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Corpus Domini a Tesero: una delle tradizioni più autentiche della Val di FiemmeChi visita Tesero a giugno ha l’opportuni...
07/06/2026

Corpus Domini a Tesero: una delle tradizioni più autentiche della Val di Fiemme

Chi visita Tesero a giugno ha l’opportunità di assistere a una delle celebrazioni religiose più sentite e suggestive della Val di Fiemme: la processione del Corpus Domini. Un evento che va oltre l’aspetto liturgico e diventa espressione dell’identità di una comunità che custodisce con orgoglio le proprie tradizioni.
Tesero, nel cuore della Val di Fiemme, è conosciuto come uno dei paesi più ricchi di tradizioni del Trentino. Le sue antiche corti, le case affrescate, i capitelli e le chiese storiche fanno da scenario ideale a una celebrazione che ogni anno richiama residenti, ospiti e fotografi.

Un paese che si prepara alla festa

Nelle ore che precedono il Corpus Domini, il centro storico si trasforma. Le vie vengono addobbate con cura, i balconi si vestono a festa e le famiglie partecipano attivamente alla preparazione del percorso processionale. È un momento che coinvolge gran parte della comunità e che permette al visitatore di entrare in contatto con il volto più autentico della montagna trentina.

La solennità del Corpus Domini celebra la presenza di Cristo nell’Eucaristia e trova il suo momento culminante nella processione che attraversa le vie del paese con il Santissimo Sacramento portato sotto il baldacchino. Questa tradizione affonda le proprie radici nel Medioevo ed è ancora oggi uno degli appuntamenti più importanti del calendario religioso cattolico.

La processione tra fede, storia e folklore

Il suono solenne delle campane annuncia l’inizio della celebrazione. La processione si snoda lungo le vie del centro storico tra antiche case ex corti e che raccontano secoli di storia.

Al corteo prendono parte anche i bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione, seguiti dai gruppi parrocchiali, dalle associazioni locali e dai fedeli. Al passaggio del Santissimo, il silenzio e il raccoglimento si alternano ai canti liturgici, creando un’atmosfera intensa e coinvolgente. La partecipazione popolare rappresenta uno degli elementi più affascinanti dell’evento, trasformando le strade del borgo in un grande spazio comunitario.

Un’occasione speciale per il turista

Per chi soggiorna in Val di Fiemme, assistere alla processione del Corpus Domini significa vivere un’esperienza diversa rispetto alle classiche attività di montagna. Non si tratta soltanto di osservare una cerimonia religiosa, ma di entrare in contatto con il patrimonio culturale e umano di un territorio che ha saputo conservare le proprie radici.

Passeggiando tra le vie di Tesero prima o dopo la processione, si possono ammirare la Chiesa di Sant’Eliseo, le antiche corti, gli affreschi e gli scorci che rendono questo borgo uno dei più caratteristici della valle.

Un appuntamento da vivere con rispetto

La processione del Corpus Domini rappresenta un momento profondamente sentito dalla popolazione locale. Per questo motivo, chi vi assiste è invitato a vivere l’evento con discrezione e rispetto, cogliendone il valore spirituale e culturale.

In un’epoca in cui molte tradizioni rischiano di scomparire, Tesero continua a tramandare riti che raccontano la storia delle sue famiglie e della sua comunità. Ed è proprio questa autenticità a rendere la celebrazione del Corpus Domini un’esperienza capace di lasciare un ricordo duraturo nel cuore di ogni visitatore.

Per chi cerca la vera anima della Val di Fiemme, il Corpus Domini di Tesero è molto più di una processione: è un viaggio nella memoria, nella fede e nelle tradizioni delle Dolomiti.

Oggi è stata una giornata speciale.Abbiamo partecipato all’inaugurazione della nuova gestione di Malga Sadole, a Ziano d...
06/06/2026

Oggi è stata una giornata speciale.

Abbiamo partecipato all’inaugurazione della nuova gestione di Malga Sadole, a Ziano di Fiemme (Tn) e per noi è stato emozionante essere presenti.
Vedere Manik e Ria iniziare la loro nuova avventura mi ha riempito di gioia, perché sappiamo quanta passione, impegno e sacrificio ci sono dietro questo traguardo. Manik vive in Italia da oltre vent’anni e ha sempre lavorato in cucina, imparando e perfezionando l’arte di cucinare varie pietanze della tradizione trentina con una cura e una qualità impeccabili. Chi ha avuto modo di assaggiare quello che prepara, sa bene di cosa parliamo.
A loro e a tutto lo staff facciamo i nostri più sinceri auguri. Siamo certi che il loro impegno, la loro professionalità e il sorriso che li contraddistingue sapranno conquistare chiunque deciderà di fermarsi qui. A tutti gli amici della Val di Fiemme, ai residenti e ai turisti che sceglieranno queste montagne per le loro vacanze, consigliamo di fare una visita a Malga Sadole: un’autentica oasi di pace incastonata tra le splendide vette del Lagorai, dove natura, accoglienza e ottima cucina si incontrano in un’atmosfera speciale.

In bocca al lupo ragazzi; è bello vedervi crescere! Noi faremo sicuramente il tifo per voi. Che sia un successo ❤️🏔️

Oggi vi portiamo con noi nel cuore della Val di Fiemme, a Cavalese, un paese che conosciamo molto bene dato che viviamo ...
03/05/2026

Oggi vi portiamo con noi nel cuore della Val di Fiemme, a Cavalese, un paese che conosciamo molto bene dato che viviamo a pochi chilometri di distanza, ma che sempre ci regala il piacere di una passeggiata ricca di storia e atmosfera. Quella di oggi è iniziata dal parcheggio situato nelle vicinanze dell’ospedale e ci siamo diretti verso il colle di San Valier, una zona panoramica che deve il suo nome ad un antico ospizio dedicato a San Valerio, un tempo punto di accoglienza per viandanti e pellegrini lungo le vie alpine. Proseguendo siamo arrivati alla Chiesa della Pieve, uno dei simboli più importanti della comunità locale. Le sue origini medievali raccontano di quando questo luogo era il cuore religioso e sociale della valle e ancora oggi conserva un fascino autentico. Sempre all’interno del parco, ci siamo fermati al Banco de la Resòn, un luogo unico dove si riunivano i regolani della Magnifica Comunità di Fiemme per amministrare la giustizia e prendere decisioni collettive, un esempio concreto di autogoverno della comunità.
A chiudere la passeggiata, una sosta caffè da L’ortica, un bar veg dove i cani sono più che ben accetti; l’ambiente è accogliente e attento al benessere delle persone: le titolari portano avanti una filosofia sana e consapevole, tanto che gli alcolici non vengono serviti prima delle 11:00 del mattino.

Val di Fiemme

Dog therapy: una dose quotidiana di passi, scodinzolate, corse e possibilmente sole.
26/04/2026

Dog therapy: una dose quotidiana di passi, scodinzolate, corse e possibilmente sole.

Ieri siamo stati alla Fiera Tempo Libero 2026 (Fiera Bolzano - Messe Bozen) a Bolzano, un appuntamento che, per chi ama ...
18/04/2026

Ieri siamo stati alla Fiera Tempo Libero 2026 (Fiera Bolzano - Messe Bozen) a Bolzano, un appuntamento che, per chi ama la vita all’aria aperta, è sempre una bella occasione per aggiornarsi e curiosare tra novità e soluzioni pratiche e anche in questa occasione tra gli stand abbiamo trovato diverse idee interessanti e spunti originali. Tappa obbligata dagli amici di Campzilla, dove abbiamo scelto un tavolino pieghevole che non vediamo l’ora di provare, e bella scoperta Foamware / SoftlyWare, azienda altoatesina che realizza anche materassi per van e cucce per cani con una qualità sartoriale. Nel mezzo, pausa nella zona street food all’esterno, il modo perfetto per ricaricare le energie prima di ripartire tra gli stand.
Per Olmo è stata anche un’ottima esperienza per sperimentare ambienti nuovi, scale mobili e luoghi affollati, esperienze che ha affrontato con curiosità e senza esitazioni.
Infine ci siamo divertiti nel vedere Bottone e Olmo che salivano su ogni van, convinti di essere tornati sul loro Obelix 😄

Abbiamo dedicato le ultime due giornate quasi interamente alla Val Resia, una valle piccola, raccolta e profondamente di...
09/04/2026

Abbiamo dedicato le ultime due giornate quasi interamente alla Val Resia, una valle piccola, raccolta e profondamente diversa da tutte le altre. Qui la geografia ha fatto da custode alla storia: circondata da montagne e a lungo rimasta isolata, la valle ha conservato nei secoli una cultura unica, tradizioni intatte e un’identità fortissima che si percepisce appena si arriva.
La nostra esplorazione è iniziata con un’escursione verso il fontanone Barman, un luogo a dir poco incantevole. Il sentiero attraversa boschi radi ma incredibilmente vari, dove ad ogni passo sembra cambiare il paesaggio. Intorno solo silenzio, quello vero, capace di lasciare senza parole. Lungo il cammino abbiamo notato anche tracce di escrementi di lupo, segno di una natura autentica e viva. E poi infine la cascata: nascosta in un angolo completamente selvaggio, uno di quei posti che ti fanno sentire un po’ Indiana Jones, piccoli esploratori dentro una natura indomita. Il rientro però ci ha riportati bruscamente alla realtà: ben cinque zecche tra Bottone e Olmo. Da quel momento è iniziata un’intensa sessione di pulizie fatta di vestiti sbattuti, tappeti scrollati, cuscini all’aria e lunghe spazzolate ai cani. Parlando con una signora del posto abbiamo scoperto che il problema è diventato serio: molte persone hanno smesso di frequentare i boschi, con grande tristezza, perché quei prati e quelle foreste sono i luoghi dove sono cresciuti, luoghi della memoria, dell’infanzia e della vita quotidiana.
Per consolarci ci siamo fermati all’Osteria Alla Speranza, nella frazione di San Giorgio: un locale storico aperto rigorosamente solo a pranzo. Ambiente accogliente e atmosfera autentica, qui abbiamo assaggiato alcuni piatti simbolo della tradizione friulana. I cjarsons — ravioli tipici ripieni di spinaci, ricotta e un tocco di uvetta (ma tutt’altro che dolci) — e naturalmente frico con polenta. Siamo stati davvero bene e ci sentiamo di consigliarlo senza esitazioni.
Nel pomeriggio, rinunciando a tornare nei boschi per ovvie ragioni, abbiamo esplorato borghi e minuscole frazioni, una composta addirittura da una sola casa. Qui il tempo sembra essersi fermato. Colpisce sentire parlare il resiano, un’antica lingua di origine slava oggi classificata dall’UNESCO come lingua in pericolo. Alle nostre orecchie suona sorprendente, lontanissima sia dall’italiano sia dai dialetti friulani sentiti finora. Molto belli anche gli orti, curatissimi, dove in questo periodo spicca l’aglio di Resia — lo strok — prodotto tipico locale immediatamente riconoscibile.

Abbiamo dedicato il giorno successivo a qualche tappa culturale. Splendida la visita al Museo della Gente della Val Resia, a Stolvizza — meno di cento abitanti — dove due guide appassionate e preparatissime ci hanno accompagnati tra esposizione permanente e mostra temporanea dedicata ai falegnami, raccontando storie e tradizioni con grande cura e coinvolgimento. Per noi è una tappa imperdibile; a breve sarà la volta della mostra sulle osterie, che promette di essere molto vivace.
Avremmo voluto visitare anche il Museo dell’Arrotino, ma lo abbiamo trovato chiuso per ragioni sconosciute persino alle operatrici dell’altro museo. Un peccato, perché proprio da Stolvizza partivano gli arrotini itineranti, figure fondamentali dell’economia locale: per generazioni hanno viaggiato in tutta Europa con le loro biciclette e mole portatili, portando un mestiere nato in questa piccola valle ben oltre i suoi confini.
Infine nel pomeriggio ci siamo spostati a Pesariis, frazione di Prato Carnico conosciuta come “il borgo degli orologi”. In questo minuscolo paese di montagna il tempo sembra essere una cosa seria: lungo le strade si snoda un percorso costellato di orologi monumentali di ogni tipo, alcuni vere opere d’arte. Anche qui poche case, pochissimi abitanti e una tranquillità quasi irreale. Avremmo visitato volentieri il Museo dell’Orologio, ma apre solo nel fine settimana, quindi altra rinuncia ma anche un motivo in più per tornare.

Lasciamo queste valli con la sensazione di aver scoperto luoghi fragili e preziosi, dove natura, lingua e tradizioni resistono con discrezione al passare del tempo. Mai avremmo pensato di trascorrere una vacanza in Friuli e, non fosse stato per Olmo e le sue vaccinazioni mancanti, probabilmente non ci saremmo stati nemmeno questa volta. E sarebbe stato un vero peccato, perché avremmo continuato ad ignorare quanto ogni chilometro quadrato del Friuli sia impregnato di storia e allo stesso tempo caratterizzato da sconfinate distese verdi e paesaggi estremamente diversi tra loro.

Ieri sera aperitivo a San Daniele, da La Corte di Bacco. Sole ancora tiepido, due calici di Cabernet franc e quella calm...
08/04/2026

Ieri sera aperitivo a San Daniele, da La Corte di Bacco. Sole ancora tiepido, due calici di Cabernet franc e quella calma da fine giornata che invita a fermarsi un po’ più del previsto. Locale decisamente consigliato, ma, se viaggiate con cani al seguito, sappiate che è anche il regno di un imperturbabile gattone nero, che non si lascia intimidire facilmente. Ma nemmeno Olmo, abbiamo scoperto: il monello ha iniziato ad abbaiare, infastidito da quel felino che continuava a girarci attorno come se fosse casa sua. Bottone invece, a gran sorpresa muto, forse sbigottito dal comportamento del nuovo fratello.

In tarda mattinata abbiamo fatto tappa a Venzone, altro paesello considerato uno dei borghi più belli d’Italia. Passeggiare tra le sue vie ordinate e le pietre perfettamente ricomposte fa quasi dimenticare che nel 1976 il terremoto lo rase completamente al suolo. La ricostruzione è stata un lavoro paziente e collettivo, tanto fedele all’originale da sembrare senza tempo: impianto medievale, doppia cinta muraria, palazzi in pietra e scorci silenziosi oggi raccontano resilienza più che nostalgia.
A tal proposito in centro abbiamo visitato il museo Tiere Motus, dedicato proprio al terremoto del Friuli: un percorso intenso e coinvolgente, fatto di testimonianze, immagini e memoria viva di quei giorni. È stato il primo museo visitato da Olmo, anche se ciò che l’ha interessato è arrivato in seguito.
A seguire non poteva mancare una visita al duomo di Venzone, che stupisce per la sua sobrietà romanico-gotica e ancora di più per la storia incredibile della sua rinascita: dopo il terremoto venne smontato pietra per pietra e ricostruito esattamente com’era, diventando il simbolo più forte della volontà di ricominciare. Novemila pietre numerate, nove anni di catalogazione e tre anni soltanto per il restauro, grazie ad un team composto da giovani architetti, ingegneri, archeologi e storici dell’arte, che portarono avanti uno straordinario lavoro di recupero.

Tornando a Bottone e Olmo, una caratteristica che colpisce subito del Friuli è quanto sia pet friendly. Gli amici a quattro zampe sono benvenuti praticamente ovunque, come spesso viene segnalato da adesivi esposti sulle vetrine. E non è solo forma: entrando in un bar per assaggiare una ribolla — siamo pur sempre in terra di grandi vini — la proprietaria, gentilissima e chiaramente amante dei cani, ha portato un paio di crostini al crudo per noi e una quantità imprecisata di fette per Bottone e Olmo. Stessa scena al caffè, dove ai due ragazzoni è arrivato addirittura un piattino di prosciutto, sotto lo sguardo perplesso di due turisti tedeschi che, non avendo colto bene la situazione, erano convinti l’avessimo ordinato appositamente.

In serata ci siamo spostati in Val Resia, meta che volevamo raggiungere da tempo dopo la lettura di Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti da parte del Deflorian. Siamo ai piedi del Monte Canin, alto oltre 2500 metri, con le cime ancora innevate a chiudere l’orizzonte. Abbiamo provato a salire verso il passo Carnizza, ma tra strada stretta e troppa neve abbiamo dovuto fare dietrofront.

Domani si ricomincia da qui, con l’esplorazione di questa valle appartata, chiusa tra boschi e montagne severe. Una valle che non si attraversa per caso, ma si raggiunge apposta e proprio per questo è restata intatta.

Abbiamo trascorso la Pasqua dove l’Adriatico incontra la città, tra Muggia e Trieste, lasciandoci guidare più dalla luce...
06/04/2026

Abbiamo trascorso la Pasqua dove l’Adriatico incontra la città, tra Muggia e Trieste, lasciandoci guidare più dalla luce e dal vento che da un programma.
A Muggia il Deflorian ha pescato ascoltando i consigli di un veterano triestino e poi ci siamo dedicati ad una lunga passeggiata lenta, senza arrivare in centro a Muggia perché Olmo ancora non cammina così a lungo. In compenso è stata la sua prima volta al mare: osservava la risacca con curiosità, avanzando e arretrando mentre le onde gli sfioravano le zampe, incerto se fidarsi o scappare; alla fine, siccome prende presto confidenza, lo abbiamo dovuto ti**re fuori perché in questo momento ci sono tantissime meduse. Uno di quei piccoli momenti che restano. Abbiamo trascorso la notte proprio in riva al mare, accompagnati dal rumore dell’acqua e la mattina presto ci siamo risvegliati con l’odore salmastro nell’aria, piccoli dettagli che ci fanno adorare viaggiare in van.

La mattina di Pasqua ci siamo spostati a Trieste per una giornata all’insegna della lentezza.
Prima tappa: il nostro rituale preferito — il primo caffè in van, all’alba, davanti al mare, con la città ancora silenziosa e sospesa. A seguire colazione nel nostro luogo del cuore: il Caffè San Marco.
Entrare qui significa fare un piccolo viaggio nel tempo. Aperto nel 1914, fu ritrovo di intellettuali, scrittori e irredentisti triestini; un caffè storico mitteleuropeo dove convivono eleganza viennese, tavolini di marmo, legni scuri e un’atmosfera che invita naturalmente a rallentare. Oggi ospita anche una splendida libreria: impossibile uscire a mani vuote. Noi siamo tornati con tre storie, quelle di una lepre, un asino e un pinguino, perché gli animali non possono mancare nemmeno nei libri.
E a proposito di pinguini, Trieste custodisce una delle storie più incredibili della città. Il pinguino Marco, arrivato rocambolescamente da una nave proveniente dal Sudafrica, negli anni ’50 passeggiava libero lungo i moli attorno a Piazza dell’Unità d’Italia, diventando una piccola celebrità locale. Oggi, nei pressi della piazza, un monumento lo ricorda ancora — testimonianza perfetta dello spirito sorprendente di questa città di confine. Un libriccino ne racconta la storia e siamo curiosi di saperne di più!
Per pranzo ci siamo fermati da Buffet da Siora Rosa, una vera istituzione cittadina dal 1921. Qui sopravvive la tradizione del rebechin, lo spuntino sostanzioso di metà mattina tipico triestino e friulano. Perfetto per chi, come noi, non ama i pranzi interminabili, nemmeno a Pasqua: panini con prosciutto e cren, patate in tecia, stuzzichini caldi, verdure fritte e due calici di vino bianco. Semplice, conviviale, autentico.
Secondo caffè al Caffè Torino, perché a Trieste il caffè non è una pausa: è un linguaggio.

A Pasquetta ci siamo spinti fino a Cividale del Friuli, una piccola città che sembra custodire il tempo con discrezione, sospesa tra storia longobarda e acqua smeraldo. Il cuore del paese è attraversato dal fiume Natisone, che qui scorre profondo e limpido sotto il celebre Ponte del Diavolo. Secondo la leggenda, gli abitanti non riuscivano a costruire un ponte abbastanza solido per attraversare la gola. Il diavolo offrì allora il suo aiuto in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avrebbe attraversato. Il ponte comparve in una sola notte, ma i cividalesi lo ingannarono facendo passare per primo un animale — salvando così la città e lasciando al diavolo solo la beffa. Oggi, affacciandosi dalle sue arcate, si resta incantati dalla forza dell’acqua e dal silenzio che avvolge la valle sotto i piedi.
Da lì abbiamo continuato la visita tra le vie del centro storico, dove ogni angolo racconta l’importanza antica di questa città, fondata da Giulio Cesare e diventata poi capitale del primo ducato longobardo in Italia. Tra i luoghi più suggestivi c’è il Tempietto Longobardo, piccolo gioiello dell’Alto Medioevo e patrimonio UNESCO: un luogo raccolto, quasi intimo, dove decorazioni e figure femminili scolpite sembrano sospese nel tempo.

Abbiamo quindi fatto tappa a Udine, giusto per una passeggiata di avanscoperta, che ci ha fatto capire che la città ci piace e che ci torneremo.
Il cuore pulsante è Piazza della Libertà, considerata una delle piazze veneziane più belle sulla terraferma. Qui l’impronta della Serenissima è ancora evidente: logge rinascimentali, pietra chiara e un’armonia che invita a fermarsi, osservare, restare. A dominare la scena è la Torre dell’Orologio, ispirata a quella veneziana. Sotto l’orologio si trova il Leone di San Marco, simbolo della Repubblica di Venezia, e custodisce una storia particolare: è l’unico leone originale sopravvissuto alle distruzioni napoleoniche perché, per proteggerlo, venne murato e nascosto sotto uno strato di mattoni. Un gesto semplice che gli ha permesso di attraversare i secoli quasi intatto, continuando oggi a vegliare sulla piazza. Pochi passi più in là si apre Piazza Matteotti, la piazza più viva e quotidiana, con i suoi portici e i caffè dai tavolini pieni di gente in questa giornata di festa. Una delle poche Pasquette che ricorderemo con il cielo azzurro Walt Disney e senza pioggia!
Tra i vicoli Olmo ha trovato la sua personale missione della giornata: inseguire i piccioni tra le pietre della piazza, con lo stesso entusiasmo irresistibile con cui lo faceva Buddy. Per un attimo il tempo si è sovrapposto — stessi movimenti, stessa energia, lo stesso piccolo caos allegro — e ci è sembrato che certi gesti continuino a vivere, semplicemente cambiando zampe.
Tra le altre piccole curiosità della giornata abbiamo scoperto la Meridiana di Piazza della Libertà, un sole dorato con un fiorellino e inclinato in modo tale che durante gli equinozi fa passare la luce e la proietta su un punto preciso del pavimento.

Udine, per noi una città gentile, dalle prospettive ordinate che sicuramente torneremo ad esplorare.

Buona Pasqua amici 🐣🐣🐣
05/04/2026

Buona Pasqua amici 🐣🐣🐣

Il Friuli è una regione che a noi piace molto, una terra schietta, dal paesaggio poco addomesticato, una zona di cernier...
04/04/2026

Il Friuli è una regione che a noi piace molto, una terra schietta, dal paesaggio poco addomesticato, una zona di cerniera tra l'Europa latina, slava e germanica che ha molto da raccontare. Così tanto che non è difficile trovare in ogni viaggio piccoli angoli da scoprire.

Oggi è la volta di Valvasone e Strassoldo, due località dove forse si arriva senza grandi aspettative, ma poi ci si ritrova a pensare: “qui si sta proprio bene”.

A Valvasone abbiamo fatto una passeggiata rilassante tra le vie del borgo. Dal punto di vista architettonico è uno di quei luoghi che ti racconta subito la sua storia: impianto medievale, strade acciottolate, portici e palazzi storici ben conservati. Il castello domina tutto, affacciato sul fiume Tagliamento e dà proprio l’idea di un centro nato per difendersi ma anche per viverci bene.
Nella piazza principale l’attore indiscusso è il Duomo del Santissimo Corpo di Cristo, che risulta essere una vera sorpresa: oltre alla struttura gotico-rinascimentale, custodisce un organo veneziano del Cinquecento ancora funzionante, cosa piuttosto rara. E poi c’è l’antico mulino, uno dei pochi visibili all’interno di un borgo di questo tipo, che racconta quanto fosse importante l’acqua per la vita quotidiana.
Inoltre le sue vie strette, i palazzi in pietra e il castello che domina il centro storico raccontano l’organizzazione tipica di un antico insediamento feudale. Camminando tra le piazze e i portici si percepisce l’atmosfera di un tempo in cui il paese era un importante punto di difesa e di scambio lungo il fiume Tagliamento e ancora oggi, dalle locandine che abbiamo visto affisse, sembra che le tradizioni storiche e le rievocazioni in costume contribuiscono a mantenere viva la memoria medievale. Una curiosità: al panificio Cosetta, poco fuori dal centro, si trova il pane medievale; non sappiamo se sia una trovata folkloristica, ma è certo che sia rustico e poco raffinato, dalla crosta spessa e soprattutto molto profumato! Insomma, una vera bontà, che a nostro parere vale la deviazione!
Per noi, con Bottone e Olmo è stato perfetto: niente stress, zero confusione, solo stradine da esplorare in totale relax. E come sempre, non è mancata la sosta tra un caffè e un aperitivo nei locali del borgo. Da segnalare il bar nella piazza del castello, dove ci siamo presi un prosecco al sole, con tanto di tovaglia a quadretti bianchi e rossi e stuzzichini caldi!

Oggi ci siamo spostati a Strassoldo, dove lo scenario cambia completamente.
Dal punto di vista architettonico è un borgo unico, che si sviluppa attorno a due castelli, Strassoldo di Sopra e di Sotto (con estremo stupore abbiamo scoperto che i manieri sono ancora abitati dalla stessa famiglia da oltre mille anni). Sembra di calpestare le scene di un set cinematografico, ma incredibilmente non si tratta di una ricostruzione: è tutto autentico, vissuto, mantenuto nel tempo.
Colpisce inoltre la presenza dell’acqua: Strassoldo si trova infatti in una zona di risorgive, elemento che ha influenzato completamente la sua struttura. Fossati, canali e piccoli corsi d’acqua scorrono ovunque, creando riflessi e atmosfere particolari e ponti, corti interne e giardini rendono gli scorci molto vari, mai monotoni.
Anche in questo caso un paese molto vivibile con i nostri quattro zampe, grazie agli spazi tranquilli e al tanto verde. Anche oggi aperitivo -d’altra parte Olmo deve socializzare- per il quale abbiamo scelto l’osteria Barbagianni, un locale accogliente e trendy con una gestione tutta al femminile e un luogo perfetto per chiudere la mattinata.

In sintesi due borghi molto diversi tra loro, ma accomunati dal fatto di essere poco affollati, molto vivibili e ricchi di storia. Volendo, in entrambi i casi c’è anche l’opportunità di fare escursioni; per questa volta con il piccolo al seguito abbiamo tralasciato, ma ci sarà una seconda occasione.
Se siete in zona, segnatevi le località. Meritano. 🐾

Indirizzo

Tesero
38038

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