Maisons à LOUER Majunga

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16/04/2026

'Del Piero è l'unico per cui avrei fatto follie.
Dopo una sfida di Champions fra il Manchester e la Juventus in cui aveva fatto ammattire mezza difesa, Ryan Giggs e Gary Neville vennero da me e mi chiesero di acquistarlo a tutti i costi, perché uno così ci avrebbe fatto vincere tutto per decenni.
Così contattai la dirigenza bianconera e l'agente del ragazzo. Rifiutò ancor prima di ascoltare la mia proposta dicendomi che la Juventus era il miglior posto in cui stare e che anche se rispettava il Manchester United non avrebbe mai potuto tradire i colori bianconeri. Peccato, perché non ho mai più visto uno come lui.
Campione dentro e fuori dal campo, l'ho corteggiato anche nei giorni successivi alla vittoria dell'Italia al Mondiale.
In quel periodo su di lui c'era anche il Real Madrid e date le vicende che coinvolgevano la Juventus immaginai che fra noi dello United e i galacticos ci sarebbe stata un'asta per aggiudicarselo. Così lo chiamai direttamente evitando di parlare con la Juventus: "Alex, vorrei averti allo United" gli dissi.
"Sarai la stella della squadra e insieme vinceremo tutto. Non ascoltare il Real Madrid e vieni qui".
Lui rise e rispose: "Mister, lei lo sa che non è cambiato niente da tanti anni fa. La Juventus è in difficoltà e ho il dovere di aiutarla.
Non posso essere vigliacco". Pensai sarebbe stato inutile continuare, lo salutai e non lo risentii più. Nel 2008, in occasione di una amichevole, lo rividi e lui mi salutó con un abbraccio.
Non parlava bene inglese, ma si scusó per aver rifiutato l'offerta spiegando il perché lo aveva fatto.
Gli misi una mano sulla spalla e lo rassicurai: "Volevi salvare la Juventus e ce l'hai fatta. Conta solo questo".
Quando qualcuno mi chiederà di menzionare il calciatore che ho sempre voluto e che non ho mai potuto allenare io risponderò: Alex Del Piero".

SIR ALEX FERGUSON e la sua ammirazione per Alex Del Piero

16/04/2026

Questa è una delle immagini più significative legate alla consegna degli Oscar.
Nel 1973 Marlon Brando vinse l’Oscar come miglior attore per “Il padrino”. Eppure non si presentò per ritirarlo. Al suo posto salì sul palco Sacheen Littlefeather, nativa americana e attivista, che annunciò il rifiuto del premio. Attraverso questa scelta Brando denunciava pubblicamente il modo in cui l’industria cinematografica statunitense aveva rappresentato e stereotipato i popoli nativi, contribuendo a costruire un immaginario razzista e distorto della “Frontiera”. Nel messaggio – diffuso integralmente alla stampa poiché a Sacheen non fu permesso di leggerlo tutto – la donna parlava della situazione concreta della sua gente, richiamando anche quanto accaduto a Wounded Knee, dove un gruppo di Lakota aveva occupato parte della riserva di Pine Ridge per denunciare l’assimilazione finale degli ultimi nativi.
L’intervento di Littlefeather durò meno di un minuto. Alcuni dei presenti applaudirono, altri fischiarono. Tra i peggiori, come sempre, si contraddistinse John Wayne, trattenuto a forza dietro le quinte.
Nei giorni e negli anni successivi Littlefeather pagò un prezzo personale altissimo. Fu iscritta in una serie di liste di proscrizione, tanto da Hollywood che dalle autorità federali. Solo nel 2022 l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha riconosciuto ufficialmente l’ingiustizia subita, porgendo delle scuse formali.

16/04/2026
15/04/2026

INNEGABILE

Nessuna simpatia per Erdogan e la pubblicazione di quanto dichiara non è un attestato di stima.
Che sia ben chiaro per chi ci legge.

Il punto è che da queste che noi consideriamo verità, è necessario agire perché dietro trattati falliti e inesistenti "cessate il fuoco", Israele sta seminando cadaveri a migliaia non solo nella totale impunità, ma nella convinzione di poterla mantenere nei secoli perché la rete di corruzione che ha costruito, è inimmaginabile se non, seguendo il filo che parte dagli Epstein Files

15/04/2026

PETROLIERE CINESE SANZIONATA ⚠️

Una nave petroliera legata alla Cina, nonostante le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, attraversa lo stretto di Hormuz sotto gli occhi della marina americana. Un passaggio che solleva forti dubbi sull’efficacia dei controlli e sull’equilibrio delle forze nella regione.

In un’area strategica per il commercio mondiale di petrolio, questo episodio evidenzia tensioni geopolitiche sempre più complesse. Mentre le grandi potenze si osservano e si sfidano indirettamente, il traffico continua e nessuno interviene. Una situazione che potrebbe avere conseguenze importanti sugli equilibri internazionali e sul futuro della sicurezza energetica globale.

15/04/2026

CHIUDERE AGLI STATI UNITI

Sánchez con Xi “dalla parte giusta della storia”: da Pechino un segnale a Trump contro la “legge della giungla”.

Il premier spagnolo è stato ricevuto dal leader cinese: sul tavolo il deficit commerciale di Spagna e Ue, ma anche il ruolo di Madrid negli equilibri del mondo ridisegnato dalle politiche del tycoon

La Spagna è con la Cina “dalla parte giusta della storia”. La formula scelta da Xi Jinping per accogliere Pedro Sánchez a Pechino e suggellare rapporti bilaterali “al massimo livello da 53 anni” sottintende i rispettivi significati che i due protagonisti hanno voluto dare al vertice. Perché per quanto si trattasse di un bilaterale, tra il premier spagnolo e il leader cinese c’era un convitato di pietra: Donald Trump. Così, nella Grande Sala del Popolo, riservata dal regime ai principali eventi politici, la voce europea più critica verso Washington è stata accolta e valorizzata dal principale rivale strategico degli Stati Uniti.

In questo passaggio delicato degli equilibri globali – segnato dalle fibrillazioni geopolitiche diffuse causate dalla postura della Casa Bianca a trazione Trump e dal conseguente riassetto delle relazioni tra Bruxelles, Washington e Pechino – la visita del capo della Moncloa non è solo un episodio bilaterale, ma un tassello di una più ampia ridefinizione del posizionamento europeo verso la seconda economia del mondo. E’ stato Sánchez, lunedì, a fissare sul fronte spagnolo ed europeo il punto centrale della visita: lo squilibrio commerciale tra Ue e Cina. Madrid spera di ridurre un deficit più che raddoppiato in quattro anni, che sfiorerà i 50 miliardi di dollari nel 2025, il 74% del deficit commerciale totale della Spagna. Per questo “abbiamo bisogno che la Cina si apra, in modo che l’Europa non debba chiudersi”, ha detto Sánchez, definendo il deficit europeo – che nel 2025 ha toccato i 360 miliardi di euro – “sbilanciato” e “insostenibile nel medio e lungo termine”. Un’apertura al dialogo, dunque, ma con richiesta esplicita di riequilibrio. Un risultato che a fine vertice Sánchez ha rivendicato, annunciando di aver siglato accordi per facilitare l’accesso dei prodotti spagnoli al mercato cinese, promuovere investimenti e progetti nei settori di trasporti e infrastrutture.

Il Fatto Quotidiano

12/04/2026

Noi siamo convinti sostenitori di Sanchez senza alcuna esitazione

C’è un dato politico che sta emergendo con chiarezza, e che vale la pena osservare senza farsi distrarre dal rumore.

Benjamin Netanyahu attacca, alza i toni, registra videomessaggi sempre più aggressivi e nel farlo, rivendica ancora una volta l’idea dell’“esercito più morale del mondo” e dice che la Spagna “ne pagherà il prezzo”.

Perché reagisce così?

Perché quando un leader politico arriva a espellere rappresentanti stranieri, a costruire un nemico pubblico, a usare toni quasi personali…
non sta mostrando forza ma fastidio, nervosismo.

E quindi attacca ma non nel merito, sulla persona.

Pedro Sánchez non viene contestato per quello che dice ma delegittimato per quello che rappresenta.

Si dice che fa propaganda e si insinua che abbia problemi politici, personali, giudiziari.
Si prova a spostare il piano del discorso.

Ma la realtà è che le sue non sono solo parole, sono prese di posizione politiche.
E la politica è esattamente questo: scegliere da che parte stare, anche quando è scomodo.

Il fatto che venga attaccato così tanto, anche qui in Italia, è rivelatore.
Perché quando non riesci a smontare quello che qualcuno dice, provi a smontare chi lo dice.
È un meccanismo vecchio e funziona sempre allo stesso modo.

Voglio chiarire una cosa, non è che io sia un cheerleader di Sánchez, non sto facendo un’analisi completa della sua figura, non sto dicendo che sia perfetto, né che vada preso come modello in tutto.

Mi sto limitando a guardare le sue prese di posizione sulla politica internazionale.
E da quel punto di vista, per me, sono condivisibili al 100%.
Sono esattamente il tipo di posizionamento che vorrei vedere da chi rappresenta il mio paese.

Se un leader come Netanyahu arriva a minacciarti, a isolarti, a prenderti di mira pubblicamente non è perché sei irrilevante ma perché sei uno dei pochi che non riesce a controllare e ricattare.

E oggi, non è una coincidenza che l’unico leader europeo finito nel mirino sia anche uno dei pochissimi che, su diverse vicende, ha scelto di comportarsi da essere umano.

11/04/2026

Quando Emiliano Zapata aveva solo 9 anni assistette alla violenza che i proprietari terrieri messicani scatenavano contro le famiglie dei contadini. Suo padre, un povero campesino, gli disse che nessuno poteva farci nulla. Il bambino rispose: “quando crescerò gli restituirò tutto.” E fu fedele alle sue parole. In quel Messico, a cavallo tra '800 e '900, più del 90% dei terreni erano nelle mani di pochi latifondisti mentre i braccianti e i piccoli contadini facevano la fame. E se provavano a lamentarsi arrivavano i rurales, i gendarmi a cavallo, che reprimevano nel sangue ogni minima rivendicazione.
Furono proprio i rurales ad arrestare Emiliano, sedicenne ed orfano di entrambi i genitori, per la prima volta nel 1897. Evaso, fu costretto ad abbandonare casa e famiglia.
Dopo alcuni anni di esilio tornò nella sua città natale, Anenecuilco, dove venne eletto calpuleque (sindaco). Nel 1910 si oppose al candidato governatore sostenuto dagli agrari e iniziò a promuovere l’occupazione delle terre alla testa dei contadini della regione. Il governo, una dittatura militare guidata dal generale Porfirio Diaz, lo bollò come bandito. Così Emiliano decise di prendere le armi. Iniziava la Rivoluzione Messicana. Pancho Villa al Nord e Zapata al Sud strinsero d’assedio il “trono” di Diaz, contribuendo con la loro guerriglia senza tregua alla sua deposizione. Il nuovo governo, presieduto da Francisco Madero, inizialmente appoggiato dai rivoluzionari, tradì le speranze legate alla promulgazione dell'agognata riforma agraria. E così Zapata, dopo aver rifiutato la tenuta e il vitalizio che gli vennero offerti, tornò a combattere. Intanto, mentre la lotta nel sud del Messico diventava sempre più violenta e le fila degli zapatisti si ingrossavano fino a comprendere quasi 30.000 uomini, il generale Huerta depose ed uccise Madero. Ma la sua sarà una breve dittatura.
Nel 1914, dopo tre anni di guerra civile, Zapata e Villa, nuovamente alleati, entrarono a Città del Messico. Qui Emiliano rifiutò la poltrona presidenziale, preferendo tornare tra la sua gente per organizzare la “comune di Morelos”, un esperimento unico di democrazia diretta e redistribuzione delle terre.
Il 10 aprile 1919, mentre la guerra civile era ripresa senza sosta, Zapata venne attirato in un’imboscata e ucciso da sicari governativi. Il suo omicidio, lungi dal decretarne l’oblio, ne aumentò a dismisura la fama. Molti di quei contadini che aveva guidato nella lotta si rifiutarono di crederlo morto e in tanti giurarono di averlo visto cavalcare ancora nel buio della notte messicana.

Cronache Ribelli

Sulla storia dello zapatismo e della memoria zapatista abbiamo pubblicato "Zapata Vive, La Lucha Sigue". Info nel primo commento.

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