26/09/2013
PERCHÈ VOLO ?
Scritto da Luigi Borsoi
Domenica 16 Dicembre 2012 06:27
Elefanti con il cuore di farfalla
Perché volo?
Non c'è un motivo.
O forse sì.
di Emanuele "Manè" Ferretti - 13 dicembre 2012 | In volo
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Oggi non sono qui per raccontarvi di un volo particolare, ma per rispondere ad un mio carissimo amico. Un amico che mi ha posto una domanda tanto semplice quanto complessa: “Perché voli?”
Perché volo? E che ne so, accidenti, non sto a pormi questa domanda. Lo faccio perché mi piace, punto. Ti basta come risposta? No, vero?
E sia. Partiamo dall’inizio, da uno dei mille decolli di Castelluccio, uno dei tanti posti dove appassionati di volo si ritrovano ogni giorno per vivere un’esperienza di vita chiamata “parapendio”, uno di quei posti lontani anni luce dalle f***e urlanti degli stadi di calcio e dai circuiti di Formula Uno, uno di quei posti dove il grido più forte che si può avvertire è quello dell’aquila che ti avvisa di essere entrato nel suo territorio e che lassù… Comanda lei.
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Dicono che noi parapendisti siamo dei pazzi drogati di adrenalina, gente con poco sale in zucca che pratica uno sport estremo. Le statistiche dimostrano che, le percentuali degli incidenti dicono che. Dicono! E noi, invece di dar retta a percentuali sugli incidenti, siamo di nuovo qui, in decollo, vela stesa e casco in testa, a parlare di percentuali, sì, ma sul fatto che il vento scenda, che si riesca ad andare sul Vettore, che si riesca a fare quel bel volo in dinamica al tramonto che tanto ci piace, a parlare della percentuale di riuscire a strappare il numero di telefono alla bionda capitata non so come in questo decollo lontano anni luce dalla civiltà!
Poi il vento si affievolisce e avviene la magia: come dei bruchi che si trasformano in farfalle, noi parapendisti lentamente mutiamo in esseri volanti, leggiadri ed aggraziati e lentamente spicchiamo il volo vivendo la nostra seconda vita lontano da questa terra brulicante di statistiche e di percentuali! Non è una cosa studiata, è istintiva, viene da dentro.
IMGP0686Forse siamo davvero dei bruchi: brutti e goffi a terra, leggiadri e incantevoli per aria! Forse in una vita passata eravamo davvero delle farfalle e questo spiegherebbe la nostra voglia spasmodica di starcene coi piedi per aria, spiegherebbe il nostro errare perpetuo tra montagne e vallate, tra città e valli, spiegherebbe come mai, dopo 30 anni, ancora mi affaccio estasiato a vedere un elicottero volare nonostante li veda tutti i giorni al lavoro!
“…dentro di me, ho un cuore di Farfalla”, ecco la risposta presa or ora dalla canzone di Zarrillo, “L’elefante e la farfalla”.
Sì Giacio, volo perché quando sono a terra mi sento un elefante (o un bruco che sia), ma quando sono in aria… Per la miseria sì, sono una farfalla, bella, leggiadra, libera come mai! Volo perché lassù persino il mondo (che a terra mi sembra un oceano di lacrime) da lassù mi sembra una meravigliosa sfida, volo perché dentro di me c’è un bambino che non ha mai smesso di sognare ed io non l’ho mai fermato, facendomi condurre attraverso desideri mai sopiti, volo perché le emozioni che si provano lassù, un po’ come l’aria, non si possono rinchiudere e rimangono sospese a 10 metri di altezza in modo che solo i sognatori possano afferrarle!
“Vola farfalla Mané, vola su prati fioriti e maestosi boschi, su incantevoli montagne e su sconfinate spiagge, su città intorpidite e su prati innevati, vola perché quando sei in aria la tua goffaggine è leggiadria, il tuo vagabondare è poesia, la tua passione, vita!”
Giacinto, devo chiederti un favore (ma questo è un favore che rivolgo a chiunque stia leggendo questo brano): che tu sia un elefante, un bruco o un calabrone, non smettere mai di sognare e di inseguire i tuoi obiettivi!
Dedicato agli elefanti con il cuore di farfalla!
Mané