13/05/2026
Taranto è il frutto di un'eredità di accoglienza e cultura millenaria
L'uccisione di Bakary Sako nella Città Vecchia di Taranto non è solo un fatto di cronaca, ma una ferita profonda inferta all'identità stessa di una città che, sin dalla sua fondazione, ha fatto dell'incontro tra popoli la sua ragione d'essere.
Taranto non è un semplice agglomerato urbano, ma un palinsesto vivente di civiltà. Dalle sue radici magno-greche alle influenze bizantine, normanne e aragonesi, ogni popolazione che ha attraversato le sponde dello Ionio ha lasciato tracce indelebili. La bellezza architettonica e artistica, che ancora oggi ammiriamo, è il frutto di secoli di stratificazioni culturali, dove l'arte è nata dal dialogo e dalla convivenza tra linguaggi differenti.
La vera "rigenerazione" della città non passa solo attraverso il restauro delle piazze o dei monumenti, ma attraverso la custodia del valore della vita umana alla base della Ri-costruzione di una comunità sfilacciata da troppo tempo
La Città Vecchia, cuore pulsante di Taranto, rappresenta un crocevia del Mediterraneo. Recuperare questa identità significa oggi ribadire che l'accoglienza non è un concetto astratto, ma la prosecuzione naturale di una storia millenaria fatta di scambi, commerci e relazioni umane.
Di fronte alla violenza, all'indifferenza e all'odio, la cultura deve farsi scudo e guida. Siamo tutti chiamati ad una responsabilità collettiva: Taranto deve restare una città aperta e inclusiva, dove la dignità e i diritti siano garantiti a chiunque.
Partecipare alla memoria di chi è vittima di ingiustizia significa onorare quel nobile spirito di civiltà che ha reso Taranto una delle capitali culturali del mondo antico e che deve continuare a definire il suo futuro come città di pace e di umanità.
Ci vediamo giovedì 14 maggio dalle ore 17:30 in piazza Fontana a Taranto.