10/01/2026
Urla il Maestrale tra le fessure del tufo,
il mare è un gigante, irrequieto e stufo.
Solleva montagne di schiuma e di rabbia,
chiudendo la costa in una ferrea gabbia.
Nessun traghetto sfida il muro d'argento,
la prua si arrende, vince il lamento.
Ventotene è sola, scoglio alla deriva,
mentre la storia si fa più viva.
Vola il gabbiano, funambolo bianco,
unico segno che non sente stanco.
Lui plana sui flutti, sfida l'abisso,
mentre il mito riappare, eterno e fisso:
Sembra di scorgere, tra gli schizzi e il fragore,
l'ombra di navi d'antico splendore;
le grida di Giulia, il pianto d'esilio,
che il vento disperde in un cupo bisbiglio.
Il porto è sommerso, la terra è isolata,
è un’isola magica, dal mare assediata.
Senza motori, tra la spuma e il vento,
ritorna il silenzio dell'inizio del tempo.