La Grattugia

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Pagina ufficiale (fa già ridere così) della trasmissione radiofonica La Grattugia in onda dal lunedì al venerdì dalle 19:00 alle 19:15 circa, a volte non andiamo in onda perché non ci va e al nostro posto passano una fine selezione di Canti Gregoriani.

I motivi che hanno spinto Dua Lipa a scegliere la Sicilia come cornice per le sue nozze li conosce solo Dua Lipa. Probab...
06/06/2026

I motivi che hanno spinto Dua Lipa a scegliere la Sicilia come cornice per le sue nozze li conosce solo Dua Lipa. Probabilmente la star anglo-albanese in una sua precedente vacanza tra Palermo e Bagheria è rimasta folgorata dalla bellezza dei luoghi, dal clima, dal cibo e dall’accoglienza dei siciliani, che tutte le volte avvertono l'urgenza di dimostrarsi super accoglienti nei confronti di chiunque metta piede sull’isola, se poi si tratta di super VIP's non ne parliamo. Se posso dare un sommesso e rispettoso parere ai miei corregionali, “anche meno” non c’è alcun bisogno di mettersi a 90 al cospetto di chiunque venga da noi anche perché, e questo lo suggerisce l'ormai corposo vissuto chi scrive (senza volere insegnare niente a nessuno, è solo un parere personale), il più delle volte, specialmente da chi proviene dal nord del mondo, il nostro "calore" viene considerato molto più spesso di quanto si pensi come invadenza. Provate ad abbracciare un giapponese, voi credete di essere affettuosi, lui in quel momento se potesse vi taglierebbe in due con una Katana. Dimostrarsi educati e rispettosi, basta e avanza.
Comunque, per il suo matrimonio in stile Bollywood Dua Lipa avrebbe potuto scegliere il Kosovo albanese dove i luoghi suggestivi sicuramente non mancano oppure qualunque altra parte del mondo, invece ha scelto la Sicilia come evidentemente fanno milioni di di turisti, dicevamo prima attratti principalmente dal clima, dalla bellezza dei luoghi, dal cibo dalla cultura e in fondo, nessuno mi toglie dalla testa, anche dalla curiosità di trovarsi, negli stessi luoghi, respirare la stessa aria e mangiare le stesse cose dei padrini della mafia tanto celebrati al cinema in film di grandissimo successo come il Padrino "Leave the gun and take the cannoli" Donnie Brasco, Quei Bravi Ragazzi solo per citare alcuni dei più famosi, perché in fondo, agli occhi di chi viene da lontano e poi ci torna, la mafia è solo un fenomeno pittoresco, roba da t-shirt con coppola e lupara. E invece no, e se anche un solo visitatore pensa che lo sia, è per colpa nostra. Sì nostra, per tutte le volte che abbiamo lasciato e lasceremo che il cinema internazionale e la Tv nazionale ci racconti sempre e solo con la mafia o la criminalità sullo sfondo.
In Sicilia non si ride, non ci si innamora, non si lavora, non si progredisce, in Sicilia accadono solo tragedie, l'ultimo film italiano ambientato in Sicilia senza malaffare nella sceneggiatura è del 1990, si chiama Nuovo cinema Paradiso e ha vinto un Oscar, dopo il nulla. Film su film serie su serie Tv ad alimentare stereotipi negativi sulla Sicilia. Se Dua Lipa si fosse sposata a Roma, i tabloid inglesi avrebbero sicuramente parlato di Città Eterna di Vacanze Romane di Dolce Vita e non degli anni di piombo, delle trame della P2 per destabilizzare la Repubblica, del rapimento Moro o della banda della Magliana, eppure è storia. Se si fosse sposata a Milano? Ah beh, il Diavolo Veste Prada 2 insegna, solo glamour, fashion e il quadrilatero di stoc***o, mica avrebbero ricordato al mondo che comunque Milano è stata la capitale della corruzione dell'intera classe politica Italiana ai tempi di Tangentopoli, eppure anche questa è storia. No, al nome "Palermo" sebbene riferito ad un banale matrimonio una certa stampa estera come in un riflesso condizionato ha tirato fuori la questione mafia. Ora ci si può indignare oppure si potrebbe smettere di normalizzare una certa cultura partendo dalle cose piccole, come per far notare molto garbatamente al suonatore di strada con la fisarmonica oppure a quello con il "friscaletto" mentre ceniamo in un ristorante del centro città che il motivo del film Il Padrino che sta suonando per i turisti, non ha nulla a che vedere con la cultura siciliana. Oppure a qualche fan dell'intoccabile Camilleri, forse sarebbe corretto ricordare che in Sicilia non parliamo come i personaggi di Montalbano e che sopratutto la simpatica e tanto lieve "ammazzatina" è un c***o di omicidio volontario.

FRANCIA: Sparita nuovamente la banana di Cattelan dal Museo Pompidou-Metz.Qualche sospetto l'abbiamo...
01/06/2026

FRANCIA: Sparita nuovamente la banana di Cattelan dal Museo Pompidou-Metz.
Qualche sospetto l'abbiamo...

31/05/2026

Catania, una città bella, dannata e sotto scacco da criminalità, sporcizia e cipolla caramellata.

…Catania e i suoi scorci di bellezza. Fioriera con vista aeroporto…
30/05/2026

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Gelatai, food blogger e Mr. SeboNei giorni scorsi abbiamo assistito allo scontro tra titani, chi una volta era un sempli...
29/05/2026

Gelatai, food blogger e Mr. Sebo
Nei giorni scorsi abbiamo assistito allo scontro tra titani, chi una volta era un semplice gelataio e oggi è diventato “mastro gelataio” contro chi, fino a qualche anno fa non avendo ancora un nome lo si sarebbe definito con un’espressione autoctona “u malu chiffari…” il foodblogger. Del resto questi sono i tempi in cui le qualifiche preferibilmente con inglesismi sono più importanti del ruolo stesso, in ambito ristorazione i cuochi sono diventati tutti Chef, il caro vecchio pasticcere è diventato Pastry Chef, il capo-sala floor manager e il cameriere operatore di sala perché cameriere “pare brutto”. Perfino cani e gatti non sono più animali perché “pare brutto” ma PET. Quindi io porterei fuori due volte al giorno a fare la c***a una tomografia a emissione di positroni (questa la capiscono solo i medici). Tempo fa ho ricevuto un’email di lavoro da un tizio che si firmava Chief Financial Controller, ho pensato “minchia mi ha scritto un pezzo grosso!” invece era ‘u ragiuneri. Ma torniamo alla querelle sul costo del gelato che ha tenuto banco nei giorni scorsi, a differenza delle discussioni offline dove l’interesse primario è quello di far valere le proprie ragioni e magari come effetto indesiderato imparare qualcosa. Online le ragioni per cui si discute sono irrilevanti, conta solo il numero di visualizzazioni, commenti, like e repost che si trasformano in visibilità, soldi o pubblicità gratis oppure ospitate in uno di quegli orrendi contenitori televisivi dove si passa dall’omicidio efferato alla ricetta del Tiramisù in un cambio di inquadratura. Ecco perché non si è interessati a far valere le proprie ragioni (anche perché in natura non esiste chi ha cambiato idea dopo un dibattito sui social), ma alla durata della querelle che sia più lunga possibile o di crearne sempre di nuove. Ora, parlare di manipolazione dell’algoritmo è esagerato ma da quando Facebook e TikTok pagano per le visualizzazioni qualunque bipede, perfino un Carlino su due zampe, cane notoriamente non intelligentissimo ha capito che il modo più rapido per aumentare il numero di visualizzazioni, in mancanza di altri argomenti è farsi detestare.
Ed è esattamente ciò che fa una particolare categoria di creator digitale, vedi alcune Famiglie Adams che condividono la loro quotidianità oppure taluni foodblogger, uno in particolare simpatico come la peritonite, che si considerano “divisivi” in realtà si è divisivi quando si spacca l’opinione pubblica in parti uguali o quasi, non quando si sta trasversalmente sui co****ni alla maggioranza del genere umano, un po’ come la Ferrari Luce o Giuseppe Cruciani che per la cronaca non si è inventato nulla, lui tenta solo di seguire il solco tracciato 40 anni prima da Howard Stern, speaker radiofonico newyorkese celebre per il suo stile sopra le righe e per questo con il più alto numero di multe della Federal Communications Commission della storia. Eppure tutte le volte che superava una linea rossa fino a quel giorno definita invalicabile e la dirigenza della sua radio stava per licenziarlo, qualcuno tirava fuori i dati di ascolto e Stern come per magia tornava regolarmente in studio. Una volta in particolare commentando un mostruoso 80% di ascolti con tanto di sondaggio telefonico, un analista disse ai proprietari della radio: “Stern ha avuto l’80% di ascolti. Di questo 80% il 50% lo ascolta perché lo apprezza”,“e l’altro 50%?” chiesero “L’altro 50% lo odia" "lo odia? E allora perché lo ascolta?" "perché vuole sapere cosa dirà dopo”.
Viene da sé che quella nei confronti di alcuni personaggi pubblici o autodefinitesi tali come i creator digitali è solo curiosità morbosa di cui è affetto almeno il 50% di noi, la stessa curiosità che per strada tiene incollato lo sguardo su qualcosa di particolarmente brutto o disgustoso o la radio sintonizzata su La Zanzara o leggere questo pezzo, solo per per vedere come va a finire.

28/05/2026

…Scorci di bellezza a Catania. ‘Munnizza’ vista mare…

Se anche la Ferrari è provinciale non c'è speranza...Ferrari ha presentato il suo modello full electric, si chiama Luce ...
27/05/2026

Se anche la Ferrari è provinciale non c'è speranza...

Ferrari ha presentato il suo modello full electric, si chiama Luce (vedi foto). Sebbene non corriamo il rischio di comprarne una, diciamo ugualmente la nostra perché i social sono gratis. Al di là dell'aspetto che può non piacere o NON piacere, visto che la Luce piace praticamente a nessuno, neppure alla Borsa dove ieri il titolo ha perso il 6%, piace solo ai massimi esponenti del "tengofamiglismo" italiano, i giornalisti invitati alla presentazione e forse ai dirigenti Ferrari, quello che colpisce di questo progetto è la mentalità provinciale di chi l'ha avallato, a partire da John Elkann che ricordiamolo, è utile all'industria automobilistica quanto la pista ciclabile in via Santa Sofia per un ciclista. Perché provincialismo? Perché è evidente come si siano fatti suggestionare dalla fama di Sir Jonathan Ive al quale hanno affidato il design della Luce. Jonathan Ive, pupillo niente di meno che di Steve Jobs, ha dato un contributo decisivo alla rinascita della quasi fallita Apple disegnando il primo l'i-Mac nel 1998 e l'iPhone poco dopo.
Ora, siccome i-Mac e i-Phone gli sono venuti particolarmente bene vuoi buttare l'ispirazione? No! Rispolveriamola, adattiamola ad un'automobile elettrica e facciamocela pagare 1000 volte di più visto che il cliente i soldi ne ha in abbondanza e poi il suo presidente è un allocco. Poi dice perché uno è visionario.
E quindi a Maranello si sono fatti infinocchiare da uno che nella sua vita ha disegnato solo lampade, computer e telefonini, però si chiama Jonathan Ive, evidentemente in Ferrari al suo cospetto, come si suol dire "erano tutti cacati"... Inutile dire che qualunque altro designer dopo aver mostrato la prima slide della Luce sarebbe stato dato in pasto ai Rottweiler aziendali.
Ma allora come si vende un oltraggio su quattro ruote come la Luce? Affidandosi al marketing estremo, no limits che nel caso della Luce prova a spostare l'attenzione dall'esperienza di guida, il rombo del V10, la spinta, la coppia la sensazione di rimanere incollati sul sedile, il blasone, la tradizione che ha fatto la fortuna del marchio, all'esperienza tattile e sonora.
Esperienza. Tattile. E sonora.
L'esperienza tattile che consiste nell'esaltare i click degli interruttori, l'alluminio ricavato dal pieno del volante e delle bocchette dell'aria e dei due iPad montati sul cruscotto o la chiave che appena viene inserita nel ponte scende leggermente e si spegne come voler a trasferire la potenza alla macchina". Così hanno avuto il coraggio di scrivere i tengofamiglia.

Ma non finisce qui, visto che i motori elettrici non emettono alcun suono, il genio di Ive ha pensato bene di amplificare quello dei pochi ingranaggi che trasmettono il moto alle ruote. "Scusate ma chi sta passando l'aspirapolvere per strada? Ah no è la Ferrari Luce."
Inoltre, la Luce è dotata di palette per il cambio dietro il volante, come le Ferrari tradizionali, solo che non essendoci alcun cambio le palette non cambiano un c***o, sono fake messe li per bellezza, fanno tutt'altro tipo ripartire la frenata rigenerativa. Un po' come accendere l'aria condizionata con il pedale del freno, non è detto che non ci abbiano pensato... Però non è tutto da buttare, la Ferrari Luce ha un grande bagagliaio, proprio quello che desideravano i ferraristi per poter andare a fare la spesa all'Eurospin, il tutto a partire da 500.000 Euro per questa Esposizione Universale delle prese per il c**o.

26/05/2026

La nuova Ferrari Luce è il miglior iPhone di sempre.

24/05/2026

Parcheggio Lumbi a Taormina, €10 per 2 ore. Pensavo di riprendermi la macchina lavata e revisionata, invece no.
Si saranno dimenticati...

…Quel vedo e non vedo. Il fascino ‘rassicurante’ delle strisce pedonali in zona stazione a Catania…
23/05/2026

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