25/11/2021
Facile dire “guardiamo oltre le facciate degli edifici per scoprire l’intimità della vita veneziana”… meno scontato il coraggio di chiamare col giusto nome ciò che possiamo trovarvi. Chi segue questa pagina sa come una delle costanti dei nostri itinerari siano le vite vissute delle donne veneziane, perché occorre andare oltre quella mitizzazione forzata che è sempre il più ipocrita dei ricordi per restituire la dignità della verità storica. E quindi sa anche che per fare ciò non è possibile coprirsi gli occhi, fingendo - in nome della piacevolezza di una passeggiata - di non vedere le violenze, i soprusi, le umiliazioni subite dalle donne nel corso della storia. Storie come quella di Laura Malipiero, che nel XVII secolo si rifugiò nelle pratiche magiche e superstiziose per fuggire alle violenze del marito (ne parlerò domenica al tour sulla stregoneria) non sono poi diverse dalle tante che ancora oggi affiorano nella nostra cronaca. E ci ricordano quanto tutto ciò che possiamo scrivere o dire (il più delle volte blaterare) sulla legislazione veneziana circa la tutela delle donne finisca, esattamente come accade oggi, con l’infrangersi sul medesimo “segreto” nascosto dietro tante belle case. La trifora gotica dietro cui sogniamo chissà quali fiabe fu spesso custode di incubi atroci. Oggi nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne è giusto ricordarlo. Ma non per dimenticarlo negli altri.
Nell’immagine particolare da Paolo Veronese, Ritratto di donna con i guanti, National Gallery of Ireland, Dublino.