The two of us on the road

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🇫🇷 Au revoir, France! 🇫🇷Due icone, una davanti all’altra, a ricordarci che la Francia non è solo un paese… è uno stile d...
08/08/2026

🇫🇷 Au revoir, France! 🇫🇷

Due icone, una davanti all’altra, a ricordarci che la Francia non è solo un paese… è uno stile di vita! ❤️💙🤍

Tra 2CV, vecchi furgoncini, borghi da cartolina, baguette, formaggi, castelli e strade tutte da scoprire, ci hai regalato giorni pieni di meraviglia, sorprese e chilometri.

Ora è tempo di salutarti… ma tanto lo sappiamo: la Francia non si visita una volta sola. Si torna sempre. 🇫🇷🥖🍷

Merci France, à bientôt! ❤️

La Francia ci saluta con un autentico colpo di scena, come fosse un invito a farci tornare presto.Oggi arriviamo a Semur...
07/08/2026

La Francia ci saluta con un autentico colpo di scena, come fosse un invito a farci tornare presto.

Oggi arriviamo a Semur-en-Auxois e ci basta fare pochi passi per capire che sarà un luogo destinato a rimanere nel cuore. Ogni angolo è una sorpresa, ogni scorcio strappa un inevitabile effetto wow. È uno di quei borghi dove ci si ferma per una fotografia e due minuti dopo si è di nuovo con il telefono in mano perché lo scorcio successivo è ancora più sorprendente. Il merito è anche del fiume Armançon, che abbraccia quasi completamente il centro storico creando una scenografia spettacolare. Le antiche mura, le torri medievali e le case in pietra sembrano emergere direttamente dalla roccia, come se fossero sempre appartenute a questo paesaggio.
Semur-en-Auxois nasce nel Medioevo come città fortificata dei Duchi di Borgogna. La sua posizione, costruita su uno sperone di granito e protetta naturalmente dal fiume, la rendeva praticamente inespugnabile. Passeggiando tra le sue stradine acciottolate è facile immaginare mercanti, cavalieri e artigiani che per secoli hanno animato queste vie. Ancora oggi conserva un fascino autentico, senza bisogno di effetti speciali.
Noi ci perdiamo volutamente tra vicoli, piazzette e punti panoramici, con il naso all’insù e gli occhi che non sanno più dove guardare. È una di quelle visite che non hanno bisogno di grandi attrazioni: basta semplicemente camminare e lasciarsi sorprendere.
Se questo è davvero il nostro ultimo borgo francese prima di rientrare, non potevamo scegliere un finale migliore. La Francia ci regala un ultimo, magnifico colpo di scena che aggiungiamo al cassetto dei ricordi.

Lasciamo Semur con gli occhi pieni di bellezza ed entriamo in Germania. Viaggiamo per svariati chilometri, ormai si rende necessario. Pensiamo di trovare facilmente un posto dove fermarci per la notte nei dintorni di Friburgo, ma dopo diversi tentativi capiamo che gli spot sono tutti pieni. Troviamo una piazzola un po’ più distante, peccato che “un po’” valga solo sulla cartina! In realtà ci ritroviamo a oltre mille metri di quota, circondati da abeti e pascoli. Il luogo è meraviglioso, silenzioso, immerso nella natura e, dopo il trambusto della città in piena estate, lo apprezziamo ancora di più. C’è tuttavia un piccolo dettaglio: siamo completamente senza rete. Spesso non disdegniamo nemmeno questo svantaggio e ormai è sera ed abbiamo parcheggiato, non ce ne preoccupiamo.
Dopo cena usciamo a fare una passeggiata con Bottone e Olmo e, scendendo lungo la strada, all’improvviso compare una tacca di copertura. Proprio in quell’istante arriva un messaggio urgente al Deflorian: c’è un problema lavorativo da risolvere. Risultato? Dietrofront di corsa fino al van per recuperare l’iPad, poi di nuovo giù nel punto esatto dove prende il telefono. Finita? Macché. Dopo qualche minuto serve un’altra verifica, poi un’altra ancora. E così avanti e indietro, dal parcheggio al “punto magico”, che chiaramente era in una strettoia senza parcheggio (fortunatamente quassù eravamo soli), dalle otto e mezza fino alle undici di sera.
Insomma, la montagna ci regala un panorama da cartolina, ma anche una maratona tecnologica decisamente inaspettata. Diciamo che, per l’ultima notte di viaggio, non ci siamo fatti mancare proprio nulla!

Ci sono mattine che iniziano con il piede giusto e azzeccano ogni dettaglio come fosse un mix di ingredienti perfetti:- ...
06/08/2026

Ci sono mattine che iniziano con il piede giusto e azzeccano ogni dettaglio come fosse un mix di ingredienti perfetti:
- un sentiero;
- un fiume;
- il tempo di camminare senza guardare l'orologio;
- il cielo così blu da rendere illegale non stare all’aperto.

Siamo a Bléré, sulle rive del fiume Cher, che attraversa la Valle della Loira. Con Bottone e Olmo percorriamo un lungo tratto immersi nel silenzio. L'acqua scorre lenta, gli alberi si riflettono sulla superficie e tutto sembra invitare ad rallentare il ritmo. È uno di quei posti che ti fanno respirare un po' più lentamente e ti ricordano quanto sia prezioso il lusso di non avere fretta.
Lasciato il fiume, il percorso si inoltra nella campagna. Attraversiamo campi, piccoli borghi e angoli che sembrano usciti da una cartolina: casette in pietra con imposte colorate, giardini curatissimi e orti pieni di pomodori giganteschi, ormai quasi pronti per essere raccolti. Dopo due ore e mezza di passeggiata ci siamo guadagnati una ricompensa. Dopo il rito del pain au chocolat della mattina ritorniamo nella stessa boulangerie per un caffè e un éclair al cioccolato che definire da urlo è riduttivo. Naturalmente uno solo, diviso a metà, giusto per poter dire di esserci contenuti.

A pranzo avevamo una missione ben precisa: trovare un bel pollo arrosto ruspante, perché in Francia sono una vera istituzione. Abbiamo fatto deviazioni, rallentamenti, cambi di strada, ma niente. Il pollo, oggi razzola e forse è meglio così.

Il pomeriggio è trascorso soprattutto viaggiando. Ormai il rientro si avvicina e bisogna iniziare a macinare qualche chilometro. In realtà il nostro piano iniziale era visitare il magnifico castello di Chenonceau, forse il più iconico della Loira, quello che attraversa il fiume con le sue eleganti gallerie. Ma con il nostro modo di visitare i monumenti, entrando uno per volta mentre l'altro resta con Bottone e Olmo, avremmo impiegato davvero troppe ore. Così abbiamo cambiato programma.

La scelta è caduta sull'Abbazia di Fontenay e non potevamo cadere meglio, anche perché il centro è pet friendly e qui i cani sono più che benvenuti. Non appena lo abbiamo letto, non ci abbiamo pensato due volte!
Fondata nel 1118 da san Bernardo di Chiaravalle, è una delle più antiche abbazie cistercensi d'Europa giunte quasi intatte fino a noi ed è oggi Patrimonio UNESCO. Qui tutto racconta l'idea di semplicità voluta dai monaci cistercensi: la chiesa, il chiostro, il dormitorio, la sala capitolare, la grande fucina dove sfruttavano la forza dell'acqua e gli spazi destinati al lavoro quotidiano. Passeggiare tra questi edifici perfettamente conservati trasmette una serenità difficile da descrivere. Abbiamo apprezzato tantissimo anche il giardino delle erbe aromatiche, dove si possono osservare e sfiorare con mano tantissime piante officinali e profumate, alcune davvero insolite.
Il complesso deve la sua straordinaria conservazione anche ai proprietari che l'hanno salvata dopo la Rivoluzione francese. Fu acquistata prima da Elie de Montgolfier, discendente degli inventori della mongolfiera, che vi installò una cartiera. Poi, agli inizi del ‘900 fu la volta del banchiere Édouard Aynard, che acquistò il complesso dal suocero Raymond Montgolfier, eliminò gli elementi industriali e restaurò pazientemente l'abbazia riportandola al suo aspetto originario. Ancora oggi è una proprietà privata e appartiene alla famiglia Aynard.
Ma la sorpresa più bella è arrivata presto, ancora prima di entrare. Sulla vetrata della biglietteria abbiamo notato un adesivo di France Passion. Chiediamo quasi per curiosità quale sia il nesso e il custode, con un sorriso, ci dice che possiamo fermarci tranquillamente per la notte. Stabiliamo immediatamente, senza esitare, che questa sarà la nostra ultima piazzola francese.
Così stasera il nostro Obelix è parcheggiato davanti a una delle abbazie più belle di Francia. Da una parte l'antico complesso monastico, dall'altra i prati immensi della tenuta che sembrano non finire mai. Solo il canto degli uccelli accompagna questi momenti di solitudine totale nel cuore del periodo delle vacanza estive.

Parola del giorno: Chiostro
Dal latino claustrum, che significa “luogo chiuso”, “recinto”, “spazio protetto”. Deriva dal verbo claudere, cioè chiudere.
Ma il chiostro non è semplicemente uno spazio chiuso: nei monasteri è il cuore della vita monastica, un luogo di silenzio, contemplazione e incontro. Un chiostro non serve a chiudere fuori il mondo. Serve, forse, ad aprire uno spazio di pace dentro di noi.

E stasera ne abbiamo trovato uno meraviglioso, anche senza mura.

Lo sapevate che anche in Francia esistono villaggi trogloditi, proprio come in Italia? Noi lo scopriamo oggi visitando R...
05/08/2026

Lo sapevate che anche in Francia esistono villaggi trogloditi, proprio come in Italia? Noi lo scopriamo oggi visitando Rochemenier, uno dei luoghi più sorprendenti della Valle della Loira.

La nostra giornata, però, comincia come sempre. Quando il sole deve ancora decidere se alzarsi davvero, noi siamo già in cammino con Bottone e Olmo. Passeggiamo tra la campagna ancora silenziosa e ci imbattiamo in qualcosa che non ci aspettiamo: ettari ed ettari di rose. Un colpo d’occhio incredibile. Qui vengono coltivate per ricavarne le preziose essenze destinate al mondo della profumeria e sentire la fragranza che emanano questi campi durante la fioritura rappresenta un’esperienza inaspettata e magica. Ciliegina sulla torta, in lontananza scorgiamo una splendida lepre che salta libera e solitaria tra i campi dorati.

Terminata la passeggiata ci organizziamo come facciamo spesso quando Bottone e Olmo non possono seguirci. Cristian visita per primo il villaggio, mentre io rimango con i quadrupedi a bordo di Obelix, ben ventilato. Con il caldo di questi giorni non ce la sentiamo proprio di lasciarli soli. Poi ci scambiamo i ruoli e tocca a me.
Rochemenier è un luogo sorprendente. Il percorso museale conduce nelle antiche abitazioni scavate direttamente nel falun, una roccia sedimentaria calcarea, morbida e facile da lavorare. Qui, a partire dal Medioevo, la pietra veniva estratta per costruire castelli e dimore della Loira; una volta esaurite le cave, gli spazi sotterranei furono trasformati in vere abitazioni. Nasce così un intero villaggio rurale, abitato fino al secolo scorso, dove famiglie contadine vivevano in un ambiente che manteneva naturalmente una temperatura costante durante tutto l’anno. Si attraversano cucine, camere, stalle, cortili sotterranei e perfino una ca****la: ogni ambiente racconta una quotidianità fatta di semplicità, ingegno e straordinaria capacità di adattarsi alla natura. Camminare in queste stanze scavate nella roccia fa davvero effetto e permette di entrare in una pagina di storia poco conosciuta, ma incredibilmente affascinante.

Lasciato il sottosuolo, torniamo alla luce per raggiungere Candes-Saint-Martin, inserito tra i Plus Beaux Villages de France. Il borgo sorge proprio dove la Vienne incontra la Loira ed è conosciuto anche perché qui morì san Martino di Tours nel 397. Ad accoglierci è la maestosa collegiata di Saint-Martin, che domina il paese con la sua elegante architettura gotico-romanica. Ma il vero piacere è lasciarsi guidare senza una meta precisa: vicoli stretti lastricati, facciate in candida pietra di tufo, persiane colorate, ortensie e rose che si affacciano alle finestre.
Percorrendo questi stretti vicoli iniziamo a salire verso il belvedere. Il sentiero attraversa un suggestivo tunnel di vegetazione che sembra quasi nascondere il panorama fino all’ultimo istante. Poi, all’improvviso, la vista si apre sull’incontro dei due fiumi: uno di quei luoghi che non hanno bisogno di grandi parole, perché basta fermarsi qualche minuto per portarli con sé.
Nel pomeriggio riprendiamo la strada. La meta per la sosta di stanotte è una semplice area camper in un piccolo paese di campagna. Nessun lusso, solo tranquillità, servizi essenziali e il silenzio della sera. Mentre finiamo di cenare la natura ci regala ancora un ultimo spettacolo: un tramonto dai colori caldi che lentamente avvolge i campi intorno a noi e ci meraviglia. Non è nulla di nuovo, certo, forse l’unica novità potrebbe essere il modo di guardare il cielo e il sole che, anche stasera, cala e tinge il cielo di rosso. E forse è proprio questo uno degli insegnamenti più belli del viaggio: non sono sempre i luoghi più celebri a lasciare una traccia, ma quelli che ci costringono a rallentare abbastanza da accorgerci di ciò che abbiamo intorno.

“Le cose più belle non chiedono di essere cercate, ma di essere notate.” — John Lubbock

Lentamente stiamo invertendo la rotta; lo diciamo sottovoce, perché, finché sul navigatore non vediamo impostato “casa”,...
04/08/2026

Lentamente stiamo invertendo la rotta; lo diciamo sottovoce, perché, finché sul navigatore non vediamo impostato “casa”, il viaggio prosegue.

Ieri mattina iniziamo con una passeggiata a Pornic, lungo il celebre Sentiero dei Doganieri. Un tempo serviva a controllare la costa e a dare la caccia ai contrabbandieri, oggi invece è il regno di chi ama camminare con il rumore dell’oceano nelle orecchie. Noi ne percorriamo un tratto, ma è già sufficiente per innamorarci delle eleganti ville affacciate sul mare, delle piccole calette e dei colori dell’Atlantico, che riescono sempre a cambiare a seconda della luce. Questa piccola porzione si va ad aggiungere a tutti i pezzi percorsi lo scorso Natale e, anche se è veramente lunghissimo, sogniamo prima o poi di calpestarlo interamente.

Verso mezzogiorno la filosofia del camminatore lascia spazio a quella dell’affamato, così raggiungiamo Saint-Michel-Chef-Chef. Troviamo un chiosco direttamente sulla spiaggia dove preparano delle ottime crêpes e, cosa ancora più importante, accolgono anche Bottone e Olmo senza fare una piega.

Dopo pranzo passeggiamo un po’ sulla sabbia. Avremmo continuato volentieri, ma in estate molte spiagge francesi sono vietate ai cani, quindi ci accontentiamo di qualche centinaio di metri con vista oceano.

Nel pomeriggio arriviamo a Saillé, il piccolo villaggio dei raccoglitori di sale di Guérande. Tra le vecchie case dei paludier si respira ancora il ritmo lento di un mestiere antico, tramandato da generazioni. Visitiamo il museo dedicato alla raccolta del sale, ma il caldo è così intenso che anche la curiosità, a un certo punto, decide di mettersi all’ombra. Naturalmente, però, prima di ripartire facciamo il pieno di sale di Guérande.

Attraversiamo poi le immense saline. Sono spettacolari. Un intreccio infinito di specchi d’acqua che sembrano rincorrersi l’un l’altro e che ricordano quanto questo ambiente sia tanto magnifico quanto fragile e delicato.

La sera ci fermiamo al Le Segréen Camping, un posto speciale. Il campeggio appartiene all’Association des Familles de Segré (Maine-et-Loire) ed è gestito come campeggio associativo, non come un’impresa commerciale. Da circa 60 anni l’associazione organizza ogni estate l’apertura del campeggio grazie al lavoro di soci e volontari e ancora oggi è gestito senza fini di lucro, conservando quell’atmosfera semplice che ormai è sempre più difficile trovare. Nessun lusso, un campeggio di una volta, ma in compenso tanta tranquillità. E, a volte, è proprio questo il lusso più grande.

Stamattina entriamo finalmente a Guérande. Se dovessimo scegliere una delle città medievali più belle viste in questo viaggio, probabilmente lei salirebbe molto in alto nella classifica. Camminiamo lungo tutti i bastioni, ci perdiamo tra le viuzze del centro storico e visitiamo la splendida collegiata di Saint-Aubin, con le sue vetrate colorate che riempiono la chiesa di luce. Ci soffermiamo anche davanti al monumento funerario di Tristan de Carné, sormontato da un gisant, la tipica scultura medievale che raffigura il defunto disteso.
Poi arriva uno di quei momenti che non trovi sulle guide turistiche.
Ci sediamo a bere un caffè nella piazza della chiesa. Dietro di noi due simpatici anziani iniziano a guardare Bottone con quell’espressione che conosciamo bene: quella che significa “adesso ti vizio”. Nel giro di pochi minuti Bottone riesce a conquistare praticamente mezza brioche. Olmo, invece, è troppo impegnato a rosicchiare un bastoncino e passa completamente inosservato. Quando finalmente si accorgono che esiste anche lui, arriva il premio di consolazione: il classico biscottino al b***o bretone che accompagna il caffè. Direi che, alla fine, il bottino è stato equamente distribuito.

Prima di lasciare Guérande facciamo ancora qualche acquisto da riportare a casa e poi raggiungiamo il Parco Naturale della Brière. È una delle più grandi zone umide di Francia, dove si naviga ancora con le tradizionali barche a fondo piatto tra canali e canneti. Il caldo, però, oggi vince e in giro in barca non c’è praticamente nessuno. Passeggiamo invece tra le splendide case con il tetto di paglia di Kerhinet, un piccolo villaggio che sembra uscito da un’altra epoca e che potrebbe essere benissimo un set cinematografico. Qualche acquisto di artigianato locale e poi si riparte.

Lasciamo definitivamente la costa e ci inoltriamo nella Valle della Loira. Anche stasera scegliamo una sosta France Passion, ospiti di un’azienda vinicola. I proprietari ci accolgono con una degustazione davvero memorabile: crémant, rosé, bianchi e rossi… tutti eccellenti.
Diciamo solo che qualcuno del nostro equipaggio, il cui cognome inizia per “De” e finisce per “florian”, ha improvvisamente sviluppato un fortissimo spirito di sostegno ai produttori locali. Le bottiglie acquistate sono puramente un gesto di solidarietà.
Adesso siamo soli nel piazzale, dietro un vecchio château un po’ decadente ma pieno di fascino. Le rondini sfrecciano entrando e uscendo dalle finestre aperte, gli alberi secolari regalano ombra e silenzio.
Bottone sta già russando come se avesse lavorato tutto il giorno. Olmo, invece, continua imperterrito la sua personale ricerca del bastoncino perfetto.
E noi ci godiamo quest’ultima parte di Francia, cercando di rallentare il più possibile. Perché certi viaggi finiscono sul calendario, ma dentro continuano ancora per molto.

Breaking news: dopo sei giorni di racconti, anche Barbara ha dichiarato il coprifuoco. Oggi niente cronaca di viaggio: i...
03/08/2026

Breaking news: dopo sei giorni di racconti, anche Barbara ha dichiarato il coprifuoco.
Oggi niente cronaca di viaggio: il settimo giorno ci siamo riposati. Ci ritroviamo domattina con nuove avventure!
Buona giornata 🤩

La giornata comincia nel modo migliore possibile: una sosta dal boulanger. Ormai le colazioni francesi sono diventate un...
02/08/2026

La giornata comincia nel modo migliore possibile: una sosta dal boulanger. Ormai le colazioni francesi sono diventate un piccolo rito del viaggio e rinunciare a un pain au chicolat appena sfornato sarebbe quasi un sacrilegio.

Con l’aroma del cioccolato fondente ancora nell’aria, raggiungiamo l’Île de Noirmoutier, una delle isole più affascinanti della costa atlantica. Lasciamo il camper vicino al pittoresco porticciolo di L’Herbaudière, dove le barche da pesca colorate si alternano alle saline e alle casette basse dai tetti rossi. Da qui inizia la nostra escursione del giorno.
La costa cambia continuamente volto. Passiamo da una spiaggia all’altra, alternando tratti sabbiosi a piccole insenature, fino a quando arriva un momento che ricorderemo a lungo: Olmo entra in mare per la prima volta. E non in un mare qualunque, ma nell’Oceano Atlantico. Prima osserva le onde con un po’ di curiosità, poi prende coraggio e inizia a correre sulla battigia come se lo avesse sempre fatto. Salta, rincorre l’acqua, torna indietro e riparte ancora più veloce. È impossibile non sorridere guardandolo.
Proseguiamo fino alla celebre Plage des Dames, probabilmente il luogo più iconico dell’isola. Qui il paesaggio è completamente diverso: i pini marittimi arrivano quasi fino alla spiaggia, le eleganti ville Belle Époque raccontano la storia della villeggiatura di fine Ottocento e il lungo pontile di legno si allunga verso il mare, occupato da pescatori pazienti che aspettano il momento giusto. È uno di quei posti dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso.
Raggiungiamo poi il castello di Noirmoutier, una fortezza medievale costruita tra il XII e il XIII secolo per difendere l’isola dagli attacchi provenienti dal mare. Ancora oggi domina il centro storico con il suo imponente mastio e rappresenta uno dei castelli medievali meglio conservati della Vandea.
L’idea era quella di fermarci a cucinare nel camper. Avevamo pagato regolarmente il parcheggio fino all’una e ci sembrava il programma perfetto. Invece riceviamo una visita decisamente inaspettata. Un’addetta al controllo dei parcheggi bussa al camper e ci comunica che dobbiamo lasciare l’area perché i camper non possono sostare lì. Facciamo notare che non esiste alcun cartello di divieto, ma lei resta irremovibile e ci invita a spostarci nella vicina Place de la République, sostenendo che all’ingresso dell’isola ci sia un cartello che regolamenta l’accesso o la sosta di camper e camion. Peccato che il parcheggio indicato sia praticamente identico a quello in cui ci troviamo. Il Deflorian su certe faccende è testardo, soprattutto se gli sembrano scorrettezze e così, una volta sistemata la questione, decide di scrivere una lettera al sindaco. Probabilmente non arriverà mai alcuna risposta, in caso contrario, lo racconteremo 😉

Dopo pranzo arriva il momento che aspettavamo da tempo. La bassa marea ci permette di attraversare il celebre Passage du Gois, la strada lunga oltre quattro chilometri che, due volte al giorno, emerge dal mare collegando Noirmoutier alla terraferma. Anche se oggi esiste un ponte, attraversare questa lingua d’asfalto circondata dall’oceano è un’esperienza davvero particolare.
Avevamo persino pensato di percorrerla a piedi, ma dato l’orario e soprattutto il sole a picco, abbiamo preferito rinunciare. Col senno di poi è stata la scelta giusta. La carreggiata è condivisa da auto, biciclette e pedoni ed è piuttosto stretta. In compenso osserviamo tantissime persone che approfittano della bassa marea per raccogliere vongole e altri molluschi direttamente sul fondale scoperto.
Lungo il percorso spiccano delle alte torri in legno. Sembrano piccoli fari, ma in realtà sono rifugi di salvataggio: se qualcuno dovesse farsi sorprendere dalla risalita della marea, può salirvi e mettersi in sicurezza. Basta guardarle per capire quanto velocemente il mare possa riprendersi ciò che poche ore prima aveva lasciato libero. Chissà, speriamo un giorno di farci ritorno in inverno e di poter percorrere l’intera tratta a piedi.

Nel pomeriggio mi concedo una visita all’Écomusée du Daviaud, uno dei musei all’aperto più interessanti della Vandea. Cristian e gli altri baffoni, invece, scelgono un programma decisamente più rilassante: un bel sonnellino in camper.
L’ecomuseo racconta la vita nelle paludi e nelle saline attraverso un percorso che parte da una piccola esposizione introduttiva e prosegue all’aperto tra edifici ricostruiti fedelmente. Ci sono le tradizionali case in terra con il tetto di paglia, gli antichi annessi agricoli e tanti racconti audio di chi qui è nato oppure ha scelto di trasferirsi lasciando la città per vivere a stretto contatto con la natura. Passeggiando tra questi spazi si percepisce chiaramente quanto questo territorio abbia conservato la propria identità e quanto possa trasmettere un autentico senso di libertà.

Nel tardo pomeriggio ripartiamo e raggiungiamo un’azienda agricola che aderisce a France Passion. Avevamo telefonato al proprietario, che ci aveva invitato ad arrivare entro le diciotto. Noi siamo puntuali, anzi persino in anticipo, ma al nostro arrivo non troviamo nessuno. Poco male. Il posto è splendido: un grande prato all’ombra di alberi enormi e, poco distante, una distesa di serre aperte. Dentro crescono pomodori che sono così maturi e profumati da far ve**re voglia di assaggiarli solo guardandoli. Per oggi dobbiamo limitarci ad ammirarli. Domani, magari, riusciremo anche a portarci a casa qualche sapore di questa terra.

P.S. Alle 20:00 il fattore è arrivato a salutarci con l’interprete, non abbiamo capito se suo figlio o suo nipote, comunque sono stati gentilissimi e ci hanno permesso di comprare un po’ dei loro prodotti anche a shop chiuso.

“Il viaggio misura la ricchezza di un luogo non da ciò che ci offre, ma da ciò che ci insegna a osservare.” — adattamento da Marcel Proust.

Stamattina ci svegliamo tra le vigne e la colazione sembra avere un altro sapore, quando davanti agli occhi ci sono fila...
01/08/2026

Stamattina ci svegliamo tra le vigne e la colazione sembra avere un altro sapore, quando davanti agli occhi ci sono filari ordinati che si perdono all’orizzonte e l’unico rumore è quello della natura che si risveglia. Prima di ripartire facciamo la nostra solita passeggiata con Bottone e Olmo. Cristian, insieme ai due pelosi, ha anche la fortuna di avvistare un bellissimo capriolo che attraversa il vigneto. Io, invece, arrivo qualche secondo troppo tardi e riesco a vedere soltanto la loro euforia - soprattutto dei cani, un po’ meno del Deflorian- mentre il capriolo si è ormai già dileguato tra la vegetazione.

La nostra prima tappa è uno dei simboli della costa atlantica francese: Fort Boyard. Costruito su un banco di sabbia per proteggere l’arsenale di Rochefort, il forte viene progettato già sotto Napoleone, ma la sua realizzazione richiede decenni e viene completata soltanto nella seconda metà dell’Ottocento. Oggi è famoso in tutto il mondo grazie all’omonimo programma televisivo, ma vederlo emergere dal mare dal vivo fa decisamente un altro effetto. Imponente, isolato e circondato dall’oceano, sembra quasi sospeso nel tempo. E, particolare curioso, per uno strano effetto ottico il forte sembra più grande se visto da distanza, mentre man mano che ci si avvicina alla costa è come se si rimpicciolisse.
Per Olmo è anche una giornata speciale: è il suo primo incontro con la spiaggia. Appena mette le zampe sulla sabbia succede qualcosa di magico. Inizia a saltare come un puledro impazzito, corre avanti e indietro senza sapere più dove andare dalla felicità, proprio come faceva il suo fratellone Buddy. A quel punto capiamo subito una cosa: anche lui è innamorato del mare. Era talmente lanciato che avrebbe fatto volentieri un tuffo nell’oceano se non lo avessimo fermato in tempo.

Lasciata la spiaggia raggiungiamo la splendida cittadella fortificata di Château-d’Oléron. Passeggiamo lungo i bastioni, perfettamente conservati, da cui si gode una bellissima vista sul porto e sull’estuario. Poi ci perdiamo tra le celebri cabanes des créateurs: un tempo erano semplici capanne utilizzate dagli ostricoltori e dai pescatori per il rimessaggio delle attrezzature, oggi sono state trasformate in coloratissimi atelier dove artisti e artigiani espongono le loro creazioni. È uno di quei luoghi che trasmettono allegria solo a guardarli. Noi non resistiamo e torniamo con un piccolo ricordo: alcuni saponi artigianali. Tra tutti ce n’è uno che ci conquista subito, al profumo di fiori di cotone. Un’essenza che non avevamo mai sentito prima e che ci sorprende per quanto sia delicata.
Arriva anche il l’ora di pranzo,
o meglio, del mio pranzo! Cristian detesta le cozze, ma io le adoro e non le mangio da secoli, quindi decido che è giunto il loro momento! Optiamo per l’asporto e il Deflorian va da La Pêche aux Moules, un piccolo chiosco molto conosciuto sull’isola e consigliato da diverse guide gastronomiche, da dove torna con un enorme vaschetta di cozze da asporto per me, due porzioni di patatine fritte e una birra locale dedicata proprio a Fort Boyard. Quando gli dico di prendere “anche due patatine”, non immagino certo che si presenterà con un vassoio che sembra pesare un chilo! Ma, a giudicare da quanto sparisce in fretta, direi che la scelta è stata azzeccata.

Salutiamo così l’Île d’Oléron e torniamo sulla terraferma per raggiungere Fort Louvois, una piccola fortezza costruita su uno scoglio tra l’isola e la costa, spesso definita il “piccolo Fort Boyard”. È raggiungibile a piedi soltanto con la bassa marea, mentre con l’alta marea rimane completamente circondata dall’acqua. Proprio qui scopriamo qualcosa di affascinante sulle ostriche, che si trovano tutte attorno al forte e che rappresentano una delle grandi ricchezze di questa costa. L’alternanza tra alta e bassa marea permette loro di vivere in condizioni ideali: quando il mare sale si nutrono filtrando continuamente l’acqua ricca di plancton; quando invece l’acqua si ritira restano all’aria aperta, rafforzano il guscio e sviluppano quel sapore intenso che rende celebri le ostriche della Charente-Maritime. In questa zona, inoltre, vengono affinate nelle antiche saline, le famose claires, dove l’acqua poco profonda e ricca di microalghe dona loro una consistenza più morbida e un gusto particolarmente delicato.

Riprendiamo quindi il viaggio e raggiungiamo Brouage, uno dei borghi fortificati più belli di Francia. Qui nacque Samuel de Champlain, l’esploratore e cartografo che nel 1608 fondò Québec ed è considerato il padre della Nuova Francia in Canada. È anche grazie a lui se Brouage mantiene ancora oggi stretti legami culturali con il Québec ed esiste un legame fortissimo, fatto di lingua, tradizioni e continui scambi che attraversano l’Atlantico da oltre quattro secoli.

Da qui puntiamo verso nord e risaliamo lungo la costa. Troviamo un po’ di traffico lungo il percorso, ma senza particolari problemi raggiungiamo la nostra meta per la notte: il Marais de la Galopinière, a Beauvoir sur Mer, scoperto ancora una volta grazie a France Passion. Prima di arrivare telefoniamo per chiedere se c’è posto e, con nostra sorpresa, scopriamo che il proprietario parla addirittura italiano. Stasera purtroppo non ci sarà, ma ad accoglierci troviamo il suo collaboratore.
Le saline della Galopiniere custodiscono una tradizione antica legata al mare e al vento della baia di Bourgneuf. Qui l’acqua marina viene fatta evaporare naturalmente dal sole e dal vento, concentrandosi lentamente fino a lasciare il sale nei bacini. Ancora oggi il lavoro dei salinai segue in gran parte metodi tradizionali, con la raccolta manuale del prezioso sale e della delicata fleur de sel, simbolo di un sapere tramandato di generazione in generazione.
Il posto è semplicemente magico. Il camper è parcheggiato tra l’erba alta, ormai dorata dal sole dell’estate, e davanti a noi si apre la salina, una piccola proprietà. Il paludier continua il suo lavoro mentre il sole inizia lentamente a calare e noi ci rendiamo conto che è la prima volta nella nostra vita che ceniamo con una vista così. Facciamo anche qualche acquisto nel piccolo punto vendita dell’azienda e poi ci concediamo il silenzio di questo luogo quasi surreale.

Scrisse Stevenson a proposito del viaggiare:
“(…) Per quanto riguarda me, io non viaggio per andare in un luogo preciso, ma semplicemente per andare. Viaggio unicamente per viaggiare. L'essenziale è muoversi, provare più da vicino i bisogni e le difficoltà della vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentire sotto i piedi il granito della terra, disseminato di pietre taglienti.”
Non è forse così?

Indirizzo

Tesero
38038

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