28/05/2026
“Guardate qua!!!”
Io che inchiodo di colpo bloccandomi davanti a una pianta ed esaltandomi come se avessi trovato un tesoro, è li, passato lo spavento generale, scatta l’ilarità collettiva e si avvicinano tutti divertiti: perché sanno che dietro quella pianta si nasconde sempre una storia straordinaria.
È andata così qualche settimana fa lungo le strade della Georgia. Mi sono imbattuta in un fiore spontaneo dall’aspetto ipnotico e decisamente teatrale: petali color crema, interamente percorsi da una f***a rete di venature viola scuro. Bellissimo! Era il Giusquiamo nero (Hyoscyamus niger), una meraviglia che non avevo mai visto dal vivo.
Nel gruppo c’erano due medici e la conversazione si è accesa subito intorno ad alcaloidi potentissimi come la scopolamina, l’iosciamina e l’atropina. Sfogliare la storia di questa pianta significa muoversi su un crinale sottilissimo, dove il confine tra il rimedio che salva e il veleno che uccide è quasi invisibile.
Per millenni è stato un pilastro della chirurgia antica, basti pensare alla celebre Spongia Somnifera della Scuola Medica Salernitana, ma le sue proprietà lo hanno reso celebre soprattutto nella sfera del mito.
Con molta probabilità, infatti, erano proprio i suffumigi dei semi di giusquiamo a sprigionare quei vapori tossici che, nel tempio di Apollo a Delfi, permettevano alla Pizia di entrare in trance e pronunciare i suoi celebri vaticini sul futuro.
Pianta degli oracoli, ma anche delle streghe e dei veleni di corte, tanto che persino Shakespeare la scelse per narrare la fine del padre di Amleto.
Questo post è un piccolo estratto dall’Atlante delle Meraviglie: Herbarium, il mio invito a non guardare il paesaggio come un semplice sfondo, ma come un testo stratificato. La vera meraviglia è l’epifania dell’inatteso, e questo, spesso, cresce anche ai bordi di una strada!
E tu, ti uniresti al gruppo di quelli che mi prendono in giro per la mia “pazzia botanica” o ti faresti vincere dalla curiosità di ascoltare la storia? 😊