, differenziate in base alla visibilità e al settore dello stadio, per permettere a tutti di partecipare:

Settore:SecondoAnello-Prezzo:15€|Settore:CurveePrimoAnelloTribunaEst-Prezzo:25€|Settore:TribunaOvest-Prezzo:40€

⚠️ Nota sui biglietti per le gare sportive: Al momento la vendita riguarda solo ed esclusivamente la cerimonia inaugurale. I biglietti per le singole discipline e le competizioni (che si terranno dal 21 agosto al 3 settembre) verranno rilasciati progressivamente nelle prossime settimane sul portale ufficiale.

Taranto non deve emergere: il fango sui Giochi e quel Nord che ci vuole ancora schiavi del fumo.Ho preferito attendere q...
24/06/2026

Taranto non deve emergere: il fango sui Giochi e quel Nord che ci vuole ancora schiavi del fumo.

Ho preferito attendere qualche giorno prima di mettere nero su bianco queste parole. Ho voluto far sedimentare la rabbia, far calmare il battito del cuore e riflettere profondamente, per evitare che l’impulso del momento prendesse il sopravvento. Ma il silenzio non è più un'opzione, perché il dolore per l'ennesimo schiaffo alla nostra terra è diventato troppo forte per essere taciuto.
C’è un respiro che a Taranto manca da decenni. È un respiro pesante, che sa di polvere di ferro, di promesse tradite e di destini decisi altrove, sopra le proprie teste. Per lo Stato siamo un territorio "strategico", fondamentale per il PIL della nazione. Tradotto secondo la percezione di chi vive qui: dobbiamo continuare a produrre, a spaccarci la schiena, a respirare emissioni per mandare l'acciaio pulito a far ricchi gli altri. Noi ci teniamo i registri sanitari più dolorosi, i quartieri colorati di rosso minerale, le finestre sbarrate nei giorni di vento e il lutto nel cuore; altrove va la ricchezza lavorata. Viviamo da sempre sulla linea sottile di un ricatto inaccettabile: quello tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro.
Ma quando Taranto prova a rialzare la testa, quando intravede nei Giochi del Mediterraneo un’occasione di riscatto, una luce per sfilarsi di dosso l'abito della sola città-fabbrica e indossare finalmente quello del turismo, dello sport, della valorizzazione del Mar Piccolo e del Mar Grande e della sua immensa bellezza storica, ecco che scatta il riflesso condizionato di certo giornalismo del Centro-Nord. Arriva il fango del pregiudizio.
Il recente servizio di Milena Gabanelli e del suo team sui Giochi del Mediterraneo rappresenta, a nostro avviso, un macroscopico abbaglio editoriale, un modo di fare informazione che ha toppato di brutto l'obiettivo. Si pretende di fare la morale a Taranto dall'alto dei salotti milanesi e romani, sollevando polveroni sulle navi da crociera destinate agli atleti e sui ritardi dei cantieri attraverso una narrazione parziale che scivola nei soliti vecchi stereotipi del Sud inefficiente e incapace di gestire la spesa pubblica.
Noi esercitiamo il nostro legittimo, sacrosanto diritto di critica verso questo specifico asse giornalistico e chiediamo: dov'era questo feroce e implacabile spirito d'inchiesta, dove si nascondeva questa rigida indignazione morale quando i miliardi pubblici venivano polverizzati nelle Olimpiadi invernali del passato, o di fronte ai costi esorbitanti e fuori controllo della pista da bob di Cortina per i Giochi del 2026? Parliamo di un'unica opera mastodontica che da sola grava sul Paese per cifre vicine all'intero budget destinato a ben trenta impianti in tutta la Puglia. Perché quando si spende al Nord si parla sempre di "investimenti strategici per la nazione" e quando si stanziano le briciole per il riscatto di Taranto quelle risorse vengono subito bollate come un intollerabile "spreco"? Questo doppio pesismo etico ed editoriale è semplicemente inaccettabile.
La sensazione, amara e profonda, è che a un certo sistema economico e mediatico faccia comodo lasciarci così. Relegati. Isolati.
Siamo una comunità di duecentomila anime senza un aeroporto civile passeggeri, con lo scalo di Grottaglie tristemente precluso ai voli di linea. Siamo un capolinea dimenticato, dove un treno ad alta velocità è un miraggio per pochi. Persino l'autostrada sembra aver paura di noi: si ferma a Massafra, a venti chilometri dall'ingresso della città, come a dire che oltre quel casello non c’è nulla che valga la pena raggiungere facilmente. Se non quell'acciaieria.
Questo non è un grido politico, non appartiene a nessuna fazione. Questa è la voce di una madre che guarda il cielo e stringe la mano del proprio figlio, sperando in un domani diverso. È la voce di un intero popolo che ha pagato un tributo altissimo in termini di sacrifici umani e ambientali e che oggi chiede solo parità di trattamento e rispetto. È il grido di una Taranto unita, ferita ma mai doma, che rifiuta lezioni di siffatta morale da parte di chi ignora la nostra carne viva e vorrebbe ridurci per sempre all'ombra di una ciminiera.
I Giochi del Mediterraneo sono nostri. Sono il simbolo del nostro diritto a un'alternativa economica, sociale e culturale. Nessuna inchiesta fallace e nessun pregiudizio calato dall'alto potranno spegnere la determinazione di questa città di riprendersi il futuro e splendere alla luce del sole, rivendicando la propria dignità di fronte all'intera nazione.

Taranto e la sfida della BRT: tra disagi reali, provincialismo e la paura del futuroÈ innegabile: Taranto sta attraversa...
20/06/2026

Taranto e la sfida della BRT: tra disagi reali, provincialismo e la paura del futuro

È innegabile: Taranto sta attraversando un momento di profonda trasformazione e, come ogni grande cambiamento, questo porta con sé polvere, traffico e comprensibili malumori. Ma c'è una linea sottile tra il lamentarsi dei disagi quotidiani dei cantieri e il dimostrare una totale cecità nei confronti di come gira il mondo. Chi oggi si scaglia contro la BRT (Bus Rapid Transit) dimostra spesso di non aver mai viaggiato in Europa o di essere rimasto ancorato a un'idea di città ferma al secolo scorso, dove l'auto privata è l'unico mezzo di trasporto concepibile.
Per capire l'importanza di quest'opera, però, bisogna superare la propaganda e analizzare i fatti, affrontando sia i problemi reali che i falsi miti.
I nodi da sciogliere: alberi e parcheggi
Siamo onesti: i cantieri stanno impattando negativamente sulla vita quotidiana dei tarantini. È vero, sono stati tolti molti alberi e la viabilità è temporaneamente in crisi. Tuttavia, la correttezza intellettuale imporrebbe di aspettare la fine dei lavori per giudicare il piano di ripiantumamento previsto dal progetto.
Tra l'altro, chi oggi grida allo scandalo per il verde urbano dovrebbe mantenere la stessa coerenza anche altrove. Perché nessuno parla dei lavori per i Giochi del Mediterraneo? Al Circolo Tennis Magna Grecia è stata eliminata una piccola pineta per far posto a dei faggi che sono seccati quasi subito, e la stessa fine hanno fatto alcuni alberi allo Skatepark della Salinella, oggi tristemente visibili a tutti. Il verde va difeso ovunque, non solo quando fa comodo per attaccare la BRT.
Sul fronte della sosta, è evidente che eliminare spazio in superficie richiede una compensazione: il centro cittadino ha disperato bisogno di investimenti in parcheggi multipiano, silos e strutture interrate, esattamente come avviene in tutte le grandi città europee, per liberare le strade dalle auto in doppia fila e garantire posti ai residenti e ai visitatori.
Perché le corsie al centro e le banchine alte? La spiegazione tecnica
Molte delle critiche che si leggono sui social derivano da una pura ignoranza tecnica su come funzioni un sistema di trasporto di massa moderno.
Le fermate al centro della carreggiata: Non si tratta di un capriccio dei progettisti. Mettere la corsia preferenziale della BRT al centro della strada serve a isolare completamente i bus dal traffico caotico dei lati (auto in doppia fila, veicoli commerciali in consegna, svolte a destra). In questo modo il mezzo pubblico ha una via preferenziale protetta, garantendo tempi di percorrenza certi e rapidi.
Le banchine rialzate rispetto al manto stradale: Questa è forse la fake news più clamorosa. Le banchine alte non sono un ostacolo, ma la soluzione. Servono a garantire l'incarrozzamento a livello: quando il bus si accosta, il suo pianale si trova alla stessa identica altezza della banchina, azzerando il dislivello. È lo stesso principio delle metropolitane europee. Questo permette a mamme con i passeggini, anziani con le buste della spesa e persone in sedia a rotelle di salire e scendere in totale autonomia, senza gradini e in piena sicurezza.
Il grande errore del Comune: la comunicazione nell'era dei social
Se la cittadinanza è confusa o si lascia abbindolare da teorie strambe, la colpa è in buona parte anche di chi amministra. Il Comune di Taranto ha organizzato incontri pubblici sul tema BRT, è vero, ma oggi questo metodo tradizionale non basta più. Molte persone preferiscono e pretendono di attingere alle informazioni comodamente dal divano di casa, scorrendo i feed dei social network.
Se le istituzioni non presidiano quegli stessi spazi digitali con una comunicazione chiara, video-render accattivanti e infografiche semplici (che spieghino, ad esempio, come la banchina alta aiuti i disabili invece di ostacolarli), lasciano il campo libero ai disinformatori di professione e al populismo da tastiera. Una campagna social fatta bene vale più di cento assemblee in sala consiliare: spiegare i disagi di oggi per mostrare i benefici di domani è un dovere a cui il Comune non può rinunciare.
Guardare oltre il proprio parabrezza
La BRT non è un nemico dei cittadini, è l'infrastruttura che permetterà a Taranto di avere un trasporto pubblico degno di una città europea, riducendo il traffico e lo smog nei quartieri. Lamentarsi dei cantieri è legittimo, pretendere parcheggi multipiano è sacrosanto, ma rifiutare il progresso solo perché si è troppo pigri per rinunciare all'auto sotto casa significa condannare Taranto a restare indietro.

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