21/06/2026
La sirena di Strongoli
LA SIRENA DI STRONGOLI: TRA MITO, ARCHEOLOGIA E ARMONIA COSMICA
Nascosta da secoli sotto il silenzio di un bosco calabrese, tra le colline selvagge di Strongoli, l’antica Petelia, fondata secondo una leggenda da Filottete dopo la guerra di T***a, dormiva una creatura antica. Non una fanciulla, non un animale, ma qualcosa di più: una sirena forgiata nel bronzo e nella leggenda. Era il 1988 quando un contadino, intento a lavorare la terra, inciampò in quel piccolo prodigio. A prima vista poteva sembrare un oggetto strano, forse inutile, invece era un messaggio dal passato, una voce rimasta sepolta per quasi 2500 anni.
Fu soprannominato affettuosamente “la Papera”, ma presto avrebbe assunto un nome più degno del suo lignaggio: la Sirena di Strongoli.
L’umile scopritore comprese ben presto che quell’oggetto aveva un valore, se non spirituale, quantomeno economico. Lo vendette a un ricettatore di Bari per 10 milioni di lire e una mucca. Da lì, il destino della Sirena prese il largo: passò in Svizzera, dove fu acquistata da un consorzio di multinazionali del farmaco per la vertiginosa cifra di 400 milioni di lire. Ma la sua corsa non finì lì. Attraverso passaggi oscuri e opachi tipici del mercato nero dell’arte, arrivò infine tra le mani del prestigioso Getty Museum di Malibù, che la acquisì per 2 miliardi di lire.
Solo dopo anni di indagini e battaglie legali, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza riuscirono a riportarla in Italia. Prima fu esposta al Quirinale, poi trovò finalmente la sua casa definitiva: il Museo Archeologico Nazionale di Crotone.
Ma che cos’è davvero la Sirena di Strongoli?
Si tratta di un askòs funerario in bronzo proveniente dalla necropoli di località Le Murgie di Strongoli, un vaso plastico usato per versare piccole quantità di liquidi oleosi, come unguenti profumati o oli per lampade. L’oggetto, datato alla prima metà del V secolo a.C., è un capolavoro di artigianato crotoniate: 15 cm di altezza, 18,7 cm di lunghezza, realizzato con la tecnica della fusione a cera persa, impreziosito da cesellature che definiscono piumaggio, zampe e dettagli anatomici.
La figura centrale rappresenta una sirena secondo l’iconografia greca arcaica: creatura ibrida, metà donna (testa, busto e braccia) e metà uc***lo (ali chiuse, zampe piumate). È vestita di un peplo, incoronata da un diadema triangolare, con lo sguardo proteso in avanti.
La figura mitologica della sirena, lontana dall’immagine moderna della donna-pesce, appartiene all’universo religioso greco come entità psicopompa, simbolo di passaggio, guida iniziatica, traghettatrice dell’anima verso una nuova condizione, soprattutto in caso di morti premature.
Figlie della Terra, ancelle di Persefone, le sirene abitano le soglie dell’Ade per accompagnare le anime dei defunti, alleviare il dolore dei vivi, consolare con il canto chi resta e talvolta sono viste anche come nutrici delle anime dei bambini morti troppo presto.
Le sue braccia sono distese, e nelle mani stringe due simboli potenti:
- nella destra, una syrinx (il flauto di Pan), strumento magico simbolo di musica dolce e incantatrice legato al lamento funebre e ai riti inferi. Ha sette canne, metafora dei sette pianeti erranti dell’astronomia caldea, che generano l’armonia delle sfere: una musica invisibile e perfetta che solo i saggi riescono a udire;
- nella sinistra, una melagrana, frutto simbolo dell’oltretomba, emblema della rinascita e della fertilità secondo l’iconografia di Persefone, la sposa di Ade.
Nel gesto della sirena di offrire la melagrana e stringere il flauto, si legge il doppio ruolo di consolazione e guida: un invito a lasciarsi cullare dalla musica cosmica e accettare il mistero del trapasso.
Il ma**co del vaso è costituito da una figura maschile nuda, un kouros, giovane dall’aria sacrale, saldato al boccaglio del contenitore: probabilmente rappresenta il defunto, trasportato dalla sirena verso il mondo dei morti.
La sirena non è solo una figura mitologica ma è anche portatrice di conoscenza esoterica, infatti, era legata alla dottrina pitagorica che la considerava come garante dell’armonia cosmica, capace di connettere l’universo sensibile con quello ultrasensibile.
La storia della Sirena di Strongoli racchiude molti livelli: l’avventura archeologica, la ferita del saccheggio e della vendita illegale, il riscatto del recupero, il valore simbolico e culturale del reperto. Lungi dall’essere solo un’opera d’arte, è una testimonianza della grandezza e del fervore culturale della Magna Grecia, dell’etica pitagorica, del sincretismo religioso e oggi, di nuovo, voce della Calabria antica.
Visitarla significa incontrare il passato, ma anche ascoltare le domande eterne sul viaggio dell’anima e sul mistero della morte.
Alfonso Morelli team Mistery Hunters
Foto tratta dalla pubblicazione della Mostra “Tesori Ritrovati", Roma, Palazzo del Quirinale Galleria di Alessandro VII – 21 dicembre 2007 – 2 marzo 2008