29/06/2015
San Giovanni in Foro
Sorta anticamente sulla direttrice nodale del decumano massimo, oggi corso Portoni Borsari, la chiesa deve il suo nome al fatto di confinare, dall'altro lato della strada, con il Foro, centro cittadino in epoca romana. La sua esistenza nel X secolo è documentata dalla citazione in un atto del 959. La ricostruzione in forme romaniche avvenne forse in seguito all'incendio che devastò Verona nel 1172, come si evince dalla scritta incisa in un trittico marmoreo murato sulla parete esterna verso il corso "A - DNI MCLXXII combusta est civitas Verone". Nel Medioevo era chiesa parrocchiale e le faceva capo un ampio territorio che si estendeva da via Sant'Eufemia a via San Salvatore vecchio, giungendo a confinare con l'Adige. Nel 1902, mettendo mano al campanile per consolidarlo, si rinvennero consistenti resti combusti e risultò che il campanile in origine doveva essere stato una delle antiche torri cittadine, essendo riconoscibili merli, ferritoie e ponte levatoio. Nel 1905, in seguito alla caduta di intonaci dalla parete esterna, venne allo scoperto la struttura romanica a strati di tufo e ciottoli. L'asportazione dell'intonaco interno rivelò affreschi, in particolare, a sinistra del presbiterio, una pregevole Madonna allattante, San Giovanni evangelista e san Giovanni battista databile al settimo-ottavo decennio del XIV. Sembra che in epoca rinascimentale la chiesa sia stata privata di qualunque spazio vitale all'esterno, cosicché il suo ingresso attuale si confonde tra le abitazioni della via cittadina. In origine si accedeva da un atrio chiuso con una cancellata; nei lavori di abbassamento del pavimento furono trovate le basi delle quattro colonne portanti in marmo rosso. L'originale interno romanico si presenta modificato da interventi effettuati in epoca barocca e moderna. Si conservano dipinti di Antonio Giarola detto il Cavalier Coppa e di Claudio Ridolfi e, murata nella parete di sinistra, una scultura raffigurante la Madonna col Bambino, assegnabile agli anni a cavallo tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, recante la scritta gotica "Mgr. Pulia me fecit, orate me pro eo". Nominato come pittore nel testamento del vescovo Bonincontro nel 1298, lo scultore Maestro Pulia o Poia artista chierico eclettico, avrebbe goduto di considerazione come pittore anche presso la corte scaligera. All'esterno, il portale rinascimentale reca inciso nell'architrave il nome del donatore, Benedetto Rizoni, illustre prelato e scrittore apostolico, e lo stemma della famiglia, un riccio rampante. Sopra il portale s'innalzano tre statue scolpite da Girolamo Giofino raffiguranti San Giovanni evangelista (al centro), San Pietro (a sinistra), San Paolo (a destra). Il pittore Nicolò, nipote di Girolamo, è autore dell'affresco della lunetta raffigurante San Giovanni evangelista a Patmos.
(fonte turismoverona - foto di Simone Clark Pasetto)