05/09/2026
Due mesi fa Camille non sapeva bene cosa significasse lavorare nel 𝘁𝘂𝗿𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗺𝗶𝗻𝗴.
Sapeva solo che voleva scoprirlo: arrivata dalla Francia con curiosità ed entusiasmo, ha lasciato la scrivania per seguire tour e visite guidate in più lingue, affiancare il team nell'accoglienza dei clienti, vivere sul territorio pugliese quello che fino ad allora aveva solo immaginato.
Ha cambiato casa, città, abitudini. Ha dormito per la prima volta in un ostello internazionale a Trani.
Ha incontrato guide, colleghi, viaggiatori arrivati da Paesi diversi — ognuno con una storia, una lingua, un modo diverso di guardare il mondo. Ed è proprio in quella varietà, ci ha detto, che ha trovato la sua vera lezione di vita.
Non sono mancati i momenti difficili: nuovi ritmi da trovare, la distanza da chi ami, la scoperta che non tutto quello che si fa per lavoro appassiona allo stesso modo. Anche questo fa parte di uno stage Erasmus: capire cosa ci somiglia e cosa no, e in quale direzione vogliamo crescere.
Quello che ci ha colpiti di più è stato sentirla dire di essersi sentita accolta, ascoltata, libera di raccontare. Per noi uno stage non dovrebbe essere solo formazione — dovrebbe essere scambio. Camille è arrivata per conoscere il nostro lavoro e la nostra terra. Noi, attraverso i suoi occhi, abbiamo guardato entrambi in un modo nuovo.
Forse è proprio questo il valore più grande dell'Erasmus: si parte per imparare un mestiere, e si torna a casa avendo imparato qualcosa in più anche su se stessi.
Tra qualche settimana arriva Mia, dall'Inghilterra, per tre mesi. Una nuova lingua, un nuovo sguardo, un'altra ventata di freschezza nel team.
Grazie Camille, per la curiosità, la spontaneità, i mesi passati insieme. 💙
E voi: cosa vi ha insegnato, di voi stessi, la persona più diversa da voi che avete incontrato per lavoro o in viaggio? 👇