diversamente Calabria

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è la descrizione di un territorio rivolta a chi, con mente libera e cuore aperto, sceglie di lasciarsi guidare in un viaggio alla scoperta della vera essenza di questa terra e della sua gente

24/05/2026

UN PEZZO DI TOSCANA IN CALABRIA NELLA CITTÀ DELLE STREGHE

In cima al paese di Melissa, borgo dal nome dolce come il miele ricordato da Ovidio nelle Metamorfosi, in località Mazzocca, è presente un edificio molto particolare che con la sua struttura distintiva porta un pezzo di Toscana medievale in Calabria. Si tratta del Castello Del Gaudio, una villa padronale, in stile neo-gotico, costruita agli inizi degli anni sessanta dalla famiglia Del Gaudio, ispirandosi a Palazzo Vecchio di Firenze, simbolo della sintesi dell'architettura civile trecentesca fiorentina e uno dei palazzi civici più conosciuti nel mondo.

La sua torre ricorda molto la Torre di Arnolfo, simbolo di Firenze, ma anche la Torre del Mangia di Siena, anche se manca la cella campanaria. L’edificio è in pietra con finestre e porte in stile gotico ad arco a sesto acuto ed è decorato con bellissime statue in stile neoclassico. Ma ciò che lo caratterizza è la sua merlatura che lo fa somigliare ad un castello medievale.

Sapevate che esistono due tipi caratteristici di merlatura? Infatti nell'edilizia medievale si distinguono tradizionalmente i cosiddetti merli guelfi o ghibellini.

Welfen, da cui la parola «guelfo», furono i sostenitori dei bavaresi e dei sassoni ed appartengono ad una delle più antiche ed illustri dinastie di stirpe franca in Europa. Storicamente i guelfi vennero poi associati a chi sosteneva il papa e le loro fortezze vennero caratterizzate dalla merlatura squadrata. La loro bandiera era la croce di San Giorgio.

Waiblingen, anticamente Wibeling, da cui la parola «ghibellino», identificava i sostenitori degli Hohenstaufen, signori svevi del castello Waiblingen. Successivamente la casata sveva acquisì la corona imperiale e con Federico Barbarossa cercò di consolidare il proprio potere nel Regno d'Italia. Politicamente la lotta in campo iniziò a identificare i ghibellini con la fazione legata all'imperatore e le loro strutture militari furono caratterizzate dalla merlatura a coda di rondine. La loro bandiera era la croce di San Giovanni Battista.

Il Castello del Gaudio ha i merli a coda di rondine quindi è ghibellino. :)

Il posto è fatato e non poteva essere altrimenti nella “città delle streghe”. Infatti non tutto sanno che, secondo una leggenda, alcune streghe, tra cui la Maga Melissa, giunsero in questi territorio dalla città di Benevento, un tempo chiamata Malevento proprio perché abitata da queste figure.

Perseguitate dall’inquisizione si rifugiarono nelle grotte di Melissa (che circondano l’abitato), confondendosi nel tempo con la popolazione locale. La “magia”, di tradizione contadina, fu prima accettata e poi si mischiò con le usanze del luogo, tanto da diventare forse un tutt’uno se addirittura sullo stemma comunale appare rappresentata una figura magica, ninfa o maga.

Oggi la villa ospita la Lega degli Scrittori Italo-Albanesi.

Foto: Vincenzo Gabriele

24/05/2026

IL VIAGGIO IN CALABRIA DI ALEXANDRE DUMAS, CITTADINO ONORARIO CALABRESE

Molti furono gli scrittori che subirono il fascino dell'antica terra di Calabria, pittoresca e romantica ma anche selvaggia, fonte straordinaria di ispirazione. Uno di questi fu Alexandre Dumas che, nell’autunno 1835 in compagnia del pittore Jadin e del fido cane Milord, percorse a dorso di mulo la Calabria ancora tristemente provata dal terremoto del 1783.

Dumas (padre), maestro francese del romanzo storico e del teatro romantico, conosciuto in tutto il mondo per i suoi capolavori che hanno fatto la storia della letteratura moderna tra cui "Il Conte di Montecristo" e la trilogia dei “3 Moschettieri”, è conosciuto anche per essere stato un gran viaggiatore, incuriosito dalle più diverse culture, innamorato dell'Italia e soprattutto del Sud della pen*sola.

Nelle 146 pagine del suo racconto “Viaggio in Calabria” sono annotate le avventure dello scrittore in una realtà sociale arretrata, ma ugualmente affascinante per la sua spontaneità, inserita in un paesaggio fra i più belli, selvaggi ed immacolati che avesse mai visitato.

Lo scrittore, sorpreso da una improvvisa tempesta che gli impedì di proseguire la navigazione dalla Sicilia verso Nord, fu costretto a percorrere la Calabria via terra, da Villa San Giovanni in cui approdò l’8 ottobre 1835 con la speronara "Santa Maria di Piedigrotta", a Cosenza (20 ottobre). Un viaggio abbastanza lungo per l'epoca, svolto in diverse tappe, tra cui Cinquefrondi, Scilla, Bagnara, Palmi, Monteleone, Pizzo, Vena, Tiriolo, Maida, Rogliano.

Durante ogni fermata Dumas non manca di annotare sul suo taccuino di viaggio notizie storiche e fantastiche. Tra terremoti (quelli del 12 e 13 ottobre di quell’anno che sconvolsero gran parte della regione) e piogge torrenziali, tra narrazioni gustose, esperienze al limite del tragicomico e personaggi singolari, il viaggio di Dumas si trasforma così in un avventuroso racconto stilato con sagacia ed ironia.

A Cosenza, nonostante la città fosse semidistrutta dal terremoto, riuscì a prenotare presso l’albergo “Al riposo di Alarico” rimasto miracolosamente indenne. Fermatosi per alcuni giorni, visitò la città dei Bruzi e i borghi vicini e partecipò a processioni penitenziali e riti propiziatori indetti dalle popolazioni per invocare l’aiuto divino contro il terremoto. Dumas riprese il viaggio in mare imbarcandosi al porticciolo di San Lucido dove nel frattempo era approdato il capitano Arena con la sua speronara.

Lo scrittore esprime il suo rammarico nel salutare quel «posto della terra in cui avevamo trovato il più completo riposo» e così aggiunge: «al momento di lasciare la Calabria cominciavamo a sentirci legati, malgrado tutto quello che avevamo sofferto, a questi uomini così curiosi da studiare nella loro rudezza primitiva e a questa terra così pittoresca da osservare nei suoi sconvolgimenti eterni».

Durante il viaggio in Calabria lo scrittore si era innamorato di storie come l’esecuzione di Gioacchino Murat nel Castello di Pizzo o le rocambolesche imprese dei briganti, fenomeno di cui cercò di individuare le cause determinanti (del tema si occupò nell’opera Cento anni di brigantaggio nelle province meridionali d’Italia, pubblicata nel 1863).

È proprio grazie a questo viaggio che nacquero diversi suoi lavori dedicati a luoghi e vicende della Calabria, come i due romanzi, pubblicati fra il 1840 e il 1842, “Maitre Adam, le Calabrais” e “Cherubino e Celestino” e le sue “Impressions de voyage: le capitaine Arena” pubblicato a Parigi nel 1854.

Successivamente a questo viaggio, a Napoli fondò e diresse il giornale “L’Indipendente”, stampato fino al 1876, il cui curatore fu Eugenio Torelli Viollier futuro fondatore del “Corriere della Sera”. Proprio dalle pagine de “L’Indipendente” partì un’iniziativa che rinsaldò ancor di più il legame di Dumas con la Calabria: rilanciò sulle colonne del giornale l’accesa campagna contro la pena di morte promossa dal grande scrittore francese ed amico Victor Hugo, che riteneva questa pratica “il segno caratteristico ed eterno della barbarie”, in quanto inumana oltre che del tutto inefficace come deterrente per i criminali.

L’iniziativa riscosse tutta una serie di adesioni da parte di numerosi paesi del Cosentino che, nel 1863, come segno di supporto alla campagna, concessero a Dumas la Cittadinanza Onoraria con delibere dei Consigli e delle Giunte Municipali; a rendere omaggio allo scrittore furono Cosenza, San Marco Argentano, Cervicati, Mongrassano, Fuscaldo, Spezzano Albanese, Mottafollone, Malvito, Bonifati, Tarsia, Fagnano Castello, Paola e Bisignano, luoghi da cui lo scrittore trasse in alcuni casi spunto per farne conoscere la storia.

Sarebbe bello ed importante per la Calabria che ognuno di questi comuni riuscisse a trovare il proprio documento in cui si dava la cittadinanza a Dumas così da ricordare un avvenimento ormai dimenticato ma che dimostra ancora una volta quanto il popolo calabrese era intellettualmente evoluto, disprezzando la pena di morte prima che fosse abolita definitivamente nel 1889.

24/05/2026

IL DRAGO DI GIOACCHINO DA FIORE RITORNA A VIVERE

Nel parco dell’Abbazia Florense a San Giovanni in Fiore è stata inaugurata “Libera Nos a Malo”, la nuova monumentale scultura in bronzo realizzata dall’artista Pino Savoia e ispirata all’universo simbolico di Gioacchino da Fiore, figura centrale del pensiero medievale europeo e autore di una visione profetica che continua ancora oggi a suscitare studi, interpretazioni e fascino.

Alta quasi quattro metri e realizzata con oltre seicento chili di bronzo attraverso la tecnica della cera persa, la scultura appare sospesa in un equilibrio instabile, poggiata solo per pochi centimetri su un muretto in granito silano. Non è un’immagine immobile, ma un corpo che sembra muoversi, sfuggire, torcersi nel tempo stesso della visione.

L'opera riprende il celebre drago a sette teste raffigurato nel Liber Figurarum, il manoscritto simbolico e teologico legato al pensiero gioachimita, considerato una delle più importanti raccolte figurali del Medioevo. Le sue tavole, elaborate a partire dalle intuizioni di Gioacchino da Fiore e raccolte dopo la sua morte, avvenuta nel 1202, traducono in immagini il complesso sistema teologico dell’abate calabrese, fondato sulla lettura simbolica della Bibbia e sulla concezione trinitaria della storia.

L’opera è giunta fino a noi in tre esemplari ben conservati: il codice di Oxford, il codice di Reggio Emilia e il codice di Dresda. Per approfondire l’iconografia dell’abate calabrese, si possono consultare le tavole originali pubblicate sul portale del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti.

Tra le figure più potenti compare proprio il "Draco Magnus", il drago dell’Apocalisse, simbolo del male, delle persecuzioni e del tempo della crisi che precede la redenzione finale. Le sue sette teste rappresentano i grandi persecutori della Chiesa (Erode, Nerone, Costanzo, Maometto, Mesemoto e Saladino) mentre l’ultima testa allude all’Anticristo, figura senza nome, che rappresenta una minaccia imminente, il culmine della prova e del dolore che la Chiesa deve attraversare prima di entrare nella nuova Età dello Spirito Santo.

Nel giro finale della coda si cela inoltre un secondo Anticristo, Gog, ultima forza satanica destinata ad essere sconfitta definitivamente alla fine della Terza Età. Subito dopo, con la Resurrezione dei morti e il Giudizio Universale, si concluderà la storia e si apriranno le porte della Gerusalemme eterna.

L’opera di Pino Savoia rilegge quel simbolo antico trasformandolo in una riflessione contemporanea sulla sofferenza, sulle fragilità dell’uomo e sulla ricerca della salvezza.

Il titolo dell’opera richiama direttamente la parte finale del Padre Nostro e amplia il significato della rappresentazione. Il male non viene inteso soltanto come figura demoniaca o elemento apocalittico, ma come metafora universale delle prove che attraversano l’esistenza umana: dolore, ingiustizie, smarrimento, difficoltà sociali e interiori che possono allontanare l’uomo dalla fede e dal bene.

Con questa installazione, il parco abbaziale si arricchisce di una nuova presenza capace di unire arte contemporanea, spiritualità e memoria storica, riportando al centro dell’attenzione l’eredità visionaria di Gioacchino da Fiore attraverso una forma artistica potente e profondamente evocativa.

Alfonso Morelli team Mistery Hunters

01/05/2026

L'ECCIDIO DI FRAGALÁ

La Festa dei lavoratori viene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti paesi del mondo, per ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori. Venne scelta questa data in ricordo di un massacro avvenuto a Chicago il 1° maggio del 1886, quando una manifestazione operaia fu repressa nel sangue.

Anche in Calabria, più di 60 anni dopo, ci fu una rivolta contadini che purtroppo le generazioni odierne non conoscono ma che fu di esempio per tutta l’Italia del dopoguerra. In questa manifestazione persero la vita alcuni giovani calabresi che pretendevano quel diritto al lavoro su cui la Repubblica è fondata. È ricordato nella storia come l’Eccidio di Fragalá.

Nell'ottobre del 1949 i contadini calabresi, a cominciare dai braccianti del Marchesato Crotonese, marciarono sui latifondi, muniti solo dei loro attrezzi da lavoro, per chiedere con forza il rispetto dei provvedimenti emanati dal ministro dell'Agricoltura Fausto Gullo e la concessione di parte delle terre lasciate incolte dalla maggioranza dei proprietari terrieri.

Irritati per questa ondata di occupazioni, alcuni parlamentari calabresi della Democrazia Cristiana si recarono a Roma per chiedere un intervento della polizia al Ministro dell'Interno Mario Scelba. I reparti della Celere si recarono quindi in Calabria e uno di loro si stabilì a Melissa (in provincia di Crotone) presso la proprietà del possidente del luogo, il barone Luigi Berlingieri, del quale i contadini avevano occupato il fondo detto Fragalà. Questo fondo era stato assegnato dalla legislazione napoleonica del 1811 per metà al Comune, ma la famiglia Berlingieri, nel tempo, lo aveva occupato abusivamente per intero.

La mattina del 29 ottobre, il battaglione della Celere muove verso Fragalà. I contadini non hanno intenzione di muoversi. Si sentono tre squilli di tromba. La polizia avanza con i fucili, la gran parte della massa scappa impaurita. La Celere aprì il fuoco sui manifestanti ad altezza d'uomo, dapprima con pallottole di legno e successivamente con proiettili veri.

Tre persone furono uccise nel campo di Fragalà: Francesco Nigro di 29 anni, Giovanni Zito di 15 anni, e Angelina Mauro di 23 anni, che morirà più tardi per le ferite riportate, oltre a 15 feriti colpiti vigliaccamente alle spalle. La polizia uccise anche diversi animali, come forma di ritorsione nei confronti dei manifestanti.

A Melissa fu una lotta tra poveri. Nei manifesti celebrativi di quei giorni la giovane vittima Zito non compare in effige, a differenza degli altri due martiri, perché non aveva mai avuto il denaro per scattarsi una fotografia. Nessuno li riconobbe come eroi e i loro nomi non dicono niente fuori della Calabria e pochissimo nella nostra stessa Regione. Le loro ossa sono andate a finire negli ossari comuni.

La violenza della polizia di Scelba fu gratuita ed efferata. L’eccidio scosse l’opinione pubblica nazionale. Le versioni ufficiali cercano di occultare la verità ma ormai la notizia si era sparsa per tutta la nazione. Il socialista Pietro Mancini tenne un celebre discorso in Senato dopo l’eccidio e la sua magnifica oratoria fotografò l’emarginazione economica calabrese e la povertà estrema dei contadini di Melissa che “non avevano neanche le scarpe ai piedi”.

I principali quotidiani nazionali spedirono in Calabria i loro inviati per comprendere quello che era accaduto. Grandi firme scoprirono una Calabria con proprietari arroganti e contadini poverissimi.

Il sangue di Melissa accense un grande movimento popolare in tutto il Sud. Nei mesi successivi vennero uccisi altri 9 contadini, decine furono i feriti e migliaia gli arrestati. Il governo De Gasperi fu costretto in poche settimane a presentare un primo provvedimento di riforma agraria, che riguardava direttamente la Calabria. Gullo che con i suoi decreti aveva tentato di risolvere i problemi del latifondo, dirà che con l’eccidio di Melissa i contadini calabresi avevano dato un contributo a caro prezzo per una svolta politica italiana.

Secondo lo storico Paul Ginsborg invece “la riforma per i contadini fu un’amarissima delusione”. Inizia infatti da allora una nuova ondata di emigrazione che spopola le campagne e i borghi calabresi. Melissa resta comunque un luogo della memoria storica.

Il fatto è ricordato tra l'altro da Lucio Dalla in una strofa del brano “Passato, presente” che recita:
«Il passato di tanti anni fa
alla fine del quarantanove
è il massacro del feudo Fragalà
sulle terre del Barone Breviglieri.
Tre braccianti stroncati
col fuoco di moschetto
in difesa della proprietà.
Sono fatti di ieri»

Quei “criminali” volevano lavorare, produrre per sé stessi e per gli altri. Volevano un Sud rinato grazie al loro sudore. Non era una plebaglia rabbiosa e bramosa di sangue, ma una forza riformista consapevole di rappresentare la stragrande maggioranza dei lavoratori calabresi e di avere alle spalle un diritto sancito dalla Costituzione. Furono sconfitti da chi volle difendere un certo ordine sociale che, in Calabria e nel Sud, pur cambiando gli uomini resta sostanzialmente uguale.

(ispirato da un articolo di Paride Leporace)

23/04/2026

IL SUONO CHE PARTE DALLA CALABRIA: TRA MISTERO, RITI E CONOSCENZA

Se pensi che la Calabria sia solo quello che vedi… ti stai perdendo metà della storia.

È una terra dove il suo suono ha attraversato i secoli non solo come musica, ma anche come linguaggio, rito, conoscenza. Un’eco che parte da lontano, da quando Pitagora a Crotone trasformava le vibrazioni in numeri e immaginava l’armonia dell’universo, fino ai riti di Locri Epizefiri, dove il suono accompagnava passaggi, trasformazioni, misteri.

È la Calabria della lira calabrese, arcaica e penetrante, della tarantella che unisce i corpi e racconta le comunità, degli zampognari che portano il respiro delle montagne lungo le strade del mondo.

È la Calabria che diventa opera con Francesco Cilea e Ruggero Leoncavallo, che innova con Alfonso Rendano, che emoziona con voci immortali come Mia Martini, che graffia e smaschera con Rino Gaetano, e che continua a reinventarsi oggi con artisti come Brunori Sas e Peppe Voltarelli.

Ma è anche una Calabria fatta di botteghe, ricerca, memoria.

Se vuoi scoprire come il suono è diventato identità e continua ancora oggi a raccontare questa terra in modo unico…

Leggi l’articolo completo 👇🏻

https://misteryhunters.it/scienze-umanistiche/folklore/la-calabria-che-suona-il-mondo-pitagora-riti-antichi-voci-ribelli-e-il-mistero-del-suono-che-attraversa-i-secoli/

18/04/2026

RINO GAETANO: LA VOCE FUORI CAMPO DELL' ITALIA CHE NON VOLEVA ESSERE RACCONTATA

Ci sono artisti che cantano il loro tempo.
E poi ci sono quelli che lasciano segni che capiamo solo anni dopo.

Rino Gaetano è uno di quelli.

Dietro il suo “nonsense” si nascondeva davvero qualcosa?
Perché nelle sue canzoni compaiono nomi, luoghi e riferimenti così precisi?

👉 Lo scandalo Lockheed
👉 Il caso Montesi
👉 La Loggia P2
👉 Figure come Michele Sindona

E poi quella notte del 2 giugno 1981.
Un incidente… o qualcosa che ancora oggi lascia domande aperte?

Abbiamo ricostruito tutto in un’indagine completa, tra storia, musica e mistero.

Leggi l’articolo completo qui 👇🏻

https://misteryhunters.it/scienze-umanistiche/rino-gaetano-il-cantautore-che-disturbava-il-rumore-di-fondo/

Tu cosa ne pensi?
Rino era solo un grande osservatore… o stava raccontando qualcosa di più?

14/04/2026

FINALMENTE ... dopo un viaggio in Europa lungo 27 anni, le sue opere hanno visitato 15 Nazioni chiudendo il percorso Artistico nella Città di EREVAN (Armenia) ...

04/04/2026

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