15/12/2025
(continua dal post precedente)
Qualche secolo dopo RIEMERGONO i delfini nell'arte romana non solo quale attribuito di Nettuno (vedi il fregio all'esterno del Pantheon, verso via Palombello, dove guizzano delfini tra conchiglie e tridenti, in quella che era la Basilica del dio pagano) ma come simbolo del viaggio dell'anima del defunto. La dottrina del corpo all'epoca parlava infatti delle anime che dovevano ATTRAVERSARE le acque superiori per raggiungere la sfera celeste. I delfini quindi fungevano da conduttore in queste acque, che una credenza orientale diceva si stendessero dietro il firmamento, dove vi era una zona di fuoco che illuminava gli astri e al di là della quale c'erano le isole dei Beati.
Il delfino viene utilizzato successivamente in epoca paleocristiana sempre con carattere funerario. Un esempio esplicativo in tal senso sono le catacombe di Villa Torlonia a Roma, oppure il coperchio di sarcofago conservato al Museo di Portogruaro degli inizi del V sec. d.C. che mostra i delfini con la coda intrecciata, sormontati dal monogramma cristiano. Ancora due delfini li troviamo rappresentati in uno degli stipiti della ca****la funeraria di Faustiniana in Concordia (V sec. d.C)., ai lati di una cascata d'acqua da cui s'innalza la croce di Cristo. Ma la differenza sostanziale apportata dalla cristianità come si può intuire, riguarda la speranza della vita eterna donata da Dio.
Se fin dalla classicità, per la sua grande intelligenza, il delfino veniva considerato l’animale più simile all'uomo, quando entra nella storia il "Dio fatto uomo" Gesù Cristo, cambia tutto.
Il delfino è un pesce e com'è noto, proprio il pesce costituisce uno dei simboli più frequenti nella cristianità, perché la parola greca ιχθύς, che significa, appunto pesce, è anche acronimo di Ιεσούς Κριστὸσ Θεού Υιός Σωτήρ (Gesù Cristo figlio di Dio salvatore). Il delfino diviene così simbolo (riscattato) di salvezza, fedeltà e di vittoria apportate dal Messia, colui che guida la Nave/Chiesa verso "porti sicuri".
Come vedete il destino è sempre quello: il cielo!
(continua nel prossimo post)