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PassOrobico La montagna vissuta passo dopo passo con un’esperta Guida, dove camminare, arrampicare o praticare

- Guida Alpina /Accompagnatore di Media Montagna
- Maestro di Sci Alpino
- Istruttore Nazionale di Nordic Walking

31/07/2026

𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗠𝗲𝗿𝗲𝗹𝗹𝗶, 𝗹'𝗮𝗹𝗽𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗯𝗲𝗿𝗴𝗮𝗺𝗮𝘀𝗰𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘀𝗲 𝗹'𝗮𝗺𝗶𝗰𝗶𝘇𝗶𝗮 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝘃𝗲𝘁𝘁𝗮

Mario Merelli nasce a Vertova, in provincia di Bergamo, il 2 luglio 1962, e cresce con la montagna già scritta nel destino tra i monti di Lizzola, in alta Valle Seriana, dove la famiglia si trasferisce quando è ancora bambino. Cresciuto seguendo le orme del padre Patrizio, guida alpina, diventa in pochi anni uno degli himalaisti italiani più attivi e conosciuti dei primi anni Duemila, capace in diciotto spedizioni di conquistare dieci delle quattordici vette Ottomila del pianeta, tra cui Everest, Makalu, Kangchenjunga, Lhotse, Cho Oyu e Dhaulagiri, un curriculum da vertigine costruito passo dopo passo tra i ghiacci più alti del mondo.

Il 2004 resta l'anno che cambia tutto. Il 24 maggio raggiunge la vetta dell'Everest dal versante Nord insieme a Karl Unterkircher, Alex Busca e Claudio Bastrentaz, fermandosi per circa un'ora sulla cima del mondo per manovrare il georadar utilizzato dagli scienziati per misurare lo spessore della calotta di ghiaccio sommitale. Appena due mesi dopo si lancia senza esitare nella seconda fase della stessa spedizione, questa volta diretta al K2 per celebrare i cinquant'anni dalla prima storica ascensione italiana del 1954, ma il corpo questa volta dice basta, e dopo aver toccato quota 8.100 metri è costretto a fermarsi, tradito dalla fatica accumulata in una doppia impresa che avrebbe piegato chiunque.

A raccontare davvero chi fosse Mario Merelli, però, non basta l'elenco delle vette conquistate. È un episodio del 2010 a rivelarlo per intero, quando durante un nuovo tentativo al K2 il suo compagno di cordata, Zaffaroni, viene colpito da un blocco di ghiaccio e si frattura diverse costole. Merelli non ha un attimo di esitazione, rinuncia alla vetta, quella montagna perfetta che amava più di ogni altra, pur di riportare l'amico in salvo fino al campo base, passo dopo passo. Il 18 gennaio 2012 Mario Merelli perde la vita precipitando per trecento metri sulla Punta Scais, nelle Alpi Orobie, lasciando incompiuta la sua collezione dei quattordici Ottomila ma consegnando alla montagna un'eredità di generosità che ancora oggi lo rende, prima di tutto, un uomo d'altri tempi.

Credit foto 📷 Screenshot video Mario Merelli

23/01/2026

La Regione Abruzzo ha deliberato che gli interventi del Soccorso Alpino e Speleologico in montagna diventano a pagamento nei casi di imperizia. La Delibera di Giunta Regionale n. 13 del 19 gennaio 2026 definisce con chiarezza quando i cittadini devono contribuire alle spese e in che misura. La Regio...

15/10/2025

Il 15 ottobre del 2009 ci lasciava Roberto Piantoni
"Che bel sogno che si è realizzato!!! Sono in tenda all’ABC e poco fa mi sono messo a piangere da solo, siamo stati in cima al mondo!! Per il mondo, per la vita della Terra è poca roba, ma per la mia vita è molto!!! Eravamo in paradiso, in un mondo ovattato, al limite dell’atmosfera respirabile. Io il Marco e basta, l’Everest per noi".
[Roberto Piantoni]

Roby Piantoni è nato a Colere, in Valle di Scalve, il 02 Giugno del 1977. Ha imparato a fare i primi passi in casa, ma già i secondi erano sui sentieri della Presolana, la montagna dove anche il papà Livio aveva iniziato a muoversi come alpinista. Papà Livio, alpinista è morto il 14 luglio 1981 sul Pucajirca.

Roby con il suo approccio curioso si cimenta in ogni disciplina che lo possa portare a conoscere ancora di più il senso dello stare in montagna. Nonostante sia giovanissimo supera l’esame per diventare Guida Alpina e poi Guida Alpina Istruttore. Il desiderio di scoprire, di misurarsi su cime più alte rispetto a quelle delle Orobie che lo hanno visto crescere, lo porta sulle Ande, in Argentina e in Himalaya, dove la sua carriera segnerà un legame profondo con le vette e con la popolazione nepalese.Tre Ottomila, poi programma lo Sh**ha Pangma...

Nel 2009 programma una nuova via sullo Sh**ha Pangma, la più piccola delle grandi cime. Da questa spedizione però Roby non farà ritorno.
Per lo Sh**ha Pangma, Roby Piantoni era partito con altri due alpinisti bergamaschi, Marco Astori e Yuri Parimbelli, con loro anche il valtellinese Adriano Greco. Obiettivo: la parete Sud. L’idea era di aprire una via nuova.
Poi la tragedia. Un tremendo volo attorno a 6.700 metri in discesa. Avevano deciso di tornare sui loro passi, anche per la presenza di molto ghiaccio.

Dopo la sua morte nel 2010 nasce L’Associazione "Roby Piantoni" per portare avanti i progetti ed i sogni che lui aveva iniziato a realizzare, con lo stesso spirito, la stessa passione e lo stesso amore per il popolo nepalese. Un’Associazione senza fini di lucro costituita dai familiari e dagli amici di Roby Piantoni. L’obiettivo è di sostenere lo sviluppo culturale e sociale delle popolazioni che vivono tra le montagne più alte al mondo.

In foto Roberto Piantoni sulla sua amata Presolana.

03/09/2025
02/08/2025

𝟯𝟭 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 - 𝟭° 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 𝟭𝟵𝟯𝟭: 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗴𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗡𝗼𝗿𝗱 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗲𝗿𝘃𝗶𝗻𝗼

Nelle giornate del 31 luglio e 1° agosto 1931 il mito della montagna si arricchisce di una pagina epica: la prima conquista integrale della parete Nord del Cervino. Una muraglia di circa 1.100 metri, temuta e venerata da generazioni di alpinisti, che si innalza verso la vetta di 4.478 metri dominando Zermatt e l’intero arco alpino.

Fu proprio in queste date che due fratelli tedeschi Franz Schmid e Toni Schmid, affrontarono con coraggio e determinazione una delle sfide più grandi nella storia dell’alpinismo. Tra roccia gelata, strapiombi e condizioni proibitive, superarono ogni difficoltà grazie a tecnica, spirito di sacrificio e un legame fraterno capace di sostenere anche nei momenti più critici.

Quella notte passata sul versante nord, affrontando il buio e il gelo a quote estreme, divenne simbolo di forza di volontà e amore per la montagna. La loro impresa non fu solo una sfida contro la gravità, ma una vera dichiarazione di rispetto e passione per l’ambiente selvaggio e sublime delle Alpi.

L’eco di questa straordinaria ascensione continua a risuonare sulle creste del Cervino, ispirando ogni generazione a sognare, osare e vivere la montagna come un viaggio di scoperta interiore.

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