Giovanni Forgione - Antiche immagini

Giovanni Forgione - Antiche immagini Non sono graditi atteggiamenti e commenti negativi o polemici o non attinenti alle immagini.
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Raccolta di illustrazioni, opere d'arte e video-foto della Campania per rivivere, attraverso testimonianze del passato, la nostra storia e le nostre tradizioni.

1976  Napoli, Piazza MunicipioNel 1976, Piazza Municipio a Napoli appariva molto diversa dalla distesa di pietra bianca ...
10/05/2026

1976 Napoli, Piazza Municipio

Nel 1976, Piazza Municipio a Napoli appariva molto diversa dalla distesa di pietra bianca attuale.

A differenza della zona pedonale odierna, la piazza era un nodo stradale cruciale e trafficato, con auto e autobus che circolavano liberamente intorno alle aree verdi.

Sarebbe interessante, con l’aiuto di conoscitori di automobili, elencare marche e tipo dei modelli presenti nelle prime due righe della foto.

La statua equestre di Vittorio Emanuele II, (oggi in Piazza Giovanni Bovio, conosciuta come Piazza Borsa) si trovava al centro della piazza, fungendo da perno visivo tra il porto e Palazzo San Giacomo.

Il 22 dicembre 1976, fu posta a Piazza Medaglie d'Oro la prima pietra della "Metropolitana Collinare" (oggi Linea 1). Sebbene i cantieri massicci a Piazza Municipio sarebbero arrivati solo decenni dopo, il 1976 segnò l'inizio formale del progetto che avrebbe cambiato la piazza per sempre.

1933  Sant'Angelo d'Ischia La lingua di sabbia fotografata è il sottile istmo che collega l'antico borgo marinaro all'im...
01/05/2026

1933 Sant'Angelo d'Ischia

La lingua di sabbia fotografata è il sottile istmo che collega l'antico borgo marinaro all'imponente isolotto tufaceo chiamato "La Torre".
Questa foto di W***y Pragher illustra Sant'Angelo come un paradiso attraente e come una delle zone più pittoresche dell'intera isola.

Nel 1933, Sant'Angelo d'Ischia è un autentico e incontaminato borgo di pescatori, privo del turismo di massa odierno. Caratterizzato da case umili, vicoli stretti e un forte legame con il mare, il villaggio mantiene un’atmosfera rurale e tranquilla.

Il centro abitato è un piccolo nucleo di pescatori, collegato all'isolotto da una lingua di terra, senza le strutture turistiche odierne. La vita è legata ai ritmi del mare e della terra, con una forte devozione religiosa, testimoniata, come oggi, dalla figura di San Michele Arcangelo.

1930 Costiera, Colli di S.PietroLa zona dei Colli di San Pietro (dall'antica abbazia di S. Pietro a Cermenna) si affacci...
23/04/2026

1930 Costiera, Colli di S.Pietro

La zona dei Colli di San Pietro (dall'antica abbazia di S. Pietro a Cermenna) si affaccia sul golfo di Salerno. La foto è stata scattata sulla Strada Amalfitana che era stata inaugurata nel 1853.

Qui sorgeva l'Abbazia benedettina di S. Pietro, forse fondata nel 1100, ma citata per la prima volta in un documento del 1224. Nel XIII secolo, pur dipendendo dalla diocesi di Sorrento, possedeva l'intero vico Alvano e numerosi terreni circostanti.

L'area dei Colli di San Pietro si trova nel comune di Piano di Sorrento (via Cermenna), in una posizione panoramica che domina entrambi i versanti della pen*sola, offrendo una vista privilegiata sia sul Golfo di Napoli che su quello di Salerno.

Scrive Francesco Mignano:
"...L’automobile in foto è una Fiat 509, precisamente una 509A Torpedo prodotta tra il 1927 e il 1929, quando viene sostituita dalla 514. M***a una targa in vigore tra il 1927 e il dicembre 1931... La dimensione delle targhe anteriori, da gennaio 1932, è molto più piccola rispetto a questa...".

1900  Solopaca, Ponte Maria CristinaIl Ponte Maria Cristina fu inaugurato il 5 aprile 1835 alla presenza del Re Ferdinan...
17/04/2026

1900 Solopaca, Ponte Maria Cristina

Il Ponte Maria Cristina fu inaugurato il 5 aprile 1835 alla presenza del Re Ferdinando II delle Due Sicilie e della sua prima moglie Maria Cristina di Savoia (alla quale tuttora è intitolato).

Nel 1828 le province del Molise e di Terra di Lavoro si accordarono per compensare le spese per la costruzione di un nuovo ponte a Solopaca chiedendo, al Re Ferdinando II, che fossero adottati gli stessi criteri per il ponte che allora si era iniziato a costruire sul Garigliano.

Il Re accettò ed incaricò dell'opera lo stesso progettista, l'ingegnere Luigi Giura. A Solopaca i lavori cominciarono nel luglio 1832, tre mesi dopo l'inaugurazione del ponte sul Garigliano che avvenne il 30 aprile 1832.

I due ponti di ferro rappresentarono gioielli di ingegneria grazie ai meticolosi e puntigliosi calcoli del Giura che arrivò addirittura a calcolare gli effetti che le variazioni di temperatura avrebbero avuto sulle catene di ferro.

Nel marzo 1835 il ponte pensile di Solopaca sul Calore era completato. Il 5 aprile fu inaugurato alla presenza della famiglia reale, di ministri ed uomini politici, con il concorso di una popolazione festante.

Dopo il ponte sul Garigliano, intitolato al Sovrano, questi volle che il ponte di Solopaca fosse intitolato alla sua consorte Maria Cristina.
Questo ponte sul Calore fu abbattuto il 4 ottobre 1943 dai tedeschi senza provocare morti.

Scrive Dante Tammaro: “Nello stesso periodo a Solopaca molte persone morirono durante un’azione degli anglo-americani, che bombardavano la ferrovia. Dai racconti di mia nonna i tedeschi quando minarono i ponti di via Bebiana avvisarono tutti i residenti nelle vicinanze”.

La ricostruzione del ponte avvenne nello stesso sito della precedente architettura ma con una struttura completamente diversa ed in cemento armato. Il cantiere della Ferrobeton iniziò nella primavera del 1946 e terminò nell'autunno del 1947 quando venne collaudato ed inaugurato.

L’altra costruzione gemella, il Ponte Real Ferdinando, attraversa il fiume Garigliano al confine tra Lazio e Campania, nei pressi di Minturno e Sessa Aurunca. Fu il primo ponte sospeso in ferro realizzato in Italia e uno dei primi in Europa.

Anche quello sul Garigliano fu distrutto dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale e successivamente ricostruito nel 1998, per essere poi riaperto nel 2001. Oggi è considerato un importante esempio di ingegneria industriale del Regno delle Due Sicilie e un bene culturale protetto.

1872  Napoli, eruzione del VesuvioPonte della MaddalenaOswald AchenbachOlio su tela del 1890Collezione privata, Düsseldo...
14/04/2026

1872 Napoli, eruzione del Vesuvio

Ponte della Maddalena

Oswald Achenbach
Olio su tela del 1890
Collezione privata, Düsseldorf

Scrive Dimitra Reimüller:

Qui, Oswald Achenbach ci offre un'illustrazione pressoché identica dell'evento: mentre l'eruzione raggiunge il suo apice sullo sfondo, distruggendo i paesi di Massa di Somma e San Sebastiano, la popolazione fugge lungo via Ponte della Maddalena, mentre altri pregano San Gennaro, patrono della città.

La statua, ancora visibile oggi, fu realizzata dall'artista Francesco Celebrano ed eretta dopo l'eruzione del 1767, quando il santo impedì alla lava di raggiungere la città. È raffigurato con un braccio rivolto verso il vulcano, a simboleggiare la protezione eterna del popolo napoletano, impedendo ulteriori distruzioni.

Alla destra della statua, la scritta apparentemente insignificante "Verdi" non si riferisce all'artista, bensì all'acronimo utilizzato durante il Risorgimento per "Vittorio Emanuele Re D'Italia", un dettaglio che all'epoca sarebbe sfuggito a molti.

Anche le figure sono accuratamente selezionate; tra la folla riconosciamo uno scugnizzo, donne con la ciociara e un membro della confraternita della Madonna dell'Arco.

Sebbene la composizione del dipinto conduca il nostro sguardo sullo sfondo, dove si svolge l'evento principale, una volta che lasciamo vagare l'attenzione e ci soffermiamo su questi ricchi dettagli, notiamo la profonda conoscenza della cultura napoletana di Achenbach.

L’artista aveva acquisito grazie ai suoi numerosi viaggi in Italia, e possiamo apprezzare appieno la capacità del pittore di trasportarci nel Sud Italia attraverso le sue opere.

M. Guiraud, uno dei tanti stranieri presenti a Napoli in quel periodo, ricordava l'eruzione del Vesuvio del 1872:
…“gran parte della popolazione napoletana, temendo di vedere la propria città subire la stessa sorte di Pompei, si precipitava alle stazioni ferroviarie per fuggire. D'altra parte, entravano in gioco la superstizione e il fanatismo religioso. Gruppi di donne correvano per le strade implorando e insultando San Gennaro…”

1944  Vesuvio, eruzione del 23 marzoL’ultima eruzione del Vesuvio fu registrata dal 19 al 29 marzo 1944. Questa foto è d...
11/04/2026

1944 Vesuvio, eruzione del 23 marzo

L’ultima eruzione del Vesuvio fu registrata dal 19 al 29 marzo 1944. Questa foto è del 23 marzo. Le colate laviche dei giorni precedenti avevano già quasi interamente distrutto i comuni di San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma.

Si contarono circa 26 morti, principalmente causati dal crollo dei tetti delle abitazioni sotto il peso delle ceneri e dei lapilli.

L'evento si concluse ufficialmente il 29 marzo 1944, quando il vulcano entrò in una fase di quiescenza "a condotto ostruito" che dura ancora oggi.

Il 23 marzo 1944, dopo i giorni di massima intensità (21-22 marzo), l'attività iniziò a mutare a causa dell'ingresso di acqua nel condotto vulcanico.

Si verificarono sporadiche esplosioni che generarono colonne eruttive di cenere e gas alte fino a 2 km, spinte dai venti prevalentemente verso sud e sud-ovest.

La giornata fu caratterizzata da sciami di terremoti e forti tremori che segnalavano il graduale collasso delle pareti interne del cratere.

Fonte foto: National Archives and Records Administration (NARA)

1920  Capua dal dirigibileNella foto spiccano sulla destra due cupole: quella della Chiesa dell'Annunziata e più in bass...
07/04/2026

1920 Capua dal dirigibile

Nella foto spiccano sulla destra due cupole: quella della Chiesa dell'Annunziata e più in basso quella della Chiesa di Sant'Eligio. Più a sinistra la torre quadrata del campanile della Cattedrale di Capua che è stata completata nell’aprile dell’861 da Landone II e dal vescovo Landolfo I.

Nel 1920, Capua stava attraversando la delicata fase di transizione del primo dopoguerra italiano, segnata da fermenti sociali, riorganizzazione istituzionale e la nascita di importanti realtà locali che esistono ancora oggi.

All'epoca, Capua faceva parte della storica Provincia di Terra di Lavoro, un'ampia circoscrizione che sarebbe stata poi soppressa dal regime fascista nel 1927.

Anche il territorio capuano fu influenzato dalle tensioni del cosiddetto Biennio Rosso (1919-1920), un periodo di intense lotte operaie e contadine che precedette l'ascesa del fascismo in Italia.

Nonostante la presenza di una vivace classe di artigiani e commercianti, la crisi economica post-bellica spingeva ancora gran parte della popolazione locale a cercare fortuna all'estero attraverso un sostenuto flusso migratorio.

Nel 1920 nacque ufficialmente la sezione di Capua dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci (A.N.C.R.), situata al Corso Appio n.54. La sezione fu intitolata a Luigi Garofano Venosta, illustre avvocato capuano e combattente decorato della Prima Guerra Mondiale.

Fonte foto: National Archives and Records Administration (NARA)

1925  Capua, il Ponte RomanoNel 1925, il ponte romano di Capua sul fiume Volturno si presentava con l'originaria struttu...
06/04/2026

1925 Capua, il Ponte Romano

Nel 1925, il ponte romano di Capua sul fiume Volturno si presentava con l'originaria struttura di epoca adrianea (II secolo d.C.), dotata di quattro arcate e punto d'accesso dalla via Appia.

Il ponte, cruciale per il passaggio a Casilinum (l'attuale Capua), manteneva le sue caratteristiche costruttive romane prima della distruzione (momentanea) avvenuta nel 1943. Il ponte attuale è una fedele ricostruzione, realizzato con fondi americani.

La struttura visibile negli anni '20 era quella antica, realizzata in opus quadratum, fondamentale per il collegamento Nord-Sud, superando il Volturno.

La zona nel 1925 era caratterizzata dalla suggestiva atmosfera del fiume Volturno, con il ponte come elemento di spicco dell'ingegneria romana. E’ probabile che questa foto sia stata scattata da un dirigibile, molto usati nei primi decenni del ‘900.

Anni ’20  Casoria ed Afragola dal dirigibileSpettacolare immagine di inizio ‘900 con tre soli agglomerati urbani corrisp...
03/04/2026

Anni ’20 Casoria ed Afragola dal dirigibile

Spettacolare immagine di inizio ‘900 con tre soli agglomerati urbani corrispondenti a Casoria, Afragola e Cardito-Caivano. È interessante notare i filari regolari di alberi nei campi; storicamente quest'area era famosa per la viticoltura e la coltivazione di alberi da frutto.

Il paesaggio è prevalentemente rurale prima della massiccia urbanizzazione della seconda metà del XX secolo. Oggi nella stessa inquadratura appaiono altri comuni considerati “città” per l’alta densità abitativa e compresi nella "Grande Napoli", la grande area metropolitana che ha sostituito la provincia di Napoli.

Il periodo d'oro dei dirigibili è stato tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo, con il picco di massimo splendore, noto come «epoca Zeppelin», tra gli anni '10 e gli anni '30 del Novecento. Questi giganti dell'aria hanno dominato la scena dei trasporti aerei transoceanici e militari prima dell'avvento definitivo degli aeroplani.

Nei commenti, la mappa americana degli anni ’40 evidenzia in rosso il tracciato della originaria e sinuosa via Sannitica (al centro della foto) che “sfiora” Afragola senza attraversarla e si dirige verso Cardito e Caivano che si intravvedono sullo sfondo.

La strada statale 87 venne istituita nel 1928 sul percorso: Napoli-Caserta-Caiazzo-Guardia Sanframondi-Bivio presso Pontelandolfo con la strada n. 88-Vinchiaturo-Campobasso-Larino-Innesto con la n. 16 presso Termoli.

Fonte foto: National Archives and Records Administration (NARA)

1931 Atrani, Jetta la moglie di EscherDa questo luogo, sul sentiero da Pontone alla Torre dello Ziro, Escher, oltre a fo...
01/04/2026

1931 Atrani, Jetta la moglie di Escher

Da questo luogo, sul sentiero da Pontone alla Torre dello Ziro, Escher, oltre a fotografare sua moglie, ha ricavato le inquadrature per la trasposizione del paesaggio sulle sue opere che raffigurano Atrani come la famosa Metamorfosi II (vedi nei commenti).

Maurits Cornelis Escher, uno degli incisori e grafici più celebri del XX secolo, trova negli anni ’20 e ’30, in Costiera Amalfitana, una inesauribile ispirazione. Atrani e Ravello, più di altri borghi, contribuiscono a definire lo stile personale dell’artista.

Escher nella primavera del 1923 si trasferisce nella Costiera. Nello stesso anno l’artista grafico ed illustratore conosce a Ravello la giovane svizzera Jetta Umiker, la donna che in pochi mesi diventa sua moglie.

Dal 1923 al 1937 Escher viaggia molto in Italia. Le sue opere ispirate dalla Chiesa della Maddalena di Atrani sono successive al 1930. Questa foto ha una data verosimile perché non si conosce il periodo preciso dello scatto.

Il comune di Atrani ha omaggiato M.C. Escher con una mostra, "Opere Escher - Omaggio ad Atrani", organizzata tramite la donazione di opere d'arte da parte di vari artisti, siglando il forte legame tra l'artista e la Costiera Amalfitana.

Indirizzo

Via Vomero
Telese
82037

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