01/08/2026
Stamattina ci svegliamo tra le vigne e la colazione sembra avere un altro sapore, quando davanti agli occhi ci sono filari ordinati che si perdono all’orizzonte e l’unico rumore è quello della natura che si risveglia. Prima di ripartire facciamo la nostra solita passeggiata con Bottone e Olmo. Cristian, insieme ai due pelosi, ha anche la fortuna di avvistare un bellissimo capriolo che attraversa il vigneto. Io, invece, arrivo qualche secondo troppo tardi e riesco a vedere soltanto la loro euforia - soprattutto dei cani, un po’ meno del Deflorian- mentre il capriolo si è ormai già dileguato tra la vegetazione.
La nostra prima tappa è uno dei simboli della costa atlantica francese: Fort Boyard. Costruito su un banco di sabbia per proteggere l’arsenale di Rochefort, il forte viene progettato già sotto Napoleone, ma la sua realizzazione richiede decenni e viene completata soltanto nella seconda metà dell’Ottocento. Oggi è famoso in tutto il mondo grazie all’omonimo programma televisivo, ma vederlo emergere dal mare dal vivo fa decisamente un altro effetto. Imponente, isolato e circondato dall’oceano, sembra quasi sospeso nel tempo. E, particolare curioso, per uno strano effetto ottico il forte sembra più grande se visto da distanza, mentre man mano che ci si avvicina alla costa è come se si rimpicciolisse.
Per Olmo è anche una giornata speciale: è il suo primo incontro con la spiaggia. Appena mette le zampe sulla sabbia succede qualcosa di magico. Inizia a saltare come un puledro impazzito, corre avanti e indietro senza sapere più dove andare dalla felicità, proprio come faceva il suo fratellone Buddy. A quel punto capiamo subito una cosa: anche lui è innamorato del mare. Era talmente lanciato che avrebbe fatto volentieri un tuffo nell’oceano se non lo avessimo fermato in tempo.
Lasciata la spiaggia raggiungiamo la splendida cittadella fortificata di Château-d’Oléron. Passeggiamo lungo i bastioni, perfettamente conservati, da cui si gode una bellissima vista sul porto e sull’estuario. Poi ci perdiamo tra le celebri cabanes des créateurs: un tempo erano semplici capanne utilizzate dagli ostricoltori e dai pescatori per il rimessaggio delle attrezzature, oggi sono state trasformate in coloratissimi atelier dove artisti e artigiani espongono le loro creazioni. È uno di quei luoghi che trasmettono allegria solo a guardarli. Noi non resistiamo e torniamo con un piccolo ricordo: alcuni saponi artigianali. Tra tutti ce n’è uno che ci conquista subito, al profumo di fiori di cotone. Un’essenza che non avevamo mai sentito prima e che ci sorprende per quanto sia delicata.
Arriva anche il l’ora di pranzo,
o meglio, del mio pranzo! Cristian detesta le cozze, ma io le adoro e non le mangio da secoli, quindi decido che è giunto il loro momento! Optiamo per l’asporto e il Deflorian va da La Pêche aux Moules, un piccolo chiosco molto conosciuto sull’isola e consigliato da diverse guide gastronomiche, da dove torna con un enorme vaschetta di cozze da asporto per me, due porzioni di patatine fritte e una birra locale dedicata proprio a Fort Boyard. Quando gli dico di prendere “anche due patatine”, non immagino certo che si presenterà con un vassoio che sembra pesare un chilo! Ma, a giudicare da quanto sparisce in fretta, direi che la scelta è stata azzeccata.
Salutiamo così l’Île d’Oléron e torniamo sulla terraferma per raggiungere Fort Louvois, una piccola fortezza costruita su uno scoglio tra l’isola e la costa, spesso definita il “piccolo Fort Boyard”. È raggiungibile a piedi soltanto con la bassa marea, mentre con l’alta marea rimane completamente circondata dall’acqua. Proprio qui scopriamo qualcosa di affascinante sulle ostriche, che si trovano tutte attorno al forte e che rappresentano una delle grandi ricchezze di questa costa. L’alternanza tra alta e bassa marea permette loro di vivere in condizioni ideali: quando il mare sale si nutrono filtrando continuamente l’acqua ricca di plancton; quando invece l’acqua si ritira restano all’aria aperta, rafforzano il guscio e sviluppano quel sapore intenso che rende celebri le ostriche della Charente-Maritime. In questa zona, inoltre, vengono affinate nelle antiche saline, le famose claires, dove l’acqua poco profonda e ricca di microalghe dona loro una consistenza più morbida e un gusto particolarmente delicato.
Riprendiamo quindi il viaggio e raggiungiamo Brouage, uno dei borghi fortificati più belli di Francia. Qui nacque Samuel de Champlain, l’esploratore e cartografo che nel 1608 fondò Québec ed è considerato il padre della Nuova Francia in Canada. È anche grazie a lui se Brouage mantiene ancora oggi stretti legami culturali con il Québec ed esiste un legame fortissimo, fatto di lingua, tradizioni e continui scambi che attraversano l’Atlantico da oltre quattro secoli.
Da qui puntiamo verso nord e risaliamo lungo la costa. Troviamo un po’ di traffico lungo il percorso, ma senza particolari problemi raggiungiamo la nostra meta per la notte: il Marais de la Galopinière, a Beauvoir sur Mer, scoperto ancora una volta grazie a France Passion. Prima di arrivare telefoniamo per chiedere se c’è posto e, con nostra sorpresa, scopriamo che il proprietario parla addirittura italiano. Stasera purtroppo non ci sarà, ma ad accoglierci troviamo il suo collaboratore.
Le saline della Galopiniere custodiscono una tradizione antica legata al mare e al vento della baia di Bourgneuf. Qui l’acqua marina viene fatta evaporare naturalmente dal sole e dal vento, concentrandosi lentamente fino a lasciare il sale nei bacini. Ancora oggi il lavoro dei salinai segue in gran parte metodi tradizionali, con la raccolta manuale del prezioso sale e della delicata fleur de sel, simbolo di un sapere tramandato di generazione in generazione.
Il posto è semplicemente magico. Il camper è parcheggiato tra l’erba alta, ormai dorata dal sole dell’estate, e davanti a noi si apre la salina, una piccola proprietà. Il paludier continua il suo lavoro mentre il sole inizia lentamente a calare e noi ci rendiamo conto che è la prima volta nella nostra vita che ceniamo con una vista così. Facciamo anche qualche acquisto nel piccolo punto vendita dell’azienda e poi ci concediamo il silenzio di questo luogo quasi surreale.
Scrisse Stevenson a proposito del viaggiare:
“(…) Per quanto riguarda me, io non viaggio per andare in un luogo preciso, ma semplicemente per andare. Viaggio unicamente per viaggiare. L'essenziale è muoversi, provare più da vicino i bisogni e le difficoltà della vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentire sotto i piedi il granito della terra, disseminato di pietre taglienti.”
Non è forse così?