Venice Tour Guide

Venice Tour Guide Ich biete Stadtbesichtigungen und Stadtführungen für Gruppen, sowie Familien mit Kindern oder Einz

Die Mindestdauer für eine Besichtigung in Venedig sind 2 Stunden. Wunschgemäß kann sie auch auf 3 oder 4 Stunden verlängert werden. Ausflüge zu den Inseln haben eine Dauer von mindestens 4 Stunden. Ich als qualifizierter Stadtführer freue mich darauf, Ihnen während einer Stadtführung oder einer Besichtigung die Geschichte Venedigs, das Alltagsleben und die Geheimnisse der Stadt näher zu bringen.

Biennale❤Foto Silvia Barbon
24/05/2022

Biennale

Foto Silvia Barbon

https://www.facebook.com/335353806797153/posts/1290142651318259/Il MoSe non salverà San Marco. La Basilica non è mai sta...
17/10/2020

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Il MoSe non salverà San Marco. La Basilica non è mai stata così danneggiata come adesso.
Il capo procuratore di San Marco, Carlo Alberto Tesserin dice:" non possiamo fare finta che i problemi siano risolti dalle dighe"
Ieri la marea è aumentata oltre i 130 cm abbastanza da fare in modo che il MoSe fosse attivato. Ha funzionato ancora una volta e la città è rimasta all'asciutto. La Basilica che si allaga dopo i 90 cm rimane invece un grandissimo problema. Il perché le autorità non si adoperino in tutti i modi e il più velocemente possibile per risolvere questo, rimane per me incomprensibile.
Di Roberta Rossi
Venezia Ottobre 16, 2020
La Basilica oggi è all'asciutto come è accaduto il giorno 3. Si ritiene soddisfatto signor procuratore?
Noi siamo contenti che il MoSe si sia alzato e che funzioni. L'acqua,alta 130 cm è un disastro per la Basilica. Ma lo è anche quando l'acqua entra a 110 cm corrodendo i marmi delle colonne e il nartece. La Basilica non è mai stata così in pericolo come ora. Va bene che il MoSe funzioni ma non possiamo fingere che tutto sia stato risolto in questo modo. I danni sono qui e qui rimangono. La Basilica è al riparo dall'acqua che entra nell'edificio a 88 cm, solamente un giorno.

Qual è la situazione della Basilica?
E' drammatica. Siamo giunti a un punto critico in cui è necessario l'intervento di coloro che devono prendere una decisione. La Basilica è stata così indebolita dalla corrosione delle acque alte che non è in condizione di resistere oltre i tre anni.
Cosa andrebbe fatto "oggi" per rendere sicura Piazza San Marco?
Occorrerà alzare l'isola di San Marco. Oggi l'acqua salata non è arrivata così come non è arrivata ieri. Ma se le condizioni del tempo non muteranno, sarà qui domani e il giorno seguente e ogni volta che sarà tra i 90 e i 110 cm e il MoSe non attivato
Ma nel frattempo?
Abbiamo presentato il nostro progetto di emergenza che consiste nel mettere tutto intorno alla Basilica delle temporanee barriere di vetro. Sono pronte e il Ministero per i beni culturali ha dato il suo supporto facendo alcune osservazioni che a noi sembrano superabili.
Abbiamo bisogno di chiunque abbia il potere di dare il semaforo verde per l'inizio dei lavori. La prossima settimana ci sarà un incontro programmato con la Sovrintendenza ai lavori pubblici e speriamo di avere la risposta che stiamo aspettando. Fino a 90 cm abbiamo risolto il problema tramite pubblico intervento. Abbiamo un progetto per sigillare i fori di scarico e adottare un sistema di pompe. Ma c'è anche la necessità di fare alzare Piazza San Marco il più presto possibile e di fare coincidere la sua altezza con quella del MoSe. Sarebbe a dir poco ridicolo lasciare aperta una finestra. Ci rivolgiamo a chiunque possa autorizzare immediatamente l'inizio dei lavori almeno per mettere in sicurezza la Basilica con le barriere di vetro.

The head Procurator of San Marco, Carlo Alberto Tesserin speaks: “We cannot pretend that the problems are solved by the dams” [Ed. Note: Yesterday the tide rose high enough (over 130 cm) again to a…

12/07/2020

È da un pò che non pubblico contenuti. Sto aspettando che riaprano i musei. Ho tante idee che mi stanno girando in testa e una di queste riguarda il museo archeologico. Ma adesso devo pensare a come rendere piacevole, interessante e originale questa pagina. Sono in work in progress.

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06/06/2020

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[ Gustav Aschenbach o von Aschenbach, come suonava ufficialmente il suo nome dal giorno del suo cinquantesimo compleanno...]

Thomas Mann, da La morte a Venezia

Una Venezia affascinante, molto bizantineggiante ed esotica, fa da sfondo all’ultima avventura di Gustav Von Aschenbach, artista al culmine del successo internazionale. Una smaniosa voglia di “cose nuove” lo porta ad intraprendere un viaggio catartico nella laguna. È la città, oltre che di Thomas Mann, anche dell’amato Wagner, nonché di Nietzsche. È la città che, con i suoi canali, le sue gondole e gli splendidi palazzi rinascimentali, fa da cornice perfetta all’amore omosessuale che lega il protagonista, Von Aschenbach, ad un fanciullo quattordicenne di origine polacca, Tadzio, in viaggio con la sua famiglia. In un’atmosfera bohèmien e decadente si snoda la vicenda, interiore dapprima che esteriore, del protagonista. Incredibile la quantità di persone, luoghi e fatti che nel racconto hanno trovato trasfigurazione letteraria del vissuto. Thomas Mann era stato realmente a Venezia (insieme alla moglie) ed era rimasto fortemente affascinato da un ragazzino; anche alcune figure di commercianti, commediografi e gondolieri sono stati incontrati nella realtà – la fonte è costituita dai diari della moglie Katja. I rapporti omosessuali sono stati, comunque, una costante del Thomas uomo: marito e padre, ma affascinato dall’ignoto, dal diverso, dal proibito, che in lui si specchiava nella perfezione del corpo maschile. Il borghese, razionale e del tutto “tedesco” Von Aschenbach aveva troppo a lungo represso l’altro polo del suo spirito. Ma il richiamo, stavolta, è troppo forte. L’amore omosessuale per Tadzio, mai consumato, risveglia lo spirito dionisiaco proprio dell’artista, che per tutta la vita vi aveva imposto quello apollineo della disciplina e dell’ordine. Siamo nella culla del pensiero di una delle più grandi figure della letteratura mondiale. Siamo all’origine, al primigenio impulso di tutte le grandi opere di Thomas Mann. Invano Von Aschenbach aveva tentato di indirizzare il motivo dell’attrazione efebica, squisitamente classico, nell’alveo dell’amor puro, platonico, ancora apollineo. Il sogno finale dello scrittore, in preda ad una vera e propria estasi, non lascia dubbi: un’orgia dionisiaca, a tratti infernale, su cui campeggia il simbolo fallico, è la rivelazione dell’inconscio troppo a lungo represso. Nel finale, la definitiva vittoria dell’arte (con tutto ciò che in Mann rappresenta) sulla forma: lo sguardo tra i due, Von Aschenbach e Tadzio, in riva al mare; il dito dell’efebo ad indicare quell’ “immensità ricca di promesse” che l’artista, nato a nuova vita, si prefigge di seguire; la caduta, infine, su di un fianco, gli occhi che si spengono nella morte.Thanatos si è unito a Eros.

04/06/2020

La laguna nord o più propriamente nord-est è un'area di acqua che va dal porto del Lido costeggiando la linea di terra che da Punta Sabbioni arriva a Treporti, attraversa le valli chiuse e i canali che confinano con Jesolo e seguendo la linea della grande lagunare arriva a Portegrandi, Ca' Noghera e Tessera, fino a sbucare di fronte a Campalto per tornare poi, attraverso i canali di Murano e Sant'Erasmo di nuovo al porto del Lido ( Bonesso; cit.). Questo cerchio come io lo vedo, rappresenta una specie di terra di mezzo, uno spazio tra due mondi, terra e palude e grande mare sul quale si apre la forma del nostro sguardo. Ma cosa sto cercando? Che cosa è importante che io debba capire? In testa riaffiorano sempre più spesso i ricordi di bambina, luoghi incantati e boschi vicino al mare. Le cave di argilla sul fiume Dese dove si andava a fare il bagno in estate, tantissimi animali. Canneti tra le acque dolci del fiume Sile, acque dolci e salate insieme, strade bianche tra gli alberi, campi di grano e ciliegi. I cigni che attraversano la strada che prendi per andare al mare a Jesolo.Vento di bora, vento di scirocco, vento di maestrale. Ho imparato a nuotare nell'acqua profonda quando il mio papà andava a pescare le cozze, i peoci in diga a Punta Sabbioni. Mi lasciava lì a guardare il mare per un tempo che allora mi sembrava infinito da quanto fosse capace di stare sott'acqua. Le stelle marine erano rosse e rosso scuro, marroni, i cavallucci marini, i grossi pescioni del mare, i pescegatto del fiume che nuotano nelle acque basse e che mai vanno pescati con la luna piena, quando arriva la marea che porta sedimenti e cose buone da mangiare. Loro stanno sotto a cercare cibo e si riempiono di fango. Mi sono accorta che stavo perdendo il racconto del.paesaggio. Non ricordavo più i luoghi dove sono nata. Al loro posto si sostituisce un paesaggio piatto, sempre uguale, senza memoria né legami emotivi. Non ero più in grado di abitare questo luogo e di rapportarmi. Non lo sapevo più raccontare. I cambiamenti sono arrivati molto in fretta. Il quotidiano era diventato assuefazione. Dimenticare. Ogni luogo è descritto con l'emozione che ha chi lo abita e che lo ha fatto proprio, lo ha capito, è parte di una storia. Noi di qua, siamo acqua e siamo terra. Siamo persone in mezzo a un limite, aspettiamo di trasformarci, cambiamo con gli ordini dell'acqua, piantiamo i piedi nella palude. Non ricordare è l'omologazione dell'anima, è spaesamento. E così ho capito che la geografia mi serviva, che avrei imparato le fasi lunari. Guardare in alto verso le nuvole. È un cerchio quello della laguna ricco di biodiversità, pieno di differenze tutte inclusive. Un gioco di comunità umane naturali. Uno spazio difficile, fragile e complesso. Tanti nomi vengono dati per ogni tipo di barca, tanti nomi per ogni animale, ogni albero o pianta. C'è stato come un buio. Forse da quel giorno che camminando per la spiaggia del Lido, i piedi si sono sporcati di catrame o forse per quella barena piena di fiori viola diventata una discarica. Succede allora che perdi le parole perché tutto è spaesamento. Ora diventa urgente trasformare la realtà ridando cura all'ambiente. Per ridare Bellezza al paesaggio bisogna conoscerlo. Imparare. Comprenderlo.

Silvia

02/06/2020

Un giorno di alta marea, ho sentito una ragazza lamentarsi dell'acqua che le stava bagnando i piedi. L'acqua l'aveva colta impreparata e continuava a chiedersi da dove venisse tutta quell'acqua. Il mio umorismo sagace e un attimo velenoso le avrebbe risposto:" ma da sottoterra,ovvio!". Invece le ho semplicemente consigliato di togliersi le scarpe o di mettere gli stivali e di bagnare subito le sue scarpe di cuoio con l' acqua dolce. Il sale le avrebbe riempito di tagli e addio scarpe.
Oggi vorrei scrivere di come si muove la marea e di come si compone la morfologia della laguna. cercherò di essere chiara e per mia indole e formazione non eviterò di aggiungere in alcuni passaggi anche il mio punto di vista.

La laguna di Venezia è un sistema idraulico costiero a marea, in un arco litoraneo del nord adriatico a bassa profondità, tra i fiumi Adige e Piave.Si collega al mare con tre bocche di porto:Lido, Malamocco e Chioggia. la profondità è variabile: dai canali di porto di 15-20 metri,agli specchi d'acqua di 1-3 metri, alle zone barenose da pochi centimetri d'acqua a zone completamente emerse con vegetazione.La marea si propaga in laguna dalle bocche di porto e segue la complessa rete dei canali che attraversa le barene gli specchi acquei. La marea nel suo passaggio viene influenzata dalla configurazione dei canali, dalla profondità dei fondali e dalle barene che ne riducono la velocità e la sua ampiezza. Possiamo immaginare questo sistema come un insieme di forze naturali che l'hanno formata e gli interventi antropici che l'hanno nel tempo modificata.Il primo intervento fu infatti l'estromissione dei fiumi che vennero deviati e che ora per la maggior parte sfociano direttamente nel mare. Da qui il predominio dell'acqua salsa rispetto all'acqua dolce e il cambiamento avvenuto nelle zone di gronda. Altro intervento fu la riduzione della laguna di circa un terzo per bonifiche e interramenti, valli da pesca arginate, per la costruzione della zona industriale, le casse di colmata,il dragaggio dei canali del porto,lo scavo dei grandi e profondi canali per la navigazione tra le isole e lo scavo del canale dei petroli. Tutti questi interventi hanno favorito l'ingressione dl mare. Lo squilibrio idrodinamico consiste anche nelle piene di marea anche in centro storico dove le ampiezze di marea in città, Lido e Malamocco, superano quelle del mare. Questo succede perché c'è meno spazio e le bocche di porto diventano come un grande imbuto in cui l'acqua dovrebbe defluire. Per l'erosione dei fondali dovuta alla potenza dell'onda che arriva dal mare e che non riesce a defluire lentamente e a espandersi in uno spazio sempre più ristretto, i bacini lagunari sono diventati un braccio di mare sempre più profondo. Il risultato è l'erosione, la disgregazione delle barene e il dissesto delle isole. Questo fenomeno si è più intensificato con l'arginatura delle valli da pesca. Le acque alte sono sempre più frequenti a cui seguono acque bassissime con grandi morie di pesce. Anche i litorali sabbiosi stanno pian piano mutando. Per questo giro di acqua molto veloce che scava sempre più in profondità, il litorale del Lido sta scomparendo mentre quello di Sottomarina e Chioggia sta aumentando. L'ultima acqua granda di questo Novembre ha messo in ginocchio l'isola di Pellestrina che ormai sta in un braccio di mare. Anche l'uso delle acque di risorgiva del fiume Sile (di cui ho un ricordo incredibile di quando ero bambina), per fini industriali, hanno causato il fenomeno della subsidenza di circa 12 centimetri ( fenomeno diventato irreversibile). Riassumendo: interventi sulle bocche di porto, scavo dei grandi canali, imbonimento di molte aree, arginatura delle valli da pesca e costruzioni delle casse di colmata per la zona industriale, faranno in modo che questo braccio di mare si allargherà fino a raggiungere quello che sarà rimasto delle valli da pesca della laguna centrale.

Ma perché è così importante sapere come sono fatti i fondali?
alla prossima puntata
mi fermo qui che devo capire come spiegare.

NB: questa spiegazione è stata data in maniera molto generale.
E' chiaro che ogni intervento e modificazione della laguna qui descritte aprirebbe delle parentesi per spiegare il fenomeno il meglio possibile.
La deviazione dei fiumi per esempio è stata fatta per evitare che la laguna non si trasformasse in una palude.

29/05/2020

Nella mia foto profilo, come Barbara ha notato, compare la tomba di Enrico Dandolo a Santa Sofia, Istanbul. Un buono spunto per un nuovo post e per raccontare del doge Enrico Dandolo.
Enrico Dandolo, fu il doge della Quarta Crociata. Ottuagenario e quasi cieco, condusse Venezia al dominio sull’Oriente bizantino e conquistò Costantinopoli. Morì nel 1205 all’età di novantotto anni cercando di difendere i confini dell’Impero Romano d’Oriente combattendo contro i Bulgari.
Su Enrico Dandolo si possono scrivere milioni di libri.
Quello che vorrei però ricordare in questo post è che la Promissione Ducali di Dandolo è la più antica che abbiamo. Altri dogi prima di lui alla elezione dovevano fare promesse che limitavano il loro potere.
Bisogna pensare che all’epoca la classe dominante veneziana era formata dalle famiglie che avevano fatto la fortuna di Venezia soprattutto grazie al commercio. E da piccolo centro di rifugiati dalle invasioni barbariche, a Stato tra i più potenti e ricchi d’Europa. Questa oligarchia voleva mantenere il controllo del potere politico nelle proprie mani.
Per questo motivo ad esempio, già durante il dogado di Domenico Flabanico (1032-1043) venne vietata l’ereditarietà del titolo di doge. Non fu più permesso avere due dogi della stessa famiglia uno dopo l’altro e le eccezioni dopo questa norma furono rare. Da questo momento al doge vennero affiancati due consiglieri e senza la loro presenza e il loro voto, il capo di stato non poteva deliberare validamente.
Verso la fine del XII secolo si instaurò la tradizione di redare le Promissioni Ducali. Questi documenti raccoglievano una serie di norme a cui il doge doveva sottostare giurando obbedienza e fedeltà al momento della sua elezione, riconoscendo così le limitazioni al proprio potere.
La Promissione di Enrico Dandolo viene datata, in base alla sua elezione, nel 1192. Già dal suo capitolare sono evidenti tali limiti e impegni che il doge deve accettare giurando solennemente, tra questi:
- Governare rettamente secondo giustizia
- Accrescere il prestigio di Venezia
- Rendere prontamente giustizia a tutti e applicare le leggi in maniera imparziale
- Mantenere il segreto sugli affari di stato
- Non riscuotere o appropriarsi di rendite o beni spettanti al Comune
- non concedere a nessuno il Sigillo del Ducato
- armare a proprie spese non meno di 10 navi per il Comune
- non influenzare le elezioni di vescovi o del patriarca
- non corrispondere direttamente e personalmente con il Pontefice, l’Imperatore o i Re
- non nominare a proprio arbitrio notai e giudici
- rispettare la collegialità nella gestione del potere
Da come si può capire il potere del doge era molto limitato. Oltretutto col passare dei secoli il potere il suo potere venne sempre più ristretto. Ad ogni elezione del nuovo doge, cinque correttori proponevano al Maggior Consiglio le direttive ritenute utili per la nuova Promissione.
Col tempo il doge divenne l’incarnazione della suprema rappresentazione dello Stato pur non avendo potere deliberativo, esecutivo e giudiziario. Da solo non gli era più concesso svolgere funzioni di governo.
La storia della Repubblica di Venezia annovera il mito di 120 dogi, da Pauluccio Anafesto eletto nel 697 fino a Ludovico Manin, l’ultimo doge di Venezia nel 1797.
Molti si limitarono a servire fedelmente la Repubblica, Marin Faliero cercò persino di sovvertirla, ma alcuni di essi resero Venezia grande.

Era quindi importante che il doge avesse una forte personalità e carattere per riuscire a far prevalere la sua opinione in seno al Maggior e Minor Consiglio.

Enrico Dandolo fu astuto e abile a sfruttare nel miglior modo possibile una situazione molto delicata e complicata per Venezia con la Quarta Crociata. La Repubblica della Serenissima raggiunse con lui un livello di splendore, potenza e ricchezza mai visto in tutta Europa. Uno dei più ricchi e sicuro.
Il cuore di Venezia, Piazza San Marco, è ricco di tesori conquistati dalle sue imprese. Difficile ricordarli tutti. Menziono fra molti la Quadriga sopra l’entrata principale della Basilica di San Marco e tutta la decorazione marmorea della chiesa, molte reliquie di santi conservate sempre in San Marco. Diversi quadri nella sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale ricordano le sue gesta durante la Crociata.
Fu uno dei grandi della storia di Venezia. Fu sepolto in Santa Sofia. Ma quando i turchi conquistarono Costantinopoli nel 1453 e trasformarono Santa Sofia in una moschea, la sua tomba fu aperta e i suoi resti dispersi. La lapide non è più nella sua posizione originaria perché la sua tomba era situata al piano inferiore nella galleria del matroneo.

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Venice

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